08 gennaio 2014

Mons. Mogavero, il Pastore che tradisce

di Marco Mancini

"Io sono il Buon Pastore. Il Buon Pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge e il lupo le rapisce e le disperde; egli è un mercenario e non gli importa delle pecore" (Gv 10, 11-13)

Ancora mons. Mogavero. Vi ricordate il Vescovo di Mazara del Vallo, di cui si era già occupato a suo tempo il nostro Riccardo Facchini? Sì, proprio colui che alimentava una strisciante insubordinazione nei confronti di Benedetto XVI. Proprio lui, che da presidente del Consiglio per gli Affari Giuridici della CEI sparava un giorno sì e l’altro pure contro il Governo Berlusconi, impicciandosi anche della faccenda delle liste PdL alla Regione Lazio. O che, se preferite, allo scoppio della guerra in Libia si schierò a favore dei bombardamenti della NATO, allo scopo di far fuori il cattivo Gheddafi. O che – le sue perle non finiscono mai – ha prefato un volume di tono scandalistico sulla figura del Beato Giovanni Paolo II. O che posò con atteggiamento da consumato modello con indosso i paramenti liturgici donatigli da Giorgio Armani.

Insomma, questo campione di umiltà e di obbedienza al soglio pontificio, virtù che di recente sembra siano tornate nuovamente di moda presso certi ambienti catto-progressisti, ha abbandonato ogni freno inibitorio da quando al suddetto soglio è asceso il povero Papa Francesco. Come tanti altri avrà pensato: massì, questo qui parla di misericordia, non giudica gli omosessuali che cercano Dio, si preoccupa delle “nuove sfide” poste dai nuovi modelli di famiglia. Insomma, è uno dei nostri: dopo la brutta parentesi dell’oscurantista Benedetto XVI (e forse anche del Papa polacco), ricomincia la ricreazione!

Così, si è portato avanti con il programma: in un’intervista alla “Stampa” di domenica, ha affermato che “la legge non può ignorare centinaia di migliaia di conviventi: senza creare omologazioni tra coppie di fatto e famiglie [ancora con questa favoletta…], è giusto che anche in Italia vengano riconosciute le unioni di fatto. Lo Stato può e deve [DEVE?] rispettare e tutelare il patto che due conviventi hanno stretto tra loro. Contrasta con la misericordia cristiana [sic!] e con i diritti universali il fatto che i conviventi per la legge non esistano. […] Senza equipararle alle coppie sposate, non ci sono ostacoli alle unioni civili”. Una bella entrata a gamba tesa nel dibattito politico di questi giorni, animato dalla proposta di Renzi sul riconoscimento pubblico delle unioni di fatto, anche omosessuali.

Solo qualche giorno prima il vescovo di Parma Enrico Solmi, presidente della Commissione CEI competente proprio in materia di famiglia, aveva ribadito alla Radio Vaticana l’orientamento tradizionale dei Vescovi italiani (no al riconoscimento delle unioni di fatto, sì ai diritti individuali). Soprattutto, l’intervista è uscita subito dopo che Padre Lombardi aveva fornito un necessario chiarimento alle parole del Papa sulle “nuove sfide” poste dalle unioni omosessuali. Il responsabile della Sala Stampa vaticana aveva parlato di forzature, addirittura di “strumentalizzazione” nell’interpretazione delle parole del Pontefice: “parlare di apertura alle “coppie gay” – aveva detto – è paradossale, perché il discorso del Papa è del tutto generale e perché perfino il piccolo esempio concreto mostrato dal Papa in merito (una bambina triste perché la fidanzata della sua mamma non la ama) allude proprio alla sofferenza dei figli”. Del resto, proseguiva Lombardi, “chi ricorda le posizioni da lui manifestate in precedenza in Argentina in occasione di dibattiti analoghi sa bene che erano completamente diverse da quelle che alcuni ora cercano surrettiziamente di attribuirgli”. Dunque, nessuna apertura a unioni che Padre Lombardi, nel suo comunicato, definisce addirittura “anomale”! (ricordate quanto scandalo suscitarono le parole di Benedetto XVI sulle forme di amore “deviato”?).

Questa è la situazione, caro mons. Mogavero. In più, numerose espressioni del laicato cattolico (ma non solo), riunite sotto l’ombrello della Manif Pour Tous Italia, hanno organizzato per questo sabato una manifestazione nazionale a Roma, proprio per dire no ai progetti volti a scardinare l’istituto familiare e a criminalizzare il dissenso dall'ideologia omosessualista (vedi la legge anti-omofobia). Siamo, se non lo si fosse compreso, nel bel mezzo di un’importante battaglia politica e culturale, nella quale la voce dei cattolici dovrebbe risuonare forte e chiara. E invece, mentre i poveri fanti si schierano, pronti a sostenere l’urto dello scontro, qualche generale, che dovrebbe guidarli dall’alto della propria autorità (di successore degli Apostoli), preferisce abbandonarli al loro destino, anzi si diletta addirittura nel colpirli alle spalle.

Si può tradire per paura, per stupidità o ignoranza, o semplicemente per malafede. Qualunque sia la ragione, il destino dei traditori in guerra è sempre stato tra i peggiori: negli ultimi secoli, ad esempio, si usava fucilarli alla schiena. Non è certo questa la sorte che auguriamo a mons. Mogavero, né è il proposito che nutriamo nei suoi confronti, ci mancherebbe altro. Però certo clero infedele deve cominciare a comprendere che la pazienza del “popolo di Dio”, per usare un’espressione ad esso cara, non è infinita. Non tutti siamo santi come Francesco d’Assisi, che raccomandava di baciare sempre le mani del sacerdote, per quanto delitti esse avessero commesso; inoltre dal Concilio Vaticano II, oltre che dal Magistero di Papa Francesco, abbiamo imparato ad abbandonare certe forme di clericalismo bigotto. Occhio, dunque, caro mons. Mogavero: di questo passo magari non prenderà schioppettate alla schiena, ma qualche bel calcio nel sedere non glielo toglierà nessuno.
 

2 commenti :

  1. Onore al camerata Mancini!

    EMR

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  2. Un vescovo bacato peccato.

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