18 giugno 2014

40 anni di Fraternità San Pio X in Italia


di Giorgio Mariano

La scorsa domenica presso la casa generalizia di Albano Laziale sono stati festeggiati i 40 anni dalla fondazione del priorato di Albano da parte di mons. Marcel Lefebvre nel lontano 1974. All’epoca, ad occupare il grande stabile, furono solo 4 suore coraggiose e piene di fede nella Divina Provvidenza. Col tempo l’opera si allargò fino ad ospitare sacerdoti e seminaristi. Oggi il priorato di Albano ospita tutti i ragazzi che sentono il bisogno di verificare la loro vocazione e che si preparano all’ingresso nel seminario di Flavigny.



In origine, il monsignore cercava per i suoi seminaristi una casa proprio a Roma, la città Santa, sede del Vicario di Cristo allo scopo di educare i suoi futuri sacerdoti allo spirito della “romanità”, elemento essenziale per i ministri della Santa Chiesa Cattolica Romana. Gli venne offerta, invece, l’occasione di questa casa poco distante da Roma fondata dai padri missionari del Sacro Cuore i quali, alla vigilia del Concilio Vaticano II, pieni di ottimismo, la eressero quale futuro noviziato per le “copiose” vocazioni che sarebbero dovute giungere grazie alla “nuova primavera” conciliare. Sfortunatamente tali vocazioni non arrivarono mai.
 
Oggi, dopo 40 anni di persecuzioni, calunnie e indifferenza i sacerdoti e le suore della fraternità san Pio X raccolgono i frutti dei loro sacrifici. Sappiamo che in Italia la fraternità ha incontrato molte più difficoltà rispetto alla Francia a causa del tiepido impasto democristiano che ha avvelenato e quasi estinto il fervore dei fedeli. Nonostante questo, erano circa 200 le persone presenti ad Albano accorse da varie parti d’Italia per ritrovarsi attorno all’altare della Santa Messa per ringraziare il Signore del dono inestimabile della Vera ed Unica liturgia cattolica, quella trasmessa ininterrottamente a noi dagli apostoli e suggellata dall’autorità dei santi e dei papi. Famiglie giovani, ragazzi e ragazze, bambini e anziani, religiose e sacerdoti, tutti uniti in un’autentica festa cattolica. Alla Santa Messa è seguito il pranzo, totalmente frutto di giovani e generosi volontari. Nel pomeriggio i festeggiamenti sono stati animati da giochi con appositi stand allestiti per l’occasione, accompagnati da musica allegra e piacevole. Insomma una sana festa cattolica senza eccessi né immodestie. Una festa che non ha bisogno, per dirsi tale, di eccitare le basse passioni o spingere allo stordimento dello sballo. Tutto questo è certamente opera dello Spirito Santo ma non poteva realizzarsi senza il sacrificio e la fede di coloro che hanno corrisposto alla Sua chiamata. I figli di mons. Lefebvre da oltre 40 anni diffondono la Verità e la Bellezza del rito cattolico nella sua forma pura ed essenziale che non conosce brutture e artifizi umani. Nulla di mondano c’è in questa liturgia ma tutto è rivolto a Dio (coram Deo), i cuori e i corpi. La forma stessa manifesta la divinità della sostanza che si celebra, non è infatti la comunità “a fare” la celebrazione ma è Cristo Sommo Sacerdote a dare senso e coesione alla comunità. E’ Lui il protagonista assoluto, Lui il sacerdote, Lui la Vittima immolata e Lui è Dio al quale il Sacrificio viene offerto.

La fraternità san Pio X ultimamente sta raccogliendo attorno a sé tutti coloro che dopo la fiammata del periodo liberale di Benedetto XVI si sono ritrovati dalla parte sbagliata del fronte e che nell’attuale stato confuso in cui versano i vertici ecclesiastici sono approdati (per Grazia) alle fonti della vita. La dottrina tradizionale, la Messa di sempre, gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio, la vita cristiana, il catechismo di San Pio X infatti, non sono altro che questo: le fonti di acqua purissima che ancora sussistono, custodite e difese con le unghie e con i denti da un manipolo di intrepidi ed umili combattenti che non si sono lasciati stravolgere la fede dalla tempesta modernista ed ateista del post-Concilio.
Al di là dei pregiudizi, degli apparenti “impedimenti canonici”, delle millantate questioni di comunione ecclesiale, chi ha modo di conoscere personalmente la fraternità san Pio X scopre quell’autentica fede cattolica che tanto anelava senza trovarla. E’ esperienza comune che chi ha la grazia di scoprire la Sacra ed immutabile Tradizione e l’abbraccia senza riserve né compromessi, sperimenta quell’intima e commovente gioia che si prova quando si ritorna a casa dopo un lunghissimo esilio. La casa e i volti dei nostri cari che sembravano del tutto sbiaditi e quasi scomparsi nella memoria consunta e violentata dal moderno riaffiorano, e tutto sembra così familiare, così accogliente. L’abbraccio del Padre avvolge il figliol prodigo che dopo essersi cibato per una vita delle carrube dei porci può gustare il vero cibo dei figli, il pane degli angeli che non deve essere gettato ai cagnolini. Questo è il vero “sentire cum Ecclesia” che ci unisce per l’eternità con tutta la Chiesa di duemila anni di storia, con generazioni sterminate di santi e martiri, di confessori ed apostoli tra i quali non vi è rottura o strappo di sorta. 

A tal proposito non possiamo non ringraziare dal profondo del nostro cuore mons. Lefebvre, questo paladino che affrontò l’umiliazione della persecuzione da parte della Roma che tanto amò e servì indefessamente a costo di difendere l’integrità della Verità cattolica. Possiamo solo immaginare il dramma che dovette subire all’epoca della sua sospensione a divinis e della sua successiva scomunica. E’ la sofferenza di un figlio devoto che vede il proprio amato padre gettare alle ortiche gran parte del patrimonio della famiglia e che per salvarlo si vede allontanato e condannato come traditore dallo stesso suo padre.
La fede nella missione redentrice della Chiesa animò sempre il suo spirito missionario tanto in Africa quanto in Europa ed ha permesso ancora oggi, dopo 40 anni, di dare copiosi frutti di santità e di autentiche vocazioni. Grazie mons. Lefebvre per averci trasmesso quello che anche tu hai ricevuto.

 

5 commenti :

  1. Sebbene ci siano tante cose buone nella Fraternità San Pio X, è nell'aggancio alla realtà esterna che c'è l'errore. Un sistema che in se stesso appare forse perfetto, visto da un quadro più ampio risulta viziato nel suo rapporto con Roma. Con tutti i suoi difetti e problemi, Roma resta la Sede del Vicario di Cristo, e la fede cattolica si manifesta esclusivamente in una sana obbedienza, dove per sano s'intende ragionevole, e dove per ragionevole s'intende obbedire in tutto ciò che non sia esplicitamente peccato. Il fine non giustifica i mezzi.

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  2. Caro Giorgio, si vede bene che conosci la FSSPX da poco tempo e ignori cento cose della stessa, al di là della mera 'questione canonica': preti accusati e processati, una quantità incredibile (in rapporto al totale) di sacerdoti passati al sedevacantismo o a gruppi settari (e spesso tornati nelle diocesi 'moderniste' dopo anni che ne parlavano come il demonio...), tribulani canonici invalidi che emettono sentenze nulle di pieno diritto, famiglie distrutte da 'sentenze' prive di ogni autorità giuridica, sacramenti (come il matrimonio e la confesione) a rischio di invalidità, divisione totale tra gli unitissimi (a parole) sacerdoti della Tradizione (caso Williamson e ancor più recentemente divisione coi domenicani di Avrillé e con oltre 10 preti di tendenza sedevacantista)... Caro Giorgio, è bello quello che dici perchè riflette i tuoi ideali, belli e puri come la tua giovinezza. Ma purtroppo la realtà è assai diversa da come te la fanno vedere gli ideali... Purtroppo!

    EMR

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    1. Onore all'amico e camerata EMR!
      Sono convinto che un giorno la figura di mons. Lefebvre dovrà essere riconsiderata, ma molti dei suoi epigoni non sono decisamente all'altezza.
      Mi unisco per il resto alle considerazioni di Cattolico.

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  3. Francamente, non capisco, specialmente in un sito soi-disant tradizionalista, questo astio contro la Fraternità Sacerdotale San Pio X.
    Se la Santa Messa di sempre è stata preservata e poi, obtorto collo, riconcessa, è grazie, soprattutto, alla Fraternità.
    I loro Sacerdoti fanno centinaia di chilometri per portarla dove possono, osteggiati dai Vescovi che, mentre offrono le loro chiese ai neocatecumenali, al "rinnovamento dello spirito" e a ogni sorta di eretici ed ereticizzanti, le rifiutano alla Fraternità, costretta agli scantinati e ai garage.
    Trovo poi incomprensibili, e dottrinalmente assurde, alcune osservazioni su: "tribulani (sic, ndr) canonici invalidi che emettono sentenze nulle di pieno diritto, famiglie distrutte da 'sentenze' prive di ogni autorità giuridica, sacramenti (come il matrimonio e la confesione (sic, ndr) ) a rischio di invalidità".
    Nessun Sacramento amministrato dalla Fraternità è invalido, né "a rischio di invalidità". Chi afferma il contrario lo dimostri, a' sensi della Dottrina e del Diritto Canonico.
    Poi, ancorché imperfettamente incardinata canonicamente, la Fraternità è nella Chiesa, la sua Dottrina è quella di sempre e le sue S. Messe vengono recitate "Una cum".
    Certo, non è detto che si debba essere sempre d'accordo con le sue scelte: la "cacciata" di Monsignor Williamson per motivi esclusivamente politici, ad esempio, non mi ha trovato affatto d'accordo. Ma questo è un altro discorso.

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  4. Allora. Spero questo commento sarà letto da Silente. Al momento sono un po' di fretta, ma appena posso, guardo il Codice e metto i canoni. Intanto do la spiegazione.
    Il principio per cui i sacramenti della Riconciliazione e del Matrimonio amministrati dai membri della Fraternità San Pio X non sono validi sta nel fatto che essi non richiedono soltanto un ministro validamente ordinato, ma anche che questi sia regolarmente incardinato in una diocesi o un istituto religioso e che abbia la potestas, di diritto o delegata.
    Per quanto riguarda, però, la confessione, qualora il penitente ignorasse tali disposizioni canoniche, varrebbe il principio "Supplet Ecclesiae", mentre, per il caso del matrimonio, è invalido qualunque matrimonio non sia stato celebrato dal parroco di uno dei due sposi, o da un sacerdote regolarmente incardinato e senza impedimenti canonici, delegato dal parroco.
    Il problema della Fraternità è che i suoi vescovi, anche se non più scomunicati, non hanno mai ricevuto la missio canonica, e quindi non possono lecitamente esercitare la loro facoltà. Di conseguenza, i sacerdoti della Fraternità, che pure non sono stati mai scomunicati, sono tutti sospesi a divinis.
    Prova di questo è il fatto che i matrimoni celebrati dai membri della Fraternità San Pio X sono stati dichiarati invalidi già in diocesi, con un semplice atto amministrativo, senza che la pratica fosse fatta passare dal tribunale etrusco e quindi attraverso Roma.
    A me spiace scrivere queste cose, perché il problema della Chiesa di oggi non è certo la Fraternità San Pio X, ma sono i fatti. Allo stesso tempo, penso che la situazione attuale sia molto complessa e non risolvibile con un semplice ritorno al passato. Inoltre non è vero che è per merito della Fraternità che si è avuto il Motu Proprio. Non sono stati gli unici a celebrare la Messa di sempre. Esistono da sempre anche altre realtà e altri sacerdoti, che hanno continuato a farlo, e sempre in comunione con Roma. Nessuno giudica Mons. Lefebvre, che deve aver sofferto molto, e sicuramente è stato un uomo non comune, ma sarebbe interessante sapere davvero cosa gli disse p. Pio quando lo incontrò.
    Cattolico.

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