18 maggio 2014

Tra slogan e banane: l’immigrazione raccontata da Anno Uno

di Lorenzo Roselli

Giovedì sera sono tornato a Roma per alcune faccende da sbrigare nel fine-settimana, quindi mi ero organizzato con alcuni miei amici per un cinema ed una birra (analcolica) sbrigativiPurtroppo, a causa di diversi contrattempi, i nostri piani per la serata sono saltati, e sono dovuto restare a casa. In questi casi, solitamente, un videogioco costituisce un ottimo ripiego e ciò sarebbe valso senza ombra di dubbio anche nel caso di giovedì.
Purtroppo però, una mefistofelica trappola incombeva su di me: su La7 viene infatti trasmessa la pubblicità di Anno Zero… Uno, scusate, la versione (anche se trovo più proprio il termine “parodia”) gggiovane del programma di Santoro, condotto dalla ancor più gggiovane Giulia Innocenzi, che sarebbe andato in onda la sera stessa. Ospiti della serata l’ex-ministro dell’ex-ministero dell’Integrazione, Cecile Kyenge, e il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. L’argomento trattato, come facilmente intuibile, sarebbe stato quello dell’immigrazione. “Beh, in fondo non ho niente da fare”. Le ultime parole famose.

Ora, la strategia da tenere nei confronti del dirompente fenomeno migratorio che sta interessando il Nord-Africa riversandosi in Europa ed in particolar modo in Italia, è un tema d’importanza capillare che non può e non deve essere risolto con amene disquisizioni da bar: il problema è che la nostra politica lo affronta proprio in questo modo. Nel nostro Paese non ho mai sentito una riflessione sul tema che non fosse uno slogan od un vuoto esercizio di retorica, almeno da parte di esponenti del Governo e del Parlamento. Per carità, non che sperassi di trovare qualcosa di diverso nella trasmissione dell’Innocenzi, tutt’al più mi interessava vedere cosa sarebbe saltato fuori in due ore dedicate specificatamente al tema con due contendenti “d’eccezione” come Salvini e  Kyenge. Inutile dire che questa mia flebile speranza abbia cominciato a sgretolarsi già dai primi minuti della trasmissione.

La Innocenzi, infatti, decide di esordire con un servizio in Veneto, dove vengono intervistati alcuni piccoli imprenditori che hanno subito trafugamenti o rapine da parte di extracomunitari. Il figuro più ricorrente del servizio è un falegname che, dopo aver subito un furto da un rom, trascorre tutte le notti (a suo dire) nel suo capannone a vigilare, munito di fucile e parecchi cani da caccia, che nessuno provi ad avvicinarsi alla sua proprietà. L’uomo fa uscite molto pesanti contro la popolazione straniera e, tra una ripresa di qualche manganello e un calendario di Predappio, la Innocenzi riesce a ridurre il diffuso malcontento per le attuali norme in merito all’immigrazione clandestina alle deliranti ed inqualificabili affermazioni di un disperato (o un pazzo). Tornati nello studio, scopro con sconcerto che oltre all’Innocenzi, Kyenge e Salvini, vi è uno stuolo di strani personaggi vestiti in maschera. Si tratta della “novità” di Anno Uno: come se l’Innocenzi non bastasse, al programma partecipano due fronti contrapposti di gggiovani (tanto da avere un po’ tutte le categorie della giungla sub-urbana italica; il pariolino, il rapper di borgata, la borghesotta di Brera) che, con le loro acute osservazioni socio-antropologiche, occuperanno la maggior parte del programma rendendo la presenza dei due politici quasi accessoria. L’inutilità che contraddistingue la prima parte del programma è qualcosa di indescrivibile: Salvini tenta di illustrare il programma della Lega per le Europee, sebbene appaia più interessato ad avere l’ultima parola contro una gggiovane radical chic. La Kyenge distrae l’attenzione dalle obiezioni poste sul suo fallimentare mandato, rinfacciando a Salvini alcune voci che circolano per il Parlamento Europeo nei suoi confronti, tra cui quella secondo cui non presenzierebbe mai in seduta e per questo sarebbe conosciuto come “il fannullone”. La Innocenzi parla, e la cosa risulta sempre frustrante.

Viene mostrato un nuovo servizio, in cui viene intervistato il direttore del centro d’accoglienza milanese dove dovrebbero essere smistati i tantissimi migranti che dalla Sicilia raggiungono il Nord Italia. Il giornalista, scoprendo l’acqua calda, ci informa che la maggior parte delle persone che sbarcano a Lampedusa provengono dalla Libia e dalla Siria e che, pertanto, essi godono a pieno diritto dello status di rifugiati. Non si sa bene sulla base di quali evidenze, viene infine congetturato che la maggior parte degli esuli siriani siano braccati dai servizi segreti del governo di Assad, in quanto (sic!) “disertori”. Torniamo nuovamente in studio, dove si riprende a discutere, con toni accesi, del Nulla Cosmico affrontato nella prima metà della trasmissione. Salvini è quello che sta facendo la figura migliore ma, per quanto sia decisamente ad un altro livello rispetto a molti dei suoi compagni di partito, rimane pur sempre un leghista; e come sostiene un teorema che adesso non ricordo, è fisicamente impossibile che un leghista non se ne esca con una menata demagogica da far impallidire un grillino, durante un talk show. <<Gli immigrati vengono trattati come se fossero in vacanza!>>. Un altro quarto d’ora buttato in schiamazzi da Pomeriggio Cinque, con un criminale intervento di un gggiovane del fronte immigrazionista che descrive “tirannico e sanguinario” il legittimo governo siriano. E come se non bastasse, la Innocenzi continua a parlare.

Mentre ci avviciniamo al termine di questo alto momento di televisione ecco che, puntuale come nel suo programma madre, si tiene il monologo di Travaglio. Questi esce del tutti fuori dal seminato, parlando di Dell’Utri e dell’EXPO, punto sul quale chiude chiedendo a Salvini come il suo partito potesse non essere a conoscenza dello scandalo, domanda alla quale il segretario della Lega risponde con pochi giri di parole. Poi, il successore di Maroni si concentra sul reato di clandestinità e sul referendum che il suo partito propone (insieme a quello abrogativo della Legge Fornero) per ripristinarlo. Quello che Salvini solo in parte accenna, è che la Bossi-Fini, per quanto partisse da presupposti comprensibili, si concretizzava nel peggiore dei modi: depositando nelle carceri centinaia e centinaia di immigrati, con il solo risultato di raddoppiare i processi e rendere ancor più invivibili le nostre prigioni. Dopo qualche baruffa tra il rapper di borgata, il pariolino e la borghesotta di Brera ed un simpatico servizio su un discorso che Berlusconi ha tenuto ad una fiera canina, o qualcosa del genere, giungiamo all’epilogo, perfettamente in tendenza con il resto della serata. La Kyenge regala alla Innocenzi ed a Salvini una banana (non si era stati già abbastanza banali) ed invita ad emulare il gesto anti-razzista di Alves, mangiandola. Ironicamente, l’unico ad ingurgitarla veramente è Salvini, giustificandosi con una carenza di potassio.

Mentre osservo allibito le vignette sempre più disarmanti di Vauro, traggo le mie conclusioni; non tanto sullo spettacolo tragicomico a cui ho appena assistito, ma piuttosto riguardo la completa impossibilità, in Italia, di discutere di immigrazione. Del resto, siamo sempre stati un paese di dicotomie, dove si propongono provvedimenti deliranti come lo ius soli da una parte, e si chiede di lasciare affondare in mare aperto intere famiglie sul modello Australia, dall’altra. Al di là di soluzioni immediate che sicuramente non ha nemmeno il sottoscritto, quello che manca è un punto d’osservazione sensato, che è quello del riconoscere nell’immigrazione un dramma da contrastare, non un diritto da garantire e nell’immigrato una vittima da aiutare, non un invasore da respingere ad ogni costo. Sicuramente, è il caso di rendersi conto che l’attuale Europa dimostra tutta la sua evanescenza politica in questi casi e non potrà mai costituire un elemento su cui contare. Un buon punto d’inizio, in tal senso, sarebbe quello di guardare con più sensibilità al Mediterraneo, cessando di supportare le rivoluzioni colorate che hanno portato all’esodo dei libici e dei tunisini e, seppur in maniera ancora limitata, quello dei siriani. Perché, checché ne dicano gli immigrazionisti abbatti-frontiere, o un certo populino livoroso, i flussi migratori hanno sempre delle ragioni e queste raramente non riguardano in prima persona le nostre scelte di politica estera. 

Per conto mio, credo che andrò a mangiarmi una banana.
 

4 commenti :

  1. Se non altro gli ultimi comunisti rimasti, per spirito anti-americano, hanno capito come stanno le cose in Siria.
    Tutta la sinistra mainstream, gli intellettualoidi e i bimbetti radical chic si confermano miglior stampella dell'imperialismo americano.
    Metti un presidente democratico e lo appoggeranno in ogni guerra ad un livello da far impallidire i moderati che sostenevano le imprese di Bush jr.

    RispondiElimina
  2. Onore a Lorenzo Roselli. Reggere fino alla fine della trasmissione denota uno stoicismo da sentinella di Pompei
    http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/6/62/Edward_John_Poynter_-_Faithful_Unto_Death_-_Google_Art_Project.jpg

    RispondiElimina
  3. Molto equilibrato. Temo però che in questa tornata prevarrà la voglia di regolare i conti con la UE e le sue "politiche" e a questo punto forse è un bene. Complimenti anche per l'articolo sulla Marcia

    RispondiElimina
  4. Riguardo alle presenze di Salvini in Euro-parlamento:

    http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/mix24/2014-01-17/presenze-salvini-europarlamento-produttivita-160935.php

    RispondiElimina