23 febbraio 2014

Sondaggi della Chiesa o chiesa dei sondaggi?

di Giuliano Guzzo
Da mesi non passa giorno che non si annuncino come prossime, per la Chiesa, delle “aperture”. Basandosi sul sistematico fraintendimento delle parole di Papa Francesco – decontestualizzate o addirittura manipolate , sono infatti molti a pronosticare degli aggiornamenti, chiamiamoli così, soprattutto in materia morale. La Chiesa deve aprire gli occhi – è la tesi di costoro – oppure finirà col chiudere le chiese per mancanza di fedeli, sostengono costoro. A generare ulteriore confusione, poi, c’è stato l’invio da parte della Santa Sede agli episcopati nazionali di una serie di questionari da utilizzarsi per la III Assemblea Generale Straordinaria del Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà in Vaticano dal 5 al 19 ottobre 2014; una mossa che non pochi, persino nel clero, hanno letto come anticamera di un cambiamento ormai prossimo.

Queste, dunque, le aspettative. C’è però un problema che sembra sfuggire, e non è di poco conto. Il problema è che per quanti sondaggi si possano effettuare nella Chiesa – sebbene commissionati dalla Santa Sente ed eseguiti col massimo rigore metodologico – questi non potranno essere mai portare alcun genere di mutamento sostanziale. Diversamente dai sondaggi della Chiesa alla chiesa dei sondaggi il passo sarebbe breve, per non dire immediato. Il che, prima che con il Catechismo e con una tradizione bimillenaria, sarebbe in netto contrasto con lo stesso insegnamento di Gesù Cristo, il quale si trovò per primo spettatore di quanto sia difficile, per gli uomini, accettare integralmente il messaggio cristiano.
Lo si racconta nel Vangelo di Giovanni, che riferisce come «molti discepoli, dopo aver udito» quello che Gesù aveva predicato loro, «dissero:”Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?”» (Gv, 6:60). Sono le stesse lamentele che non pochi fedeli ed anche diversi non cattolici esprimono oggi nei confronti dell’insegnamento della Chiesa, giudicato troppo ridigo: «Chi può ascoltarlo?». L’aspetto notevole è che la difficoltà di aderire al Cristianesimo veniva manifestata da persone che, a differenza nostra, avevano a che fare direttamente con Gesù, e dunque con una figura – sia detto senza offesa – verosimilmente più carismatica di qualsiasi altro predicatore. Eppure neanche a Lui, il Figlio di Dio, furono risparmiate critiche: «Questo parlare è duro».
La conferma del dissenso nei confronti delle parole di Gesù viene dal fatto che «da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui» (Gv, 6:66); al punto che perfino i dodici furono sul punto di lasciarlo: «Perciò Gesù disse ai dodici: “Non volete andarvene anche voi?”» (Gv, 6:67). Bene, e dopo Lui cosa fece? Pensò di calibrare meglio il proprio insegnamento, cambiò idea, decise di sondare meglio l’umore dei suoi discepoli delusi per capire dove aveva sbagliato? Niente affatto, nessun cambio di rotta: anche a costo di restar solo, Gesù rimase sulle sue posizioni, sul suo «parlare duro».
Non concesse cioè neppure mezza “apertura” alle critiche dei discepoli. Continuò per la propria strada, serenamente. Ed è quello che la Chiesa deve fare e farà, con buona pace di quanti auspicano delle “aperture” che forse – anche se questo, a dire il vero, è tutto da vedere – farebbero rientrare qualche fedele, ma di certo farebbero fuoriuscire la Fede, rendendo così vana la propria missione, che non è quella di attirare simpatia, ma di portare Salvezza. Oltretutto sarebbe paradossale, per la Chiesa, mettersi a prendere lezioni di morale da un mondo in larga parte disordinato, demograficamente moribondo, che legifera a favore dell’eutanasia infantile ed inizia ad interrogarsi sull’opportunità di continuare o meno a condannare la pedofilia.
Sarebbe assurdo e – volendo metterla sul piano meramente strategico – suicida. Sarebbe infatti da ingenui sottovalutare il fatto che le confessioni cristiane più permissive in materia di morale – pensiamo in particolare a quelle protestanti nordeuropee – benché “aperte” in fatto di aborto, unioni gay e chi più ne ha più ne metta subiscono una continua emorragia di fedeli, trovandosi oramai ad un passo dalla definitiva irrilevanza. Questo perché, conformemente a quando dicevamo poc’anzi, non solo dai sondaggi della Chiesa alla chiesa dei sondaggi il passo è breve, ma una chiesa dei sondaggi è già finita. Se il Cristianesimo si riducesse ad essere orizzontale, aperto a più fedeli possibili ma chiuso alla Fede che solo dall’alto può ricevere alimento, ben presto orizzontale rimarrebbe. Come i cadaveri.
Per fortuna Qualcuno, duemila anni or sono, ci ha già spiegato che il «parlare duro» – sempre amalgamato alla Carità, ovviamente – non è il problema ma la soluzione. Concludiamo ricordando a quanti seguitassero ad avere dubbi sugli insegnamenti morali proposti dalla Chiesa le splendide parole di padre Réginald Garrigou-Lagrange (1877 – 1964), il cui anniversario della morte è ricorso proprio in questi giorni, che sintetizzano benissimo il senso della morale cristiana e la sua differenza col moralismo laico: «La Chiesa è intransigente sui principi, perché crede, è tollerante nella pratica, perché ama. I nemici della Chiesa sono invece tolleranti sui principi, perché non credono, ma intransigenti nella pratica, perché non amano».
 

1 commento :

  1. Apprezzo questo blog soprattutto per la ricchezza e la vivacità della discussione, per la disponibilità al dialogo dei partecipanti e per l'interesse che ciascuno dimostra per le opinioni altrui. E' bello, discutere su C&dM: riempie il cuore di fiducia nell'umanità.

    Grazie.

    Manlio Pittori

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