21 giugno 2014

Putin è uno di noi?

a cura di Paolo Maria Filipazzi

Pubblichiamo qui di seguito la traduzione in italiano dell’articolo “Putin is one of us?” scritta dal politico ed opinionista americano Patrick “Pat” Buchanan ed apparso sul suo sito il 3 dicembre 2013. Buchanan, cattolico, consigliere dell’Amministrazione Reagan, è l’esponente più famoso del paleo-conservatorismo, corrente della Destra americana che si distingue apertamente, tra, gli altri, dal più famoso neo-conservatorismo, per il fatto di criticarne lo sciovinismo. A partire da questo articolo ha iniziato una seria riflessione che lo ha portato a schierarsi con sempre maggior decisione dalla parte di Putin. Lo pubblichiamo come invito alla riflessione per quegli orfani di Giorgione Dàbliu (sempre nei nostri cuori) che si attardano su posizioni filo-atlantiste senza accorgersi che quella che stiamo vivendo è una vera e propria ora X.

Vladimir Putin è un paleo conservatore?
Nella guerra culturale per il futuro dell’umanità, è uno di noi?
Nonostante una simile domanda possa sembrare blasfema nei circoli occidentali, consideriamo il contenuto del discorso del presidente russo sullo stato dell’unione.
Con l’America chiaramente in mente, Putin ha dichiarato: “In molti paesi, oggi, le norme morali ed etiche vengono riconsiderate. Ora non si sta chiedendo solo il giusto riconoscimento della libertà di coscienza, opinioni politiche e vita privata, ma anche il riconoscimento vincolante dell’uguaglianza fra bene e male”.
Traduzione: mentre la privacy e la libertà di pensiero, religione e parola sono diritti protetti, equiparare il matrimonio tradizionale al matrimonio fra persone dello stesso sesso è equiparare il bene al male.
Qui non c’è confusione morale, questa è chiarezza morale, prendere o lasciare.
Una volta il presidente Raegan chiamò il vecchio impero sovietico “il polo del male nel mondo moderno”. Il presidente Putin sta spiegando che l’America di Barack Obama potrebbe ricoprire il titolo nel ventunesimo secolo.
Non che gli manchino gli argomenti, se pensiamo che l’America abbraccia l’aborto a piacere, il matrimonio omosessuale, la pornografia, la promiscuità e tutta l’impalcatura di valori di Hollywood.
I nostri nonni non riconoscerebbero l’America in cui viviamo.
Soprattutto, asserisce Putin, la nuova immoralità è stata imposta in maniera non democratica.
La “distruzione dei valori tradizionali” in questi Paesi, dice, viene "dall’alto" ed è “intrinsecamente non democratica perché è basata su idee astratte e va contro la volontà della maggioranza della popolazione”.
Non ha colto il punto?
Magistrature non elette hanno dichiarato l’aborto e gli atti omosessuali diritti costituzionali protetti. I giudici sono diventati la forza guida dietro l’imposizione del matrimonio fra persone dello stesso sesso. L’Attorney General Eric Holder ha rifiutato di far rispettare l’Atto di Difesa del Matrimonio.
L’America è stata scristianizzata nella seconda metà del ventesimo secolo per ordine delle corti, passando sopra le veementi obiezioni di una forte maggioranza che era in misura schiacciante cristiana.
E il matrimonio fra persone dello stesso sesso è infatti un’idea astratta non radicata nella storia dell’Occidente. Da dove viene?
Persone in tutto il mondo, proclama Putin, supportano la “difesa dei valori tradizionali” della Russia contro una “cosiddetta tolleranza” che è “senza distinzioni di genere e sterile”.
Anche se le sue posizioni come difensore dei valori tradizionali hanno attirato la derisione dei media occidentali e delle élite culturali, Putin non ha torto nel dire che può parlare a nome di gran parte dell’umanità.
I matrimoni fra persone dello stesso sesso sono supportati dalla parte giovane dell’America, ma molti stati ancora resistono, con pastori neri visibili all’avanguardia della controrivoluzione. In Francia, un milione di persone è scesa nelle strade di Parigi per denunciare l’imposizione da parte dei socialisti del matrimonio omosessuale.
Solo 15 nazioni su 190 lo hanno riconosciuto.
In India, la più grande democrazia del mondo, la Corte Suprema ha cassato una decisione di una corte inferiore che faceva del matrimonio fra persone dello stesso sesso un diritto. E il parlamento, in questa nazione socialmente conservatrice di più di un miliardo di persone non è verosimilmente prossimo a ribaltare il verdetto dell’alta corte.
Nelle quattro dozzine di nazioni a prevalenza musulmana, che fanno un quarto dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ed un quinto dell’umanità, i matrimoni omosessuali non sono nemmeno sul tavolo. E Papa Francesco ha riaffermato la dottrina cattolica sulla questione per più di un miliardo di cattolici.
Mentre la gran parte dei media americani ed occidentali lo liquidano come un autoritario ed un reazionario, uno con lo sguardo rivolto al passato, Putin vede il futuro con maggiore chiarezza degli americani ancora imprigionati in un paradigma da guerra fredda.
Così come lo scontro decisivo della seconda metà del ventesimo secolo fu verticale, Oriente contro Occidente, lo scontro del ventunesimo secolo sarà orizzontale, con i conservatori ed i tradizionalisti in tutti i paesi schierati contro il secolarismo militante di un’élite multiculturale e transnazionale.
E se l’élite dell’America si trova nell’epicentro dell’anti-conservatorismo e dell’antitradizionalismo, il popolo americano non è mai stato più alienato o più diviso culturalmente, socialmente e moralmente.
Noi ora siamo due Paesi.
Putin dice che sua madre lo battezzò segretamente da bambino e professa di essere cristiano. E quanto dice a proposito di questo è ambizioso, addirittura audace.
Sta tentando di ridefinire il conflitto globale del futuro “Noi contro Loro” come uno in cui conservatori, tradizionalisti e nazionalisti di tutti i continenti e paesi sono schierati contro l’imperialismo culturale ed ideologico di quello che vede come un Occidente decadente.
“Noi non infrangiamo l’interesse di nessuno”, ha detto Putin, “né tentiamo di insegnare a nessuno come vivere”. L’avversario che ha identificato non è l’America in cui siamo cresciuti, ma l’America in cui viviamo, che Putin vede come pagana e selvaggiamente progressista.
Senza nominare alcun Paese, Putin ha attaccato “tentativi di imporre modelli di sviluppo più progressisti” in altri paesi, che sono state condotte verso “declino, barbarie e spargimento di sangue”, un chiaro riferimento agli interventi americani in Afghanistan, Irak, Libia ed Egitto.
Nel suo discorso, Putin ha citato il filosofo russo Nikolaj Berdjaev, che Solzenicyn ha lodato per il suo coraggio nel difendersi dai suoi inquisitori bolscevichi. Anche se il nome non è familiare, Berdjaev è studiato favorevolmente al Russell Kirk Center for Cultural Renewal.
Il che fa sorgere questa domanda: chi sta scrivendo i discorsi di Putin?

 

3 commenti :

  1. Lo avevo letto direttamente in inglese qualche mese fa, assolutamente impeccabile.
    Peccato che in america la destra la rappresentino i neoconservatori (falsi conservatori mondialisti) sempre pronti a compromessi e a imprese oltreoceano.
    Con i vecchi paleoconservatori isolazionisti e intransigenti nelle materie culturali oggi saremmo in un mondo diverso.

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  2. Pat Buchanan è uno dei più lucidi pensatori di cui la Destra americana possa disporre. Lontano dall'establishment repubblicano, dominato dalla grande industria e dalla finanza internazionale, ma lontano anche dal confuso isterismo iperliberista dei "Tea Party". Solidamente cattolico, culturalmente preparato, buon conoscitore, contrariamente ad altri "conservatori" statunitensi, del pensiero controrivoluzionario europeo.
    Su Putin, è facile dargli ragione. Il politico russo è la rivelazione, positiva, di questo primo scorcio del millennio.
    Difende la morale tradizionale, discendente dal diritto naturale, contro il feroce totalitarismo relativistico che trionfa in Occidente, totalitarismo che impone leggi contro la famiglia, le identità naturali e l'etica di sempre, conculcando la libertà d'espressione e attaccando furiosamente le nostre radici greco-romano-cristiane.
    Putin si batte per un mondo multi-polare, quello dei grandi spazi regionali - le cui ragioni affondano nel pensiero di molti studiosi di geo-politica, non ultimo quello di Carl Schmitt - contro il globalismo arrogante degli Stati Uniti, che vogliono imporre il loro dominio mediante la truffaldina ideologia della "esportazione della democrazia" che tanto male a fatto, dal '900 a oggi, all'Europa e al mondo.
    Putin combatte fattivamente l'opera di destabilizzazione nell'Est dell'Europa, nel Medio Oriente, nell'ancestrale Asia Centrale finanziata e condotta dagli Stati Uniti e da Israele, dalle lobby liberal-capitaliste e dall'islamismo radicale saudita-wahabita.
    Allo stato attuale, e lo dico con la necessaria prudenza, Putin rappresenta, pur con tutti i suoi difetti e tenuta presente la decadenza di quest'epoca della storia, una possibile manifestazione di quel "kathécon" presente nella teologia della storia cattolica.
    Si chiede Buchanan: "chi sta scrivendo i discorsi a Putin?". L'influenza della "tradizionalista" Ortodossia russa è evidente, così come è evidente quella del pensiero di Solzenicyn e delle teorie della "terza Roma", che hanno qualche fondato legame con le tesi tradizionali della "traslatio Imperii". Ma, probabilmente, uno degli ispiratori principali è Aleksandr Gelyevich Dugin, autore poco noto in Occidente, salvo in alcuni ambienti della Destra, teorizzatore di uno spazio "imperiale" eurasiatico da Lisbona a Vladivostock, liberato dalla presenza capitalistico-statunitense e aperto a ad alleanze, rispettose delle reciproche identità, con la Cina e il mondo arabo.
    Data la tragicità dell'ora presente, Putin è quanto di meglio gli uomini di buona volontà si possono aspettare oggi dalla Provvidenza che agisce nella storia. Speriamo che duri e non si arrenda (Putin, ovviamente, non certo la Divina Provvidenza, che veglierà su di noi fino alla fine della storia...).

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  3. Condivido quanto asserisce Pat Buchanan, non a caso politico conservatore di confessione CATTOLICA... Posizioni non diverse da quelle di Russel Kirk, che si oppose al "nuovo ordine mondiale" lanciato da Bush senior con la guerra del Golfo. A Kirk dovrebbero rifarsi quelli di Alleanza Cattolica (Introvigne & dintorni), che invece cavalcano la propaganda antirussa e ci dicono che dobbiamo stare con Gomorra. Insomma lasciamo che la Russia torni all'edonismo e alla cupidigia dell'era Yeltsin, sarà solo un preludio al suo ritorno sotto l'autorità del Sommo Pontefice. Pazienza se in Inghilterra, dove non a caso si riparano gli oligarchi anti-Putin, il Papa è stato accolto da proteste e richieste d'arresto...

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