05 febbraio 2014

"Anche se non sembra": una recensione

di Andrea Virga


Questo articolo sul nuovo libro di Andrea Giacobazzi, “Anche se non sembra. Discorsi su rapporti internazionali e teologia politica”, vanta una novità importante rispetto a quanti se ne sono occupati finora: è stato scritto dopo la lettura del suddetto, e non in sostituzione ad essa, come è il caso di quanti si sono stracciati le vesti riguardo la sua presentazione. Va anche detto che la locandina approntata dagli editori si prestava facilmente a sollevare equivoci, e che questi, che già non si distinguono per moderazione ed equilibrio, non hanno certo rifuggito lo scandalo.
In ogni caso, il libro, come ogni altra opera, andava letto e giudicato per i suoi contenuti. Ora, la stragrande maggioranza di questi ultimi erano già stati editi nei due anni precedenti, o sul quotidiano “Rinascita” (di orientamento socialista nazionale), o sulla rivista “La Tradizione Cattolica” (organo ufficiale della FSSPX in Italia) o sui siti “Radio Spada” e “Free Ebrei”, l’uno d’orientamento cattolico fondamentalista e l’altro dedicato alla promozione dell’identità ebraica. Già questo testimonia l’ampiezza d’interessi dell’autore. E' dunque una raccolta di articoli che avevo in gran parte già avuto modo di leggere e apprezzare.
“Anche se non sembra” costituisce uno dei primi volumi pubblicati dalle Edizioni Radio Spada, e anche dal punto di vista editoriale si presenta bene. La silloge dei saggi, tra cui un inedito sulle persecuzioni patite dai cristiani yemeniti ad opera del re ebreo Dhû Nûwas, è completata da un ricco apparato di oltre 400 note bibliografiche e da una prefazione a cura del giornalista cattolico Maurizio Blondet.
In un certo senso, il libro va a completare un’ideale trilogia costituita dai primi due volumi di Giacobazzi, ossia “L’Asse Roma Berlino Tel Aviv” (Il Cerchio, 2010) e “Il Fez e la Kippah” (All’Insegna del Veltro, 2012), frutto delle sue ricerche universitarie e dedicati allo studio dei rapporti politici che intercorsero tra i fascismi europei e parte del movimento sionista. Perciò, sebbene il taglio sia divulgativo, non si tratta dell'ennesimo dilettante allo sbaraglio, ma di un giovane storico, formatosi in Cattolica sotto la guida del prof. De Leonardis.
Nonostante l’apparente pluralità ed eterogeneità del materiale, tutto ruota attorno al filo conduttore della storia del popolo ebraico dall’antichità ad oggi e delle sue contraddizioni, non solo in termini storici e politici, ma anche teologici e ideologici. Il tema è evidentemente controverso, ma l’Autore, senza per questo rinnegare le proprie posizioni, riesce a trattarne in maniera tutto sommato equilibrata. È sempre attento a criticare le contraddizioni del sionismo, senza per questo scadere nell’antigiudaismo, nel cospirazionismo o nel negazionismo, contrariamente a quanto succede spesso negli studi militanti (di destra come di sinistra).

Anzi, egli, forte anche delle sue conoscenze linguistiche, si appoggia alla discussione che, intorno a questi temi, fiorisce nel mondo ebraico. Infatti, nella stampa e nell’accademia israeliane, o comunque ebraiche, vige in generale una libertà di opinione su queste tematiche ben superiore rispetto a quella tollerata dai media italiani e, in generale, occidentali. La ragione di questo fenomeno sta principalmente nel clima di sospetto rivolto da molti Ebrei a chiunque si occupi della loro storia e cultura in maniera critica – atteggiamento parzialmente giustificato da millenni di discriminazioni e persecuzioni, ma che non favorisce rapporti sereni con le altre comunità religiose e nazionali. In ogni caso, questo non ha risparmiato feroci critiche anche a studiosi ebrei di grande prestigio scientifico come Finkelstein, A. Toaff, Chomsky, Sternhell. Non c’è quindi da stupirsi che Giacobazzi sia stato oggetto di segnalazioni o di attacchi a mezzo stampa in ragione delle sue opere. 

Ma di che parla questo testo nello specifico, per essere tanto deplorevole? La prima parte inizia a trattare della complessa questione dell’identità ebraica nel mondo contemporaneo, specie in relazione al concetto di antisemitismo (1.1). Prosegue occupandosi dei rapporti ideologici e (geo)politici che il sionismo e l’ebraismo contemporaneo ebbero con il protestantesimo (1.3), secondo la riflessione dell’autore sionista Bernard Lazare; con la Chiesa Cattolica (1.4), la quale sconfessò il progetto sionista; con il fascismo (1.5), che fu visto come un modello da parte di alcuni settori sionisti; con il nazionalsocialismo tedesco (1.6) e il suo iniziale progetto di sostenere l’emigrazione ebraica dall’Europa alla Palestina; con le potenze alleate (1.7), preoccupate di mantenere gli equilibri geopolitici nel Mediterraneo; con il comunismo sovietico (1.9), che passò dal sostegno ad Israele ad un’opposizione al sionismo, non priva di tratti antigiudaici. Sono inclusi inoltre due articoli sul succitato caso di Dhû Nûwas (1.2), esempio di persecuzione religiosa da parte giudaica, e su Primo Levi (1.8), coinvolto in un’esecuzione, durante la guerra civile.
La seconda parte verte su tematiche più propriamente politiche come l’uso politico della categoria di antisemitismo da parte sionista (2.1), la discussione sull’antisemitismo all’interno del mondo ebraico (2.4), la strumentalizzazione della Shoah (2.3), e il dibattito circa un’eventuale legge contro il negazionismo (2.2). A proposito di quest’ultimo argomento, è inclusa un’intervista all’autore da parte di Angela Corrias (2.5).
Infine, la terza parte comincia dal problema del suprematismo religioso ebraico (3.1), diffuso presso numerosi rabbini fondamentalisti, per passare poi al tema del fondamentalismo islamico (3.2), delineandone le analogie teologiche e i contatti geopolitici nell’area medio-orientale. Chiudono il libro due saggi che trascendono la storia ebraica per mettere in risalto, con dovizia di esempi, la complessità della storia (3.3) e l’insostenibilità, alla luce di questa, della “canonizzazione” laica di alcune figure, quali Einstein, Voltaire, il Dalai Lama, Allende, il Che (3.4).
“Anche se non sembra”, dunque, non risulta essere soltanto un valido apporto alla riflessione intorno al sionismo e all’identità ebraica in epoca contemporanea, ma in generale un invito ad occuparsi della storia, riconoscendone l’inevitabile complessità e contraddittorietà, e rifiutando di mitizzare indebitamente i suoi personaggi e i suoi eventi, cosa che impedisce una reale comprensione delle dinamiche storiche. 
Potrebbe stupire che a seguire questo metodo non sia un laico liberale, bensì un cattolico anticonciliarista, ma il fatto è che la fede in Dio dovrebbe portare allo scetticismo verso gli idoli della realtà transiente, e quindi all’adozione di un sano realismo metodologico. Spiace quindi che troppe persone (anche cattoliche!) rimangano troppo spesso invischiati nella partigianeria e nella faziosità. Soprattutto a loro non si può che consigliare la lettura di questo libro.
 

17 commenti :

  1. Inserisco il mio commento in merito alla rubrica "moderazione ed equilibrio" evocata nella recensione.
    Nel merito, si tratta di obiezioni pur discutibili ma legittime, che ho rivolto allo stesso autore su facebook, in ordine al seguente punto: le problematiche dirette o indirette riguardanti il popolo ebraico sono davvero meritevoli, oggi, di tanta attenzione?
    Precisando: al di là dell'interesse filologico per la materia - che può essere di qualche utilità per gli addetti ai lavori o per i cultori della materia in sé - la questione ebraica o mediorientale o palestinese, che dir si voglia, è davvero di qualche utilità nel contesto di un mondo occidentale che osserva l'aggressione dell'ideologia del gender, l'aggressione alla libertà religiosa e di pensiero, l'aggressione alla libertà di parola e diverse altre aggressioni sparse per il mondo a danno cattolico?
    A fronte di una risposta che avrebbe potuto essere, in qualunque caso, di circostanza o di conferma dell'interesse filologico dell'autore ho ricevuto una risposta di pura e semplice censura, della serie: non si ammettono discussioni, né tantomeno critiche ragionate- E, da parte dello stesso autore, la cancellazione dalle amicizie facebook e l'impedimento a proseguire nella conversazione.
    Ritengo che anche questo genere di informazioni debbano fare parte, doverosamente, del corredo di commenti alla recensione di cui sopra, sempre sotto la rubrica "moderazione ed equilibrio". Sempre che non incappi in una nuova censura....

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    1. La domanda è lecita e posta in modo vagamente polemico, (che peraltro non disturba affatto).

      La risposta è doverosa: Sì è di importanza centrale nel contesto del mondo occidentale.

      La tragica impostura della Shoa intesa quale nuova religione, quale dogma e monito di moralità, quale nuova religio, quale colpa collettiva dell'umanità verso il popolo eletto è giunta oramai ad una tale penetrazione sociale e mediatica proprio nel mondo occidentale che non è più possibile glissarla se si vuole essere intellettualmente onesti e ciò perché è rischiosissima.

      La sostituzione che si stà operando dai media di massa e dalla politica mainstream è del tipo: l'unica tragedia rilevante della storia e moralmente edificante è la Shoa, tale celebrazione e memoriale è necessario e doveroso da parte di tutti e verso i poveri ebrei, tutte le altre tragedie e genocidi non hanno la medesima dignità né pari valenza poi rispetto alla Shoa.

      Siccome tale religione è obbligatoria e tale culto è finalizzato alla salvaguardia dello stesso stato di Israele e alla dignità di ogni ebreo nato magari anche ieri, è in nome della necessità di tale religione e di tale culto che si può e si deve avviare al più presto la distruzione di chi questo culto non serve e questa religione non professa, ivi compresi iraniani
      palestinesi e abitanti di gaza e se questo dovesse condurre a qualche conflitto atomico, ciò non è un problema. Questo è il modo di ragionare dei sacerdoti di questa falsa religione che poi sono uomini potentissimi ricchi e influenti in tutto l'occidente


      Comprende ora come sia una vera a propria urgenza per tutto l'occidente smontare questa falsa religione al di là della sua consistenza storica che invece dovrebbe relegarla ad un evento passato da dimenticare al più presto come sostengono anche molti stessi intellettuali ebrei.

      In gioco non c'è una questione filologica, ma il rischio reale che rappresenta lo stato di Israele con la sua falsa religione per la pace in tutto l'occidente anzi in tutto il mondo.

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    2. ti sei domandato se, per caso, le tue obiezioni non fossero faziose, superficiali, incoerenti, o inutilmente polemiche?
      la cancellazione di commenti è spesso dovuta alla pochezza del commento stesso...

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    3. Le obiezioni erano talmente pertinenti che in questa sede hanno dato luogo al trattatello di cui sopra, mentre nell'altra sede a censura. Se le cose hanno un senso mi sembra questo. Dopo di che vorrei semplicemente ricordare che Orwell certe cose le diceva decenni fa: chi controlla il presente controlla il passato e chi controlla il passato controlla il presente. Non mi sembra una scoperta sensazionale sapere che il lavoro degli storici è funzionale alla gestione di qualche potere dell'oggi. Ma la scoperta sensazionale - almeno per quanto mi riguarda - è venire a sapere che la questione palestinese (o la questione ebraica o mediorientale, a secondo di come si voglia guardare) è il problema dei problemi del nostro tempo. Io ho una visuale più ristretta e confinata al mondo circostante, dove vedo in pericolo non il popolo palestinese o quello iraniano. Vedo in pericolo grave e incombente la libertà. La libertà religiosa, che in definitiva significa libertà di pensiero, oltre alla possibilità di esprimerlo, oltre alla libertà educativa, oltre alla libertà personale, nel momento che cominceranno gli arresti dello stato di psicopolizia a cui siamo destinati. E in questo quadro drammatico, per quanti sforzi faccia, mi sembra che l'ossessiva attenzione al popolo palestinese, come riflesso di un'ossessiva attenzione storiografica al popolo ebraico, sia l'ultimo dei nostri problemi. Per finire, se questo genere di obiezioni sia fazioso, superficiale, incoerente o inutilmente polemico non lo decido né io, né lo decide lei. Magari lo decide la qualità degli argomenti, se non si ha paura di affrontarli con libertà di pensiero. Quella poca rimasta, purtroppo....

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    4. Manlio Pittori8 febbraio 2014 10:41

      "il rischio reale che rappresenta lo stato di Israele con la sua falsa religione per la pace in tutto l'occidente anzi in tutto il mondo", scrive l'Anonimo 07 febbraio 2014 15:15 (ma perché non vi firmate? Come ci si può orientare, in questa selva di anonimi tutti uguali?).

      Non so, ma io se fossi un israeliano, un ebreo o un omosessuale e mi dovessi avventurare nei pressi di questo mondo preconciliare che non fa altro che accanirsi contro israeliani, ebrei e omosessuali, non mi separerei un istante dalla mia fida mazza da baseball.

      E al primo cattolico preconciliare che osasse rivolgermi la parola per dirmi quello che israeliani, ebrei e omosessuali devono fare, mostrerei la suddetta mazza.

      Perché un conto è discutere, un conto è continuare ossessivamente e compulsivamente a rompere i maroni a israeliani, ebrei e omosessuali.

      Perché se io fossi un israeliano e qualcuno mi dicesse che io (io!) sono un pericolo per la pace mondiale, la mia reazione sarebbe sicuramente un pericolo per la pace, ma solo di quella del mio interlocutore.

      Se io fossi un omosessuale e qualcuno continuasse a dirmi quello che devo e non devo fare nella mia camera da letto, credo che passi la prima, ma la seconda stai zitto e fatti gli affari tuoi.

      Ma vi rendete conto, cattolici preconciliari, che non potete continuare a rompere i maroni a tutti (ma specialmente a israeliani, ebrei e omosessuali), brandendo come una spada il vostro personalissimo CCC?

      Manlio Pittori

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    5. la Verità è sempre una priorità, non importa in che ambito: la lampada non sta sotto il moggio e il sale della terra non deve perdere il suo sapore.

      complimenti ad Andrea G. e grazie ad Andrea V. per averlo recensito.

      e non dimenticate che le vostre polemiche acquisiranno senso solo dopo che avrete letto il libro e capito di che si parla... altrimenti sarà solo chiacchiericcio da bar ;)

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    6. Mi scusi brav'uomo. Ma in quale film ha visto la pellicola "tutti se la prendono con gli omosessuali"? Nella realtà - quella vera - sono gli omosessuali, anzi una loro furente minoranza approvvigionata di soldi, opinion leaders e lobby planetarie, che se la stanno prendendo con l'intero mondo, con la pretesa di uniformarla al loro pensiero unico. Non a caso parlavo di aggressione alla nostra libertà: mi riferivo esattamente a questa ideologia del gender, femminisitoide, vittimistica e cialtrona che vorrebbe tacitare il dissenso in assoluto. Cerchiamo di restare seri, invece di dire scemenze senza fondamento, per favore...

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    7. Manlio Pittori8 febbraio 2014 20:56

      Gibbì, mi perdoni, lei mi ha aperto gli occhi. Io pensavo che in Italia comandassero le banche, i preti, i Formigoni, i Berlusconi, le oligarchie partitiche, i Mastropasqua, i Napolitano, la mafia: no, al termine della catena di comando c'è una furente minoranza di omosessuali.

      L'Italia è stata irrimediabilmente devastata non dall'avidità politica, dal consumismo decerebrato, dall'incultura afasica, dalla tassazione da cravattari, dal malaffare, dalla corruzione, dal privatismo, dal familismo e dalla criminalità organizzatissima: no, sono stati gli omosessuali.

      Mi scusi se ho scritto scemenze senza fondamento: non avevo capito che la colpa di tutto è dell'ideologia del gender, femminisitoide, vittimistica e cialtrona.

      Grazie per avermi aperto gli occhi. Che sciocco, che sono stato, a non accorgermi della tabe omosessuale che ha distrutto l'Italia.

      Manlio Pittori

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    8. Non faccia finta di non capire, egregio. Per quanti danni possano avere fatto l'avidità politica, il consumismo, la tassazione, eccetera, non sono minacce decisive ad uno dei valori fondanti della convivenza democratica come è la libertà. Non c'è solo l'Italia materiale da devastare, ammesso che quelle siano le cause principali. C'è anche un'Italia morale in gioco, che sta andando incontro alla più grave delle rovinose cadute: quella di essere assoggettati sotto un pensiero unico calato dall'alto e imposto per via giudiziaria. Il progetto dei suoi amici omosessuali, appunto. E' per questo che non mi capacito che, a fronte di un'emergenza democratica gravissima e decisiva quale quella per la libertà, ci si ostini a praticare battaglie di retroguardia utili per la storiografia, ma non certo per l'orientamento attuale. Li apra per davvero gli occhi, se le lenti ideologiche gli consentono di vedere ancora qualcosa del genere.

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    9. Manlio Pittori9 febbraio 2014 18:30

      "C'è anche un'Italia morale in gioco". Ah sì? C'è un'Italia morale? E dove l'ha vista? Io vedo un'Italia che per metà cerca di difendere la roba che le è rimasta e per metà cerca di non essere travolta dalla povertà e dalla disperazione. In comune, l'incanaglimento e l'individualismo più beceri.

      Ovvio che, date le poche righe concesse, si procede per approssimazioni, per generalizzazioni e per tautologie: è inevitabile. Ma l'ultima Italia morale mi sembra quella dei De Gasperi e di Giustizia e libertà: e son passati dei begli annetti.

      L'emergenza democratica non è dovuta certo, in Italia, a quattro poveracci di gay: stia tranquillo, Gibbì, che nessuno le toccherà le scuole cattoliche, le compagnie della opere e gli otto per mille. E non si preoccupi per "gli arresti dello stato di psicopolizia a cui siamo destinati": la polizia, in Italia, è sempre quella di Bolzaneto, della Diaz, dei suicidati in questura e della Uno bianca. Quelli come lei non hanno nulla da temere.

      Dorma sereno.

      Manlio Pittori

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    10. "L'emergenza democratica non è dovuta certo, in Italia, a quattro poveracci di gay: stia tranquillo, Gibbì....."

      Ha ragione. Posso davvero dormire tranquillo, adesso che lei mi ha informato a dovere sulla realtà delle cose. Pensi che avevo fatto un cattivissimo incubo, nel quale un certo scalfarotto voleva fare norme liberticide che imponevano il pensiero unico e la moralità laicista, pena la galera. Avevo anche sognato persone arrestate per le proprie opinioni ma poi lei mi ha saputo svegliare dal mio sonno dogmatico. E anche indottrinamenti scolastici e rieducazioni maoiste per sanare l'orrenda piaga dell'omofobia. Avevo anche sognato una specie di aberrazione giuridica chiamta femminicidio ma lei mi saprebbe rassicurare anche di questo, immagino.
      Insomma, a conti fatti e ragionando finalmente ad occhi aperti io sto qui ancora a chiedermi se lei - esimio "Pittori" - ci fa o c'è veramente...(e non le chiedo di agevolarmi la risposta)

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    11. Gentile Gibbì,

      non è mica colpa mia se lei la sera mangia pesante e poi sogna cose tremende come

      "norme liberticide che impongono il pensiero unico e la moralità laicista, pena la galera, persone arrestate per le proprie opinioni, indottrinamenti scolastici e rieducazioni maoiste per sanare l'orrenda piaga dell'omofobia".

      Si tenga leggero, la sera: eviterà i vaneggiamenti nei quali uno Scalfarotto qualsiasi è in grado di trasformare l'Italia - costituzionalmente e irrimediabilmente fasciostoide e clericale - in una riedizione - in peggio - della Cambogia dei khmer rossi.

      Siamo in Italia, Gibbì: se ne faccia una ragione. I paesi civili, cioè quelli non strabordanti di nostalgici della Mirari vos, sono altri.

      Sogni d'oro.

      Manlio Pittori

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  2. Ad anonimo del 07 febbraio - "Comprende ora come sia una vera a propria urgenza per tutto l'occidente smontare questa falsa religione al di là della sua consistenza storica che invece dovrebbe relegarla ad un evento passato da dimenticare al più presto come sostengono anche molti stessi intellettuali ebrei."
    Non credi che anche questo modo di vedere la shoah sia fuorviante? Perchè dovremmo dimenticarla? è un fatto storico ed è avvenuto realmente ( assieme allo sterminio di oppositori politici, gay, religiosi e militari catturati ). Credo che il problema sia piuttosto averne una percezione storica e non ideologica ( su questo ti dò ragione ) come fatto e non come insieme di dottrine ( ormai quando se ne parla cambio canale se è in tv o vado via se è in strada, non ne posso proprio più di risentire le stesse cose fino allo sfinimento, anche se molte sono vere.)
    Ma ricordiamola con correttezza scientifica e rispetto per i morti, non in modo asfissiante!

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  3. Sono contento che si fosse avviata, per una volta, una discussione interessante tra i commentatori... prima che intervenisse "Pittori", ovviamente. :)

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    1. Mi spiace, "Virga": mi rendo conto che intervengo con domande e contestazioni alle quali non sai e non puoi rispondere.

      Porta pazienza: prima o poi mi stuferò di chiedere senza ottenere risposta e la discussione tornerà a essere interessante, come può essere interessante darsi ragione l'un con l'altro.

      Manlio Pittori (non "Pittori")

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    2. Domande e contestazioni del tutto polemiche e prive di costrutto, portate avanti da un anonimo troll col solo scopo di disturbare e non di dialogare.

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