17 maggio 2014

40 anni fa il divorzio

di Fabrizio Cannone
Il 12 maggio del 1974 si ebbe in Italia uno di quegli eventi storici che hanno delle cause e delle conseguenze nettamente meta-storiche. Mentre la città di Roma esultava per la vittoria della sua più antica squadra di calcio, i cittadini italiani furono invitati alle urne per un Referendum che doveva mantenere o abrogare la legge divorzista da poco introdotta nell’ordinamento della Repubblica.

“La vittoria del fronte divorzista andava, oggettivamente, oltre le più rosee previsioni”[1]. In effetti, i votanti erano stati “33 milioni e 29 mila elettori su 39 milioni e 497 mila iscritti nelle liste elettorali, per una percentuale pari all’88,1% (…). I [contrari al divorzio] raggiunsero quota 13 milioni e 188 mila (40,9%), mentre i no superavano i 19 milioni e 93 mila voti (59,1%). Rispetto alla disponibilità di partenza lo schieramento antidivorzista aveva perso almeno 2 milioni e 700 mila voti, in larga misura cattolici e democristiani: se si confrontano i voti delle elezioni politiche del 7 maggio 1972 si nota che i partiti anti-divorzisti (Dc-Msi) avevano ottenuto il 6,6% in meno, mentre i partiti divorzisti aumentavano, complessivamente, nella misura dell’8%” (p. 175). Inoltre, tanto per completare un quadro che fa riflettere e dovrebbe provocare le nuove generazioni cattoliche e amanti dell’Italia a sacro sdegno, nella stessa Urbe di Roma, “il fronte anti-divorzista aveva perso ben 17 punti. Lo scarto a favore del no era stato più notevole in Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Lazio, mentre le regioni in assoluto più divorziste furono la Val d’Aosta (75,1%), la Liguria (72,6%), l’Emilia-Romagna (70,9%), Piemonte e Friuli Venezia Giulia (oltre il 60%)” (p. 175).

Il punto di partenza per un cattolico, e perfino per un semplice patriota (fosse pure di orientamento laico) deve essere questo: il divorzio è un grande male, è un’ingiustizia, è un’assurdità politica e sociale. Se esiste il divorzio, più o meno rapido che sia, viene meno il matrimonio. E questo è così vero che in tutti i paesi che per secoli fondarono la loro stabilità sulla solidità della famiglia, dopo 40-50 anni di divorzio registrano sempre meno matrimoni e sempre più convivenze “libere” ossia senza alcun vincolo che non sia il fugace sentimento. Il divorzio legale poi rende il matrimonio un “contratto a tempo” e anche i meglio intenzionati avvertono, inevitabilmente, l’usura del tempo e della fatica. I giovani nati dopo il ’74 infine, se si sposano, lo fanno sempre con un retro-pensiero: poi si vedrà, se va male, ritento…

Ma quali furono le cause e le conseguenze dell’introduzione del divorzio ovvero del primo e più grave segno dell’incombente apostasia di massa del popolo italiano? Quali ne furono le ragioni prossime e remote? Il Libro di Giambattista Scirè, pur se chiaramente di parte divorzista, offre al lettore attento molteplici spunti di riflessione e di analisi. Il fronte divorzista, molto eterogeneo, era composto, come ricorda Scirè, dai “gruppi femministi, la Lid, i radicali, le avanguardie intellettuali laiche (Abc, L’Espresso e altre riviste), i più importanti quotidiani nazionali (Corriere della Sera), i comunisti (…), i socialisti, il movimento dei cattolici democratici per il no di Gozzini, Scoppola, La Valle, Prodi, i vari gruppi del dissenso religioso, come i Cristiani per il socialismo o le riviste di controinformazione, che appoggiarono le battaglie sul divorzio, mentre l’associazionismo cattolico parve dividersi al suo interno (Azione cattolica, Acli, Fuci)” (p. IX). Secondo lo Scirè, “dentro la Chiesa, la posizione dell’episcopato stesso non si presentò univocamente contraria [al divorzio], come appariva pubblicamente e come spesso si tende a credere (per esempio, la posizione più possibilista del cardinale Pellegrino, vescovo di Torino, o quella di monsignor Bartoletti, vescovo di Lucca, furono ben diverse da quelle intransigenti dei cardinali Poma, Siri, Fiordelli e altri (…). Anche dentro la Dc si evidenziarono posizioni difformi (…). Schierati apertamente contro il divorzio e a difesa della famiglia tradizionale erano, inoltre, il Msi e i comitati civici per il referendum sul divorzio, messi in piedi da alcuni intellettuali cattolici intransigenti, in particolare il CNRD di Gabrio Lombardi” (p. IX-X). Tra i giornali furono divorzisti: Il Corriere, La Stampa, Il Messaggero, Paese Sera, L’Unità, Il Secolo XIX, La Nazione e i settimanali Panorama, L’Espresso e L’Europeo; ma lo furono anche i rotocalchi femminili di più alto livello culturale, come Annabella, Amica, Stop e Grand Hotel (solo questi 4 rotocalchi vendevano oltre 2 milioni di copie!). Contrari furono: L’OR, Il Popolo, Avvenire, Il Gazzettino, Il Tempo. Limitiamo alle posizioni interne al mondo cattolico, diviso ancora una volta, fra transigenti e intransigenti. “Secondo Lombardi, il divorzio e l’aborto non erano altro che piccole cime di un iceberg, mentre altre più pericolose cime stavano emergendo: pornografia, droga, omosessualità” (p. 1). In effetti, a 40 anni dal divorzio abbiamo sdoganato e liberalizzato, il che vuol dire promosso e incoraggiato, proprio la pornografia, il consumo di droga e il massimo peccato di lussuria, cioè l’omosessualità. In un discorso riportato sul Corriere della Sera del 28.4.1974, un battagliero Fanfani sosteneva che “dopo il divorzio, in Italia, sarebbe stato possibile perfino il matrimonio tra omosessuali”. E aggiunse: “Magari vostra moglie vi lascerà per scappare con qualche ragazzina” (p. 1). Ed è proprio ciò che sta avvenendo (La vita di Adele).

Ma chi erano i “cattolici del no”, ovvero quei cattolici, che volevano sovvertire il matrimonio e la famiglia in Italia? Scirè ne dà un’ampia ricostruzione. Noi li nomineremo appena, giacché certi malfattori vanno ricordati in aeternum. Si schierarono per il no, ovvero per il divorzio: la Gioventù Aclista, l’associazione Pro civitate christiana, parte dell’Azione Cattolica, parte della Fuci e i Cristiani per il Socialismo. “Il 16 febbraio scendevano in campo 82 esponenti del mondo cattolico, che divennero presto più di 200 (…). Si trattava di un folto gruppo di cattolici, docenti universitari, magistrati, giornalisti, saggisti, sindacalisti, che, nell’imminenza del referendum (…) sottoscrivevano una dichiarazione che faceva appello a tutti i ‘democratici di fede cristiana’, affinché rifiutassero con il loro voto la proposta abrogazionista, affermando così i valori di convivenza civile e di libertà religiosa essenziali in una società pluralistica e democratica” (p. 155). Ma in quel frangente, doveva prevalere la “libertà religiosa” o il Vangelo? E se uno tiene alla libertà religiosa più che al Vangelo è un cristiano o un apostata? Tale vile appello fu firmato da molti nomi emblematici: “La Valle, Montesanto, Masina, Orfei, Meucci, Battistacci, Gabaglio, Passerin D’Entreves, Scoppola, Pedrazzi, Alberigo, Paolo Brezzi, Fabro [che nulla ha a che vedere con padre Cornelio Fabro, intrepido anti-divorzista], Magister, Francesco Traniello, Sabino Acquaviva, Franco Bassanini, Pier Giorgio Camaiani, Pio Montesi, Tiziano Treu, Ettore Rodelli, Luigi Macario, Pierre Carniti, Angelo Romanò, Stefano Minelli, Giancarlo Zizola, Arturo Parisi, Paolo Prodi, Ezio Raimondi, Emanuele Ranci Ortigosa (cui si aggiunsero poi anche Romano Prodi, Mario Pastore, Leopoldo Elia, Boris Ulianich, Gozzini, Gorrieri, Pratesi e altri)” (pp. 155-156). Altri cattolici anti-indissolubilità furono don Enrico Chiavacci, Ambrogio Valsecchi, don Paolo Franzoni, padre Turoldo, padre Balducci, e Carlo Carretto, il profeta di Spello. Tutti costoro avevano in comune una visione modernista del cattolicesimo, un antifascismo senza compromessi e una simpatia per la sinistra, a volte anche estrema. Modernismo, antifascismo e progressismo furono i fattori decisivi della distruzione della famiglia in Italia: nessuno lo dimentichi. 

I dati statistici poi confermano in modo palpabile il concetto che il divorzio, se esiste ed è legale, ferisce a morte il matrimonio. Nell’anno stesso del Referendum ci furono in Italia 404.000 matrimoni e 24.000 separazioni; nel 1984 i matrimoni erano scesi a 298.000 e le separazioni aumentate a 34.000; nel 1994 i matrimoni sono stati 291.000 e le separazioni 51.000; nel 2003 i matrimoni sono stati 257.000 e le separazioni 81.000. E nel 2014? Se la forbice continuerà a contrarsi, il divorzio, in mezzo secolo, avrà cancellato il matrimonio in Italia (benché un 5-10% continuerà a sposarsi in chiesa o al comune).

La distruzione della famiglia è iniziata dal divorzio e finirà forse col matrimonio gay. Noi dobbiamo lottare contro queste enormità per il bene della famiglia, della Chiesa e della patria. Ma se il modernismo religioso è stata la radice di quell’apostasia, noi non dobbiamo limitarci a lottare per l’indissolubilità del matrimonio, ma per la scomparsa rapida del modernismo, e di tutti gli annessi errori teorici e pratici (come il liberalismo, il relativismo etico, il progressismo, il darwinismo, l’evoluzionismo, la teoria del gender, etc.).



[1] G. Scirè, Il divorzio in Italia. Partiti, Chiesa e società civile dalla legge al referendum (1965-1974), Mondadori, 2007, p. 174.
 

9 commenti :

  1. Credo che sarebbe molto più semplice pensare che il divieto del divorzio avrebbe solamente causato matrimoni più infelici. Se il numero di divorzi è alto, non è certo perché la gente ha assunto tendenze masochiste decidendo di fare del male alla propria vita e, ancora peggio, a quella dei suoi figli. Sostenere che l'esistenza del divorzio sia essa stessa un danno diretto alla solidità del matrimonio significa, a parer mio, vedere la questione in maniera superficiale. Evidentemente, se quelle persone scelgono di porre fine al loro matrimonio (liberamente contratto) è perché quel matrimonio ha smesso di portare felicità nelle loro vite. Oppure significa che le condizioni poste dal vincolo matrimoniale hanno smesso di soddisfare le esigenze di quella coppia. In ogni caso, visto che l'importanza del matrimonio civile non è certo quella di far piacere a Dio ma quella di garantire benessere e gioia a chi lo contrae, il fatto sui cui bisognerebbe concentrarsi è la condizione della singola coppia che prende quella decisione, non il numero di coppie che lo fa. Credo che l'esponenziale aumento dei divorzi sia figlio della libertà di scegliere. Se non esistesse il divorzio non ci sarebbero divorzi ma molti più matrimoni infelici. Infelici in quanto imposti. Pensare che si possano obbligare le persone a rimanere sposate, è semplicemente criminale dal punto di vista dei diritti umani, e non c'è tradizione che tenga di fronte a questa evidenza. Chi desidera l'indossubilità del matrimonio, sia liberissimo di vivere un matrimonio indissolubile ma non osi pretendere di poter comandare nelle vite degli altri.

    Per il resto, non vedo come il matrimonio gay possa comportare 'il colpo fatale' al matrimonio, visto che se una coppia gay si sposa né toglie diritti a qualcuno né fa del male a terzi. Anzi, approvando i matrimoni gay forse si ridurrebbe il tasso di decrescita dei matrimoni.

    Infine, per quanto riguarda l'evoluzionismo bollato come 'errore teorico', da studente di scienze biologiche mi sento davvero di non poter commentare una simile amentà, e capisco che tutto il discorso qui contenuto è frutto non di ragionamento logico ma di semplice dogmatismo ideologico.

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    1. Forse sbaglio ma credo che l'autore, dal momento che li ha nominato entrambi, distingua l'evoluzionismo inteso in senso sociologico dal darwinismo o teoria dell'evoluzione biologica.
      In tal senso le concezioni evoluzioniste sono quelle che per esempio affrontano la storia delle religioni parlando di un presunto politeismo naturalista primitivo che si è andato poi perfezionando.

      Quanto alla menzione del darwinismo come errore essa non necessariamente significa creazionismo e rifiuto dell'idea di evoluzione biologica.

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    2. L'esponenziale numero dei divorzi è frutto delle decisioni prese senza coscienza adeguata e della morale contemporanea che ritiene che libertà sia espressione della volontà, qualunque essa sia, e che un dovere sia la compressione della libertà. Da qua all'aumento dello scioglimento dei vincoli il passo è istantaneo. Ed ovviamente i vari "non giudicare", ecc. non fanno che aggravare il problema, perché preferiscono non analizzarlo.
      Pensare poi che i matrimoni gay (che sarebbero comunque una percentuale minima) aumenti il tasso di nuzialità di un'istituzione in crisi che perde sempre più colpi, è degno al massimo di Vanity Fair.

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  2. Ottimo, ottimo articolo caro Cannone. Come è opportuno il suo richiamo: " Modernismo, antifascismo e progressismo furono i fattori decisivi della distruzione della famiglia in Italia: nessuno lo dimentichi."
    Così come nessuno dimentichi la "trahison des clercs" di molti "intellettuali cattolici", modernisti e progressisti, ben documentata nell'articolo. In Università Cattolica, il rettore - antifascista e democristiano - Giuseppe Lazzati (proclamato "Servo di Dio" e "Venerabile" dalla chiesa postconciliare) giunse persino a vietare una conferenza contro il divorzio del Professor Vittorio Mathieu.
    Dopo il divorzio, come prevedibile, sono arrivati l'aborto, lo "sdoganamento" della sodomia e l'imminente legge contro la libertà d'opinione riguardo ad essa, la "via giudiziaria" all'eutanasia e alla fecondazione contro natura, il "divorzio breve", le leggi permissive sulle droghe. Seguirà, è inevitabile, la futura legalizzazione della pedofilia. E andremo ancora oltre, ogni immaginazione e perversione. Si chiama Rivoluzione.
    Il tutto in nome del "fa ciò che ti piace" e del totalitario, feroce divieto di critica della perversione in nome di fantomatici, inesistenti in natura, "diritti civili".
    Ben ha fatto Cannone a ricordarcelo. Grazie.

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  3. Il mio pezzo è in tutto e per tutto conforme al buon senso, alla tradizione comune dei popoli e soprattutto al Vangelo e al Magistero della Chiesa (si veda il Catechismo di san GPII). Le chiacchiere di chi vorrebbe matrimoni a tempo (se infelici) mi fanno pena: è il dolore dei bambini sballottati come pacchi postali e costretti a incontrare il papà al bar, mentre la madre sta copulando col compagno, che dovrebbe non farci dormire la notte. Ma quando si smarrisce la bussola della fede si perde anche il buon senso e allora non c'è nulla da fare, né ragionamenti che tengano. Se si ammetterà il matrimonio gay, mi batterò con tutte le forze per il matrimonio uomo-animale e uomo-vegetale, o volete discriminare gli altri esseri viventi? In ogni caso il divorzio è stato dal punto di vista sociale assai peggiore che la I e la II guerra mondiale messe assieme. Ma c'è chi, in nome della 'felicità' dei cretinetti sentimentali cerebrolesi di oggi, vorrebbe ancora sangue, specie sangue innocente...
    FC

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  4. Comunque fa sorridere che dopo 40 anni vi rosica ancora.

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    1. Ci rosica, caro anonimo? Neanche un po'. Abbiamo una visione metastorica, che ci da la certezza che alla fine, il Cristo Trionfante vincerà e, se saremo stati fedeli, noi con Lui.
      Se mai, rosica l'Italia che, dopo il divorzio, ha visito la crisi delle famiglie, il crollo demografico, la conseguente crisi economica strutturale (lo dimostra bene Gotti Tedeschi), l'aborto, l'omosessualità legittimata e il connesso divieto di dire la verità su di essa, le perversioni delle varie fecondazioni "assistite", i prodromi delo sdoganamento della pedofilia.
      Lei sorrida pure, ché tanto, alla fine (alla fine fine), rideremo noi. Per sempre.

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    2. ti sei dimenticato del grave problema della calvizie e del riscaldamento globale.

      se sei così certo di un vostro trionfo finale, perché ti scaldi tanto? così in paradiso state più larghi, no?
      lascia che ce la spassiamo finché possiamo. ciao e non dimenticare i vespri

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  5. Onore a Silente!

    Fc

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