02 giugno 2014

Gli Stati Uniti al di là degli stereotipi: una recensione

di Federico Sesia

Con questo scorrevole saggio di 348 pagine intitolato Guida politicamente scorretta alla storia degli Stati Uniti d’America lo storico americano Thomas E. Woods Jr. (laureato ad Harvard con specialistica alla Columbia University e docente di storia al Ludwig von Mises Institute) si propone di fornire, come il titolo dell’opera lascia intendere, una guida che possa aiutare chi è interessato ad approfondire la storia degli Stati Uniti andando al di là di quella pesante coltre di stereotipi che caratterizza parte della manualistica sull’argomento e i cui contenuti hanno ormai ha raggiunto una capillare diffusione.


Partendo dalla colonizzazione dell’America del Nord per arrivare fino alla presidenza di Bill Clinton e passando per episodi chiave quali ad esempio la Guerra di Secessione, gli anni di Roosevelt e le due guerre mondiali, Woods jr smentisce puntualmente la maggioranza degli stereotipi e dei luoghi comuni che ormai caratterizzano la conoscenza della storia d’America dei più. Quanti di voi d’altronde sapranno che i puritani non erano razzisti e non hanno rubato le terre agli indiani? Che la Rivoluzione Americana è scoppiata per difendere le tradizionali libertà inglesi dalle innovazioni messe in atto dalla corona britannica? Oppure che la Guerra di Secessione non è stata fatta solo per liberare gli schiavi neri, ma principalmente per difendere gli interessi economici del Nord? O che Joseph McCarthy non era un paranoico e che c’erano davvero delle preoccupanti infiltrazioni comuniste? Questo e molto altro è contenuto nel saggio del Woods jr (già autore de Come la Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà occidentale e La Chiesa e il mercato. Una difesa cattolica della libera economia), che in patria ha ricevuto diversi apprezzamenti da personaggi pubblici quali ad esempio il professor Clyde N. Wilson della South Carolina University, il membro della Camera dei Rappresentanti Ron Paul e l’economista ex assistente segretario del Dipartimento del Tesoro Paul Craig Roberts.

Questo scritto può risultare inoltre particolarmente utile per far fronte da un lato alla marea montante di un certo anti-americanismo ideologico (trito e ritrito da sinistra e talvolta riciclato anche da destra) e dall’altro per contrastare la maggior parte di quei cliché sulla struttura e sulle vicende passate di quel paese, preconcetti che di sicuro non aiutano un sereno e distaccato studio sull’argomento.

Si tratta insomma di un testo imperdibile per chiunque sia interessato alle questioni trattate, con l’unica condizione di dover già avere una conoscenza di base della storia degli Stati Uniti d’America prima di addentrarsi nella lettura della Guida
 

5 commenti :

  1. Uno dei motivi per essere anti-americani (nel senso dell'America odierna) è che essa è diventata l'opposto di ciò che era.
    La vecchia America conservatrice che rispettava i pilastri delle libertà degli stati, del non interventismo e del governo limitato.

    Ron Paul è stato forse l'ultima speranza per quella vecchia America e i media lo hanno ostacolato in ogni modo.

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    Risposte
    1. Sarebbe a dire gli Stati Uniti degli anni '20...
      Quelli sì che erano bei tempi!

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    2. Manlio Pittori2 giugno 2014 22:39

      Ah sì, Hermit, la vecchia America della dottrina Monroe e del corollario Roosevelt, la politica del grosso bastone, il genocidio del Guatemala e - che nostalgia! - Cuba, Las Vegas latina e bordello d’America.
      Mi inchino a cotanto storico.
      Manlio Pittori

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    3. Manlio Pittori3 giugno 2014 09:39

      Scusa Hermit, a proposito della "vecchia America conservatrice che rispettava i pilastri delle libertà degli stati, del non interventismo e del governo limitato", mi è venuta in mente la United Fruit Company: ah, come rispettavano le libertà degli Stati quei simpatici businessmen, non le rispettava nessuno. Forse solo Leopoldo II del Belgio, cattolicissimo sovrano, era più attento al non interventismo, ai diritti umani e alla libertà degli Stati. Che nostalgia, eh Hermit?, delle repubbliche delle banane...

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    4. Che c'entra? I centroamericani non sono mica statunitensi! (Però è meglio controllare cosa fanno, sai a volte hanno idee politiche bizzarre e minacciano la libertà degli americani (statunitensi)).
      E poi sono tutti comunisti o papisti i popoli latini, si sa, stanno con gli stranieri.
      Che bella l'America!

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