11 aprile 2014

L'americanismo di certi cattolici è duro a morire

di Andrea Virga
Nel presente decennio, l’atteggiamento del mondo cattolico conservatore verso gli Stati Uniti appariva in parte cambiato. Da una parte, risultava difficile anche agli americanisti più convinti sostenere un Presidente come Obama, progressista e nemico dichiarato dei principi non negoziabili. Dall’altra, l’affermarsi sulla scena internazionale del russo Vladimir Putin e la sua presa di posizione a favore dei valori tradizionali, che gli era valso il favore di molti conservatori occidentali, sembravano aver portato ad un superamento delle logiche da Guerra Fredda. Naturalmente, non ci si poteva aspettare chissà quale cambiamento repentino, però si sperava che questi schemi logori fossero stati abbandonati.
Tuttavia, in occasione del golpe di piazza che ha rovesciato il governo ucraino e il conseguente intervento russo in Crimea a tutela delle minoranze etniche, le posizioni di alcuni cattolici (quelli veri, non quelli “adulti”!) sono state segnate da una netta inadeguatezza a livello di strumenti per comprendere la questione. Esattamente come i neofascisti sono stati fuorviati dalla forte presenza nazionalista tra i manifestanti, allo stesso modo si è stati tratti in inganno dal fatto che i greco-cattolici si sono schierati contro Yanukovych. Ciò non deve stupire, dato che le regioni ucraine più intensamente nazionaliste, la Galizia e la Volinia, sono a maggioranza cattoliche, retaggio di secoli di dominazione polacca, la quale, dopo l’Unione di Brest (1596) aveva perseguitato gli ortodossi.
Nel resto del Paese, la percentuale di cattolici è minima, ma questo non ha impedito ad alcuni di parlare di persecuzioni da parte russa. Si cita, ad esempio, il caso di un sacerdote greco-cattolico in Crimea, trattenuto, interrogato ed espulso dalle nuove autorità. Ebbene, lo stesso articolo ammette che il religioso era in possesso di un ritratto di Stepan Bandera (capo dei collaborazionisti ucraini filonazisti) e di scritti di propaganda nazionalista. È evidente che se i sacerdoti, in spregio alla loro veste, si fanno attivisti politici, non possono poi farsi scudo della medesima e lamentarsi di essere trattati come tali.
In generale, comunque, i toni assunti da commentatori come Magni e Introvigne (vedi ad esempio qui e qui) riecheggiano la propaganda occidentalista della Guerra Fredda, dimostrando come la Presidenza di Obama non abbia posto fine all’ala neocon e alle infatuazioni americaniste. Stralciando le lodi mosse fino a poco tempo fa a Putin “difensore della famiglia”, ecco riesumato tutto l’armamentario maccartista e russofobo. Si ha avuto buon gioco, ad esempio, ad insistere sulla presenza dei comunisti ucraini tra le forze popolari che sono insorte a difesa del legittimo governo, tacendo il fatto che costoro sono stati in questi giorni vittima di violente aggressioni da parte degli squadristi ucraini. Oppure si è parlato di fantomatiche aggressioni russe, ignorando che il trattato di partizione della Flotta del Mar Nero autorizzava la presenza militare russa in Crimea e a Sebastopoli.
È chiaro però che qui non si tratta solo d’ignoranza, ma c’è una cospicua dose d’interesse e malafede. Si pensi alla presentazione del libro di Nicholas Gruner e Christopher Ferrara “Europa vs. Russia: la Madonna di Fatima e la pace” il quale sostiene che la Russia di Putin continui a diffondere i suoi errori, allo stesso modo dell’URSS, e costituisca quindi un pericolo per l’Occidente cristiano. La diffusione gratuita di 400.000 copie di questo libro in ambienti cattolici attesta che questo tipo di operazione ha dei finanziatori. Del resto, non sarebbe una novità la strumentalizzazione dei cattolici, specie in Europa, in chiave filostatunitense, con il pretesto dell’anticomunismo. Alcune organizzazioni cattoliche, lungi dall’essere state manovrate, hanno abbracciato di buon grado la causa dell’imperialismo a stelle e strisce.
Al di là del flusso di dollari e veline informative, è particolarmente interessante riconoscere e affrontare le aporie storico-filosofiche nel pensiero cattolico conservatore che hanno consentito questo corto circuito, a partire dalla subalternità culturale al conservatorismo laico e liberaldemocratico. Un altro grave errore è l’identificazione del cattolicesimo con l’Occidente e la confusione tra questo e l’Europa, in un’epoca poi in cui il cattolicesimo extraeuropeo acquisisce man mano influenza e potere. Il punto cruciale, tuttavia, è il mancato riconoscimento della rivoluzione liberale (tra il XVII e il XIX secolo) come una tappa fondamentale della sovversione, con il passaggio dalla riforma protestante e dall’umanesimo ad una teoria compiuta dell’individualismo, matrice di tutte le storture successive.

Non è, perciò, solo una questione di geopolitica, ma il problema è più profondo. Questi cattolici conservatori collaborano apertamente con l’imperialismo statunitense e occidentale, persino quando alla Casa Bianca siede Barack Obama, paladino della contraccezione, dell’aborto e dei matrimoni omosessuali, e l’Unione Europea si è palesata nel suo volto di Moloch burocratico-finanziario e progressista. C’è da chiedersi con quale faccia possano condannare le imposizioni sovversive e mondialiste di Bruxelles o di New York, quando nella pratica remano contro quelle realtà politiche, come la Federazione Russa, che tentano di difendersene!
 

11 commenti :

  1. "Il punto cruciale, tuttavia, è il mancato riconoscimento della rivoluzione liberale (tra il XVII e il XIX secolo) come una tappa fondamentale della sovversione, con il passaggio dalla riforma protestante e dall’umanesimo ad una teoria compiuta dell’individualismo, matrice di tutte le storture successive."

    In realtà il riconoscimento c'è: il problema grosso è che è parziale. Tanto per non far nomi, Introvigne e Alleanza Cattolica istituiscono una distinzione radicale tra rivoluzione americana e francese, parteggiando per la prima e rinnegando la seconda, senza rendersi conto della medesima radice liberale di entrambe; in ciò, ahimè, come nota correttamente Mancini nel precedente post, facendosi forti del pensiero di Ratzinger al riguardo.

    Michele

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    1. Quale pensiero di Ratzinger? La presa di distanza dalla "religione civile" , il neoconservatorismo di matrice protestante , fu immediata . Anche se il fronte neocon ha continuato a tirarlo per la giacchetta.

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    2. Umanesimo->speculazioni pre-scientifiche alchemiche e cabalistiche->scienza meccanicistica->scientismo->marx e freud->relativismo e ateismo attuale

      Protestantesimo->erosione unità cristiana->guerre di religione->legittimazione della rivoluzione da parte del calvinismo->rivoluzioni in Inghilterra->idee whig->illuminismo->liberalismo->altre depravazione successive portate dalla democrazia borghese (comunismo, ecc...)

      Più o meno queste sono rozzamente riassunte le radici dei mali della modernità.
      Se si rifiuta e combatte la degenerazione moderna la si deve identificare alla radice e non salvarne alcune parti come il liberalismo della rivoluzione americana o il protestantesimo più conservatore.

      Dai loro frutti li riconoscerete.

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  2. Che ci fanno i comunisti su C&DeM?

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    1. Su, sveglia, che il Muro di Berlino è caduto da un bel pezzo...

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  3. Ottime considerazioni di Virga, che condivido. Aggiungo alcune riflessioni:
    1) Gli Stati Uniti nascono come negazione dell'ordine europeo, pur già corrotto dall'assolutismo e dall'illuminismo. Checché ne pensino pseudo-conservatori come Russel Kirk e i suoi epigoni italiani come Respinti e Introvigne, le origini dell' "ordine americano" si ritrovano nella massoneria, nel rifiuto dell'origine divina dell'autorità regia e dello "Jus publicum europaeum" così ben descritto da Carl Schmitt. La loro natura è "ontologicamente" anti-tradizionale e quindi anti-cattolica. L'odio con cui venne repressa la "secessione" (diritto implicito nei patti fondativi) confederata, europeizzante, aristocratica e anti-industriale, lo dimostra. Tutte le perversioni moderne (femminismo, divorzio, abortismo, omosessualismo) sono nate lì. Che poi vi siano parti sane, che reagiscano, e anche vivacemente, a queste perversioni, non ci può che far piacere, ma non negano il "vizio d'origine" di questa non-nazione.
    2) Ho forti dubbi che i cosiddetti "nazionalisti" ucraini possano essere veramente considerati "di destra". Si è mai vista una "estrema destra" che anela all'Unione Europea, alle sue leggi usurocratiche, alle leggi contro la libertà di ricerca storica e di opinione, ai provvedimenti contro l' "omofobia"? In Grecia "Alba Dorata" viene ferocemente repressa, i suoi deputati incarcerati, i suoi militanti assassinati, il partito privato illegalmente dei sussidi pubblici. Strano che "Pravij Sektor" e "Svoboda" vengano invece esaltati dalla stampa mondialista come gli "eroi di Maidan". Da chi sono pagati e finanziati? Aggiungo, per la storia, che l'epica resistenza delle milizie di Bandera, che combatterono, come migliaia e migliaia di combattenti russi, cosacchi e centroasiatici, a fianco delle armate germaniche, e che non cessarono di combattere fino agli anni cinquanta, come altri gruppi di ribelli nei paesi baltici, avvenne nel nome dell'anticomunismo, non di un sentimento antirusso. Nelle milizie di Bandera militarono anche molti anticomunisti russi.
    3) La frattura tra cattolici "uniati" e ortodossi (ma anche tra ortodossi di Kiev e ortodossi di Mosca) è certamente dolorosa. Storia lunga, ma ostilità a cui non sono estranee certe "rigidità" anti-ortodosse della chiesa post-conciliare, che ha rinunciato vergognosamente alla conversione di giudei, protestanti e pagani vari in nome del "subsistit in" e degli osceni riti di Assisi, ma che non rinuncia a una talvolta aggressiva politica di "proselitismo" e di rivendicazione nei confronti dei pii e tradizionali fratelli Ortodossi, le cui Chiese (scismatiche, ma non eretiche) sono le uniche a poter vantare la successione apostolica e a essere quindi vere "Chiese Sorelle".
    Strumentalizzare, come hanno fatto alcuni teo-con citati da Virga, indimostrate e improbabili "persecuzioni" di cattolici in Crimea, in favore del mondialismo e degli Stati Uniti, è semplicemente miserabile.

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  4. Articolo essenziale per cattolici non addomesticati. Dispiace per gli amici della Bussola impegnati nella battaglia bioetica, ma il modello neocon (teocon) non è più proponibile. Mostrava già grossi difetti di origine nell'equivalenza forzata Occidente-Cristianesimo, trascurando la frattura protestante. Si capiva che avrebbe vincolato i cattolici a pacchetti "chiavi in mano" dagli effetti deleteri. Oggi, dopo oltre dieci anni di guerre umanitarie , non si può far finta di niente. Gli articoli segnalati sono semplicemente imbarazzanti.

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  5. La politica estera americana rimane la stessa, neocon e democrats hanno approcci solo stilisticamente diversi.
    I democrats blaterano di interventi umanitari e i neocon di scontro di civiltà ma quelle sono solo le cortine fumogene per giustificare l'interventismo imperiale che tiene in piedi il complesso militare industriale finanziato a petrodollari.

    I neocon non fanno gli interessi dei cristiani ma anzi contribuiscono enormemente a sputtanare la nostra causa.

    Sostenere geopoliticamente i teocon del fondamentalismo protestante americano è cosa umiliante per dei cattolici, soprattutto se reazionari (uso il termine in maniera positiva). Introvigne svolge un lavoro encomiabile nell'informare e combattere la battaglia culturale ma compie spesso questo errore di americanismo aprioristico.

    Sostenere l'interventismo neocon è come sostenere l'interventismo di Obama, in entrambi i casi si sostiene indirettamente anche Israele.

    L'unica voce fuori dal coro negli USA è la componente libertaria conservatrice dei repubblicani, vagamente sostenuta dalla base dei tea party. A prova di quanto dico vengono sempre dipinti come pazzi dai media o del tutto oscurati proprio in quanto fuori dal coro e scomodi.

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  6. Ragionevole questa riflessione sul ruolo della nazione "leader" per i cristiani nel mondo: probabilmente non sono più gli Stati Uniti, oggi anche molto indeboliti rispetto a pochi decenni fa per la comparsa di nuove potenze militari ed industriali.
    Ma io non sono convinto che la Russia sia destinata ad essere la "nuova Roma", protettrice della Religione (che, in Russia, non è certo il Cattolicesimo). La forza della Russia di Putin (un politico potente e che forse entrerà nella Storia, pur avendo molti lati oscuri) oggi è forse tornata (nel programma di riarmo, nel programma spaziale, nel nuovo programma nucleare, nella scienza teorica ed applicata), ma è una forza che serve alla nazione russa, non alla Religione russa. Insomma, i russi vogliono di nuovo il loro impero. Però io non voglio collaborare con loro, anche perchè l'Europa (Moldavia e Romania) confinano adesso con la Russia e i russi potrebbero voler portare la LORO civiltà da noi. No, grazie.
    L'unica soluzione è una riforma dell'Unione Europea che la renda un buon posto dove un cattolico possa vivere e uno Stato che abbia la forza di "rifiutare" le proposte americane, russe (e pure cinesi ed indiane) quando non sono nell'interesse dei propri cittadini. E per questo serve un esercito europeo, meno potere ai singoli stati nazionali, più POLITICA europea, e un mucchio di lavoro politico.
    E alleanze con tutti quelli che servono e non chiedano di cedere sui valori non negoziabili. Sul resto si può negoziare.

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  7. Forse padre Gruner è più savio di quel che si suppone.

    Che ne dite dei quel che han scritto e detto Ion Pacepa, Anatolyi Golitsyn, Yuri Bezmenov, Pavel Stroilov?

    d.

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