13 marzo 2014

“Il Catechismo del pallone” di Corrado Gnerre

di Andrea Virga

«Un tiro da fuori area di Bruno Giordano ha un valore ontologicamente superiore ad un'affermazione filosofica di Giordano Bruno»
Il mese scorso è comparso in libreria un agevole e simpatico libretto dal titolo “Il Catechismo del pallone”, che si propone di leggere «il calcio come metafora della vita» e «riscoprire la dottrina cattolica con il gioco più bello del mondo».
L’autore, il Prof. Corrado Gnerre, è docente di antropologia filosofica presso l’Università Europea di Roma e di storia delle religioni presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Benevento e ha già pubblicato altri testi di apologetica. Alla fede cattolica, unisce il tifo calcistico (per la S.S. Lazio). Non aveva però pensato di unire le due cose, se non per la lettura del libro di Gnocchi e Palmaro “Manuale di sopravvivenza per interisti”. La prefazione poi è di un grande allenatore del calcio italiano, Giovanni Trapattoni, uno dei commissari tecnici più vincenti di sempre.
La casa editrice è invece la Mimep Docete, fondata da due sacerdoti e dalle suore loretane, e merita un paio di parole. Nasce nel 1980 con il lodevole proposito di servire all’apostolato per mezzo stampa, ma poi estende le proprie attività, senza trascurare i mezzi di comunicazione più moderni, dagli ormai vetusti vhs ai dvd e ai contenuti per smartphone. Grazie all’opera indefessa delle religiose, tutta una serie di testi utili, dalla teologia al catechismo per bambini all’apologetica, vede la luce, con un ottimo rapporto tra qualità editoriale e prezzo.
Tornando al nostro libro, si presenta come assai scorrevole alla lettura e si presta anche ad una lettura disimpegnata. Questo non toglie però che il contenuto sia serio e per nulla banale. Secondo lo studioso beneventano, il calcio sarebbe lo sport cattolico par excellence, per una serie di motivi, spiegati nel dettaglio.
In primo luogo, il calcio è uno sport in cui il pareggio tra squadre resta frequente, segno che – come nella nostra vita terrena – non esistono solo Santi e dannati, ma spesso l’esito è più complesso, e passa per i “tempi supplementari” del Purgatorio. Né è scontato che la vittoria arrida alla squadra che ha giocato meglio, dal punto di vista dello spettacolo, ma può arridere anche a chi abbia fatto un unico tiro in porta (a segno) in tutta la partita, esattamente come a chi si salva grazie al pentimento dopo una vita dissoluta.
Allo stesso modo, non c’è neanche l’esigenza di una particolare predisposizione fisica come in altri sport, specie nell’atletica. Si ricordano campioni di varia conformazione somatica, e addirittura con handicap quali il guercio Hannes e lo zoppo Garrincha: la “via della salvezza” è offerta a tutti. Viceversa, la bravura dei singoli non basta a dare la vittoria alla squadra, nemmeno se tutti fossero dei fuoriclasse, ma molto dipende dal gioco di squadra e dalla capacità di ognuno di svolgere il proprio ruolo al meglio. Sorge spontaneo il parallelo con la dottrina sociale cattolica, che è comunitaria, organicista e gerarchica.
Infine, il calcio, con le sue tradizioni di squadra e le sue scuole di gioco, è lo sport che più di tutti sa incarnare lo spirito popolare, tanto delle nazioni quanto delle città o addirittura di singoli quartieri. Lo stesso vale per il cattolicesimo, che è universale, ma non cosmopolita, mantenendo ed esaltando in sé le differenze culturali e identitarie. Al contempo, è un gioco semplice, lontano da tanti schemi ideologici o intellettualismi sterili, fatto per essere compreso da tutti, come appunto la religione cattolica.
Nei capitoli successivi, Gnerre spiega le Virtù teologali e cardinali e i doni dello Spirito Santo facendo proprio riferimento a figure di calciatori. Il libro termina, poi, con una serie di esempi concreti dell’incontro tra devozione cattolica e passione calcistica, come il portoghese Fernando Calò, prematuramente asceso al Cielo, oppure il San Lorenzo de Almagro, squadra argentina che vanta un tifoso speciale, come Papa Francesco.
In conclusione, il giudizio su questo libro non può che essere positivo. Nella sua semplicità, riesce ad essere comprensibile sia per chi non ha una conoscenza enciclopedica del calcio, sia per chi, pur magari battezzato, ha più dimestichezza con la formazione della Juventus che non con i fondamentali della dottrina cattolica. D’altra parte, è d’una limpidezza cristallina riguardo ai contenuti: un cattolicesimo senza aggettivi, lineare e concreto, senza aggressività, ma ben distinto da ciò che cattolico non è, come la mentalità protestante e liberale.
Per questa ragione, si presta particolarmente bene a spiegare la nostra fede, molto meglio di tutti quei libretti, smielati nei toni ma fumosi nei contenuti, che oggi ammorbano le librerie cattoliche. Non possiamo dunque che concordare con l’autore, che «il calcio è solo un gioco, ma un gioco che aiuta a ricordare all’uomo che la vita non è un gioco… ma una cosa molto seria.»
 

4 commenti :

  1. B. G. nel 1980 fu coinvolto nello scandalo del calcio scommesse, scoppiato il 23 marzo con l'arresto a Pescara, a fine partita, di Massimo Cacciatori, Lionello Manfredonia, Giuseppe Wilson e dello stesso Giordano. Lo scandalo porterà alla retrocessione d'ufficio in Serie B della Lazio. Condannato a 3 anni e 6 mesi (come pure Manfredonia) gli furono condonati due anni in seguito alla vittoria azzurra del Mondiale

    è cattolico anche truccare le partite?

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  2. é noto che il calcio è nato nella protestante, liberale e massonica Inghilterra. Ruggero Romani.

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    1. e allora potresti evitare d'usarlo come metafora del Cattolicesimo?

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  3. Manlio Pittori17 marzo 2014 11:18

    Il pareggio sarà anche frequente, ma i tempi supplementari sono molto rari: solo nelle coppe, quindi diciamo meno dell'un per cento del totale delle partite, a stare belli larghi.

    Inoltre se, in Mitropa cup per esempio, l'andata tra A e B finisce 1-1 e il ritorno finisce 2-2, passa A, nonostante i due pareggi.

    In quanto alla faccenda "universale vs. cosmopolita", la formazione dell'Inter del triplete comprendeva 4 argentini, 3 brasiliani, un macedone, un camerunense, un olandese e un romeno. E' universalismo, cosmopolitismo o semplice capitalismo applicato al calcio?

    Scherza coi fanti e lascia stare i santi, mi dicevano da bambino: qui, mi pare, i cattolici si dilettano coi fanti perchè parlare di santi (per tacere della teologia) è impresa improba.

    Manlio Pittori

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