09 aprile 2014

Fecondazione eterologa: la Consulta eversiva e il cancro della democrazia liberale

di Marco Mancini

E’ arrivata, dunque, l’ultima picconata alla legge 40 del 2004, che regola la procreazione medicalmente assistita. La Corte Costituzionale ha giudicato incostituzionale il divieto di servirsi della fecondazione eterologa, cioè di ricorrere a gameti esterni alla coppia. D’ora in avanti, dunque, le coppie con problemi di sterilità potranno rivolgersi a donatori esterni per ottenere gli agognati ovuli/spermatozoi, come già accadeva prima dell’approvazione della legge.

Si tratta solo dell’ultimo colpo inferto alla legge, dicevamo, almeno in ordine di tempo. Non è finita qui, infatti: presto potrebbe cadere anche l’ultimo paletto, ossia il divieto utilizzare gli embrioni “avanzati” dai cicli di fecondazione come cavie per la ricerca. I nuovi Mengele già si fregano le mani. In precedenza, erano stati cancellati i limiti all’impianto degli embrioni e il divieto di crioconservazione, oltre che il divieto della diagnosi preimpianto. Insomma, la legge, che era passata indenne anche ai referendum abrogativi del 2005, è stata via via smantellata ad opera di giudici ordinari, amministrativi, costituzionali e persino europei.

In tutto questo, c’è ancora chi viene a raccontarci la barzelletta della sovranità popolare. La sovranità del popolo italiano è sequestrata da quindici figuri che utilizzano il feticcio della Costituzione per rielaborare la legge a uso e consumo della propria visione ideologica, togliendo di mezzo tutto ciò che non vi si conforma. Una manica di parassiti ultrastipendiati ed eversivi, nominati in parte dal parassita ultrastipendiato ed eversivo per eccellenza che siede al Quirinale, che occorerebbe togliere di mezzo con decisione, in un’ottica di reale spending review e di proficua disinfettazione del corpo sociale. Un vero e proprio cancro per la vita nazionale, non a caso frutto del malsano giuspositivismo kelseniano.

Ma non è solo questione della Corte Costituzionale: il difetto sta nel manico, ossia nell’essenza della democrazia liberale e pluralista. Si tratta di un sistema fondato sulla “dittatura del relativismo”, che rinuncia a porsi il problema non solo della verità, ma addirittura del bene comune, per abbracciare invece l’ideologia dei diritti, ossia dei capricci individuali. Più diritti per tutti, come dice Rodotà. Venghino, signori, venghino, a soddisfare il proprio sacrosanto “diritto al figlio”, naturalmente “sano”. Sfornate pure quanti embrioni preferite, fino a quando troverete quello che più vi aggrada. Siete sterili? Si trasformino uomini e donne in stalloni e vacche da monta, si creino banche del seme e uteri in affitto! E volete forse negare agli omosessuali la possibilità di contrarre matrimonio e di allevare figlioli? Si calpestino pure la natura, la dignità umana, la ragione, il buon senso, purché l’individuo sia libero di soddisfare i propri “diritti”. Dio solo sa fino a dove condurrà questa follia.

Per questo appaiono puerili i tentativi, presenti pure in certa teologia politica ratzingeriana, di conciliare cattolicesimo e liberalismo, magari offrendo a quest’ultimo il sostegno di una presunta base valoriale condivisa. La democrazia liberale è irriformabile, inutile farsi troppe illusioni. Ciò non significa che ci si debba limitare a scomunicarla attraverso un autoconsolatorio intransigentismo verbale, in una situazione in cui i cattolici sono oramai una piccola minoranza. Possiamo e dobbiamo servirci, invece, degli strumenti che la stessa democrazia liberale ci mette a disposizione, finché non ci verranno tolti. Occorre dunque proseguire senz’altro una dura e intransigente battaglia culturale, che ci consenta di creare le condizioni per una nuova egemonia, quando si sarà toccato il fondo e si sentirà il bisogno di risalire. Nel frattempo, a questo deve accompagnarsi un saggio ed accorto realismo politico, volto a sfruttare qualsiasi strumento, fuori e dentro le aree parlamentari, per rallentare la corsa verso l’abisso, trattenere il pieno dispiegarsi delle forze della dissoluzione e marcare delle linee di resistenza, per quanto fragili. L’apparente invincibilità del nemico non ci esonera in nessun caso dalla buona battaglia, che dobbiamo continuare a combattere candidi come colombe, ma astuti come serpenti. 
 

14 commenti :

  1. Io invece sono contento.

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  2. Uno solo appunto a questo bell'articolo di Marco: egli scrive:"Nel frattempo, a questo deve accompagnarsi un saggio ed accorto realismo politico, volto a sfruttare qualsiasi strumento, fuori e dentro le aree parlamentari, per rallentare la corsa verso l’abisso, trattenere il pieno dispiegarsi delle forze della dissoluzione e marcare delle linee di resistenza, per quanto fragili." Eppure questa è stata la politica che ha portato alla nascita della legge 40, una legge ingiusta e contraddittoria, dunque facilmente aggredibile sul piano giuridico. Ora stiamo peggio di prima (della legge 40), grazie alla politica "dell'accorto realismo". Alfredo

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  3. La democrazia fino ad oggi è stata una commedia per prendere per il naso la massa che crede di essere sovrana.
    Adesso però la democrazia progressista si fa sempre più arrogante e meno rappresentativa, alle riforme economiche e sociali ci pensano i tecnocrati e all'etica i giudici.
    La commedia finisce e la dittatura del politicamente corretto e progressista si fa sempre più autoritaria.

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  4. Ovviamente qua si fa (finta?) di aver la memoria corta.

    Nei referendum del 2005 il popolo italiano non respinse la proposta di abrogazione della l.40, semplicemente decise di non decidere disertando le urne (anche grazie ad una campagna vigliacca di chi preferì sfruttare l'astensionismo fisiologico" per i suoi interessi).

    Peraltro non si comprende perché questa "decisione di non decidere" dovrebbe essere considerata una benedizione popolare mentre un secco rifiuto all'abrogazione (legge 194 e legge sul divorzio) no.

    E comunque se non siete buoni a scrivere delle leggi decenti non è colpa mia

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  5. Onore al camerata Marco!
    Condivisione sentita, piena, appassionata e ferma. La democrazia attuale non è una banale forma di governo come quelle studiate dalla politologia classica (monarchia, aristocrazia, oligarchia, etc.) ma è un'ideologia. Un'ideologia di morte. Organizziamo la resistenza e l'opposizione, tenendo ben alto il livello dello scontro e sfruttando tutti gli spazi e i momenti propizi. Purezza d'ideale certo, ma anche realismo pratico. In ogni caso mai perdersi d'animo: è un gigante coi piedi d'argilla. Crollerà.

    EMR

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    1. Stavolta sono d'accordo con EMR, a parte forse l'eccessiva enfasi e a parte il fatto che la politologia classica (Platone, Aristotele, Polibio, Cicerone, San Tommaso ) parlavano, - riferendosi alle tre forme classiche - di monarchia, aristocrazia e democrazia (Aristotele peraltro la definiva "politeia" e non era affatto "democratica", le critiche platoniche sono ben note e San Tommaso riteneva "naturale" la monarchia) che avevano come corrotti corrispettivi la tirannia, l'oligarchia e la demagogia. Se Polibio esaltava Roma perché aveva saputo mirabilmente unire le tre forme "nobili" di reggimento, possiamo oggi serenamente affermare che siamo governati da un miserabile insieme delle tre forme corrotte.

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  6. E comunque se non siete buoni a scrivere delle leggi decenti non è colpa mia

    e perché vien a rompere i c..ni allora ?
    o è il solito troll da hasbara de no'antri ? ma almeno vi pagano bene ?
    Rosa

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    1. Cara,

      vedo che non hai compreso il mio discorso. Te lo spiego: se i vostri rappresentanti non sono in grado scrivere una legge su un tema che a qunato pare vi sta parecchio a cuore (aka "valori non negoziabili) in modo decente e magari che rispetti la costituzione, te la devi prendere con loro. Non con chi ha sempre saputo che la legge era 'na schifezza che colpiva i soliti poveri disgraziati mentre i ricchi, as usual, potevano andare all'estero e fare il loro porco comodo.

      quindi, semmai, seite voi che "compete i c..ni" (cani? covoni? boh...)

      ora scusami ma devo andare ad incassare l'ultimo assegno che mi ha inviato la Loggia demoplutocratica.

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    2. ..sui dettagli tecnici della legge, non mi esprimo; si vedranno nel dettaglio le motivazioni della consulta.

      Sicuramente la Consulta non avrà bocciato quella norma perchè "i ricchi avrebbero i mezzi per poter aggirare la legge andando fuori"... questo non è un argomento, nè giuridicamente nè razionalmente fondato.
      Se così fosse, qualsiasi cosa si potesse fare in Korea del Nord, in Svizzera, in Nicaragua, in Olanda, in Angola o in Kamchatka dovrebbe ipso facto divenire possibile anche in Italia indipendentemente dalle scelte, costituzionalmente conformi, del popolo sovrano, "perchè i ricchi potrebbero comodamente recarvicisi", mentre i poveri sarebbero condannati ad esser privati di servizi "negati" dal ns Paese.

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  7. Già cara Rosa, curiosi questi democratici quale l'anonimo delle 10:45 qui sopra. Se ad approfittare dell'astensionismo "fisiologico" è la sinistra, è democratico, se lo fanno i cattolici e la destra è "vigliacco". Rimane il fatto, fondamentale, che, alla luce delle leggi vigenti, l'aberrazione della "fecondazione assistita" (ma che bell'eufemismo!) venne respinta dall'elettorato.
    Ciò che è scandaloso, come ha ben rilevato Marcello Veneziani in un suo fondo su "Il Giornale" di venerdì 11 aprile, è il fatto che la supercasta della magistratura, in un eversivo delirio d'onnipotenza, ormai decide su tutto, ignorando verdetti popolari, Parlamento e semplice senso comune. Che si tratti di uso di droghe, matrimoni omosessuali, immigrazione clandestina, concepimento, la magistratura ha sempre l'ultima parola. Alla faccia della "loro" (certo non mia) Costituzione ("la più bella del mondo"). E poiché la magistratura è stata pesantemente infiltrata, fin dagli anni settanta, da elementi di sinistra (e oggi da questi dominata) l'esito è scontato. Cito ancora Veneziani: "Dio non è più in cielo perché presta servizio nei tribunali".


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    1. approfittare dell'astensionismo fisiologico è sempre da vigliacchi. Sia che si lo proponga la sinistra (quando lo ha fatto?) che i cattolici (esempio l.40) che la destra (esempio: nucleare/acqua - tiè). sarebbe troppo facile citare il "sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno" quindi mi limito a dire che i referendum si vincono facendo votare, non allontanando la gente dalle urne.

      checchè tu ne possa pensare "alla luce delle leggi vigenti" l'elettorato non respinse l'abrogazione della legge. semplicemente non si espresse.Se vuoi maggiori info puoi chiedere a chi nel sito si atteggia a fine giurista.

      ma se anche si fosse espresso per il manentenimento nulla cambia: il divieto di etrologa è incostituzionale. Ismaele, figlio di Abramo e Agar, ringrazia.

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    2. "Approfittare dell'astensionismo fisiologico è sempre da vigliacchi". Ma quando la smetteremo di fare del moralismo sulle cose della politica? La legge 40 - che tra l'altro non era una legge cattolica, contravvenendo alla dottrina in più punti - fu approvata da un Parlamento democraticamente eletto. L'istituto del referendum abrogativo esiste per dar modo a un'eventuale maggioranza contraria a una legge di abrogarla. Nel caso di cui parliamo, questa maggioranza NON SI E' PALESATA. Punto. Sono andati a votare per abrogare la legge 1/5 degli elettori. Punto. Di conseguenza, rimase in vigore la legge approvata dal Parlamento. Di che stiamo parlando?

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  8. Riporto un brano scritto nei giorni che precedevano il referendum, in pieno vortice polemico sulla scelta di non andare a votare. Ho spiegato il perchè era giusta:

    “NON votare o votare NO? Questo è il dilemma. L'importante è essere uniti. Come per un fuorigioco, come ha detto Socci. Chi fa di testa sua regala la testa all'avversario. Per questo è necessario un Comitato per il NO (che si sta costituendo) che valuti quale delle due opzioni è più proficua per il risultato.

    L'astensione non la trovo minimamente problematica. La Costituzione la consente. Le regole del gioco referendario la consentono. Se non ci fosse, una lobby di 500.000 persone potrebbe imporre a una collettività le sue idee. Andando a votare principalmente loro, vincono necessariamente e impongono scelte minoritarie a tutti.

    Una collettività stanca del continuo richiamo alle urne, stanca di un metodo che serve ai radicali per galleggiare, spesso non preparata sui tecnicismi dei quesiti (è obbligatorio essere degli avvocati o dei biologi?), oppure semplicemente contraria a chi vuole disfare una legge che viene reputata il male minore, questa collettività può benissimo decidere di non votare e decidere che la sua astensione valga come rifiuto e lotta attiva di resistenza.

    Per il referendum sull'art. 18 la Cisl e la Uil chiesero l'astensione (vedi qui o qui, dove tra l'altro ai "Cristiani sociali" non venivano recriminati i loro doveri di cittadini e di cultori del Vangelo), ma nessuna anima bella si scandalizzò o parlò di Pilato che si lava le mani. Posizioni strumentali. Sta a chi propone un referendum dimostrare che esiste una maggioranza sociale contraria a una data legge approvata da una maggioranza democraticamente delegata. Non rovesciamo le carte in tavola. Il Parlamento con una maggioranza democratica ha fatto una legge (con votazione trasversale e dopo SETTE anni di discussione!!!). Non hanno neanche fatto in tempo a votarla che subito, senza aspettare razionalmente che la si provasse per vederne il funzionamento, è stata ideologicamente rifiutata da una minoranza altrettanto trasversale. Chi l'ha contestata dicendo che il voto parlamentare non corrisponde a una maggioranza popolare (può succedere) deve dimostrare nella pratica che questa maggioranza popolare esiste. Senza gli aiutini di chi questa legge, per un motivo o l'altro, la vuole tenere.

    Perchè io dovrei aiutare chi contesta una legge che per me è una regolamentazione doverosa e necessaria? Che strano masochismo è quello di scegliere di non avantaggiarsi del margine di indecisi, impreparati, delusi, che sempre esiste, e regalare questo margine ai referendari? Sono sicuro che se fossero correttamente informati quegli elettori non votanti si trasformerebbero in resistenti, in chi dice un doppio NO. Perchè allora devo favorire i referendari permettendogli di raggiungere il Quorum, la cui esistenza devono dimostrare indipendentemente da me, dalla mia presenza, e perchè quindi non è lecito utilizzare tutte le possibilità per mantenere una legge che su molti punti condivido?

    Sentendo come ragionano diversi cattolici e laici contrari ai referendum mi sa che perderemo. Non dicono: decidiamo insieme. No, per ripicca di non so chi, loro fanno quello che gli pare. Giocano solitari. "Voi fate quel che vi pare che tanto io vado a votare". Così si perde. I referendari stanno dicendo: Dài vieni a votare che ti meno. E noi ci andiamo? Se sono davvero maggioranza nel paese, raggiungeranno tranquillamente il quorum e vinceranno senza di noi, altrimenti significa che la maggioranza parlamentare ha legiferato in sintonia col sentire comune.

    Detto questo voglio ribadire che bisogna essere pronti a tutte le possibilità. Se il Comitato per il NO valuta che conviene andare a votare, e quindi votare NO, allora si va tutti insieme, come un'onda, come i mitici giocatori dell'Olanda di Cruyff ai mondiali del 1974, che ancora ricordo vederli giocare con il loro rivoluzionario "gioco totale".” (Inhttp://www.orarel.com/lifewords/ )

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  9. "Occorre dunque proseguire senz’altro una dura e intransigente battaglia culturale, che ci consenta di creare le condizioni per una nuova egemonia, quando si sarà toccato il fondo e si sentirà il bisogno di risalire."
    Al peggio non c'è mai fine: è un pozzo che non ha fondo, e se non ci fosse sorella morte non si finirebbe di andar giù. Siete così certi che si avvertirà il bisogno di risalire?
    Perdonatemi il pessimismo: dev'essere il cambio di stagione!

    Francesco S.

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