09 giugno 2014

Marino, un sindaco birichino

di Alessandro Rico

Sabato 8 giugno si è svolto a Roma il Gay Pride. Mi risparmio una scontata invettiva. Invece, vorrei richiamare l’attenzione dei lettori sul dato più sconfortante di questa ennesima pagliacciata, che ha infestato le strade della Capitale: il patrocinio della Capitale stessa. L’ha annunciato con soddisfazione il sindaco Marino su Twitter, prima di recarsi in persona alla manifestazione. Per fortuna, gli esponenti di governo si sono defilati. Gli unici politici erano Vendola, con un evidente conflitto di interessi; e il primo cittadino, primo si fa per dire, se l’ordine è di autorevolezza. 

Le posizioni di Marino sono note da tempo, sia su matrimonio e adozioni gay sia su eutanasia e testamento biologico. È triste, però, assistere a questo turpe vilipendio delle istituzioni, perpetrato proprio da chi dovrebbe conservarne la dignità. Già in occasione delle festività natalizie, il “sindaco per caso” aveva fatto addobbare via del Corso, centro dello shopping romano, con luminarie arcobaleno. In barba a ogni rispetto nei confronti della coscienza religiosa, di chi non vorrebbe celebrare la nascita del Redentore come una festa gay friendly, soprattutto se a spese di tutti i contribuenti. 

Questo sabato, allora, Marino ha pensato bene di replicare, recando l’immancabile fascia tricolore alla testa del bieco corteo. Non si capisce quale investitura democratica lo autorizzi a conferire addirittura il patrocinio ufficiale della città di Roma, all’oscena parata e alle sue rivendicazioni politiche. Forse questo è uno dei tanti casi in cui l’Italia sconta un decadimento del buon senso e della cultura del buongoverno. Buongoverno: ciò che dovrebbe rappresentare un imperativo di ogni amministratore pubblico e il criterio di giudizio di ogni cittadino. 

Invece, dai tempi delle giunte di sinistra Argan e Petroselli e delle famose “estati romane”, è tornato in auge il motto di Ottaviano Augusto: panem et circenses. All’epoca, fine anni ’70, i sindaci del PCI inaugurarono l’epopea detta dell’effimero, patrocinando una marea d’iniziative anche pseudo-culturali, peraltro con un apprezzabile – e gramsciano! – target nazionalpopolare. Quel che si perse, e che ancora oggi latita dietro improbabili aperture di isole pedonali e concertoni in piazza, è l’amministrazione dell’ordinario. Banale, quotidiana, ma pur sempre la ragione per cui esistono delle giunte e dei sindaci. Basta guardarsi intorno: strade dissestate, fogne satolle, municipalizzate con bilanci disastrati, raccolta rifiuti al collasso, burocrazia asfissiante e inefficiente, insicurezza diffusa. 

L’unico antidoto per questa deriva è una presa di coscienza, a Roma come in tutte le città in cui i sindaci pensano alle sagre e non alle buche. I cittadini dovranno essere i primi a punire la logica dell’effimero e la retorica di questi amministratori, che pensano di risolvere il problema degli uffici pubblici distribuendo magliette “Io amo il Comune di Roma”. E che offendono l’intelligenza della parte, scommetterei la gran parte, di romani, che non vogliono alcun patrocinio della loro città alla carnevalata LGBT, ma chiedono tasse eque, servizi efficienti, lotta all’abusivismo e all’illegalità. Anziché propinarci le sue luminarie blasfeme, Marino combatta la piaga degli accampamenti rom, affronti la questione della liberalizzazione delle aziende pubbliche, si preoccupi dei guai di bilancio che, è il caso di riconoscerlo, ha in parte ereditato da anni di gestioni “allegre”. I gay pride, caro sindaco birichino, se li porta via il vento. Belli i tempi, in cui l’unico Marino che conoscevano a Roma era il paese dei Castelli. 
 

2 commenti :

  1. Marino, un sindaco che non sa come orientare la fascia tricolore che porta a tracolla (v. immagine). O forse l'inversione era voluta?

    RispondiElimina
  2. Come mi capita spesso di evidenziare in circostanze analoghe, l'anomalia in fondo non è il sindaco o il suo cattolicesimo "adulto" e ben conformato allo Zeitgeist dominante. L'anomalia, la triste anomalia di cui si parla, è che così tanti romani l'abbiano votato ben sapendo cosa si sarebbero ritrovati dopo.
    L'anomalia è che questi padroneggiano l'opinione pubblica perché padroneggiano i mezzi di comunicazione.
    L'anomalia è che scuole e università siano allineate rigorosamente al pensiero unico.
    L'anomalia è che l'ONU sia interamente in mano alle ONG di sinistra, che l'Europa stia realizzando il programma elettorale di Rifondazione comunista di qualche anno fa, che la Commissione europea sembra una sezione del partito radicale.
    Marino a Roma, la Seibezzi a Venezia o Pizzarotti a Parma non sono altro che il sintomo di una malattia più profonda.
    Quella malattia si chiama assenza di una vera opposizione al degrado proveniente da sinistra.
    Quella malattia è la pochezza intellettuale, strategica e propositiva della destra italiana, europea, mondiale.
    Se ce la vogliamo dire senza peli sulla lingua.

    RispondiElimina