07 giugno 2014

Un “Contratto” per il centrodestra. Il futuro dei conservatori tra entusiasmo e incertezze

di Alessandro Rico

All’indomani della sonora batosta elettorale, la destra italiana è in fermento. Da una parte, la convergenza di Fratelli d’Italia e Lega. Dall’altra, gli scossoni che una fronda capitanata da Fitto imprime a Forza Italia. La novità quasi assoluta nel panorama del centrodestra italiano è però che, oltre alle manovre interne ai gruppi dirigenti dei partiti, c’è una base che sta alzando la voce. È il caso della petizione di Lorenzo Castellani, direttore de La Cosa Blu, per una “Leopolda del centrodestra”, progetto ormai rilanciato da molti blog dell’area e approdato anche a TGCOM e Libero.

Come forse ricorderete, la Leopolda fu il meeting dell’ottobre 2013 che consolidò il nuovo corso di Renzi nel PD: un’iniziativa promossa dalla corrente dell’allora sindaco di Firenze, che coinvolse i militanti del partito, dando loro la possibilità di esprimersi in prima persona dal palco della sala congressi. Castellani, che ha lanciato una raccolta firme – il “Contratto per il centrodestra” – chiede si riparta, anzi, si parta per la prima volta dal basso, visto che finora la destra italiana non è stata capace di strutturarsi come un vero grande contenitore liberal-conservatore, ma è rimasta vincolata all’arbitrio e alla sorte del lìder maximo Berlusconi.

I punti proposti dal direttore della testata del compianto Stracquadanio sono essenzialmente tre: che il centrodestra recuperi la propria vocazione maggioritaria, dandosi finalmente la veste di un grande partito organizzato; che la selezione della classe dirigente parta dalle primarie, dalla scelta dei candidati da parte dei militanti e dei simpatizzanti, anziché dalla fantasia dell’ex Cavaliere; che riaffermi potentemente alcuni fondamentali punti programmatici, dal rigore di bilancio, alla lotta contro il fisco vessatorio e la burocrazia sclerotica.

Per un raggruppamento politico finora refrattario al cambiamento e ormai ridotto a brandelli, soprattutto sui territori, la carne al fuoco è già tanta. Ma qualcosa manca: i valori. Non ci sono dubbi sul fatto che la partita, in tempi di crisi e disoccupazione, si giochi soprattutto sull’economia; ma un centrodestra organico deve aprire un dibattito anche sui temi etici. Il sospetto, o il timore, è che l’aver accantonato questa discussione non sia una dimenticanza, ma un gesto di prudenza. Come noto, l’unità politica dei cattolici è rotta; i tentativi di riesumare la DC sono falliti (che poi il PD di Renzi sembri una Democrazia Cristiana degli anni ’50, è un altro discorso). Ora, nell’area di centrodestra convivono tradizionalisti e laicisti, cattolici e radicali; anzi, la pattuglia di sostenitori dell’aborto e del "matrimonio2 gay sembra più nutrita rispetto al manipolo di difensori della famiglia e della vita. Né ci si potrebbe nascondere dietro la foglia di fico della “libertà di coscienza”: non prendere posizione, non mettere a tema questioni bioetiche o di genere, significa in fondo fare il gioco degli avversari. E l’impressione è che, se invece quel tavolo venisse aperto, i cattolici sarebbero risospinti verso la destra sociale o la Lega.

A proposito del partito del rampante Salvini, è recente la notizia che Toti stia considerando l’ipotesi di cooptare il Matteo “verde” alla leadership dello schieramento: la prospettiva, per me da incubo, è quella di un centrodestra come penoso potpourri di populismo, autarchismo e anticapitalismo. A separarci da questa deriva rimane, appunto, solo la buona volontà della galassia di blog e fondazioni culturali d’ispirazione liberal-conservatrice: un milieu che sconta una strutturale inconsistenza numerica e, almeno per ora, un’incapacità di movimentare un elettorato di per sé volatile e indisciplinato, del tutto digiuno di partecipazione. Può darsi ci sia un certo potenziale per questa destra in stile Tory; ma bisogna convincere l’attuale classe dirigente, o un colpo di coda della base sarà improbabile.

Il progetto è condivisibile. Il leader, immagino, potrebbe emergere da sé; certo, dopo un lungo percorso di riorganizzazione, ma il sogno di una destra “normale” val bene qualche anno di decantazione. Auguri a Castellani: il futuro del centrodestra è già cominciato. 
 

6 commenti :

  1. Mah! Sarà solo una questione di etichette (e non è così), ma io non mi sento né liberale, né conservatore (almeno nel senso di Cameron). Inoltre trovo incomprensibile la definizione di destra "normale", soprattutto quando sono gli altri a decidere cosa è normale e cosa non lo è.
    Infine, devo ammettere che, da un punto di vista estetico prima ancora che politico, trovo irritante la definizione "centrodestra". Quasi quanto quella di "moderati". "Moderati" rispetto a cosa? Io, con un "centro" di "revenants" democristiani, nulla voglio a che fare. Credo nella politica, non nella necrofilia. Credo in una Destra solida, sociale, saldamente ancorata ai valori cattolici e alla difesa delle identità. Doverosamente sospettosa nei confronti dell'assolutizzazione del "libero mercato" e avversa al supercapitalismo finanziario, a un'Europa senz'anima, sempre più incline alla dittatura relativista e ferocemente avversa alle identità etniche, culturali, storiche e religiose.
    Non siamo morti democristiani, non vedo perché dovremmo morire alfaniani.

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  2. Manlio Pittori8 giugno 2014 17:46

    Caro Silente,

    "credo nella politica", lei scrive nel suo intervento.

    Rivolgendosi a me in un paio di post fa, lei ha scritto:

    "non essendo io né democratico, né tollerante, non le rispondo perché non ritengo le sue opinioni degne di commento, anzi, ritengo ininfluenti e vacue le sue opinioni "laiche, democratiche e antifasciste".
    Diceva il grande Leon Bloy: "devo economizzare il mio disprezzo, dato il grande numero di indigenti". E lei è sicuramente molto indigente...".

    A questo punto, mi sorge il sospetto che la politica in cui crede sia quella del manganello e dell'olio di ricino: perché, e non solo a casa mia, la politica è anche confronto, mediazione, ascolto delle altrui posizioni e considerazione del compromesso non come strumento del demonio.

    Lei invece disprezza il suo prossimo e la democrazia.

    In che politica crede, caro Silente? In quella che si fonda sulla garrota del suo amatissimo Caudillo? O in quella che si sostiene sulle gru utilizzate per impiccare con maggior agio, come i suoi amici ayatollah ai quali - ne ho la quasi certezza - lei guarda con simpatia e ammirazione, se non con invidia?

    Lo so che non mi risponderà: lei crede nella politica, mica nelle persone o nella misericordia o - horribile dictu - nel dialogo.

    Mi stia bene.

    Manlio Pittori

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    1. Caro Pittori
      osservo, con divertita, ma non stupita, curiosità, che da un lato lei santifica il "dialogo" e ne lamenta l'assenza; dall'altro, in un precedente post, compie un'inquietante e minacciosa apologia di massacratori che lei amabilmente definisce, la cito letteralmente,: "simpatici personaggi che, in Francia in Spagna e in Messico, seppero trattare con persone come lei" (e si riferisce a me)
      Assez bizarre, n'est-ce-pas?


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    2. Manlio Pittori9 giugno 2014 23:10

      Caro Silente,

      legga meglio: ho scritto che, nell'ipotesi (esclusivamente di scuola, ça va sans dire) in cui, ad esempio, la vostra nostalgia del franchismo si traducesse in un'azione politica coerente, la mia reazione non si ispirerebbe certo a quel '68 cui, non so come, mi associa, ma si rifarebbe a personaggi che hanno saputo affrontare i vari cristeros con una certa efficacia.

      Detto più semplicemente: al vostro Dio Patria & Famiglia io opporrei una forza analogamente efficace.

      Si tratta, chiunque lo può capire, della figura retorica conosciuta come iperbole.

      Se sono qui a cercare di discutere, è appunto perché voglio capire cosa avete in mente di fare e, soprattutto!, come lo volete ottenere, dato che la ricattolizzazione dell’Europa è puro vaneggiamento fuori della realtà: è per questo che le ho chiesto come il suo "credo nella politica" conviva con il disprezzo per i suoi avversari politici, con l'intolleranza e con la negazione del metodo democratico - tutte "qualità" che lei rivendica con orgoglio.

      E infatti, non a caso, lei preferisce soffermare la sua attenzione su una banalissima iperbole anziché rispondere alla mia domanda: come può, una persona intollerante e che si nutre di disprezzo come lei, credere nella politica?

      A meno che per lei "credere nella politica" non significhi trasformare il mondo in una guerra senza quartiere tra i Portatori dell'Unica Verità e il resto del mondo miscredente.

      Fosse così, e temo sia così, il suo orizzonte politico sarebbe costellato di una miriade di Oradour-sur-Glane.

      E questo non è bizzarro, caro Silente.

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  3. " l’impressione è che, se invece quel tavolo venisse aperto, i cattolici sarebbero risospinti verso la destra sociale o la Lega".

    Dovrebbero restare alla corte dei Cecchi Paoni e dei Cicchitto per vocazione maggioritaria? Siamo seri su, se in politica lasci aperte delle praterie non puoi lamentarti che qualcuno le occupi.
    Dovrebbero essere proprio i liberals a interrogarsi sui disastri del centrodestra , dal momento che hanno occupato in questi anni dei ruoli chiave.

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  4. Le speranze x il centro destra sono legate al sorgere di un nuovo piu' credibile leader,al momento non pervenuto,non mi resta che tifare Matteo,Salvini ovviamente.

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