23 giugno 2014

Sposarsi è meglio




di Alessio Calò

Le varie e simpatiche omo-iniziative legislative in discussione all'interno delle aule del nostro bel Parlamento, in particolare quella sul matrimonio omosessuale (la dicitura non è proprio questa perché i pidi(oti)ni si credono scaltri in fatto di neo-lingua), mi hanno portato a riflettere e ad indagare sulla vera natura del matrimonio, per capire quale sia la causa che, paradossalmente, in una società individualista e quindi divorzista come quella in cui viviamo da ormai 40 anni, porta il mondo omosessuale (anzi, una sua piccola fettina gay) a rivendicare il diritto di avvalersi di un istituto giuridico che ormai non interessa più nemmeno agli eterosessuali.

In un suo straordinario intervento di qualche anno fa (che consiglio vivamente di leggere) il Card. Caffarra offre - con gli strumenti della sola ragione - una solida e profonda fondazione del concetto di matrimonio: esso si basa "sulla natura della persona umana, in quanto esso realizza nell’unità le sue inclinazioni sessuali di ordine sia spirituale che biologico, secondo la verità intera della persona medesima". "La "naturalità" del matrimonio consiste [quindi] nel suo essere il fine dovuto della reciproca inclinazione-attrazione fra la persona umana-uomo e persona umana-donna", e, in quanto fondato sulla natura umana, precede la libera autodeterminazione degli individui: "l’affermazione del matrimonio come istituzione la cui intima configurazione non dipende dalla libera determinazione di chi si sposa è la conseguenza necessaria della fondazione del matrimonio nella natura della persona umana". Infine, "è in ragione del bene della persona che la comunità coniugale è esigita, e non semplicemente a causa del fatto che è voluta e fin che è voluta": ecco quindi le ragioni della fedeltà dei coniugi e quindi dell'indissolubilità del matrimonio.


Vediamo quindi come la natura umana esiga che il matrimonio sia eterossesuale e indissolubile: con le forze della sola ragione (e senza scomodare la teologia, che comunque permettere di comprendere la natura sacramentaria del matrimonio, conferendone un valore estremamente più elevato) si può quindi manifestare una razionale e vigorosa opposizione agli abomini del divorzio, breve o lungo che sia, e delle unioni, etero o omosessuali che siano.
D'altronde, logica vuole che se il matrimonio si definisce come comunione dei coniugi nel dono reciproco di sé (naturalmente aperto alla vita), esso debba essere definitivo e complementare (nonché fecondo). Questo ragionamento comporta quindi anche l'affermazione del legame indissolubile che esiste tra coniugalità e genitorialità.

Riflettendo su quanto detto, si nota bene come la concezione moderna di matrimonio sia molto distante dall'ottimo antropologico: l'amore coniugale, che si fonda sulla natura umana e richiede l'impegno della volontà ed il discernimento dell'intelletto in vista di un progetto comune destinato ad altissime Vette, non è certamente l'amore (o meglio, l'innamoramento) romantico, che richiama solamente l'emozione sensibile ed il sentimento fugace e si basa sulla libera autodeterminazione degli individui.



Sottolineato questo, la proposta provocatoria ma condivisibilissima di Messori di ripristinare il matrimonio combinato, comparsa in un'intervista rilasciata un paio di anni fa, mi porta a suggerire a tutti i giovani che leggono questo blog di chiedere (celermente) ai propri genitori di darsi da fare per trovar loro un fidanzato/a, al fine di convolare presto a sante nozze. In realtà, visto il livello etico-antropologico di molti genitori, suggerisco di affidarsi a qualche bravo sacerdote, che potrebbe avvicinare giovani "soli" da benedire un giorno all'altare. Pensateci bene: chi meglio di un buon sacerdote conosce (grazie ad una seria attività pastorale) virtù e vizi dei propri fedeli e delle loro famiglie, così da combinare matrimoni (e anche patrimoni) come Dio comanda?

Siccome sento già alcuni borbottii, soprattutto da parte femminile, ricalibro subito il suggerimento, adattandolo ai tempi moderni, caratterizzati dal giusto rispetto per la libertà degli individui, in questo caso giovani. Si potrebbe stabilire una soglia anagrafica oltre la quale sarebbe opportuno richiedere una mediazione matrimoniale esterna per chi, a causa di vari motivi, non fosse riuscito ad organizzarsi in tal senso. La soglia di età che suggerisco sarebbe di 30 anni. Mi sembra una proposta ragionevolissima: non lede l'autonomia del soggetto (anzi lo porta al suo naturale compimento, senza che poi pianga una solitaria vecchiaia), e soddisfa le necessità della Chiesa (nonché della società stessa), che ha tanto bisogno di neonati-virgulti che possano un giorno portare frutto.



Sposarsi è meglio (lo dice anche san Paolo: 1 Corinti 7,9); in casi "estremi" è ancora meglio farsi aiutare, magari da una persona saggia che ci conosce e ci ama, e che conosce e ama la Chiesa.

 

14 commenti :

  1. Caro Alessio Agato Calò,

    se nessuna ti si fila "neanche di striscio" non è che devi per forza invocare i matrimoni combinati....

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    1. Tra l'altro se già due persone che si amano statisticamente si fanno le corna dopo sette anni di matrimonio, figuriamoci cosa farebbero due che non si amano proprio e stanno insieme solo per fare un piacere ai genitori o peggio al prete.

      Micus

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    2. Sono felicemente fidanzato, e tu dovresti rileggere meglio l'articolo.
      Grazie dei commenti
      AAC

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    3. Caro Micus, il problema è - per così dire - di presupposti. Quelli che, come dici tu, "si amano e dopo sette anni si fanno le corna" in realtà non hanno nessuna seria idea della vita matrimoniale. Si sposano sulla base del sentimento del momento, pieni di buone intenzioni: ma la passione e il sentimento sono sempre volubili, se non si fondano su qualcosa di più solido.
      Sembra brutto dirlo, ma spesso e volentieri "l'amore" non ha nulla a che vedere con la solidità dell'unione matrimoniale e della vita familiare.

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    4. Sfondi una porta aperta. Sono anni che mi lapidano perché alle coppie in crisi dico che il matrimonio non è solo amore, ma una missione.


      Micus

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  2. In realtà secondo la dottrina cattolica ribadita al concilio di Trento per un cattolico gli stati di vita preferibili sarebbero nell'ordine:

    la verginità
    il celibato/nubilato (non a caso scelto dal clero)
    in ultimo il matrimonio

    I riferimenti al magistero si possono trovare qui:
    http://cordialiter.blogspot.it/2014/05/circa-la-falsa-accusa-di-essere-un.html?m=1


    Micus

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    1. Il mio è un discorso che si basa sulla legge naturale. I casi di cui parli tu sono accennati nell'intervento di Caffarra.
      Grazie dei commenti
      AAC

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    2. Non capisco il senso del commento di Micus. L'articolo non pone affatto il matrimonio in contrapposizione alla vita consacrata, che mantiene inalterata la sua grandezza.

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    3. In virtù del battesimo siamo tutti sacerdoti, e anche se non ordinati o consacrati anche i laici devono aspirare alla verginità ed al celibato/nubilato affinché la loro vita sia tutta orientata a Dio, poi ognuno ha i suoi carismi e la sua vocazione. Lo Spirito Santo illumina l'uomo circa lo stato di vita da condurre...se restare celibe o sposarsi.

      Micus

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    4. La verginità o il celibato consacrati, attenzione. Si può essere vergini/celibi perché si disprezzano gli altri, o perché non si vogliono avere grattacapi, o perché non si trova un compagno: questo non è affatto meglio del matrimonio.

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    5. Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere» (1Cor 7,8-9)

      Micus

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    6. Appunto: come lui, che si era consacrato a Dio. Non credo che san Paolo avrebbe detto che la verginità delle vestali era superiore al matrimonio cristiano.

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  3. Articolo da incorniciare ;)
    Paolo Maria Filipazzi

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  4. Manlio Pittori23 giugno 2014 21:59

    "Chi meglio di un buon sacerdote conosce (grazie ad una seria attività pastorale) virtù e vizi dei propri fedeli e delle loro famiglie, così da combinare matrimoni (e anche patrimoni) come Dio comanda?"

    Perché, ci sono in giro buoni sacerdoti? Cioè persone che siano pastori d'anime e non animatori parrocchiali, tenutari di corsi prematrimoniali, fundraisers, organizzatori di campeggi e viaggi in terre più o meno sante, doposcuolisti, cantanti e pensosi predicatori?

    Se poi in parrocchia vi arriva il prete filippino o ghanese? E se, dopo 10 anni, il buon parroco di Carugate di Sotto - che aveva appena imparato a conoscere le sue pecorelle e le loro inclinazioni - viene trasferito a Vergate Brianzole?

    E poi, ammettilo, per apprezzare i matrimoni combinati bisogna essere cattolici davvero: e i cattolici per davvero sono defunti con il vecchio don Lisander.

    Peccato: era una buona idea, ma manca il materiale umano.

    Manlio Pittori

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