08 aprile 2014

Indipendentismo Veneto: farsa o disperazione?

Tenendo fede alla pluralità che contraddistingue i collaboratori del nostro blog in merito ad alcune tematiche, pubblichiamo due diverse opinioni sul movimento indipendentista veneto e sui recenti fatti di cronaca a esso collegati.

La farsa - di Andrea Virga
Ha destato molto scalpore nei media l’arresto da parte delle Forze dell’Ordine di 24 indipendentisti, per un totale di 51 indagati, avvenuto il 2 aprile 2014. La Procura di Brescia ha contestato loro le accuse di associazione con finalità di terrorismo, eversione dell’ordine democratico e fabbricazione e detenzione di armi da guerra.
Il quadro tracciato dagli inquirenti, sulla base di intercettazioni e indagini, è tipico della commedia all’italiana, un vero e proprio “Vogliamo i Colonnelli” al radicchio. Certo, le indagini hanno appurato «la disponibilità di luoghi di riunione riservati [...] la disponibilità di utenze cellulari dedicate esclusivamente alle conversazioni tra gli associati» nonché «una diffusa attività di proselitismo». Le intenzioni, inoltre, erano quelle di una serie di azioni militari, con armi leggere, procurate da organizzazioni criminali, e mezzi improvvisati, come il famigerato “tanko”: un cingolato agricolo blindato con lastre di lamiera e armato di un fucilone da 12 mm.
Questi i fatti; ora, le riflessioni. Risulta evidente che, per quanto scalcagnato e grottesco, non si è trattato di un reato d’opinione, come in altri casi, ma della costituzione di un’organizzazione segreta per portare avanti piani eversivi a mano armata. Chiaramente non avrebbero costituito un pericolo per l’ordine statuale, però nel tentativo qualche morto e qualche ferito ci sarebbe anche potuto scappare. A tali presupposti, qualsiasi Stato, anche il più libertario, sarebbe intervenuto per reprimere questi conati di secessionismo. Del resto, gli indipendentisti non potevano certo pretendere di essere lasciati fare da quello Stato che intendevano combattere ed abbattere. 
Nel caso italiano, ci troviamo poi senza dubbio di fronte ad un paradosso. Da una parte, nonostante l’incostituzionalità del secessionismo, questo è ampiamente tollerato: basti pensare ai numerosi proclami della Lega di Umberto Bossi che, a suo tempo, era solito proferirsi in atti di vilipendio al Tricolore e in provocazioni eversive, del tutto impunemente. Dall’altra, invece, la Magistratura non manca di accanirsi su organizzazioni di stampo nazionalista ben più innocue nei mezzi e nei fini.
In ogni caso, la prossima volta che si sentiranno le solite anime pie protestare contro la presunta repressione in Venezuela o in Russia, ci si renda conto che anche in Paesi liberal-democratici come l’Italia i tentativi di eversione dello Stato sono puniti dalla legge, per cui è decisamente ipocrita finanziare la sovversione in questi Paesi e poi stracciarsi le vesti. Per questo, comprendiamo gli amici russi che si divertono a dare rilievo alla causa veneta, rovesciando indirettamente sull’Occidente questo tipo d’accuse.
Infine, prendiamo brevemente in considerazione la fondatezza e l’utilità di queste agitazioni indipendentiste. Esse rappresentano un caso ben diverso da quello dell’Irlanda o dei Paesi Baschi, dove i patrioti hanno lottato armi alla mano contro regimi ben più duri e repressivi. Viceversa, qui, al massimo si arriva a farse di questo tipo, senza un reale sostegno da parte della massa elettorale, che continua a votare i partiti unitaristi (Lega compresa).
Solo la grave situazione economica e sociale in cui versa l’Italia, anche a causa della pressione fiscale e delle misure imposte dalla UE, fa sì che al cittadino medio possa sembrare attraente l’indipendenza dal resto del Paese. Quello che però non capisce è che i singoli Stati sarebbero ancora più deboli a livello internazionale, e quindi si vedrebbero presto ridotti a colonie economiche di Paesi più forti, come la Francia e la Germania. Non a caso, la Repubblica Federale Tedesca ha sempre appoggiato e finanziato i movimenti secessionisti in Europa meridionale e orientale, giocando un ruolo importante, ad esempio, nella sanguinosa disgregazione della Jugoslavia, a tutto beneficio dei propri imprenditori.
Lo Stato nazione, con tutti i suoi difetti, rimane un potenziale baluardo contro il mondialismo sfrenato e l’ingerenza delle burocrazie eurocentriche, come è stato provato, tra gli altri, da Viktor Orban, recentemente vittorioso alle elezioni parlamentari ungheresi. Del resto, lo stesso Risorgimento affondava le sue radici nella volontà per le élites italiane di non essere più un campo di battaglia tra le grandi potenze europee. È chiaro quindi che la lotta si svolge a livello nazionale, lasciando da parte le sirene del localismo miope, perfettamente strumentali alle logiche globaliste di balcanizzazione del mondo.  

La disperazione - di Alessandro Rico
Io comprendo le loro ragioni, ma non ho la stessa cieca fiducia di tanti veneti nell’indipendenza

come panacea. La crisi sta esasperando la gente e la secessione mi sembra una delle soluzioni prét-à-porter in stile uscita dall’euro. È indubbio che il federalismo rappresenti uno strumento di controllo dei cittadini sulla politica, la gestione dei tributi, dei servizi e in generale della cosa pubblica – ma anche qui, si replica la stessa dinamica del rapporto con lo stato centrale: la libertà è una questione di limiti alla discrezionalità del potere politico, che può essere dispotico sia a livello statale che regionale che comunale.

Fatto sta che se l’iniziativa referendaria era stata una dimostrazione energica ma dal sapore un po’ folcloristico, lo stato ladro è riuscito a trasformare i manifestanti in prigionieri politici. I giornali hanno pubblicato le foto dei presunti terroristi senza alcun filtro, tanto per farvi capire a cosa serve regalare all’Ordine dei Giornalisti 110 euro di manuali sui regolamenti della stampa. Campeggiano le immagini del pericoloso trattore corazzato e della minacciosa signora Maria Marini, ritratta mentre è abbracciata al marito, peraltro non coinvolto nell’inchiesta (ma il giorno dopo il Corriere ha opportunamente ritagliato la foto). 

È prevedibile che il polverone si dissolverà in qualche mese. Ma intanto si rafforza il sospetto che a Roma qualcuno abbia temuto che l’ondata protestataria potesse montare e che davvero i tempi delle vacche grasse stiano finendo. L’indipendenza di una regione è una prospettiva utopistica, a meno che davvero i veneti non stiano progettando un atto di guerra con un caterpillar blindato. Com’è ovvio lo stato ha stabilito la sua sovranità sul territorio nazionale senza lasciare vie di fuga costituzionali. 

Resta l’altisonante ma sacrosanto principio di autodeterminazione dei popoli. Forse è troppo scomodarlo in un caso in cui al massimo sono in ballo rivendicazioni economiche, l’intensità delle quali è acuita dalla drammaticità della congiuntura, dalla decimazione del tessuto produttivo, dai suicidi degli imprenditori cui hanno fatto da contraltare i pranzi di Fiorito; ma se in Crimea c’era di mezzo il nazionalismo russo, le fisarmoniche, i gondolieri e il Pinot Grigio mi sembrano troppo poco. Io non ho sempre fiducia nei meccanismi democratici e nei plebisciti: troppo spesso le masse si muovono in base alle emozioni, alla rabbia, al malcontento e si sa che la fretta è cattiva consigliera. Ma allo stato ladro la democrazia non può andar bene solo quando si celebra il rito delle primarie PD. Forza, amici veneti: se ci credete veramente, continuate la battaglia politica. 
 

6 commenti :

  1. Il veneto é entrato nel regno d´Italia per unplebiscito. Perche non potrebbe uscirne con un´altro?

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    1. Il veneto non è entrato nell'Italia per un plebiscito: ci è entrato grazie alla terza guerra d'indipendenza contro gli oppressori austriaci, il plebiscito è stato solo un modo di mostrare alle altre potenze i motivi delle nostre politiche e quindi attirarci consenso e legittimità politica (il Regno è stato subito riconosciuto come stato legittimo da quasi tutti i paesi europei).
      E grazie ai nostri patrioti, unititisi nonostante le divergenze politiche sotto le insegne dei Savoia, il nostro paese ha potuto rimanere indipendente dagli altri paesi europei.
      Ecco perchè non può uscirne: non basta il consenso (che pure, tutto sommato c'è), ad uno Stato serve anche la forze militare. Triste ma è così.
      E la "Repubblica veneta" non ha nè consenso nè forza militare.
      Viva l'Italia!
      da Padova

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  2. D'accordo con Virga! Il Veneto rimane Veneto con la sua identità e con le sue tradizioni, ma in un orizzonte più vasto chiamato Italia.Il plebiscito fu solo formalità, è chi giudica con occhi moderni ed assuefatti alla democrazia che lo considera più di quel che fosse realmente.

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  3. Mavricivs Traditionalis8 aprile 2014 23:04

    secondo me è disperafarsa XD

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  4. "Quello che però non capisce è che i singoli Stati sarebbero ancora più deboli a livello internazionale, e quindi si vedrebbero presto ridotti a colonie economiche di Paesi più forti, come la Francia e la Germania." Posso comprenderlo, ma non dirmi @Andrea Virga che è una condizione migliore quella unitaria; E' vero, le società libere possono perdere, non sempre perdono. Quando ci si unisce sotto un solo uomo perché se no ci picchiamo o siamo picchiati, ecco secondo me abbiamo corso il rischio peggiore, alla luce di come è andata la Storia. Si possono dare risposte in questo senso di tipo liberale, senza ricorrere a risposte di tipo "Hobbsiano" (anche se mi rendo conto che il sito è dedicato a De Maistre, pazienza). P.S. Il Veneto (e un'eventuale confederazione con la Lombardia e altre regioni del Nord) non avrebbe i problemi che hai esposto tu riferendoti alla Jugoslavia, semplicemente perché a pagare "i conti" sono i veneti, per cui sarebbe il resto dell'Italia (sempre restando nella tua ipotesi) a essere ridotta a colonia. Anche se mi trovo in disaccordo su questo, l'Italia Meridionale subisce una distruzione complementare ed altrettanto dannosa di quella che subisce il Nord con una tassazione eccessiva: mi riferisco all'assistenzialismo, l'eccessivo afflusso di risorse dal Nord. Io credo che se il Nord si separasse, il Sud avrebbe dei grandi vantaggi, perché finirebbe di avere un'economia distrutta dall'afflusso di risorse ed emergerebbe l'ordine spontaneo ed intraprendente delle sue società.

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  5. Concordo sul fatto che si sia trattato di una farsa sia sul fatto che il secessionismo è, comunque, un grido di disperazione. Come diceva Sant' Agostino: "Cosa sono i regni senza senza giustizia se non grandi bande di briganti?". Il Veneto, così come il resto d'Italia, sta morendo sotto i colpi di una amcchina statale che ormai sembra più un grosso tumore che divora i tessuti sani dell'organismo. Non siamo certo l'Ungheria di Orban...

    Paolo Maria Filipazzi

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