04 aprile 2014

Sabato tutti al Pantheon!

a cura di Luigi Corsello

Sabato 5 aprile, dalle 17 alle 18, le Sentinelle in Piedi veglieranno in Piazza del Pantheon per difendere la libertà di espressione, messa in pericolo dal ddl Scalfarotto. Ne parliamo con Enrico, il giovane portavoce dell’incarnazione romana delle Sentinelle in Piedi.


Enrico, chi sono le Sentinelle in Piedi?
Le Sentinelle in Piedi sono una forma di resistenza pacifica che si ispira ai Veilleurs Debout francesi, apartitica e aconfessionale, costituita da singoli cittadini che hanno a cuore la libertà d’espressione e la tutela della famiglia naturale fondata sull’unione tra uomo e donna.

Come si svolgono le vostre veglie?
Le veglie si svolgono in totale silenzio, ritti a due metri di distanza l’uno dall’altro e rivolti nella stessa direzione, leggendo un libro, simbolo tangibile della libertà per la quale lottiamo.

Negli ultimi mesi si sono susseguite in varie città le veglie organizzate dalle Sentinelle in piedi: nel solo fine settimana precedente ci sono state veglie a Varese, Como, Torino, Genova, Perugia, Casalmaggiore e Biella, sabato veglierete a Roma e già la settimana prossima sono in programma veglie a Trento e Verona con partecipazione sempre crescente nonostante tutte le notizie siano state date solo mediante il passaparola. Quali sono secondo te i motivi di questo successo?
Ci sono varie ragioni alla base del successo di quest’onda, formalmente silenziosa ma sostanzialmente rumorosissima. Innanzi tutto, la crescente e diffusa consapevolezza dei danni che potrebbero derivare da una eventuale approvazione del ddl Scalfarotto. La necessità di creare una rete per affrontare uniti la stessa battaglia ha poi coeso le varie anime di un movimento nato dal basso e costituito da gente comune, che ha deciso di mettersi in gioco personalmente. La forza delle Sentinelle, inoltre, risiede proprio nel format originale e innovativo: in un mondo sempre più frastornato da immagini e suoni spesso inutili, centinaia di persone silenziose e immobili rappresentano un potente ritorno al reale.
Tutti questi aspetti fanno sì che le Sentinelle oggi possano vantare 60 città attive, oltre 50 veglie effettuate e migliaia di persone scese in piazza.

L’Onorevole Scalfarotto, primo firmatario del DDL sull’Omofobia, già membro della commissione che ha scritto lo statuto del PD e attuale sottosegretario alle Riforme del Governo Renzi, sostiene che questa norma non va a ledere il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero sui matrimoni omosessuali, è davvero così o ha ragione Mario Adinolfi, anche lui membro fondatore del PD e fondatore insieme allo stesso Scalfarotto del movimento politico iMille, a sostenere il contrario annunciando che sarà in piazza con voi?
Chiunque affermi che il ddl Scalfarotto non scalfisce la libertà di espressione mente sapendo di mentire. Il testo, presentato come la necessaria risposta ad atti di violenza nei confronti di persone con tendenze omosessuali, è infatti fortemente liberticida, dato che non specifica cosa si intende per “omofobia”: in questo modo, la facoltà di distinguere tra un atto di discriminazione e la semplice espressione di un’opinione è attribuita interamente a un giudice. Basterà quindi sostenere, come già accaduto in Spagna e in Francia, che la famiglia si fonda sull’unione tra un uomo e una donna, per incorrere in sanzioni penali.

Di recente è nata una polemica sui libretti proposti alle scuole dall’UNAR, almeno apparentemente senza autorizzazione del MIUR e del Dipartimento Pari Opportunità: qual è la posizione delle Sentinelle in Piedi sul tema?
I manuali diffusi dall’UNAR nelle scuole italiane sono un vero e proprio attentato al primato della libertà di educazione delle famiglie. Si tratta di una serie di opuscoli, pagati profumatamente con i soldi dei contribuenti e adottati senza le adeguate autorizzazioni, che mirano, secondo le intenzioni degli stessi autori, a instillare l’ideologia del gender nelle nuove generazioni. Agli insegnanti viene raccomandato di distruggere i cosiddetti “stereotipi di genere”, come la passione dei maschietti per i soldatini o delle femminucce per le bambole, considerati lesivi dello sviluppo equilibrato del bambino. Si parla chiaramente di “modello omofobo di tipo religioso” da estirpare, di “prospettiva eteronormativa” (cioè, che assume l’eterosessualità come orientamento normale, N.d.R.) da evitare, di “identità di genere” da distinguere rispetto a quella “biologica”. Qualcosa di molto simile a un modello educativo totalitario, indegno dell’ ordinamento democratico in cui viviamo.

Il filosofo inglese Scruton ha affermato che le leggi sull’omofobia gli ricordano “i processi farsa di Mosca, e quelli della Cina maoista, in cui le vittime confessavano entusiaste i propri crimini prima di essere giustiziati” e che si sta creando una neolingua, come quella descritta da Orwell in 1984, che impedisce di confrontarsi con la realtà. È proprio così?
Purtroppo, sembra proprio di sì. Basta affermare che un bambino per crescere bene ha bisogno di un padre e una madre e l’accusa di omofobia arriva puntale. E a farne le spese sono tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica e religiosa, come testimonia il massacro mediatico a cui è stato sottoposto Mario Adinolfi nelle ultime settimane.

Perché le persone dovrebbero venire sabato al Pantheon?
Questa è una battaglia “per”, non “contro”. La posta in gioco non riguarda solo noi e la nostra libertà di esprimere e vivere le idee in cui crediamo, ma anche e soprattutto i nostri figli, il loro futuro, il loro sacrosanto diritto di crescere liberi in un Paese libero. Ci vediamo sabato. E ricordatevi di portare un libro!

 

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