30 marzo 2014

L’alba di tutto

di Riccardo Zenobi
Se nel 1905 Robert Hugh Benson ha suscitato stupore con il suo libro “Il padrone del mondo”, dove descrive una società del tutto scristianizzata, profetizzando che in futuro il nazionalismo (rampante nel periodo dell’autore) avrebbe lasciato posto al mondialismo (imperante oggi), nel 1907 esce un libro dove si descrive qualcosa di diametralmente opposto: l’utopia di un mondo completamente cristiano. I due libri sono, come affermato dallo stesso autore, il dipinto rispettivamente dello spirito del mondo e dello spirito del Vangelo, messi in pratica ognuno dei due senza mezze misure e senza inibizioni, in un mondo che permette il loro pieno sviluppo.

"L’alba di tutto" è principalmente la presentazione agli occhi dell’uomo moderno (che sia vissuto nel 1907 o nel 2000 poco cambia) di una società che accetta il Vangelo non solo a livello di singoli privati, ma a livello sociale: non solo formalmente, ma completamente. Poiché l’opera è rivolta principalmente ad un pubblico che vive in una società dove Cristo è tollerato solo nel privato, e il cattolicesimo perde così la sua capacità di formare e sviluppare le società umane, questo mondo è presentato attraverso gli occhi di un uomo, un monsignore inglese che nel racconto vive nel 1973, il quale ha subito una perdita di memoria e ritiene che la società sia ancora quella della Belle Epoque, dato che nei giorni precedenti la sua amnesia stava appunto leggendo la storia di quel periodo. Il protagonista si trova quindi del tutto spaesato, e a tratti spiazzato dalla società e dall’organizzazione mondiale, non solo a livello politico o di mentalità delle masse e dei singoli, ma propriamente per il mondo in sé, un mondo dove non solo il cattolicesimo è accettato socialmente per fede, ma anche e soprattutto per ragione. La cosa più sbalorditiva per il protagonista è che il cristianesimo non solo è la fede, ma è anche la ragione, e che i dogmi del cattolicesimo sono visti come i dogmi dell’universo. E’ questo, nella prima parte del libro, l’ostacolo più grande al recupero della memoria da parte di mons. Masterman, il quale viene portato a contatto con la realtà attraverso viaggi in svariate parti d’Europa, per avvezzarsi alla società in cui vive.

Nella seconda parte del libro avviene una variazione nella mente del protagonista, quando viene messo a contatto con una dura realtà: il tribunale inquisitorio. In quanto prelato domestico e assistente del cardinale Bellairs, deve occuparsi di radunare i giudici incaricati di inquisire un uomo che lui stesso aveva incontrato a Lourdes, il benedettino dom Adrian Bennett, accusato di eresia. Se prima di ciò la cosa più difficile da accettare era che il cristianesimo non è solo una questione privata o di fede, ma anche sociale e di ragione, adesso la cosa più abominevole agli occhi del protagonista è che una società cristiana condanni a morte una persona per via di quelle che mons. Masterman reputa ancora opinioni private. Ciò lo porterà quasi sull’orlo dell’esaurimento nervoso, montandogli dentro una rabbia enorme contro “il sistema”, che reputa disumano e castrante l’umanità dei singoli. Sebbene con la ragione possa ammettere che la società deve difendersi da chi ne mina i fondamenti sui quali poggia e sia confortato dal fatto che la pena di morte non viene più ritenuta necessaria da nessun teologo, ciò non diminuisce il sentimento di ripugnanza per questo lato della vicenda. Nel libro sarà dom Adrian stesso, appena dopo la conclusione del processo che lo ha condannato a morte, a difendere la società e la legittimità di un tribunale del genere, pur reputando sé stesso innocente e le sue opinioni del tutto cattoliche, e ad attaccare la visione sentimentalista di Cristo che ha il protagonista, ai cui occhi pare invero che la Croce, che in passato era portata dalla Chiesa, sia stata da questa caricata sulle spalle del mondo. L’occasione che alla fine farà crollare questa sua idea viene data dalla reazione dei socialisti alla conversione al cattolicesimo dell’imperatore tedesco e alla votazione del disegno di ripristino della Chiesa cattolica in Inghilterra. Sentendosi accerchiati, i socialisti (che in passato erano riusciti a creare dei paesi in cui mettere in pratica i loro sistemi, poi crollati) decidono di tentare il tutto per tutto, anche a costo di scatenare una distruttiva guerra aerea contro il resto del mondo. Mons. Masterman, venuto a conoscere in questo frangente il vero volto della società cristiana, è costretto a rivedere il suo sentimento personale di odio nei suoi confronti.

L’autore del libro è ben conscio delle obiezioni che si possono fare – e si fanno – ad una società che ammetta la regalità sociale di Cristo, e per questo tutto il racconto è un susseguirsi di evidenze che incrinano una dopo l’altra le presunzioni di chi ritiene che una società del genere non deve esistere, sapendo che si tratta, alla fin fine, di una resistenza del tutto umana e comprensibile all’intervento di Cristo nel mondo e nel cuore di ogni uomo. L’abilità narrativa di Benson rende il protagonista del racconto lo specchio in cui sono raccolte tutte le obiezioni che un eventuale lettore può muovere, e tutto viene analizzato dal punto di vista sia razionale che esistenziale, lasciando alla fine la scelta tra spirito del mondo e spirito del Vangelo alla persona nuda, senza più paramenti intellettuali o razionalisti che rendano a priori impossibile il confronto tra queste due tendenze, entrambe radicate nel cuore dell’uomo.
 

1 commento :

  1. oh.. .che espediente letterario nuovo!
    immaginarsi una società fatta esattamente come pensiamo che dovrebbe essere e raccontarla come idilliaca e poi immaginare un'altra società opposta e raccontarla come disastrosa.
    già già questa è la prova definitiva che il ragionamento dell'autore è corretto!

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