02 maggio 2014

Esperienze di catechismo di periferia

di Agata Calò
C'è una strana tendenza nelle nostre parrocchie, presente da molti anni, ma che sembra si sia molto consolidata ultimamente. Si scrive "strana" e si legge "pessima", per questo spero di essere smentita dall'esperienza di parrocchie diverse dalla mia o dal parere autorevole di qualche esperto in educazione infantile.
Tra i bambini che vengono iscritti al catechismo è risaputo che alcuni vi arrivano totalmente analfabeti sui fondamenti, e mi limito al Segno della Croce e all'Ave Maria. E' doloroso, ma ne prendiamo atto e ringraziamo il Cielo che i genitori almeno abbiano fatto per loro la scelta del Battesimo e del Catechismo. Accanto a questi ce ne sono comunque molti altri che queste "basi" le hanno, e sono quelli che quando si riparte dal Padre Nostro, ci guardano con due occhi come per dire "quindi il Catechismo è tutto qui? quando si alza il tiro?" ... Sì tesori miei, portate pazienza e state sicuri che sarete saziati.

Superato il gap e proseguendo nel percorso di catechesi, arriva il "fatidico" momento in cui si spiega l'Eucarestia e la S.Messa, che spesso si riprende anche dopo che i ragazzini hanno ricevuto la prima Comunione, perché il Giovedì Santo c'è tutti gli anni e perché repetita juvant. E così arriva e si conferma il nodo: La Messa, fondamento vivo per la vita cristiana, alcuni di loro non la vedono neanche con il binocolo. Quindi si prova a spiegare a questi virgulti che la Messa non è un accessorio o un'opzione, che è normale per un cristiano partecipare perché Cristo è presente e vivo nell'Eucarestia. Le loro espressioni mentre si parla dicono tutto. Se alcuni ascoltano sereni, altri sono davvero a disagio: "Qui qualcosa non torna, speriamo che non mi chieda se ci sono andato per Pasqua", addirittura i più sicuri di sè ti guardano come se venissi da Marte: "ma questa dove vive? La voglio proprio vedere a convincere il mister dopo che mi ha convocato per la partita".

Cari genitori, in sintesi: per i vostri figli scegliete Cristo, ed è quello che spieghiamo loro già dal primo anno; spieghiamo loro, poi, che Cristo è presenza viva nella Comunione, e senza battere ciglio regolarmente non li portano alla Messa. La Grazia sovrabbondante del Sacramento non avrà problemi a colmare i dubbi di questi bambini, ma almeno dal punto di vista formativo e educativo, come può essere questo comportamento senza conseguenze per loro?

Sono due le cose su cui vorrei essere smentita: innanzitutto, il catechista è la prima figura autorevole che incontrano nella Chiesa e se il genitore la contraddice a parole e nei fatti su un punto così fondamentale - e loro lo sanno che la Messa conta - si erode alla base la fiducia nella Chiesa, forse anche quel dono di fede che hanno ricevuto. E cosa ancora più preoccupante è l'insensatezza che si getta nei cuori dei ragazzi: per loro e per il loro bene ricevono il Battesimo e ora i Sacramenti, li si iscrive a Catechismo, dove imparano che l'Eucarestia la domenica è fondamentale, ma poi ovunque vengono accompagnati dai genitori tranne che alla Messa la domenica. E' insensato e i bambini non hanno difese contro la mancanza di senso. (Ricordiamo, poi, che vivono in un contesto molto diverso da quello di venti anni fa in cui più o meno tutti gli amici avevano le stesse abitudini. Oggi, oltre alla generale confusione, si confrontano con compagni non battezzati o di altre religioni, l'incoerenza viene subito alla luce.)

Temo che un'ondata di contraddizione e insensatezza di questa portata, a un'età delicatissima, li condanni all'insicurezza, alla confusione o allo scetticismo. Dio fa miracoli, e gliei si affidano, ci penserà Lui a mandare grazie più abbondanti dei vostri limiti. Da parte vostra però lasciate che i bambini vadano a Lui, anche la domenica a Messa.

 

10 commenti :

  1. Meglio non mandarli proprio a catechismo, no?
    o si hanno tanti Domenico Savio o niente

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  2. Ma, mica vorrai fare la dogana ai sacramenti. no?

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  3. Calma, nessuna dogana. Però consapevolezza si.
    Agata

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  4. Un'idea che mi viene...Il MESSIBUS, (v. pedibus per andare a scuola) col catechista che la mezzora prima della S. Messa fa la cerca e accompagna a piedi (per una parrocchia di 50000 ab. c'è qualche problema) pensate se riesce anche per 10 bambini che colpo e che bel segno, se poi si va in chiesa preparandosi con canti e ave marie... il problema poi è la messa !!! (ma tanti preti, nonostante tutto, ci credono ancora...)

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  5. È da fare si.
    A.

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  6. Gent.le Calò,

    non mi permetto certo di smentire ciò che dice, ma di ricentrare un po' i due punti chiave da Lei sì bene evidenziati attorno ad un unico cardine fondamentale: la famiglia è vera "Chiesa domestica", e, rubandole glossa dal testo, la prima figura di catechista autorevole che i bambini incontrano nella Chiesa sono I GENITORI.

    Parlo per esperienza: è opera sterile, un po' pilatesca, quella di lasciare i bambini a "noi" preti/religiosi per due ore alla settimana, una di catechismo, una di Messa (sempre che "catechismo" e "Messa" siano degni di tanto nome, il che non è scontato..),.. e poi, vivere una vita "etsi Deus non daretur", una vita istruita dalle vanità della TV e delle mode dei compagni a scuola più che dagli esempi dei Santi e dalla carità gioiosa e semplice, una vita impregnata di "mondo" fino al midollo tanto da rendere 20 minuti di recita MENSILE del S. Rosario una tortura straziante e insopportabile..

    Questo è il vero problema: i bambini sono estremamente recettivi e capaci di appassionarsi avidamente a ciò che gli adulti trasmettono loro con trasporto e entusiasmo: se si appassionano tutti al calcio invece che al servizio liturgico vorrà dire che gli adulti, per andare alla partita di Domenica, sono disposti a parcheggiare anche a due chilometri dallo stadio, camminare a piedi sotto la pioggia, stare al freddo degli spalti due ore..a renderne galvanizzante l'attesa, fervente la partecipazione e epico il ricordo!..
    Per la Messa della domenica..è troppo presto, è troppo tardi..la chiesa è troppo lontana, non è riscaldata, non c'è parcheggio..il pranzo coi nonni, i compiti da fare..o la partita.

    Abbiamo "qui" in parrocchia dei bimbi di famiglie genuinamente cattoliche: i genitori sono i primi a interessarsi alla vita divina dei loro pargoli, a controllare che venga insegnata ai loro figli la "loro santa religione" e non "le idee" del prete o della catechista.. sono bambini appassionati dalle tematiche religiose, le apprendono con diligenza sano spirito critico!
    Sono proprio loro i primi a non capire come facciano gli altri compagni di catechismo a restare così pagani in terra cristiana...e sono ottimi, zelanti apostoli, capaci di edificare e di "convertire" chi, tra gli altri cristiani "di nome e di illusione" (Pio XII) lascia aperte, o almeno socchiuse le porte a Cristo..

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    1. La ringrazio molto per il commento prezioso,
      ac

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  7. Credo che l'articolo, che condivido dalla prima all'ultima riga, esprima un concetto chiaro: senza la frequenza alla messa domenicale il catechismo non ha senso.
    Detto questo, è ora di spiegare ai genitori che l'ora di catechismo non è un parcheggio e che i primi responsabili dell'educazione alla fede sono loro.
    Ed è anche ora di cambiare mentalità per quel che concerne i sacramenti: non sono un "diritto" né i bambini devono accedervi solo perché "hanno l'età".
    Non si tratta di mettere barriere o dogane, ma di aspettarsi che chi arriva sappia, quantomeno a grandi linee, il significato del segno che va a ricevere e che non si tratta di ricevere doni (pure costosi) o di far pranzi.
    Se uno non è preparato, il sacramento va rinviato, senza che conti l'età o la classe frequentata.
    Le mie parole possono apparire dure, ma sono frutto di esperienza diretta...

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  8. Condivido le preoccupazioni, ma un eccessivo rigore non porta da nessuna parte. Bisogna tener conto della realtà. E la realtà è che se si esagera la gente si allontana, o al massimo andrà nella parrocchia vicina, dove troverà maniche molto larghe (sempre ammettendo che il parroco della mia parrocchia accetti un certo rigorismo).
    Ma un sano realismo è sempre ottimista. E in questo caso bisogna tener conto che i ragazzini sono molto meglio di quello che pensiamo. Se imparano il catechismo, cercheranno di andare a Messa ogni volta che potranno, e questo basta. Se poi instaurano un rapporto d'amicizia e stima col catechista, allora accetteranno gli insegnamenti che, ricordiamolo, vengono da Dio, e sono per questo carichi di una grazia che ci supera. Bisogna persistere e confidare. Spesso, anche se i genitori sono lontani, i ragazzi continuano ad andare a Messa, facendo della Chiesa la loro famiglia. Preghiamo per i nostri parroci.
    Tommaso

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  9. Carissima Agata,
    io ho fatto il catechista per quattro anni e, purtroppo, è stata una delle esperienze più negative che abbia mai fatto (e c'è da scegliere): uno sfascio totale. Mi sono ritirato perchè l'unico risultato che avevo ottenuto era di aver perso la dignità diventando lo zimbello di tanti delinquentelli in confronto ai quali Mowgli o Tarzan da piccolo sono esempi di civilizzazione e perchè ormai era diventato di una difficoltà estrema il trattenermi dallo spaccare la faccia a qualcuno di questi. Non è che non se lo sarebbero meritato, avevo solo paura delle conseguenze penali che avrei subito qualora fossi esploso. Ad una cresima c'era un prima fila di mamme che sembravano uscite da uno show di Corrado Fumagalli. Ma, del resto, i sacramenti vanno dati anche ai marziani e noi non siamo nessuno per giudicare...
    Paolo Maria Filipazzi

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