13 gennaio 2014

Il Festival della Dottrina Sociale della Chiesa

Dal 21 al 24 novembre 2013 si è tenuto a Verona la terza edizione del Festival della Dottrina Sociale della Chiesa. Una serie di dibattiti, convegni, tavole rotonde, iniziative e interventi culturali si sono incentrati sulle problematiche del mondo giovanile, del lavoro, della cooperazione e dell’equità fiscale. Il titolo dedicato alla manifestazione è stato “Meno disuguaglianze, più differenze".

Con un gioco di parole, quasi contradditorio, si è cercato di esprimere la contrapposizione “omologazione egualitarista-pluralità di espressioni”, esaltando la libertà come fattore fondamentale legato allo sviluppo della “persona-nella-società”. Quest’ultimo concetto risulta fondamentale nella Dottrina Sociale della Chiesa e ha lo scopo di riconoscere la dignità di ogni persona a difesa dell’arbitrio che anche il potere pubblico può assumere. Il manifesto di quest’ultima edizione sottolinea infatti l’importanza del binomio “libertà-dignità”, capace di scardinare una “cappa omologante” che sembra avvolgere anche l’attuale società italiana, in cui prevale un egualitarismo pigro e conformista, frutto di una lettura ideologica del concetto di uguaglianza e in cui risultano mortificati i talenti individuali nonché la volontà e la capacità personali. In una società in cui prevale un tale concetto di eguaglianza, si determina necessariamente un blocco delle forze più vitali della stessa, si impedisce all’economia di ripartire, si determina una paralisi nel funzionamento delle istituzioni “stato” e “mercato”, non si permette al “terzo settore” di decollare e non si consente ai giovani di trovare spazi adeguati al loro vero valore.


La sfera e il poliedro di Papa Francesco

Ad aprire ufficialmente i lavori è stato a sorpresa Papa Francesco, che, dopo aver rivolto un caloroso saluto a tutti i partecipanti e a tutta la città di Verona, ha proposto alcune sue interessanti chiavi di lettura sul tema trattato nella kermesse. In particolare, il Santo Padre ha offerto una interpretazione molto acuta del titolo del Festival, paragonandolo all’immagine di una sfera e di un poliedro: "la sfera può rappresentare l’omologazione, come una specie di globalizzazione: è liscia, senza sfaccettature, uguale a se stessa in tutte le parti. Il poliedro ha una forma simile alla sfera, ma è composta da molte facce. Mi piace immaginare l’umanità come un poliedro, nel quale le forme molteplici, esprimendosi, costituiscono gli elementi che compongono, nella pluralità, l’unica famiglia umana. E questa sì è una vera globalizzazione. L’altra globalizzazione – quella della sfera – è una omologazione."
Il Santo Padre ha rivolto inoltre un pensiero ai giovani (e agli anziani), ai quali il Festival era dedicato, "considerati scarti perché non rispondono alle logiche produttive in una visione funzionalista della società, non rispondono ad alcun criterio utile di investimento", anche se essi "portano ciascuno una loro grande ricchezza: ambedue sono il futuro di un popolo. I giovani sono la forza per andare avanti; i vecchi sono la memoria del popolo, la saggezza. Non ci può essere sviluppo autentico, né crescita armonica di una società se viene negata la forza dei giovani e la memoria dei vecchi. Un popolo che non ha cura dei giovani, dei vecchi non ha futuro."
Un ulteriore pensiero è stato rivolto alla Dottrina Sociale della Chiesa, in particolare al rapporto con il profitto ed il denaro: "la Dottrina Sociale contiene un patrimonio di riflessioni e di speranza che è in grado anche oggi di orientare le persone e di conservarle libere. Occorre coraggio, un pensiero e la forza della fede per stare dentro il mercato, guidati da una coscienza che mette al centro la dignità della persona, non l’idolo denaro."
Il Sommo Pontefice, ricordando un episodio di quando era giovane, ha rivolto un pensiero anche alla cooperazione, la quale, per rispondere alla crisi, ha diminuito l’utile, senza ridurre il livello occupazionale: "non considerare attuale questa forma di presenza nel mondo produttivo costituisce un impoverimento che lascia spazio alle omologazioni e non promuove le differenze e l’identità".

Crescita o sviluppo? L’intervento del cardinal Oscar Maradiaga

Di particolare interesse è stata la Lectio Magistralis del card. Oscar Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa (Honduras), presidente di Caritas Internationalis, nonché capo del Consiglio degli otto cardinali, istituito da Papa Francesco per il governo della Chiesa e la riforma della Curia Romana.
Nel corso della sua esposizione Maradiaga, dopo aver ripreso la definizione di sviluppo del Nobel Amartya Sen, ha evidenziato due aspetti dell'economia, il lato ingegneristico e quello etico, che devono andare in parallelo: gli obiettivi e le finalità (etica) richiedono procedimenti e soluzioni (tecnica). Ad esempio, utilizzando queste categorie metodologiche, “sviluppo” e “crescita” risultano essere due concetti molto diversi tra di loro, risultando la definizione di sviluppo più vicina al concetto di vita dignitosa, che secondo la maggior parte degli “eticisti dello sviluppo” è correlata al mantenimento della vita, alla stima e alla libertà individuali. A che serve lo sviluppo? Se la risposta è la giustizia sociale, allora vi è una differenza fra ciò che propone la Dottrina Sociale della Chiesa (sviluppo integrale e solidale di ogni essere umano) e la crescita intesa come lotta alla povertà, promossa dagli organismi internazionali. La povertà non può esser ridotta esclusivamente a una visione economicistica, in quanto l’essere umano non è una “cifra”.
Mentre la fame nel passato era dovuta a una carenza oggettiva di risorse, la fame di oggi scaturisce da istituzioni economiche e finanziarie che, anziché operare per il “bene comune”, operano per massimizzare il “bene totale”, proponendo ricette di austerity che incrementano le “disuguaglianze” e accentuano le “crisi”.
Per risolvere l’attuale grave situazione di crisi globale, occorre promuovere diritti e doveri dell'uomo alla luce di una visione integrale della persona: la mancata realizzazione dei diritti sociali dell'uomo, così come predicata dall’attuale modello dominante di neoliberismo, pregiudica invece il raggiungimento dei suoi diritti civili e politici.
Uno sviluppo equo garantisce il progresso dei popoli e la crescita dell’umanità. Lo sviluppo non può essere ridotto solamente ad una visione economicistica: se si considera come punto di partenza l'uomo e ci si concentra su di esso, lo sviluppo può potenziare l'essere umano al suo più alto livello di autorealizzazione sia come soggetto individuale sia come essere solidale. Se lo sviluppo non ha come punto di partenza l'uomo ma lo considera solo come un “pezzo” di un determinato “ingranaggio”, allora l’uomo non potrà mai raggiungere in pienezza la sua identità e la sua libertà e si continueranno a produrre nuove disuguaglianze e a giustificare nuove ingiustizie.

Formazione e libertà di educazione. L’intervento del Patriarca di Venezia

A chiusura del Festival vi è stata la Lectio Magistralis del Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, che ha trattato il tema della “sfida educativa”, uno dei punti centrali della Dottrina Sociale della Chiesa. Questa tematica coinvolge direttamente la famiglia e la sua libertà di educazione in un contesto attuale di frammentarietà degli interventi pubblici, di smarrimento delle stesse famiglie, di burocratizzazione della scuola, di “neutralità” educativa, di sfiducia nella possibilità stessa di educare e di marginalità a cui viene troppo spesso relegata la formazione professionale.
Richiamando uno dei temi principali del Festival, monsignor Moraglia ha ricordato come dai giovani dipenda il futuro di ogni società, e che quindi sia un dovere ineluttabile formarli, per dare loro la loro capacità di orientarsi nella vita: solo una società che sa investire risorse economiche e umane nella formazione e nell’innovazione in ambito scolastico può prepararsi ad un futuro nel quale la persona non venga subordinata alle scelte economiche e finanziarie per cui, alla fine, lo stesso lavoro non è più al servizio dell’uomo ma ne diventa il suo padrone.
C’è in gioco la grande questione del diritto/dovere della famiglia ad educare e istruire i propri figli (riconosciuta e tutelata anche dalla nostra Costituzione), secondo una linea educativa liberamente scelta, per realizzare in modo pieno e adeguato quell’istanza di sussidiarietà che valorizza al meglio i contesti e le risorse locali, allarga le opportunità didattico-formative e da finalmente attuazione all’autonomia e alla libertà scolastica.
Occuparsi politicamente e culturalmente delle questioni relative alla parità e all’autonomia scolastica, alla libertà di scelta educativa da parte delle famiglie e al pluralismo nel sistema scolastico e formativo, contribuisce a perseguire il bene della società italiana. In questo modo si continuerà a formare delle persone libere, che conosceranno sempre meglio la realtà che le circonda e che saranno in grado di affrontarla sempre meglio.
 

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