26 febbraio 2014

Beppe, espellili tutti! Ovvero: perché Grillo fa bene a cacciare i "dissidenti"

di Marco Mancini

Tra poco più di un'ora conosceremo il verdetto della “rete” sulla richiesta di espulsione dal gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle dei 4 senatori “dissidenti” (Orellana, Battista, Campanella, Bocchino). La richiesta è già stata accolta favorevolmente dai gruppi riuniti di Camera e Senato, anche se le voci critiche sono state più del previsto e si paventa addirittura una clamorosa scissione in seno al Movimento.

Non è una sorpresa, ovviamente, che la procedura abbia suscitato le solite critiche perbeniste nella quasi totalità dei mezzi di comunicazione e degli addetti ai lavori. Grillo è autoritario e non tollera il dissenso, si dice; del resto, non l’ha confermato lui stesso davanti a Matteo Renzi, affermando di non essere democratico? Si piangono, invece, calde lacrime sui poveri dissidenti, che rischiano di essere cacciati solo per aver espresso perplessità sull’atteggiamento del comico durante il suddetto incontro con il Presidente del Consiglio incaricato. Insomma, si piagnucola, questi poverini non hanno mai votato in difformità dal proprio gruppo, e li si vorrebbe cacciare solo perché hanno espresso opinioni diverse? Grillo vuole forse sopprimere la libertà di pensiero? Presto, urge mobilitare l’opinione pubblica contro tale barbarie!

Io, che notoriamente non sono perbenista, la vedo un po’ diversamente. Il Movimento 5 Stelle si è presentato alle elezioni con una piattaforma molto chiara: TUTTI A CASA, destra e sinistra sono la stessa cosa, i vecchi partiti sono morti e vanno distrutti, non faremo alleanze con nessuno, “Vaffa…” a tutti quanti, dallo Psiconano Berlusconi a Gargamella Bersani. Piaccia o non piaccia, queste sono state le parole d’ordine che, gridate da moltissime piazze italiane, hanno condotto il Movimento fondato da Beppe Grillo alla conquista del 25% dei voti. Una protesta trasversale rivolta contro l’establishment, in particolare quello politico. Una marea populista che ha seriamente rischiato di travolgere le istituzioni.

Con il consenso ottenuto grazie al proprio carisma e alla propria verve, Grillo ha portato in Parlamento 109 deputati e 54 senatori. Tutti i neo-parlamentari pentastellati avevano sottoscritto, prima ancora delle elezioni, un Codice di comportamento che, tra l’altro, escludeva a priori qualsiasi forma di alleanza o associazione con altre forze politiche, “se non per votazioni su punti condivisi”. Ciò nonostante, già dalle prime settimane di legislatura, sono cominciati i distinguo, i “se” e i “ma”.

Già, perché non è la prima volta che i quattro manifestano il proprio “dissenso”. Non è questione dello streaming con Renzi: già ai primi di settembre il buon Orellana (peraltro primo firmatario di una proposta di legge sul matrimonio gay) aveva lasciato balenare, sullo sfondo del “modello Crocetta” in Sicilia, la possibilità di intraprendere un eventuale dialogo con il PD. Prima ancora, aveva criticato l'espulsione della senatrice Gambaro, la quale, con notevole sprezzo del ridicolo, aveva imputato a Grillo il flop elettorale delle Amministrative, definendolo addirittura il "problema" del Movimento. In generale, da questi soggetti sono venute nel corso di tutto l’ultimo anno continue dichiarazioni critiche nei confronti del vertice del Movimento e delle sue scelte politico-parlamentari. Un vero e proprio stillicidio all’origine del quale sta, evidentemente, proprio la presa di distanza rispetto alla strategia anti-alleanze. Presa di distanza legittima, ma incompatibile con la natura stessa del Movimento 5 Stelle: sarebbe come pretendere di stare in Forza Italia e volere la socializzazione dei mezzi di produzione.

C’è di più: tutti questi personaggi sapevano e sanno benissimo che il Movimento è, a prescindere da tutte le chiacchiere propagandistiche, a base populista e carismatica. Non ci si può svegliare una mattina e accorgersi che la guida carismatica non ci sta più bene (vale per questi dissidenti grillini ciò che, nella galassia berlusconiana, è valso per i finiani prima e per gli alfaniani poi). Se se ne accorgono solo ora, sono dei cretini inadatti alla politica; se invece fanno i finti tonti, sono dei paraculi di cui liberarsi al più presto, affinché vadano a coltivare la loro ambizione altrove.

L’unico, gravissimo errore che si può rimproverare a Grillo è, appunto, la pantomima della democrazia diretta della “rete”. Sarebbe stato molto più onesto e anche molto più efficace se si fosse presentato e avesse detto: signori, io sono il leader carismatico di questo movimento, abbiamo preso il 25% grazie a me e io detto la linea. Invece no: dobbiamo ancora sorbirci le menate sullo streaming, la trasparenza, la consultazione della “rete” e dei “meetup”, “uno vale uno”, la democrazia elettronica e le altre fantasie new age ispirate dal guru Casaleggio. Bolle di sapone che hanno fornito a una massa di nullità miracolate, che senza Grillo sarebbero ancora a sfogare il loro livore su qualche blog del Popolo Viola e non prenderebbero neanche il voto dei vicini di casa, la legittimazione per poter pugnalare alle spalle chi le ha portate in Parlamento.


Caro Beppe, hai commesso un grave, gravissimo errore. Che in politica, si sa, è peggio di un crimine. La scissione te la sei meritata. Per il prossimo Vaffa-Day, ti consiglierei di prendere in prestito il verso finale di un immortale capolavoro della musica contemporanea. "Fanc**o la libertà!": mi pare decisamente un bello slogan.
 

4 commenti :

  1. Sono d'accordo con Mancini. Nonostante la mia viscerale avversione, antropologica prima ancora che politica, verso i "grillini", sono convinto che la decisione di Grillo sia incontestabile. E chi si appella all'articolo 67 della Costituzione, che vieta il vincolo di mandato, rispondo che, fermo che di questa Costituzione nata dalla guerra civile e dalla sconfitta non me ne frega nulla e che ad essa non riconosco alcuna sacralità, il "divieto del vincolo di mandato" discende dall'ideologia rousseauiana della "volontà generale" e dal costituzionalismo giacobino. E' un corollario della bizzarra ideologia democratica ("curioso abuso della statistica" diceva il buon J.L. Borges).
    Quindi, ammessa - ma ovviamente non concessa - una qualsiasi legittimazione della democrazia, non vedo perché i sia pur lunatici, irosi, ingenui - ma numerosi, e questo nella perversa logica della democrazia qualcosa conta - elettori dei Cinque Stelle debbano vedersi traditi dai loro eletti.
    Quindi, da radicale avversario, la mia totale, incondizionata solidarietà a Grillo.

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  2. Manlio Pittori7 marzo 2014 22:23

    Non capisco perché mr. Silente commenti un articolo come questo: uno al quale "della Costituzione italiana non gliene frega nulla" e che considera la democrazia una "bizzarra ideologia" dovrebbe astenersi dall'anche solo sfiorare temi che trovano il loro fondamento proprio nella Costituzione e nella democrazia.

    Sarebbe come se io, dopo aver premesso che del Catechismo della Chiesa cattolica non me ne frega nulla e che considero le credenze religiose un bizzarro residuo del pensiero primitivo, discettassi con superbia del celibato dei preti o della presenza reale del corpo di Cristo nell'Eucarestia, pretendendo di dare ragione ai vaticanosecondisti o agli antivaticanosecondisti.

    Mr. Silente dovrebbe solo occuparsi di organizzare la "Colonna Fabrizio Ruffo" delle Brigate Sanfediste: proselitismo, azioni dimostrative e colpirne uno per educarne cento.

    Manlio Pittori

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  3. Vede, caro Pittori, il fatto è che noi abominevoli reazionari e clerico-fascisti abbiamo, oltre alla deplorevole colpa ontologica di esistere, anche quella di ragionare sul mondo che ci circonda, anche se lei, in perfetta coerenza con l'ideologia democratica, ritiene che non ne abbiamo il diritto. Comunque, visto che Eugenio Scalfari discetta di teologia, perché non potrei avere il diritto di parlare di democrazia e di costituzione? Mi vergogno un po' a dirlo, vista la mia feroce avversione per la "political correctness", ma chi di noi due, ora, è più "democratico, aperto, inclusivo"?.
    Poi, veda lei e, come dicevano i suoi amici del '68: "ognuno ha il diritto alle sue contraddizioni".

    P.S.: sa che l'dea della "Colonna Fabrizio Dionigi Ruffo dei duchi di Bagnara e Baranello" delle Brigate Sanfediste non è male? Il nome è un po' lungo, ma possiamo rimediare in "Cardinal Ruffo". L'interessato, dall'alto del Paradiso, comprenderà e sorriderà.

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    1. Manlio Pittori8 marzo 2014 20:44

      Gentile Silente,

      non leggo Scalfari da anni, ma da quel poco che mi ricordo non mi pare che Scalfari consideri la teologia una bizzarria per minus habentes e non mi pare nemmeno affermi che della Chiesa cattolica non gliene frega nulla.

      Si interessa, a suo modo, di entrambe le cose e non le disprezza, mi pare.

      Lei, invece, detesta - apertis verbis - la Costituzione e la democrazia.

      Quindi, ribadisco sommessamente la mia opinione: a quelli che lei, il cui orizzonte inizia e finisce con la Mirari vos, dovrebbe essere interdetto ogni discorso intorno alla democrazia e ai partiti politici.

      Meglio sarebbe se ve ne asteneste vostra sponte: ma l'umana supponenza è tale che alle volte occorre imporre quello che logica e buonsenso consiglierebbero di fare da soli.

      Chi combatte la democrazia, come lei si vanta di fare, non è degno delle tutela che la democrazia appronta ai cittadini. Lei è un suddito di Santa Madre: si comporti pertanto secondo le regole della sua Chiesa, che non mi pare abbiamo qualcosa a che fare con le procedure della democrazia.

      Troppo comodo, gentile Silente, valersi della democrazia solo quando le fa comodo: la democrazia non è mica il 36 barrato, che lei prende se, come e quando ne ha voglia.

      Io sono democratico, aperto e inclusivo solo con chi lo è anche nei confronti di tutti; così come sono non violento nei confronti di chi da non violento si comporta.

      Se qualcuno mi aggredisce, tiro fuori la mazza da baseball che conservo accanto alla leva del cambio, a scopi preventivi e terapeutici.

      Le pare più chiara la faccenda, ora, egregio Silente?

      Non perda altro tempo, adesso: c'è da arredare il covo con stendardi e orifiamma.

      Molto distintamente,

      Manlio Pittori

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