04 luglio 2014

Eterologa, tutela per coppie e “donatori”: e i figli?

di Giuliano Guzzo

Diritti per tutti, evviva. Meno che per i figli: per loro solo il “dovere” di nascere e di soddisfare le aspettative di chi li ha commissionati. Messa così potrebbe apparire una semplificazione, un esagerato e fuorviante impiego di parole forti. Purtroppo non lo è. E’ invece quanto emerge dalle indiscrezioni raccolte da Repubblica, da sempre sensibile alla sinfonia progressista dei diritti, in ordine alle prime linee guida italiane sulla fecondazione eterologa, pratica resa possibile anche in Italia dopo che lo scorso 9 aprile, con la sentenza 162/2014, la Consulta ha dichiarato illegittimo il divieto previsto dall’articolo 4 comma 3 Legge 40/2004.

Cosa diranno queste linee guida? Da quanto filtrato a Monaco al congresso europeo dell’Eshre – acronimo di European Society of Human Reproduction and Embryology – l’intenzione pare essere quella di salvaguardare l’anonimato per chi donerà gameti assicurando pure un «counseling psicologico sia per chi dà che per chi riceve, soprattutto per quel che riguarda le donne che si preparano ad affrontare una gravidanza con ovodonazione». Insomma, oltre il danno la beffa. Infatti tutto questo – si legge su sempre Repubblica – per rimanere al contenuto delle linee guida, ossia ad «indirizzi di carattere medico ma che mai potranno incidere su aspetti etici e politici».
Ora, se la situazione non fosse tragicamente seria, ci sarebbe da ridere. Com’è possibile affermare una cosa simile? Com’è possibile non capire che se si regolamenta la fecondazione eterologa – già lampante violazione del diritto del figlio, ridotto da soggetto desiderato ad oggetto commissionato – salvaguardando l’anonimato per i “donatori” (e quindi sottraendo al nascituro pure il diritto di rintracciare il genitore oppure i genitori “genetici”) e prevedendo per tutti (tranne che per il figlio, non sia mai che scappi qualche aiuto anche per lui!) sostegni anche psicologici, si va ben oltre il mero versante medico e scientifico incidendo, e alla grande, su «aspetti etici e politici»?
Come si può non comprendere la palese iniquità di un sistema che aspira a tutelare tutti e tutto – le tasche dei centri attivi sulla fecondazione extracorporea, al settimo cielo per la nuova fascia di mercato spalancata loro dalla Consulta, le aspettative delle coppie che a questa pratica ricorreranno, anonimato e pure sostegno psicologico per i “donatori” (che saranno sempre meno “donatori”, dato che si pensa di stabilire per loro una forma di compenso minimo, come i 1.000 euro previsti in Spagna) – ma si dimentica clamorosamente dei diritti del figlio che sono, su tutti, il diritto alla vita e quello di essere voluto ma non preteso?
Immaginiamo poi l’ipotesi in cui un figlio, divenuto adulto, scoprisse di avere il Dna di qualcun altro e non di uno o di entrambi i propri genitori. Mezza Italia, con riferimento al caso Gambirasio, è rimasta turbata chiedendosi cosa deve aver comportato per le famiglie coinvolte, in particolare quella del presunto colpevole, scoprire come costui sia realtà figlio illegittimo, per usare un’espressione oggi bandita dal Codice civile. Ecco, con la fecondazione eterologa e la garanzia di anonimato per i “donatori” potranno essere centinaia, migliaia a fare la scoperta, da grandi, di avere anche un altro padre o un’altra madre. E’ meglio pensare ad un «counseling psicologico» anche per loro. Ce ne sarà bisogno.

 

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