23 gennaio 2014

2014: l’anno del riscatto?

di Fabrizio Cannone
E’ impossibile, pur con tutta la buona volontà del mondo, negare la spaventosa crisi di civiltà che stiamo vivendo. Forse in passato ci furono delle crisi più gravi, ma per noi che stiamo vivendo questa, è questa la crisi che deve interessarci maggiormente, la crisi più importante e forse la più esiziale.

Lo stesso Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, in un illuminante articolo pubblicato sull’Osservatore Romano (8.12.2013), parlava ripetutamente della crisi del sacerdozio in termini inequivocabili: “Penso in particolare alla crisi della dottrina del sacerdozio, avvenuta durante la Riforma protestante, una crisi a livello dogmatico, con cui il sacerdote è stato ridotto a un mero rappresentante della comunità, mediante una eliminazione della differenza essenziale tra il sacerdozio ordinato e quello comune a tutti i fedeli. E poi alla crisi esistenziale e spirituale, avvenuta nella seconda metà del XX secolo ed esplosa dopo il Concilio Vaticano II, delle cui conseguenze noi oggi ancora soffriamo” (corsivo mio). Ma se il sacerdozio è in crisi spirituale ed esistenziale, la Chiesa tutta è in crisi. E se la Chiesa è in crisi, il mondo intero e tutte le società umane sono in crisi, anche quelle che ignorassero Cristo e la sua Divina Rivelazione. La crisi di fede, cioè nel pensiero, comporta una crisi nella morale, cioè una crisi nell’azione, nella vita quotidiana dei credenti. La vita mal impostata poi genera confusione, caos, perdita di punti certi di riferimento, specie al livello dell’educazione dei figli e della scuola. Il legame tra queste varie crisi è precisato dallo stesso Mueller in un brano successivo dello stesso articolo, quando scrive: “La crisi del sacerdozio nel mondo occidentale, negli ultimi decenni, è anche il risultato di un radicale disorientamento dell’identità cristiana di fronte a una filosofia che trasferisce all’interno del mondo il senso più profondo e il fine ultimo della storia e di ogni esistenza umana, privandosi così dell’orizzonte trascendente e della prospettiva escatologica”. Parole forti e tutte da meditare… Se c’è in effetti un “radicale disorientamento dell’identità cristiana”, allora la crisi culturale della modernità esiste ed è molto seria. Tant’è che il Presule usa ripetutamente lo stesso termine: la “crisi del sacerdozio” è infondo la sintesi e la ricapitolazione di tutte le altre crisi, come la crisi della fede (o altrimenti detta della Chiesa) o la crisi sociale. Terminando la sua riflessione, che partiva dagli scritti del card. Ratzinger sul sacerdozio, Mueller invita ad una “riconquista dell’identità sacerdotale”, sapendo che lo “sguardo e le parole di Gesù” ci sostengono “oltre il deserto di ogni crisi”. Dopo la constatazione realista e amara, è bene concludere con ottimismo sovrannaturale. Per sconfiggere o almeno per allontanare la crisi globale o di civiltà che stiamo vivendo osiamo proporre per questo 2014 già iniziato, tre riconquiste ormai difficilissime ma improcrastinabili: la riconquista dell’identità sacerdotale, la riconquista dell’identità familiare e la riconquista dell’identità nazionale e culturale.

1. La riconquista dell’identità sacerdotale. Essa appare come la più urgente, ma forse altresì come la più ardua, vista l’immane crisi spirituale del XX secolo, esplosa dopo il Concilio, come diceva argutamente Mueller. Il sacerdote non è un angelo, è un uomo come tutti gli altri. E proprio per questo, cioè per mantenere integra la sua identità, la sua vocazione e la sua missione, deve vivere in primis non per servire gli altri, ma per servire Dio, e Dio solo. Dall’assunzione volontaria e decisa di questo concetto di fondo verrà la soluzione alla crisi del sacerdozio, e non da altro. Non serve o non basta la formazione scientifica e spirituale, fosse pure “permanente” e comunitaria. Né gli incontri tra sacerdoti, i pellegrinaggi ai bei santuari della cristianità (Lourdes, Fatima, Pompei), il ritiro spirituale annuale, l’aggiornamento teologico, etc. Tutte cose utili, ma né strettamente necessarie, né tanto meno sufficienti per restaurare il senso della missione sacerdotale. Ancora meno giovano certe letture, di riviste e giornali che preferisco non menzionare, fatte per essere al corrente della vita della Chiesa. Dopo tanto essere al corrente e aggiornarsi, torniamo allo studio sapienziale e meditato della Bibbia, della Patristica, della Dogmatica e del Magistero. Se questo studio sarà fatto per servire Dio e poi i fratelli, esso sarà proficuo. Ma se queste due finalità saranno invertite (prima i fratelli e poi, eventualmente, Dio) tale studio sarà inefficace e aggraverà la crisi invece che risolverla. Si è arrivati infatti fino al punto di strumentalizzare la Bibbia per suffragare le istanze più balorde della modernità e della democrazia. Certi pretini televisivi moderno-democratici hanno fatto il loro tempo, e dobbiamo augurarci che scompaiano al più presto nel nulla da cui sono venuti. Tutto per Dio e per Dio solo: questa deve essere la divisa del sacerdote cattolico del XXI secolo e se lo sarà saranno poste le vere basi per una ripresa storica fondamentale. Logicamente, se Dio deve avere il primo posto, lo deve avere nelle occupazioni sacerdotali tutto ciò che ha a che fare direttamente e immediatamente con Dio e il suo onore, ovvero il Culto. La prima occupazione del sacerdote sarà dunque la celebrazione della sacrosanta liturgia cattolica. Ma anche qui la celebrazione non deve essere finalizzata in primis all’edificazione del Popolo di Dio, ma all’adorazione della Divina Maestà. Solo così l’edificazione sarà reale e non funzionalistica, e solo così il culto sarà sentito e vissuto, e non meramente ritualistico. D’altra parte, dopo la celebrazione del santo sacrificio della Messa, il sacerdote, sia che si nutra, sia che conversi, sia che usi il computer o lavori, deve sempre tener a mente l’ordine delle priorità: prima Dio Ottimo Massimo, dopo il Popolo da Lui redento. Questo dopo non è evidentemente un dopo cronologico, ma un dopo assiologico: Dio viene sempre prima anche se deve parlare ai fedeli prima di celebrare o pregare. Avendo messo Dio al centro della giornata, e non più ai margini come avviene oggi, il sacerdote rinnovato ad mentem Dei, deve riprendere alcune attività che sono sparite ormai da tempo. Prima fra tutte secondo noi è la lettura spirituale seria e coerente, usando i classici testi della spiritualità cattolica (come l’Imitazione, sant’Agostino, sant’Alfonso, lo Scupoli, Francesco di Sales, Garrigou-Lagrange). Una lettura pacata e attenta, sapienziale più che scientifica, cioè per mettere in pratica degli insegnamenti di vita, più che per conoscere la formazione storico-critica del testo. Se ogni giorno, oltre alla Messa (mezz’ora), al Breviario (un’ora) e al Rosario (20 minuti), ogni sacerdote cattolico, facesse un’oretta, anche suddivisa in 2 momenti, di codesta lettura, non ci saremmo già instradati sulla soluzione della crisi sacerdotale? Come contrappeso psicologico alla profondità meditativa di queste attività, che generano un certo stress che il clero conosce, sarebbe bene leggere anche riviste di svago e attualità, soprattutto quelle che possono divagare e assieme formare. Si pensi tra quelle in lingua italiana al Timone, a Radici Cristiane, a Notizie ProVita e al Settimanale di Padre Pio.

2. La riconquista dell’identità familiare. Questa riconquista si basa sulla stima della famiglia tradizionale cattolica, delle sue regole non scritte e delle sue leggi. Tutti i cattolici debbono stimare la famiglia tradizionale, debbono lottare per essa e debbono vedere in essa uno dei più grandi beni della civiltà umana universale. Se la famiglia scomparirà nel mare del nulla, scomparirà la stessa società, civile ed ecclesiale. Gli attacchi dell’Occidente ateo e nichilista alla famiglia non hanno nulla di casuale. Dobbiamo essere consci del valore storico di questa crociata per la difesa e il rilancio della famiglia cattolica, monogamica, eterosessuale, aperta alla vita e tendenzialmente numerosa, altrimenti noi stessi resteremo vittime dell’influsso malefico del sistema anti-familiare egemone. Un punto decisivo è questo: tornare al padre! Dopo oltre un secolo di disprezzo e di odio verso la figura del padre-padrone, giova formare delle famiglie fondate, oltre che sul necessario amore materno, anche e in primo luogo sull’autorità paterna. Questa autorità, sabotata dal comunismo, dal socialismo e oggi dal liberal-capitalismo, è il miglior antidoto a tutte le deviazioni morali dell’anti-famiglia proposta dal sistema. Questo consiglio vale sia per i padri che per le madri: riscopriamo subito l’autorità del padre. Egli, quale capo della famiglia, non ha uguali diritti agli altri membri della stessa, ma ne ha evidentemente di più, come il capo dello Stato ha più diritti del cittadino comune. Disuguaglianza protettiva e benefica, come il clero che possiede un’autorità spirituale non condivisa dai laici, e così via. Il bene comune sociale, l’educazione dei figli, la coesione della famiglia dipendono in larga parte dalla presenza di questa benefica autorità. Proprio le donne cattoliche (mogli, madri e figlie) debbono oggi, nel contesto culturale ammorbato dal femminismo, essere le prime sostenitrici dell’autorità paterna. Sarà una riconquista non facile, ma sicuramente felice e risolutiva.

3. La riconquista dell’identità nazionale e culturale. Oggi come italiani ci troviamo sottoposti ad una propaganda esterofila davvero scriteriata e assurda. Non perdiamo mai il santo orgoglio dell’italianità! Abbiamo mille motivi per amare l’Italia che, ricordiamolo, nasce con Dante e san Francesco e non con Cavour. San Pio X definiva l’Italia la più illustre nazione della terra e Pio IX esclamò: "Benedite Gran Dio, l’Italia!". Restiamo dunque amanti della nostra patria, stimiamo tutti gli amanti della propria patria e disprezziamo invece tutti i sabotatori e i livellatori di questo mondo. Non senza riconoscere le cose che non vanno e che non sono poche (la mancanza di patriottismo è una delle nostre carenze storiche più evidenti). Senza un forte, convinto, sincero e propositivo amor di patria, la società collassa, specie oggi sotto il rullo compressore dell’Europa e dell’Occidente laicista. Si può discutere sulla validità o meno di un ritorno alla lira, o di un’uscita dall’Unione Europea, ma non si deve discutere sull’amor di Patria, uno dei più nobili sentimenti che mai debbono mancare in un cuore cristiano.

Il sacerdozio (Dio), l’Italia (la Patria) e la famiglia: siano ancora una volta questi i 3 punti fermi e inamovibili della nostra lotta per la riconquista della vera civiltà.
 

16 commenti :

  1. Per quanto condivida personalmente il fondo delle questioni poste e delle soluzioni date, non so quanto successo politico potrebbe mai ottenere la riproposizione pura e semplice di un ritorno al passato (che, per alcuni, sarebbe addirittura remoto). Mentre, al contrario, credo che una forza politica che ponesse al centro del proprio impegno un'idea più ampia e più laica (non laicista) di tradizione incontrerebbe, a mio modestissimo avviso, un favore persino sorprendente, in termini di risposta dell'opinione pubblica.In tal modo si otterrebbe anche di non trincerarsi dentro una ridotta ideologica che sarebbe, fatalmente e inevitabilmente, sotto assedio costante.

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  2. 1) che il settimanale di Padre Pio - so che ci scrivi e ci sei affezionato - possa arginare, con la sua diffusione carbonara, l'emorragia di vocazioni occorre grande fede non dico per crederlo ma solo per pensarlo;
    2) che le donne restaurino l'autorità del pater familias la vedo dura;
    3) e uscire dall'Euro o dall'UE riuscirebbe cosa graditissima ai tedeschi o agli austriaci; ai miei compaesani emiliani, con aziende metalmeccaniche che fanno il 50% del fatturato coi bavaresi, molto meno; ma tu sai di economia e finanza persino più che di liturgia, immagino.

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  3. Onore al camerata Cannone!

    EMR

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  4. Dico che certe questioni non possono essere eluse e come tali non saranno mai troppo vecchie o superate. 'Stato laico' che vuol dire? Stato che ammette aborto, divorzio, nozze gay, etc.? Allora io lo chiamerei Stato ateo e tale Stato dovrà sempre essere combattuto, in nome della giustizia, prima ancora che della fede. L'aborto e il divorzio per esempio sono norme contrarie alla giustizia, al rispetto del prossimo (i figli per esempio, già nati o nascituri...) e alla pace sociale. Ergo, dovremmo sempre ripartire dall'unico punto fermo che ci illumini a 360° sulla retta norma politica e sociale, ovvero Dio, anche se da taluni inteso solo come principio razionale di riferimento (Ferrara e Veneziani oggi, Kant ieri). Quanto al PaoloPancio che conosce il Sett.P.Pio, cosa per me sbalorditiva e graditissima (ma a questo punto potrebbe anche svelare un po' di più la sua identità emiliana...), dico che in effetti mi intendo poco di economia. Ma non serve intendersi molto di economia per proporre riforme essenziali a questo Stato democratico-demagogico-totalitario, che sempre più risulta in contrasto con la ragione, con la Bibbia, con la tradizione e con il buon senso. Rileggere ciò che dice il CCC circa l'autorità politica, il bene comune, la legge, la libertà e la coscienza ci mostra al meglio la distanza immane che esiste oggi tra la filosofia politica cattolica e la visione laico-laicista delle democrazie d'Occidente. Io sto per la tradizione cristiana, e rispetto (ma non approvo) coloro che stanno sull'altra sponda. Tutto qui!

    Fabrizio C.

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  5. Manlio Pittori24 gennaio 2014 15:58

    "Lo Stato che ammette aborto, divorzio, nozze gay, etc. io lo chiamerei Stato ateo e tale Stato dovrà sempre essere combattuto, in nome della giustizia, prima ancora che della fede": così Fabrizio C. (Cannone?), 24 gennaio 2014 11:05, qui sopra.

    Se la lingua italiana ha ancora un senso condiviso, lo Stato italiano è uno Stato ateo e quindi va combattuto. Ma per sostituirlo con cosa? Immagino con uno Stato non ateo, che non ammetta aborto, divorzio, nozze gay e, soprattutto, che non ammetta tutto quello che Fabrizio C. fa rientrare nell'abbreviazione "etc.", che immagino comprenda eutanasia, droga, stampa anarchica, propaganda antireligiosa e chissà che altro.

    E' un "etc." minacciosissimo e oscuro: non si sa fin dove si estende.

    Quindi Fabrizio C. (e Marco Mancini, dal quale aspetto inutilmente una risposta dal 17 gennaio scorso: vedi il suo articolo "Gesù profugo, pietra d'inciampo per molti, Casapound compresa") combattono la democrazia, visto che il divorzio, ad esempio, non è stato introdotto in Italia dai marziani, ma dai cittadini.

    Se lo Stato italiano, ateo in quanto prevede divorzio e aborto, va combattuto, ne consegue che va combattuta la democrazia, perché divorzio e aborto trovano la loro legittimazione nel voto popolare dei referendum.

    Quindi a Fabrizio C. e a Marco Mancini lo Stato democratico non va bene, perché c'è il rischio che il popolo sovrano introduca divorzio e aborto.

    Quindi, e infine: quale regime proponete e con quale regime vorreste sostituire quello dello Stato ateo, nell'ipotesi che voi vinciate il combattimento contro di esso?

    La questione è tutta qui, semplicissima e evidentissima. Se le prossime elezioni le vince il PD non c'è problema, perché so che tra cinque anni ci saranno altre elezioni; ma se vince il partito dei Fabrizio C. e dei Marco Mancini, non lo so mica se dopo cinque anni ci saranno ancora libere elezioni: loro vogliono combatterlo, lo Stato democratico (cioè ateo) e lo vogliono sostituire con qualcosa che non si sa cosa sia perché non ce lo dicono.

    Non è corretto: fateci sapere che cosa volete, al posto dello Stato ateo che volete combattere e, immagino, sconfiggere.

    Grazie, attendo vostre.

    Manlio Pittori

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  6. Guarda Fabrizio
    la giustizia lasciamola stare: lo stato ammetteva il divorzio già coi romani, l'aborto è sempre stato praticato e non è mai stato una festa, i gay son sempre esistiti - che dire di Adriano o di Traiano? - anche se solo ora si sposano tra loro e non con donne: è solo che la nostra è un'età piccolo borghese e burocratica che ordina e inscatola tutto, compreso l'amore omosessuale; il Settimanale l'ho trovato digitando "prof. F. C. biografia" su Google, non era difficile; ho letto qualche tuo articolo perché m'interessa la storia contemporanea e tu, come tutti voi devoti non atei di CEDM, sembri uscito dalle pagine del Sillabo, e nel 2014 è cosa notevole; comunque i bavaresi sarebbero molto contenti di una nostra uscita dalla moneta comune: i bulloni o le coperture in metallo che mio fratello produce in quel di Bagnolo (RE) li pagherebbero in euro e noi avremmo prezzi in lire, una pacchia; il problema, per noi, si porrebbe per l'inverno: V. Putin e la Gazprom vorrebbero euro e non lirette per il gas: perciò prega; Fabrizio, che una volta usciti dall'euro l'inverno non sia troppo rigido
    Paolo wild teacher pancio

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  7. Purtroppo dovremmo saperci dire con estrema franchezza che neanche più la Chiesa riesce ad essere un fermo e saldo punto di riferimento. Se solo pensiamo alle iniziative dei vescovi tedeschi sui temi etici, alle ribellioni delle suore americane, ai don Gallo e Farinella e, non ultimo, alle ventate di novità del nuovo Pontefice non c'è da stare molto saldi sulla barca di Pietro. Se poi aggiungiamo che aborto e divorzio sono stati legalizzati dalla democrazia cristiana e che le nozze gay potrebbero vedere un largo consenso dell'elettorato cattolico - oltre che dei settori parlamentari asseritamente cattolici e di centrodestra - credo che ragionare in termini teocratici sia, di per sé, più che perdente sinonimo di un'estrema confusione. Torniamo a dare a Cesare ciò che gli appartiene e invece di invocare una destra divina (per dirla con Langone) che non esiste più ragioniamo, piuttosto, di una destra capace di raccogliersi intorno ad un ideale conservativo che sappia contraddire e contrastare questa infelice e nichilista idea di progresso da cui siamo affetti. Credo che sarebbe già un grandissimo risultato, senza coltivare soverchie illusioni.

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  8. Signor "Fabrizio C.", non che io tema, come Manlio Pittori, che a Lei passi anche SOLO LONTANAMENTE PER L'ANTICAMERA DEL CERVELLO di combattere aborto, divorzio & C., cioè il suo "Stato ateo", tramite una rivoluzione che porti alla soppressione della democrazia. Sono anzi sicurissimo che i metodi che Lei ha in mente per portare avanti le sue battaglie (in gran parte condivisibilissime, intendiamoci!) siano ben altri: Credo però che sarebe davvero cosa buona e giusta, se lei si degnasse davvero di gentilmente rispondere con la massima chiarezza al quesito che Le pone il signor Pittori , spiegandoci in parole povere in che cosa consisterebbero tali suoi metodi di lotta: Sa...è solo per stare più tranquilli ed avere la piena conferma della sua affidabilità democratica di cui, ripeto, siamo già certissimi!!.
    Con ossequio.
    Tommaso Pellegrino - Torino

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  9. Ho in mente uno Stato conforme al diritto naturale in cui siano rispettati i 10 comandamenti per legge costituzionale, e in cui conseguentemente l'aborto, il divorzio, la bestemmia, l'adulterio, la pedofilia, la pornografia, la droga anche 'leggera' e le nozze gay siano proibite per legge. Tutto qui. Si rileggano le critiche alla democrazia relativista che si trovano nelle encicliche di GPII (per. es. Evangelium vitae o Veritatis splendor) e si faccia ben attenzione a ciò che affermava il s. Padre. Ma forse per alcuni dei miei lettori (amici o nemici delle mie posizioni non fa differenza) anche il Pontefice polacco, presto canonizzato da Papa Francesco, era un sempliciotto e un ingenuo come il sottoscritto... Non ho altro da aggiungere. Concludo dicendo che la libertà vera sta oggi nella soppressione della dittatura del relativismo di cui parlò BXVI.

    Fabrizio

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    1. Manlio Pittori28 gennaio 2014 22:15

      Gentile Fabrizio,

      grazie per la risposta, anche se credo siano necessarie delle precisazioni.

      La bestemmia dovrebbe essere punita per legge: va bene. Ma la bestemmia è solo l'associazione del nome di Dio a, per esempio, il nome di animali, o consideri bestemmia anche la pubblicazione di un libro in cui si sostiene l'inesistenza di Dio, la falsità dei dogmi cattolici e l'assurdità della morale cattolica?

      Devi specificare, perché limitarsi a dire "la bestemmia è proibita" vuole dire tutto e niente.

      Anche la proibizione del legge del divorzio è problematica, se non indichi il modo per realizzarla. Se Mario e Giovanna non riescono più a vivere assieme (perché magari lei è diventata violenta, o prodiga, o infedele), come fai a costringerli a coabitare? Immagino che ci sarà lo spiraglio della separazione. E se, dopo la separazione, Mario incontrasse Elsa, con la quale vorrebbe formare quella famiglia che con Giovanna non è riuscito a realizzare? Se il divorzio è proibito, mi sa che Mario ed Elsa sono condannati a una pena ben pesante, e della quale non comprendono la ragione, dato che potrebbero non essere cattolici.

      Insomma, Fabrizio, anch'io vorrei vivere in uno Stato dove il carico fiscale non mi scorticasse: ma bisogna dire dove e come tagliare la spesa pubblica, perché il tempo delle chiacchiere e delle belle speranze è finito.

      Quindi, sii più chiaro. Nemmeno a me la bestemmia piace, ma occorre capire se per te la bestemmia è il classico porco XXXXX, o se è bestemmia anche dubitare dell'esistenza reale della Trinità.

      Attendo quindi qualche dettaglio in più.

      Distintamente,

      Manlio Pittori

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    2. Manlio Pittori29 gennaio 2014 08:59

      Gentile Fabrizio,

      leggo che pure la droga, leggera o pesante che sia, dovrà essere proibita per legge, nello Stato conforme al diritto naturale al quale immagino tu e i tuoi sodali stiate lavorando.

      E l'alcol? I futuri cittadini di Naturlandia saranno liberi di bere fino alla cirrosi, e chi si fa una canna finirà in galera o in un centro di riabilitazione?

      Come certo sai, l'alcol è molto più dannoso dell'hashish: o, comunque, i danni dell'abuso alcolico sono sotto gli occhi di tutti.

      Quindi, per coerenza, dovresti proibire per legge anche l'alcol: o, quantomeno, il suo abuso.

      Ne consegue che dovrà essere prevista una soglia di non punibilità per chi beve alcolici: differenziata a seconda della sostanza (due bicchieri di vino e mezzo dito di grappa monovitigno?).

      Credo, e scusa se mi ripeto, che il tuo obiettivo politico (vaste programme, lo avrebbe chiamato De Gaulle) debba essere meglio specificato: la teocrazia che mi pare faccia capolino da dietro i tuoi Dieci comandamenti inseriti nella Costituzione di Cattolandia inizia a piacermi poco.

      Ma, se meglio spiegata, magari la tua proposta è condivisibilissima.

      Grazie.

      Manlio Pittori

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  10. Senza mettersi a fare i giureconsulti, che non mi sembra il caso, personalmente ritengo improponibile una proposta teocratica come quella proposta da Fabrizio Cannone. Ma non perché non la ritenga giusta, solo perché è materialmente impraticabile. Per capirsi, separazione e divorzio hanno determinato, con la loro legalizzazione, un abbassamento drammatico del senso di responsabilità nella scelta di molte persone di sposarsi, perché tanto c'è sempre la scappatoia della separazione. Ossia, legalizzare il divorzio ha accresciuto la cultura della superficialità. Stabilito questo, chi mai oggi accetterebbe di tornare allo status quo ante? Quanta parte dell'opinione pubblica sarebbe favorevole? La questione con cui fare i conti è questa: il prezzo della democrazia è il dominio dell'opinione più diffusa, che non sempre è la più giusta. Ma per cambiare questo stato di cose andrebbe abolita la democrazia. Chi è d'accordo? Non credo proprio che siano in molti.

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  11. Credo non si possa dissentire da quanto detto da "Gibbì": nel nostro vivere la Fede in questa società occorre infatti sempre tenere presenti i due concetti fondamentali di "tesi" ed "ipotesi". La prima è il messaggio dottrinario nella sua purezza, l'ideale cui si deve tendere come cattolici autentici, e cioè un mondo di tutti convertiti all'unica Religione autentica via di salvezza, dove, ad esempio, non ci sia neppure il bisogno del divorzio, in quanto tutti credono nella santità del matrimonio, e nessuno reclami il diritto di seguire altri credi perchè fermi nella giusta Fede senza aver subito alcuna costrizione per aderirvi. La seconda, l'"ipotesi", è invece il compromesso pratico al quale il fedele si deve giocoforza adeguare, in un preciso momento storico, poichè non sarebbe temporaneamente possibile agire per forzare la realizzazione degli ideali di cui alla tesi senza provocare disastri peggiori che non quelli impliciti nella tolleranza, entro certi limiti, delle storture non in linea con gli insegnamenti cattolici, in attesa di tempi più favorevoli alla piena afferemazione di essi.
    Non si tratta di un invito all'incoerenza per i cattolici o di un invenzione di modernisti in vena di originalità, ma di una distinzione almrno da secoli operata nella teologia tradizionale, che ci conferma quanto da sempre la nostra Chiesa sia stata rigida nei suoi princìpi, ma mai irragionevole come certi ciechi integralismi di altre religioni lo sono ancora ai giorni nostri. Per concludere, inviterei caldamente Fabrizio C. a fornire anche le ultime delucidazioni chiestegli da Manlio Pittori, utili anche a tutti noi per comprendere compiutamente il suo pensiero. Grazie.
    Tommaso Pellegrino - Torino

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    1. Manlio Pittori4 febbraio 2014 09:33

      Caro Pellegrini,

      la ringrazio per la gentilezza e la vicinanza che mi dimostra con il suo invito a Fabrizio C. affinché risponda alle questioni che gli ho sottoposto: ma credo che la sua sollecitazione sia del tutto inutile.

      Da quel che ho capito, in questo blog i banchisti bar, i baristi e i camerieri si limitano ad appoggiare sul bancone i loro cocktail (e, alle volte, le loro birre tiepide): di lì in poi, ignorano la clientela. Che quest'ultima chieda loro di conoscere gli ingredienti del Sea breeze, che esprima perplessità sulla quantità di angostura del Manhattan o che si lamenti che all'Alligatore manca la fettina di mela verde, loro neanche un plissé: ti ignorano.I loro prodotti sono eccellenti e privi di difetti per definizione: quindi, se non vi piacciono, cambiate bar.

      Sto aspettando da tempo risposte ad alcune domande, mi pare coerenti, educate e ben espresse, sottoposte all'inarrivabile Marco Mancini: ma egli mi ha pregato "di non essere insistente, dato che ha una vita al di fuori del blog, lavoro compreso, e non sempre può dedicarsi ad esso con l'attenzione che vorrebbe".

      Ora, noi tutti - credo - abbiamo una vita, o anche più vite, al di fuori del blog: ma riusciamo a trovare il tempo per intervenire.

      Poi, se uno scrive su un blog, dovrebbe mettere in conto che qualche domanda gli potrebbe arrivare e che qualche risposta la dovrebbe dare; altrimenti, se non piacciono le domande, basta interdire i commenti e limitarsi a sfoggiare i propri articoli.

      Lo so, rispondere è faticoso; lo so, l'argomentazione logica e strutturata richiede impegno; lo so, sarebbe bello che tutti fossimo cattolici preconciliari, così non ci sarebbe neanche bisogno del blog.

      Ma, per ora, il mondo non funziona così e ci sono ancora un sacco di cretini, come il sottoscritto, che crede ancora che il confronto con chi la pensa diversamente sia l'unico modo per crescere e maturare - lo si può e lo si deve fare anche a ottant'anni.

      Dietro il bancone di C&dM, invece, cretini non ce ne sono: e quindi, ovviamente, non si risponde alle domande perchè le domande non fanno parte della struttura mentale dei bartender.

      Loro non fanno domande al mondo, si limitano a esporre a quest'ultimo le loro incrollabili certezze: perchè mai il mondo dovrebbe fare domande a loro?

      Cordialmente,

      Manlio Pittori

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  12. Ho letto con attenzione, nonostante l'ora tarda, l'articolo del prof. Cannone e i commenti ad esso fatti: non ho capito tutto, data la mia ignoranza, ma pur non essendo in grado di parlare di Teologia e Filosofia, di questo sono convinto: lasciate che passi qualche anno, con le ondate di sbarchi che giungeranno in Sicilia, con il giungere del bel tempo, per tanti anni ancora, aspettate che si costruisca una moschea in ogni citta' , come auspicato e deliberato da alcuni giudici, e la pena di morte per la bestemmia arrivera' puntuale con la sharia, cosi' verranno coperte le femen desnude, il pater familias ricomparira' e la fede rimarra solo in Portogallo ( vedi il 4° segreto di Fatima o, se preferite, quello che non ci e' stato detto del 3°); su cio' che dice Cannone sull'identita' sacerdotale e su come difenderla da una strisciante sua protestantizzazione ( iniziata col 21° Concilio ecumenico e che tuttora continua), sono pienamente d'accordo: il Sacerdote cattolico NON e' un pastore protestante ( con tutto il mio rispetto ecumenico per i pastori e le pastore luterani). Cordialita' e buona discussione.

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  13. L'ultimo sollecito da me rivolto, in questa sede, all'esimio prof. Cannone affinchè dissipi anche gli ultimi dubbi manifestati dal signor Manlio Pittori il 28 e 29 gennaio 2014, e controbatta alle insinuazioni mosse dallo stesso in data 4 febbraio, non è stato neppure pubblicato (e, quindi, tanto meno esaudito). Deve dunque deducersi che l'autore del post rinuncia a chiarire ulteriormente il suo pensiero, ammettendo così la fondatezza delle perplessità e delle conclusioni certo non eccessivamente lusinghiere del Pittori?
    Tommaso Pellegrino - Torino

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