11 marzo 2014

Mario Palmaro (1968-2014)

di Fabrizio Cannone
Il 9 marzo 2014, dopo una brutta malattia che durava da oltre un anno, ci ha lasciati Mario Palmaro, uno dei migliori bioeticisti italiani e un apologeta cattolico di grande incisività. Difficile ripercorrere rapidamente tutte le tappe di una vita, ottimamente spesa e di grande intensità spirituale, benché di soli 45 anni. Ma una sintesi della stessa ci aiuterà a cogliere meglio il valore di una figura che potrebbe e dovrebbe assurgere a modello per i cattolici del XXI secolo, specie per gli uomini e per i giovani padri di famiglia.


Palmaro, nato presso Monza, laddove è mancato pochi giorni fa, si era laureato nel 1995 presso l’Università statale di Milano con una tesi sull’aborto procurato, specializzandosi nelle tematiche bioetiche e gius-filosofiche. Il tema dell’aborto, o meglio della lotta per la difesa della vita innocente, diverrà da allora una sua prerogativa, un suo punto d’onore e forse la sua passione principale. E questo anche per un nobile motivo di riconoscenza: la madre di Palmaro infatti preferì correre il rischio di morire piuttosto che abortire il proprio figlio. Così, nell’anno emblematico del 1968, la signora Palmaro morì, e Mario vide la luce. Dopo lunghi anni di militanza nel Movimento per la vita, Palmaro fondò con altri membri storici dell’associazione una nuova realtà, di cui è stato fino all’ultimo presidente nazionale, il Comitato Verità e Vita.

Ma Mario Palmaro è stato anche un valido docente di filosofia e di bioetica presso l’Università Europea di Roma, ateneo pontificio che ha aperto la prima facoltà di Bioetica al mondo, e da molti anni un attivissimo conferenziere, scrittore e giornalista. Non è semplice stilare una lista di tutti i suoi saggi e dei suoi testi di approfondimento. Tra i testi di tenore scientifico spiccano Aborto e 194Fenomenologia di una legge ingiusta (Sugarco, 2008) e Eutanasia: diritto o delitto? (Giappichelli, 2012). In quest’ultimo saggio è evidente, specie per chi lo segue da anni, che si tratta del frutto maturo di una raggiunta maturità intellettuale e direi sapienziale.

Ancora più numerosi sono i suoi libri, spessissimo scritti col suo sodale Alessandro Gnocchi, dedicati a vari temi della cultura, della fede e di attualità (perfino sportiva!), in cui il tono semi-serio e a volte francamente esilarante, nulla toglie alla lucidità dell’analisi e alla loro impareggiabile forza apologetica. Tra di essi, ne citiamo solo alcuni, tanto sono numerosi: Formidabili quei papi: Pio IX e Giovanni XXIII (Ancora, 2000); Catholic Pride (Piemme, 2005); Manuale di sopravvivenza per interisti (Piemme, 2005); Contro il logorio del laicismo moderno (Piemme, 2006); Io speriamo che resto cattolico (Piemme, 2007); La messa non è finita (Fede & Cultura, 2008); Viva il Papa! (Vallecchi, 2010); L’ultima messa di Padre Pio (Piemme, 2010); La Bella Addormentata (Vallecchi, 2011); Ci salveranno le vecchie zie (Fede & Cultura, 2012). L’ironia di Palmaro è sottile ma mai irrispettosa, il desiderio di far riflettere sia gli avversari sia i correligionari troppo irretiti dal mondo è palese; altrettanto bello appare il metodo, fatto di citazioni precise, di analisi garbate e signorili (senza scurrilità alcuna), ma con una sapiente miscela che unifica la serietà dottrinale delle battaglie in corso (per la vita, per la famiglia, per la Chiesa) con la dolcezza e l’arguzia tipiche di chi vive in prima persona della vita serena della fede e della grazia.

Notissimo poi al grande pubblico cattolico Palmaro lo è divenuto grazie alla prolungata collaborazione con Radio Maria, e alla rubrica di bioetica che condusse brillantemente per molti anni. In essa, dopo una breve esposizione del tema scelto, con tatto e pacatezza rispondeva alle domande dei radio-ascoltatori, ne soppesava con intelligenza le argomentazioni e ne confutava, oserei dire gentilmente, gli errori e le aporie. Da non dimenticare neppure la sua collaborazione con varie testate giornalistiche, importanti a vario titolo, che lo hanno visto, specie nell’ultimo lustro, protagonista nel dibattito teologico-politico italiano, con netta preferenza per le tematiche bioetiche e morali. Tra i quotidiani di rilievo il Nostro ha pubblicato diversi pezzi sia con Il Giornale, sia soprattutto su Il Foglio, in cui non raramente ha mostrato le lacune e le contraddizioni della pastorale odierna, giudicata criticamente come troppo mondana, troppo orizzontale e troppo dimentica dei valori e dei principi della Tradizione per ricevere una fondazione sufficientemente solida e ancorata. Molto importanti sono gli articoli di fondo che l’apologeta lombardo ha pubblicato sul Timone e credo che i suoi numerosi amici e discepoli (tra cui noi vogliamo collocarci) dovrebbero impegnarsi per la pubblicazione di un volume che li raccolga tutti. Sarebbe forse il più bell'omaggio ad un raro esempio di apologeta contemporaneo che ha unito al meglio due importanti qualità umane: l’ortodossia e la simpatia.

Ma il Palmaro è stato anche uno sposo, un marito impegnato in questa altissima vocazione umana, e un padre di 4 figli, premuroso, esigente ed aperto. Per convincersene basterebbe ascoltare le due ampie conferenze (ora in DVD) tenute dallo studioso presso l’associazione Amici del Timone di Staggia Senese oppure leggere con attenzione la descrizione che la giornalista Marianna Rizzini ha fatto di casa Palmaro su Il Foglio del 1° marzo 2014. Avendo avuto la gioia di parlarci un paio di volte, a Roma e a Firenze, posso dire a tutti coloro che lo conoscevano solo attraverso i libri che Mario era anche di persona proprio come appariva sulla carta: schietto, sincero, alla mano e gioviale. Non mi importa se ho dimenticato qualcosa in questa rapida rievocazione, mi basta aver mostrato l’essenziale: anche oggi, nel XXI secolo dell’era cristiana, è possibile essere buoni cristiani e uomini completi. Mario Palmaro ci è riuscito.
 

7 commenti :

  1. Credo anch'io che una summa dei suoi scritti sarebbe il più bell'omaggio che si possa fare a lui.
    Infatti non solo è stato un buon cristiano ma anche un filosofo e divulgatore molto bravo. Tra i pochi cattolici, colti ed equilibrati che ci fossero oggi.

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  2. Una grande perdita per tutti noi ed una conquista per il Cielo.

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  3. Un uomo che a me mancherà tantissimo. La sua capacità di cogliere il vero alla luce della fede nella giungla ideologica in cui oggi viviamo ,in particolare dentro la Cattolica Chiesa che lui amava immensamente, è una caratteristica che solo lui possedeva in modo così accentuato. Io ho potuto conoscerlo in tre magnifici giorni di ritiro per famiglie lo scorso agosto. Pur se già duramente provato, ha donato a tutto il numeroso gruppo di famiglie oltre a due straordinarie conferenze, la possibilità vi vivere la quotidianità dei pasti e dei momenti di dialogo, con una serenità e una forza morale radicata in una fede lucidissima. Ho potuto giocare con i suoi figli che oggi ho rivisto al funerale. La moglie Annamaria trasmette una serenità sincera e forte. Mario grazie di tutto quello che ci hai dato.

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  4. Fundite fletus, edite planctus, resonet tristi clamore forum:
    cecidit pulchre cordatus homo
    quo non alius fuit in toto
    fortior orbe.
    Ruggero Romani

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    1. Ruggero Romani viene qui a citare provocatoriamente l'Apokolokyntosis di Seneca, sfottendo così Palmaro e coloro che lo piangono. Sarebbe assai meglio cancellare il suo commento.

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    3. resonet"? Il congiuntivo esortativo è volgare, meglio l'indicativo
      "planctus", "fletus"?
      e perché al plurale?
      Fletum fundite, edite planctum,
      tristi resonat forum clamore
      cordatus cecidit homo
      quo nemo fuit fortior
      toto in orbe

      il calco non è un insulto
      considerando che forse Claudio non era acutissimo ma ad ammazzare Seneca non fu lui ma suo nipote Nerone; mai irritare i propri allievi: filosofia spicciola che il filosofo iberico aveva dimenticato

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