28 gennaio 2014

Jour de Colère – Giorno di Collera

di Enrico Maria Romano
Varie volte abbiamo menzionato gli immani problemi sociali che la società francese da alcuni anni sta attraversando, problemi che hanno avuto un’accelerazione massima sotto il governo autocratico di François Hollande. E’ bene fare una considerazione previa sulla gestione politica in sé e per sé. Una cosa è un politico, un uomo di governo o un presidente semplicemente corrotto, come più o meno ne ha avuti moltissimi l’Italia, dalla fine della guerra ad oggi; e una cosa molto diversa è avere un politico corrotto dall’ideologia, fino al punto da voler usare la politica, la comunicazione e la stessa polizia per indottrinare le masse. Hollande e i suoi ministri più noti (come Valls agli Interni o Peillon alla Cultura) rappresentano al meglio la peggiore ideologia occidentale del Novecento: il laicismo, ben definito come la “peste dell’età nostra” (Pio XI, Quas primas, 1925).

E’ una vera caccia all’uomo (e al cristiano) che da anni il presidente socialista sta mettendo in moto. In risposta a questo regime, forse il peggiore regime francese dopo quello del terrore rivoluzionario (1789-1793), il vero popolo è sceso in piazza e si è fatto comunque sentire in tanti modi. Si ricordino le manifestazioni oceaniche organizzate durante tutto il 2013 con la sigla della Manif pour tous (felicemente esportata anche da noi) in cui se si difendeva anzitutto la famiglia tradizionale, indirettamente si diceva un chiarissimo no alla decadenza culturale promossa con tutti i mezzi dal potere tirannico dei socialisti e dei laicisti. La risposta del governo a quelle manifestazioni popolari, sociali e cattoliche è stata soltanto l’inganno, attraverso una sfacciato ridimensionamento del numero dei manifestanti, il rifiuto di referendum popolari sui temi della famiglia e un aumento della repressione (in tal senso si starebbe pensando ad una ennesima legge per inibire le libere manifestazioni e i sit-in nei pressi degli ospedali che praticano l’olocausto-aborto).

Contro tutto questo e molto altro ancora, domenica 26 gennaio diverse forze politiche e sociali, senza l’appoggio di nessun partito rappresentato in parlamento, hanno dato luogo ad un genere nuovo di manifestazione che ha riscosso un successo enorme, ben al di là delle più rosee aspettative. Si tratta del Jour de Colère ovvero del Giorno di Collera, in cui più che proporre concrete misure salva-Francia – l’unica misura profilattica ora rimasta sarebbe la cacciata immediata dei socialisti e la formazione di un blocco cattolico e nazionale – i promotori hanno voluto sottolineare con forza i punti di maggior pericolosità e palese ingiustizia della politica di Hollande. Quali sono? Praticamente ogni riforma strutturale e ogni legge quadro promossa dal regime di Parigi ha violato le norme più cogenti della legge morale cristiana, ha danneggiato il bene comune, ha favorito l’ingiustizia, la violenza, la divisione e l’ateismo. Finora Hollande ha dato un colpo mortale al matrimonio (anche attraverso la revoca di aiuti alla famiglia eterosessuale), ha portato le lobby gay al potere, ha scatenato una persecuzione aperta (che ricorda quelle di De Gaulle contro i suoi nemici) contro la Chiesa e contro ogni personalità pubblica che ha osato mettere in discussione l’operato del governo (tra questi ultimi vanno almeno citati il comico camerunense Dieudonné, lo scrittore militante Alain Soral e il giornalista televisivo Eric Zemmour). Al Giorno di Collera hanno preso parte oltre 120.000 francesi di vari orizzonti. Di certo erano in prima fila i militanti cattolici più zelanti (ben rappresentati da CivitasChretienté-SolidaritéSos Tous Petits del dottor Dor, gli Hommen, etc.); ma poi erano presenti all’appuntamento gruppi giovanili come il Bloc IdentitaireJeune Europe, i Bonnets Rouges, e le tante associazioni legate alla Manif pour tous e a Printemps Français, etc. E infine amici e simpatizzanti dell’umorista Dieudonné, movimenti popolari di disoccupati, critici del sistema tirannico socialista, moltissime famiglie della piccola e media borghesia e tanti giovani di varie tendenze politiche ed estrazioni sociali.

Anche in Italia avremmo bisogno di proteste forti come il Giorno di Collera di Parigi 2014. I danni che la partitocrazia e i gruppi di potere stanno assestando al popolo italiano, sebbene meno appariscenti, non sono meno gravi di quelli che subiscono i nostri amici d’Oltralpe. I crimini dell’aborto e dell’eutanasia, il predominio dell’economia sulla politica, l’aumento continuo dell’immigrazione e dell’illegalità, la rieducazione omosessualista dei nostri figli nelle scuole di Stato e la persecuzione della Chiesa restano, in Italia come in Francia, punti fermi nell’agenda politica delle democrazie sostenute da Bruxelles. Invece di dividerci in mille rivoli diversi e contrastanti, cerchiamo anzitutto, noi cattolici italiani, e senza escludere nessuno, di formare un blocco identitario attorno a convinzioni e ideali fermi, come la difesa della vita (dal concepimento alla morte naturale), la famiglia (come Dio la vuole) e il primato della politica sull’economia e la finanza. Cerchiamo di convogliare tutti gli scontenti e i critici del sistema dalla nostra parte e di diventare così la punta avanzata della “rivoluzione”. Solo invertendo il processo storico della secolarizzazione, del relativismo e dell’individualismo consumista, l’alba si tingerà dei colori della riconquista e della speranza.
 

6 commenti :

  1. Manlio Pittori29 gennaio 2014 13:16

    "Finora Hollande ha scatenato una persecuzione aperta contro ogni personalità pubblica che ha osato mettere in discussione l’operato del governo (tra questi ultimi vanno almeno citati il comico camerunense Dieudonné, lo scrittore militante Alain Soral e il giornalista televisivo Eric Zemmour)."

    Dieudonnè è un antisemita e, visto cosa l'antisemitismo ha provocato, farlo tacere dovrebbe essere un obbligo morale per qualsiasi persona civile.

    Ma so anche che nel mondo cattolico ce ne sono molti, che hanno nostalgia delle preghiere dei perfidi giudei e che, per definire il male assoluto, usano espressioni come "sinagoga di Satana" (come fece il cardinale Pappalardo durante i funerali di Falcone).

    L'antisemitismo cattolico, per quanto negato, rimane - apparentemente invincibile - sottotraccia.

    In quanto ad Alain Soral, l'intellettuale sopraffino che preferisce il burqa al tanga, cosa gli hanno fatto, di grazia? Quali persecuzioni ha subito? Non ne ho notizia.

    Poco so di Eric Zemmour, se non che mi pare abbastanza razzista. Se è così, questi razzisti devono mettersi in testa che il razzismo è un reato e che le discriminazioni razziali non sono tollerate in democrazia. Ci sono regole: se non vi piacciono, cambiatele.

    Non vedo l'ora che anche in Italia facciate 'ste giornate della collera: tanto per guardarvi in faccia e vedere il vostro coraggio.

    Grazie,

    Manlio Pittori

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    1. Veramente Soral preferisce il velo (e non il burqa) al tanga. C'è una certa differenza, mi pare, tenendo anche conto che spesso il velo in paesi come la Francia è una libera scelta delle studentesse, figlie di madri che non lo portano.
      Non so se i personaggi citati siano razzisti o meno o siano vittime di persecuzione, però mi limito ad osservare che se in democrazia sono vietate le discriminazioni, cioè di quello che dalla maggioranza di volta in volta viene ritenuto tale, viene da pensare che la c.d. libera opinione abbia margini di manovra abbastanza ristretti.
      Ad esempio mi chiedo se alcune frasi del Talmud o l'elogio della politica israeliana nella striscia di Gaza non possano essere viste come incitamento alla discriminazione...

      Michele

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    2. Come noto questa ridicola commedia della democrazia campa di reati d'opinione.
      Se fin dall'inizio noi brutti reazionari non fossimo stati messi al di fuori delle garanzie democratiche avremmo potuto compromettere le magnifiche sorti e progressive dell'uomo guidato dalla dea ragione.

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    3. odiamo così tanto i giudei che la preghiera che Manlio menziona è per la loro conversione e salvezza (cioè beatitudine) eterna, ossia il più bel dono e il più bell'augurio si possa ricevere.
      ma pretendere che Manlio Pittori comprenda le basi del Cristianesimo è come pretendere che l'acqua non bagni

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  2. Eric Zemmour è ebreo e si vede che l'unico che ha pregiudizi (anti-cattolici) sei tu. Vergognati per la figuraccia e sparisci nel nulla, please.

    Manlio Rossi

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    1. Manlio Pittori31 gennaio 2014 11:25

      Ho scritto: "Poco so di Eric Zemmour, se non che mi pare abbastanza razzista. Se è così .. [etc.]". Ho premesso chiaramente di saperne poco e che quel poco che so è di seconda mano.

      Quindi non capisco che cosa tu voglia, di quali pregiudizi tu stia parlando, di quale figuraccia mi dovrei vergognare e a quale titolo mi ingiungi di sparire nel nulla.

      Ma è pazzesco, su questo blog: alle domande circostanziate e coerenti non ti risponde nessuno, e gli unici che si rivolgono a te sono dei tizi come questo Manlio Rossi, i cui interventi li potrebbe capire, forse, chi ha cercato - e del tutto inutilmente - di curarlo da piccolo.

      Robe da matti, davvero.

      Manlio Pittori

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