03 giugno 2014

Re Juan Carlos: l'affossatore della Spagna

di Federico Catani
Re Juan Carlos di Borbone abdica a favore di suo figlio Felipe. La Spagna avrà un nuovo sovrano. Non piangeremo né ci emozioneremo per questo. Succeduto a Franco per volontà dello stesso Generalissimo, Juan Carlos si è rivelato il vero assassino politico del Caudillo. La Spagna cattolica è morta con Franco, tradita proprio da colui che avrebbe dovuto preservarla e difenderla. Col senno di poi, la scelta di Juan Carlos è stata un tragico errore del Generalissimo. Complice anche, occorre dirlo, la prematura scomparsa di Carrero Blanco, fatto fuori proprio da chi temeva che l'opera del Caudillo potesse continuare, seppur con le dovute riforme, dopo la sua morte.


Pur avendo giurato, in quell'ormai lontano 22 novembre 1975, di restare fedele ai principi del Movimento Nazionale davanti a Dio e sui Santi Vangeli, Juan Carlos ha voltato le spalle alla Spagna franchista, che poi era la Spagna cattolica, consacrata al Sacro Cuore da suo nonno Alfonso XIII, quella di Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona, quella di Torquemada e di Filippo II, quella della Reconquista e di El Cid Campeador, quella di Santiago Matamoros e della Virgen del Pilar, e così via. Il Re ha attuato il passaggio al liberalismo, seppur in maniera morbida e indolore, gettando nell'oblio quarant'anni (anzi, secoli) di storia gloriosa. Venendo meno al giuramento, dopo la commemorazione di Franco davanti alle Cortes, dopo il funerale e la sepoltura del Caudillo al Valle de los Caidos e dopo la cerimonia di incoronazione, il Re ha avviato gradatamente, ma con decisione, un forte processo di laicizzazione e secolarizzazione. Dio gliene chiederà conto.


Ovviamente il tutto è avvenuto con la connivenza della stragrande maggioranza dei vescovi spagnoli, che hanno approvato la transizione alla democrazia, il nuovo Concordato, la nuova Costituzione e tutto quel che ne è seguito. Oggi la Chiesa ringrazia il Re, la cui condotta morale privata peraltro è stata sempre pessima (a differenza di quella del Caudillo) e gli riconosce grandi meriti. Eppure Juan Carlos ha firmato leggi sovversive, che hanno scardinato non solo l'ordine cristiano, ma anche quello naturale: basti pensare, a titolo di esempio, a divorzio (1981), aborto (1985), matrimonio omosessuale (2005). In pratica, ha promosso la forma peggiore di democrazia, quella fondata sul relativismo etico. 

Questa è la dimostrazione che non basta la monarchia a garantire la tutela dei valori. Così come non bastano le cerimonie fastose, formalmente cattoliche e tradizionali a custodire la fede di un popolo. Juan Carlos si è venduto ai poteri forti e i risultati si son visti. Le belve rosse che hanno distrutto la Chiesa negli anni Trenta hanno ripreso piena legittimità, in barba alla giustizia e alla verità. No, non ci stracceremo le vesti per la sua abdicazione. Né riusciamo a nutrire speranze per l'avvenire. Possiamo solo volgere indietro lo sguardo con commozione e pregare perché il futuro torni ad essere roseo. 

Volverá a reír la primavera,

que por cielo, tierra y mar se espera.



 

16 commenti :

  1. "la prematura scomparsa di Carrero Blanco"

    - dov'è l'ammiraglio Blanco?
    - è in giardino!

    ROTFL!

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  2. Ottimo articolo. Bravo Catani!

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  3. Aggiungiamo che Juan Carlos ha reso un tale servigio alla stessa monarchia che gli spagnoli, alla notizia dell'abdicazione, sono scesi in strada per chiedere la proclamazione della repubblica. Mamma mia, che fetecchia...
    Paolo Maria Filipazzi

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  4. "Questa è la dimostrazione che non basta la monarchia a garantire la tutela dei valori. Così come non bastano le cerimonie fastose, formalmente cattoliche e tradizionali a custodire la fede di un popolo."

    Mi perdoni l'irriverenza, ma non è un po' troppo in ritardo per scoprire l'evidentissima acqua calda? L'unico re che possa garantire e tutelare è il Re Papa. Purtroppo è stato rovinato anche questo, da parecchio tempo ormai.
    Saluti.

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  5. Ancora con queste monarchie o stati cattolici? Franco, Salazar e compagni di merenda hanno reso un pessimo servizio al cattolicesimo. La Verità e la fede non si possono imporre per legge, dall'alto...lasciate gli uomini liberi di scegliere. Prendete esempio da Dio Padre nell'Eden e da Gesù Figlio in Palestina che nulla imposero, ma proposero. La libertà è un dono celeste.

    Micus

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    1. Lasciamo agli uomini la libertà di scegliere ma allora togliamo anche tutte le leggi che vincolano la libertà (praticamente ogni legge). Se la libertà è dono celeste, ed immagino che proprio in base a tale origine divina vada difesa come supremo valore nel consesso civile che lei vuole laico*, allora ogni limitazione è quantomeno blasfema ed offensiva alla dignità umana.

      Michele

      * Curioso caso di "fondamentalismo" il suo: si difende il laicismo argomentando "religiosamente" sull'origine della libertà (laicisticamente intesa).

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    2. La mia libertà finisce dove inizia la tua. Qui si sta parlando di religione, di verità morale ed etica, cioè di cose altamente opinabili e non dimostrabili...altra cosa sono le leggi per la convivenza civile dettate dal buon senso pratico. Esempio di cosa pratica condivisa da tutti perchè provoca un effetto reale: se ad un incrocio passi con il semaforo rosso, molto probabilmente andrô a sbattere contro un'altra vettura; Esempio di cosa pratica di cui l'effetto non è verificabile: se guardo un video pornografico compio un peccato originale che mi condurrà all'inferno.
      È ovvio che la vita delle persone deve essere regolata per garantire la pacifica convivenza sociale, ma all'interno di queste regole di base poi uno deve essere lasciato libero di costruirsi la propria identità: può fare sport, può andare alla Santa Messa, può credere in Gesù, in Buddha, nell'asinello che vola, al paradiso, all'inferno, agli alieni, ecc. L'importante è non fare del male agli altri ed essere rispettosi di tutti, non minare la pace sociale.
      Lasciamo all'uomo la libertà di scegliere come vivere e morire, ma ovviamente il suo rapporto con gli altri cittadini e con lo stato deve essere regolamentato per mantenere la sicurezza di tutti e garantire i diritti di tutti.

      Micus

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    3. "L'importante è non fare del male agli altri ed essere rispettosi di tutti, non minare la pace sociale."

      "il suo rapporto con gli altri cittadini e con lo stato deve essere regolamentato per mantenere la sicurezza di tutti e garantire i diritti di tutti."

      Queste tue frasi sono giuste e vere ma, secondo me, non sono sufficienti per definire un assetto istituzionale. Quello che manca è la definizione dei diritti: al lavoro, al nome, alla difesa, ecc...
      Perchè NON tutti concordano su cosa sia un diritto (o meglio, non concordano sulla lista dei diritti), tanto che alcuni stati considerano delitti ciò che altri ritengono doveri (come Antigone che rimprovera a Creonte il suo decreto).
      Se un americano volesse fare un social network in Cina, perchè la Libertà è buona, credi che la Cina lo favorirebbe oppure lo osteggerebbe per propaganda antistatale? Però in Italia la propaganda antistatale è un reato? Boh! Il sindaco del mio comune ha scritto in un foglio inviato alla cittadinanza di non pagare l'iva e la dichiarazione dei redditi (ma di pagare la Tasi, eh!). Questa non è propaganda antistatale?
      Il fatto è che i nostri sistemi politici sono basati su filosofie molto diverse (ed in questo ha ragione Pittori, secondo me ogni politica è ideologica, nel senso che si riconduce ad una filosofia).
      Anche se oggi non esiste nessuno stato cattolico (fuorchè il Vaticano), non significa che non esista nessun cattolico che faccia parte di uno stato. E se uno fa parte di qualche cosa cerca di renderla il più simile al suo ideale (oppure, in molti casi, non si occupa di politica perchè non gliene importa, oppure rema al contrario perchè ne ha un interesse personale.)
      Un'ultima cosa (ma importante): in una democrazia si fà sì che vengano tutelati anche alcuni interessi dei gruppi minoritari, quindi si deve evitare l'assunzione di provvedimenti che siano contrari a tale norma. Però quali siano i singoli e concreti provvedimenti viene deciso giorno per giorno, dando per scontato che ci sia una base ideologica predominante (che per ora non, ahimè! quella cattolica).

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    4. “La mia libertà finisce dove inizia la tua”. Bene, cominciamo da qua. E notiamo subito una prima difficoltà: anzitutto a chi è demandato il compito di decidere dove finisce la mia libertà? Al sottoscritto oppure all’altro? Perché se così fosse o l’altro sarebbe soggetto al mio arbitrio (decidendo io la fine della mia libertà e così l’inizio della sua) oppure viceversa. In tal caso non si avrebbe che l’arbitrio del più forte sul più debole, per quanto in veste legale. Se invece il compito fosse attribuito allo stato, allora sarebbe la libertà dei singoli ad essere sottoposta all’arbitrio statale (in una democrazia chi ha il maggior numero di voti, quindi sempre il più forte), il quale, legiferando, stabilisce limiti della libertà.
      Giusto per rimanere in casi pratici: chi guida senza cintura. Quale libertà altrui viene violata in tal caso? Oppure in caso di consumo di stupefacenti, poligamia, incesto, tentato suicidio, e chissà quant’altro. E poi queste regole di base chi le decide? La maggioranza, sembra di capire. Ma anche la maggioranza si troverà contro una minoranza che deve accettare le sue decisioni, per il semplice fatto di essere in minoranza e di non poter dissentire su qualcosa che ritiene contrario alla sua visione della vita.
      E qui veniamo all’ultimo capoverso:
      1) L’uomo è privatamente libero di determinarsi come più gli piace; in pubblico però deve obbedire alle leggi dello stato, che sono vincolo alla volontà individuale: finiamo in una situazione schizoide. Solo in privato l’uomo è veramente tale, libero di fare ciò che vuole, mentre in pubblico deve subire una metamorfosi, perché la sua vera natura (la libertà) è continuamente obbligata a regolarsi per interagire con gli altri e con lo stato.
      2) “Garantire i diritti di tutti”: e qui casca nuovamente l’asino perché in una concezione politica laica e liberale i contenuti dei diritti sono decisi dal titolare dei diritti stessi, cioè dall’individuo, perciò ognuno può ritenere legittimamente diritto quello che è espressione della sua volontà. A tal punto o ognuno ha diritto a tutto, oppure i diritti individuali sono alla mercé del potere dello stato, in ultima analisi del più forte, che decide del contenuto degli stessi, intervenendo con censure o promozioni sulle opinioni morali dei singoli e la loro espressione sociale (che è un tutt’uno con la libertà di coscienza), violando la sua proclamata neutralità.

      Michele

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  6. Manlio Pittori4 giugno 2014 15:36

    Caro Micus,

    per chi crede che la verità sia una e unica e che è convinto che chi non vi si conforma è destinato all'inferno, non ci sono alternative alla teocrazia. Non c'è bisogno di tante elucubrazioni: la realtà è questa e contra factum non datur argumentum.

    E' per questo che i vari Silenti, Filipazzi, Mancini, Hermit & Anonimi vari non mi degnano di una risposta: perchè intuiscono, sia pure confusamente, che la loro ragione non si poggia sul logos, ma sull'ideologia.

    E allora stanno zitti, perchè la realtà è un osso troppo duro per i loro dentini da latte.

    Manlio Pittori

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    1. Caro Pittori,
      una volta per tutte: non essendo io né democratico, né tollerante (diceva Papini: "la tolleranza releghiamola nelle relative case"), non le rispondo semplicemente perché non ritengo le sue opinioni degne di commento. Apprezzo la virtù degli amministratori del sito, che la pubblicano, probabilmente, in nome dell'atto di carità corrispondente a "sopportare pazientemente le persone moleste".
      Io, purtroppo, ho un più limitato senso della carità.
      Per cui,una volta per tutte, se io o altri non le rispondiamo, non è per incapacità argomentativa, ma perché riteniamo ininfluenti e vacue le sue opinioni "laiche, democratiche e antifasciste". Se le riservi per qualche cena di reduci del '68.
      "Et de hoc satis": credo di averle dedicato anche troppa attenzione e tempo. Diceva il grande Leon Bloy: "devo economizzare il mio disprezzo, dato il grande numero di indigenti". E lei è sicuramente molto indigente...

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    2. Manlio Pittori8 giugno 2014 12:30

      Caro Silente,

      non creda che per me sia tutto 'sto sollazzo leggere, anche solo ogni tanto, la vostra faticosissima prosa di sanfedisti fuori tempo massimo. E' che sono convinto che non mi serva a nulla discutere con chi la pensa più o meno come me: molto più utile è confrontarsi con chi invece ha una visione del mondo totalmente opposta, sia per cercare di capirla (possibilmente non riconducendola, come si è facilmente tentati di fare, alla psicopatologia), sia per mettere alla prova le mie convinzioni, sia per modificare queste ultime, mi accorgessi di sbagliare.

      Ma lei non può capire questo atteggiamento culturale e umano: chi ha già la Verità non può che disprezzare coloro che non la condividono.

      La lascio volentieri al suo disprezzo.

      Tre sole cose, nel salutarla.

      La prima. Ero troppo giovane nel 1977, nel 1968 ero un aspirante spermatozoo: quindi non frequento quei reduci.

      La seconda. Considerare le opinioni altrui troppo infime per degnarsi di rispondere è un vecchio e noiosissimo espediente. Le piacciono le citazioni, vedo (la cosa non mi stupisce: chi non ha idee proprie le prende in prestito da chi, più fortunato, le ha): sa come avrebbe risposto il buon vecchio don Lisander, a una supponenza come la sua? "E' un buon pretesto per dispensarvi di sostener co’ fatti l’insolenza delle vostre parole."

      La terza. Finché vi limitate a vaneggiare su questi schermi di una impossibile e folle Reconquista, accetto il suo disprezzo senza troppi problemi. Il giorno in cui cercherete di passare dalle chiacchiere ai fatti, le ricordo che non sarei certo un emulo dei reduci cui, scioccamente., mi accomuna: farei invece riferimento a certi simpatici personaggi che, in Francia in Spagna e in Messico, seppero trattare con persone come lei.

      A rivederci ad allora, dunque.

      Più distintamente possibile,

      Manlio Pittori

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  7. Onore al Catani! Noi dobbiamo lottare per lo Stato cattolico, lo Stato conforme al diritto naturale, lo Stato conforme al Vangelo. Che DNA dovrà avere? Potrà essere monarchico o repubblicano, monocamerale o bicamerale, presidenziale o meno, ma di certo non dovrà contemplare nel suo seno le leggi del genocidio e della catastrofe: aborto, divorzio, nozze gay.

    EMR

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    1. Onore al camerata EMR! Tutto fortissimamente giustissimo, concordo con virilissima pacca.

      SLCL

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  8. Noi possiamo criticare Juan Carlos proprio in quanto laico, democratico e modernista eppure proprio quei laici, democratici e modernisti non gli sono minimamente grati e anzi colgono l'abdicazione come un occasione per dare il colpo di grazia all'istituto monarchico.

    Chi semina vento raccoglie tempeste si potrebbe dire, eppure di fronte a tale ingratitudine non posso prendermela solo con il Re che pure è causa del suo mal.

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