27 maggio 2014

Una controrivoluzione per l'Europa

di Franciscus Pentagrammuli
I risultati delle elezioni europee sono strani. Disordine e paura fuori d'Italia (con i giornalisti che gridano al nazista e all'involuzione reazionaria in Europa, salvo poi inneggiare all'Ucraina europeista con la sua bassa manovalanza nazistoide), diccì in Italia. Destra trionfante in Europa, con la coda fra le gambe in Italia. Probabilmente cambierà poco: speriamo che qualcosa cambi, non fosse che per paura degli euroscettici. Ma cos'è diventata l'Unione Europea?


L'Unione Europea è diventata la centrale dell'imposizione forzata (attraverso soprattutto la finanza e la propaganda psicologica) di una ideologia utopistica totalmente disancorata dalla realtà umana e storica. Si è voluto imporre uno stato sovranazionale che eliminasse le differenze storiche fra i popoli e i Paesi, si è voluto imporre una uguaglianza sociale verso il basso, fatta eccezione per i centri del potere politico-finanziario; domina uno pseudoliberismo sovranazionale, mentre la microeconomia viene soffocata da lacciuoli burocratici e da un fisco degno del socialismo reale; si è voluta imporre la convivenza con gruppi di estranei totali, africani e asiatici, che ci disprezzano e non hanno alcuna intenzione di integrarsi (a cosa, poi? a quella cultura artefatta cui veniamo adeguati a forza? In tutti i paesi europei si è sempre fatta una gran fatica ad integrare i piccoli gruppi di ebrei che c'erano: come si può anche solo pensare, sensatamente, di integrarvi milioni di africani, di musulmani?); si è voluto imporre lo sradicamento dalle nostre culture e religioni e tradizioni etniche e nazionali e familiari, in favore di una dottrina sociale e antropologica liquida ma sempre antiumana. Ingegneria sociale, negazione della realtà, imposizione forzata di tutto quanto ripugna all'umana natura e alla storia d'Europa. Imposizione rapidissima di un'ideologia, e se i fatti non sono d'accordo con l'ideologia, tanto peggio per i fatti!

Ora i fatti iniziano a ribellarsi: Front National, neonazisti o pseudotali, antieuropeisti vari, omofobi, populisti, nazionalisti, "integralisti religiosi". Iniziano a ribellarsi tutti coloro le cui idee e i cui ideali, anche e soprattutto nel loro senso migliore, sono stati infranti ed insultati negli ultimi cinquant'anni. Tanto più in là è andata la realizzazione della follia utopistica postmoderna e postumana, tanto più dura e dolorosa e, verosimilmente, violenta sarà la reazione ad essa. Chi, spaventato dal montare della reazione in Europa, applicherà un'accelerazione al processo di imposizione totalitaria della postmodernità, questi sarà responsabile della radicalizzazione della reazione ad essa. Se la rivoluzione postmoderna fosse stata fermata cinquanta, quaranta, trenta, venti, dieci anni fa, non si sarebbe giunti alla situazione attuale, a vedere i "fassisti" dappertutto; se la rivoluzione non verrà fermata oggi, avremo Alba Dorata in tutti i paesi d'Europa. 

Questa visione del futuro prossimo potrà piacere a qualcuno dei nostri lettori, la prospettiva di una grande Vandea europea potrà allettare le nostre immaginazioni, ma sono illusioni: i nonni dei vandeani del '93 erano cresciuti alle missioni di san Luigi de Monfort. Noi no, e tantomeno lo sono i militanti delle destre europee, variamente pagane o terminali, che certo non hanno nulla della santità di uno Chatelineau. Fino ad oggi le forze di destra hanno avuto paura di apparire troppo conservatrici, e si sono fatte infinocchiare, o, peggio, sono state anch'esse preda del folle ottimismo futurista e progressivo. Non hanno fermato la rivoluzione, e hanno lasciato che la situazione si evolvesse fino alla situazione attuale. Ora, in difesa della vera libertà dei popoli europei, e per il bene delle nazioni e degli uomini, è il tempo di agire, finalmente, come si deve, in modo umano, razionale, cristiano. 

Memori degli avvertimenti, e delle promesse, della Beata Vergine a Fatima, preghiamo e agiamo, per restaurare l'Europa cristiana. 

Dio abbia pietà di noi, e ci benedica!
 

14 commenti :

  1. Georgius Palinormus27 maggio 2014 16:39

    Basta con le chiacchiere illuse.

    RispondiElimina
  2. Manlio Pittori28 maggio 2014 10:20

    Perché Dio dovrebbe avere pietà degli europei e dovrebbe anche benedirli? E se questa volta Dio avesse pietà, invece, dei milioni di africani e di asiatici che fuggono da fame e da guerre - nella quali lo zampino della cristianissima Europa c'è, e da secoli - e benedisse loro, anziché i ricchi Epuloni europei?

    Il vostro Dio è catholicus, mica Europæus.

    O no?

    In attesa di una risposta che mai verrà, distinti saluti.

    Manlio Pittori

    RispondiElimina
    Risposte
    1. cosi' probabilmente sara', caro Manlio. e ben venga, almeno rimpinguiamo le Chiese...in quella che frequento io qua a Londra, se non fosse per africani e asiatici , ci staremmo solo io, il parroco, il diacono e qualche ottuagenaria-o.
      In verita in verita' vi dico; socialconservatori, i vostri nemici di oggi saranno la unica speranza del domani! e anche validi alleati; vaglielo a spiegare ad un nigeriano cristiano, che per farsi abdare a Messa rischia settimanalmente la morte, che le religioni sono tutte uguali, che l'Islam e' la religione dell'ammore, che essere uomo e donna sono questioni di gusto soggettivo, che gli anziani quando diventano vecchi e malati..si uccidono e tutte le belle cose che ci siamo inventati nella cara vecchia Europa...

      Elimina
    2. La carta dei sensi di colpa dei bianchi risparmiatela per i blog di sinistra, qui non attacca.

      I ricchi epuloni europei la loro ricchezza se la sono costruita, non è un privilegio di nascita ma un eredità dei nostri antenati.

      L'Europa cristiana è una cosa, l'Europa appendice di Asia e Africa è un'altra. L'evangelizzazione di Asia e Africa nulla ha a che vedere con la loro invasione.

      Da sempre i popoli che migrano invadono le terre di altri popoli e lo fanno perché attratti dalle risorse e dalle ricchezze delle nuove terre.
      Il fatto che siano poveri e affamati non fa loro perdere la qualifica di invasori, anche i Visigoti erano tremendamente disperati e affamati.

      Elimina
    3. Manlio Pittori31 maggio 2014 17:45

      Gentile Hermit,

      sono più invasori i migranti a rischio annegamento o i nonni dei vostri Fratelli d'Italia, i Graziani dispensatori di iprite nel Corno d'Africa e in Libia con la benedizione clericale? Gli europei di ieri potevano tranquillamente invadere l'Africa e invece gli africani di oggi dovrebbero accettare muti e immobili la morte per fame o per guerra?

      E poi, non sono vostri fratelli? Il vostro Vangelo dice, mi pare, parole inequivocabili sull'accoglienza, sulla ricchezza e sulla carità: te le sei dimenticate, gentile Hermit? O tu usi un Vangelo purificato da simili riferimenti pauperisti e terzomondiali?

      Io sensi di colpa, per un passato di cui non sono colpevole, non ne ho: ma se fossi un padre siriano o etiope, non avrei dubbi su cosa fare, se dovessi scegliere tra fame e guerra certe e una speranza di vita migliore.

      Anche se sapessi che mi dovrò scontrare con dei sedicenti cristiani che si sono ritagliati un personalissimo e relativistico Vangelo fatto solo di Dio-Patria-Famiglia, buttando nel cesso tutto il resto

      E comunque, caro il mio Hermit, neanche sul vostro Catechismo c'è scritto che Dio ama e benedice gli europei e spera invece che etiopi e siriani crepino di fame o di bombardamenti a casa loro.

      Elimina
    4. E chi ha detto che noi speriamo gli africani muoiano di fame e guerre?
      Forse, più probabilmente, saremmo per riportare la pace in Africa. Ma bisognava non darsi alla decolonizzazione: questa sì che è una nostra grande colpa!
      Pentagrammuli

      Elimina
    5. Manlio Pittori3 giugno 2014 09:55

      "E chi ha detto che noi speriamo gli africani muoiano di fame e guerre?"

      Non lo si dice ma lo si pensa e si opera in questo senso: già in fatto che un cattolico scriva "Dio abbia pietà di noi, e ci benedica!", come se per Dio ci fossero i "noi" (gli europei da benedire e di cui avere pietà) e "tutti gli altri" (quindi da non benedire e di cui non avere pietà), la dice fin troppo lunga su cosa ne ha fatto, quel cattolico, della religione - l'ha schiacciata sul marciapiede come un escremento di cane, a mio modestissimo parere.

      "Ma bisognava non darsi alla decolonizzazione": per farlo, bastava non darsi alla colonizzazione, gentile interlocutore. O no?

      Attendo sue, grazie.

      Manlio Pittori

      Elimina
  3. Non vedo né chiacchiere né illusioni. Al contrario una visione molto lucida.

    RispondiElimina
  4. Rupertus Enotrius29 maggio 2014 02:37

    Un grande ingegno come Giovannino Guareschi avrebbe da vergognarsi per queste fanfaluche.

    RispondiElimina
  5. La violenza di una eventuale controrivoluzione sarebbe ben preferibile e moderata rispetto a quella che si verificherà se i distruttori continueranno nella realizzazione della loro utopia.

    L'estrema diversità fra popoli vicini causa la guerra e noi stiamo importando milioni di estremamente diversi nella ridicola illusione che l'aria d'Europa li civilizzi all'istante.

    Quando l'Europa sarà del tutto priva della propria identità, cultura e fede e sarà piena di tribali del terzo mondo non potrà che scorrere il sangue come sempre è stato in tutti i multiculturalismi della storia.

    RispondiElimina
  6. Hermit, hai la cassandra facile. Un po' più di plausibilismo e meno isterie, eh?

    RispondiElimina
  7. I multi-culturalismi prima o poi scoppiano, piaccia o no. Basta sbirciare, senza neanche andare ad approfondire, cosa è successo durante l'indipendenza dell'India fra indù e musulmani, tutta la questione del Pakistan, che avrebbe dovuto far parte dell'India, e la questione, che ancora resta accesa, del Kashmir. Ed ora che i politeisti indù stanno prendendo le armi imbarazza tutti coloro che come pecoroni etichettavano i monoteismi con la violenza e i politeismi col pacifismo! E non è violenza, anche se rivolta verso se stessi, quella dei monaci buddisti che si danno fuoco?
    Dell'identità sociale l'uomo non può farne a meno, se non a costo di una forte alienazione. Lo aveva intuito anche Aristotele che definiva l'uomo un animale sociale e, chi non sente il bisogno di vivere in società (e neanche l'eremita rifiuta la propria socialità!), o è dio o bestia, ma assodato che l'uomo non può mai essere dio, in quanto di posti in concorso ce n'è solo uno ed è già occupato, non rimane che il lato bestiale che vien fuori quando si cerca di cancellare questa appartenenza.
    E come dice F.P. integrarsi a cosa? Più che integrare, quello che vuol fare certa intellighentia europea vuole (mi si passi la battuta) "intergare" comunitari ed extra tali col più schietto e becero relativismo culturale. Ed allora coloro che vengono da fuori se la tengono ben stretta la propria perché "la cultura il cul tura"! (E mi si passi anche questo gioco di parole!!!)

    Francesco S.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Allora sei in disaccordo con Pentagrammuli che rimpiange la decolonizzzazione (cosa che anch'io avrei evitato, se si fosse potuto fare).
      Molti dei più potenti stati della storia (se non tutti) erano multiculturali (o lo sono ancora oggi): Stati Uniti, Impero Britannico (indù e moghul hanno vissuto assieme per svariati secoli), Impero portoghese (che ha avuto al suo interno grandissime "minoranze" africane fino agli anni '70, la Cina millenaria che ospita decine di popoli (anche oggi), il secolare Impero asburgico (e questo sì che era multiculturale!), l'universale Impero romano (che univa i germani ai latini, assieme ai greci ed agli egizi; la Roma immortale dove il tempio di Vesta sorgeva vicino agli altari di Iside, e nelle cui ville si svolgevano i culti di Mitra e dell'oriente).
      Scusa per l'elegia, ma volevo solo dire che il multicuturalismo non è un'invenzione recente della sinistra, come a volte si pensa, ma un modo di vivere antico come i nostri antenati.

      Elimina
    2. Quelli erano imperi in cui uno comandava e gli altri erano sudditi. La convivenza (che distinguerei dal multi-culturalismo) era dettata dal principio del "divide et impera". Queste politiche vogliono essere delle democrazie in cui le diverse culture, opposte l'una all'altra, dovrebbero convivere pacificamente e cooperare a determinare assieme l'indirizzo politico dello Stato. Possiamo vedere cosa sta succedendo in Siria! Fino a quando Assad la governava fermamente cristiani e mussulmani convivevano gli uni accanto agli altri. Da quando qualcuno ha deciso di fare la democrazia, gli estremisti islamici hanno preso forza facendosi spacciare per i ribelli ad una feroce dittatura e stanno massacrando cristiani a più non posso: bel multi-culturalismo!!!

      Francesco S.

      Elimina