11 maggio 2014

Viva la Mamma!

di Giuliano Guzzo
Mamma è la sola parola che non occorre insegnare ai neonati, per un motivo molto semplice: la conoscono già. O meglio, la imparano da soli, senza bisogno di lezione alcuna. Infatti “mamma” – come notò già la psicanalista russa Sabina Spielrein (1885-1942) – è un termine che ricorre con impressionante somiglianza in praticamente tutte le lingue: dal russo mama al francese maman, dal tedesco mama all’ucraino maty (ma anche màmo) al greco mama [1]. Una somiglianza riscontrabile anche per il termine “papà” e che si spiega solamente col fatto che, coi suoi primi suoni e vocalizzi, il neonato familiarizza anzitutto con le consonanti p (o b) e m. Mamma è quindi davvero una parola che non occorre insegnare ai neonati.
Così come non occorre insegnare alle femmine l’istinto materno che, essendo per l’appunto istinto, non ha alcuna origine ambientale e men che meno culturale. Lo si è potuto riscontrare in modo inequivocabile grazie al fatto che in tutte le culture studiate le bambole sono risultate maggiormente preferite dalle bambine le quali, rispetto ai bambini, sono più propense anche a giocare a fare i genitori [2]. Una differenza osservata anche su fanciulli di appena quattro anni [3], decisamente presto per immaginarla esito di influenze esterne.
Ciò nonostante “mamma” sta diventando una parola pericolosa, che odora di sessismo secondo un certo femminismo che vede la donna realizzata solo come lavoratrice e che istiga alle discriminazioni secondo il politically correct, che com’è noto predica l’esistenza delle “nuove famiglie” stile Elton John. All’allergia al termine “mamma” corrisponde purtroppo, in conseguenza alle possibilità offerte dalla tecnica, anche un drammatico frazionamento delle sue facoltà. Accade così che, in luogo della sola ed insostituibile mamma, un figlio oggi possa averne fino a tre: la madre genetica (da cui eredita i geni), la madre biologica (nel cui grembo cresce) e la madre psicologica (colei che lo alleva). E’ questo assurdo scenario a rendere rivoluzionaria la lettura di Voglio la mamma, l’ultimo libro del giornalista e politico Mario Adinolfi. Si tratta di un testo piccolo sia perché corto sia perché tascabile, ma che tuttavia non è azzardato elevare ad autentico manifesto contro l’abolizione della mamma che alcuni vorrebbero. E, con la mamma, anche di tutti quegli equilibri propri di qualsivoglia società che aspiri ad un ordine, a partire da quello familiare, imprescindibile in assenza della figura femminile e materna. Che fra le altre cose, come acutamente fa notare l’Autore, rappresenta anche un formidabile rimedio contro le derive eugenetiche.
«Voglio la mamma. La mamma che non sceglie il più bello, sano e forte fra i suoi figli. Voglio la mamma – continua Adinolfi – che da che mondo è mondo protegge il più sgarrupato, stortignaccolo, debole. E’ pieno di favole del brutto anatroccolo, l’immaginario della nostra infanzia: sono state scritte perché i biondi con gli occhi azzurri sono sempre stati minoranza e tutti noi abbiamo qualche difetto. E se mia madre avesse conosciuto i miei, chissà se mi avrebbe scelto in un catalogo da postal market in cui acquistare l’embrione di proprio assoluto gradimento» [4]La mamma è dunque (insieme al papà) la maggior garanzia per la crescita dei figli e per l’amore di cui hanno bisogno. Così come i figli costituiscono – anche se questo contraddice l’edonismo di massa predicato dal Pensiero Unico – un arricchimento non solo affettivo ma anche esistenziale della coppia.  E, ovviamente, della mamma, come attestato da studi scientifici che hanno rilevato come la nascita di un figlio comporti, anche sotto il profilo della longevità, benefici significativi per le donne [5], incluse per quelle che ne hanno molti [6]. Si realizza in questo modo il miracolo per cui se da un lato è anzitutto la madre a donare la vita al bambino che mette al mondo, d’altro lato anche il bambino, nascendo, aggiunge vita alla madre, quasi a ripagarla della sua generosità e del suo amore.
Dinnanzi ad una realtà tanto commovente, è difficile oggi, Festa della Mamma, che ognuno non sperimenti un senso di gratitudine verso la propria mamma e che ogni mamma non avverta gioia nel ripensare a quel giorno in cui, per la prima volta, ha aperto le braccia e la propria vita ad un figlio. Nell’indimenticabile film Forrest Gump (1994) il protagonista, interpretato da un ispirato Tom Hanks, diceva: «Mamma diceva sempre: la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita». Ecco, anche mamma, in realtà, è come la vita: non sai quella che ti capita. Non lo potevi sapere, neppure immaginare. E neppure lei poteva sapere come suo figlio sarebbe stato. Eppure lo ha accolto. Ed ogni figlio, senza saperne il nome, l’ha subito riconosciuta chiamandola com’è: mamma.
Viva la mamma!
giulianoguzzo.wordpress.com
Note [1] Cfr. Spielrein S. L’origine delle parole infantili “papà” e “mamma”. Alcune considerazioni sui vari stadi dello sviluppo del linguaggio, Relazione al VI Congresso internazionale di psicanalisi (L’Aia, 1920) 1-26: 6, in «lacan-con-freud.it»; [2] Cfr. Tooley J. The Miseducation of Women, Continuum Publishing Group, London 2002, p. 77; Geary D.C. Male, Female: The Evolution of Human Sex Differences, «American Psychological Association», Washington 1998, pp. 234-235; [3]Cfr. Parke Ross D. – Brott Armin A. Throwaway Dads: The Myths and Barriers That Keep Men from Being the Fathers They Want to Be, Houghton Mifflin Co. Boston 1999, pp. 109-100; [4] Adinolfi M. Voglio la mamma. Da sinistra, contro I falsi miti di progresso, Youcanprint, Roma 2014, pp. 72-73; [5] Cfr.Holt-Lunstad J. – Birmingham W. – Howard A.M.- Thoman D. (2009) Married With Children: The Influence of Parental Status and Gender on Ambulatory Blood Pressure.«Annals of Behavioral Medicine»; Vol.38(3):170-179; [6] Cfr. Jacobs M.B. – Kritz-Silverstein D. – Wingard D.L. – Barrett-Connor E.(2012)The association of reproductive history with all-cause and cardiovascular mortality in older women: the Rancho Bernardo Study. «Fertility and Sterility»; Vol.97(1):118-124.

 

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