16 luglio 2014

Il moderno pluralismo e il Cristianesimo

di Fabrizio Cannone
In un editoriale intitolato “I miraggi del pluralismo”, l’intellettuale Bernard Dumont scrive che “nella sua accezione più diffusa, si tratta di un concetto fabbricato dall’ideologia democratica d’origine americana, diventato dopo il periodo della Seconda Guerra mondiale, e soprattutto dopo la scomparsa del regime sovietico, un leitmotiv dell’ordine occidentale e della sua invadente promozione” (cf. Catholica, 124, été 2014, p. 4). Il termine pluralismo ha acquisito una valenza positiva e ottimistica, visto che designa abitualmente l’idea di “convivialità degli individui e delle comunità” nella società, sulla base dell’ipertrofico concetto del “politeismo dei valori”. Il pluralismo contemporaneo è divenuto un modo un po’ aulico per indicare “un regime di tolleranza universale verso tutte le opinioni e tutti gli stili di vita”. Cosa in realtà negata ogni giorno dal sistema: certi stili di vita vengono infatti esaltati, mentre altri vengono pubblicamente disprezzati, ciò che mostra d’emblée la falsità del presupposto pluralista.
Tra i moltissimi profeti del pluralismo, Dumont segnala Jacques Maritain (specie con il saggio Riflessioni sull’America del 1958), Karl Popper e Isaiah Berlin. Cosa pensare dell’ideologia pluralista da un punto di vista razionale e cattolico?
Anzitutto è da notare, sempre seguendo Dumont, che il pluralismo è divenuto oggi altresì sinonimo di “politicamente corretto”, di “relativismo nichilista” e di “pensiero debole”: la regola d’oro di questo sistema ideologico e politico è l’idea che “non ci siano soluzioni, ma solo compromessi” (p. 5). E’ come chi dice che importa di più la ricerca della verità, che la verità stessa; o coloro che blaterano, sempre e su ogni tema, che “nessuno ha la verità in tasca”: ma chi dice questo crede di essere nel vero, e quindi è auto-contraddittorio e farebbe meglio a tacere. L’atteggiamento dei pluralisti in fondo dice che lo Stato deve essere per forza di cose laico e democratico perché nessuno ha la verità su nulla: ma se nessuno ha la verità (per esempio in politica), come sapere se lo Stato laico-democratico sia l’unico legittimo?
Questo discorso, apparentemente filosofico o se vogliamo filosofico ma (contro l’etimo) senza alcuna saggezza, è presente in modi e gradi diversi in pensatori squisitamente moderni come Hume, Condorcet, Kant, Rousseau, Marx e Freud: e questo la dice lunga sui suoi fondamenti intellettuali, evidentemente contraddittori e materialisti, come lo sono, abbondantemente, gli autori citati.
Come si comprende subito, ci troviamo nel cuore, nel nocciolo più intimo del progetto ideologico contemporaneo, a base di democrazia, liberalismo, relativismo etico, diritti dell’uomo (né definiti una volta per tutte, né definitivi, né stabili). La domanda dunque è la seguente: Questo progetto è compatibile con la religione rivelata? Questo progetto è realizzabile?
Secondo Bernard Dumont, filosofo e teologo della politica e della storia, il risultato del progetto, che porta a termine la parabola dell’illuminismo e del cartesianesimo, è chiaro: “esso destabilizza le società nei loro fondamenti morali e istituzionali, e attenta alla loro identità culturale e fisica, tra l’altro a causa dei movimenti migratori massicci e brutali, e a causa della distruzione programmata della famiglia, dell’insegnamento regressivo, etc. I valori di ieri sono diventati i contro-valori di oggi” (p. 9, corsivo mio).
I valori di ieri, come il coraggio e la forza (anche militare), la fedeltà alla famiglia, l’amore per la patria, la moralità e la religione, oggi sono indicati dal progetto stesso che sta terminando il suo corso, come anti-valori da fuggire e da bandire: al posto del coraggio si elogia la furbizia, il pacifismo e il compromesso; al posto della famiglia (stabile, eterosessuale, monogamica) si fa di tutto per incoraggiare il divorzio, la convivenza e il sesso libero; l’amore della patria è stato etichettato in Italia e un po’ in tutta Europa come fascismo e becero nazionalismo, ed è stato sostituito con la meno impegnativa e più generica “solidarietà”; la religione e la moralità vengo sempre più bollate come integralismo e crudele moralismo, e come relitti della storia; e così via.
La cultura diffusa e per secoli condivisa dai popoli europei, oggi per esistere, deve resistere alla dissoluzione voluta dai fautori della modernità tardiva e impazzita: deve cioè farsi contro-cultura e resistenza consapevole. Non basta ripetere come uno slogan il classico (e imperituro) motto: Dio-Patria-Famiglia. Bisogna farsela una famiglia e oltre al supporto sentimentale-amoroso di base, e la condivisione di un progetto di vita senza scadenze, bisogna che questa famiglia sia intrisa di amor di Dio e di amore alla Patria. L’amore alla patria significa qui amore alla Tradizione, a ciò che abbiamo ricevuto da altri e non abbiamo creato noi stessi, come il linguaggio, l’arte, la natura, la cultura italiana e la religione dei padri nostri. Amor di Dio significa amore dei valori cristiani sui quali possiamo e dobbiamo puntare (soprattutto nell’educazione dei figli, educazione sempre più demandata alla tv, alla baby sitter, alla scuola, alla parrocchia).
I valori di base e irrinunciabili sono quelli di sempre, da rivivere con rinnovato sforzo esistenziale: la fedeltà alla parola data, il rigore morale, lo spirito di sacrificio, il gusto del lavoro ben fatto, il senso del pudore, la semplicità e la schiettezza, l’umiltà nel non credersi importanti nel mondo, etc.
La famiglia ed anche le altre comunità di cui si fa parte (micro comunità “politica”, di quartiere, legata allo sport o alla cultura, “virtuale”, etc.) devono divenire altrettanti focolari di resistenza, ambienti in cui si portano avanti, almeno tendenzialmente, i valori veri e non quelli del consumismo, del dio-mercato, delle mode, dell’individualismo verso cui il sistema ci spinge, come verso altrettanti vicoli ciechi.
nuovi valori del sistema, il quale osa chiamare anti-valori i valori veri della Tradizione, sono quelli della modernità fluida e inconsistente, che pretende – e purtroppo non sempre a torto – di aver “decolonizzato” l’immaginario collettivo, grazie al relativismo, al gender, all’arte contemporanea (esaltazione del nulla e del vuoto, contro il pieno dell’arte classica e moderna dalla Grecia antica all’Ottocento), alla spontaneità, alla pornografia, all’ingegneria genetica, al femminismo, al suffragio universale…
L’Unione Europea, che in altri contesti potrebbe esistere e sarebbe perfino auspicabile in quanto unione di civiltà (tra Stati comunque autonomi e diversi, ma omogenei), è divenuta oggi un’Unione nel segno dell’inciviltà e della lotta alla vera civiltà umana e cristiana. Non che, per la verità, nelle altre Unioni mondiali (de facto o de jure che siano) si stia meglio sul piano dei valori (cf. Stati Uniti d’America, America del sud, Oceania…); tuttavia noi, come italiani ed europei, dobbiamo guardare anzitutto al nostro contesto per realizzare del bene concreto e non cadere nell’astrattismo e nell’utopia del mondialismo.
Ebbene, che fare per invertire la corsa folle e devastatrice della “modernità tardiva” (Dumont), della “modernità liquida” (Bauman), dello “spirito borghese allo stato puro” (Del Noce) verso il nulla, altra faccia del ben più aulico politeismo dei valori? La risposta la lascio al politologo Dumont, invitando tutti i francofoni a prendere in mano l’eccellente rivista trimestrale Catholica (che si trova tra l’altro in quasi tutte le Università pontificie romane, segno che, sebbene nettamente anti-conformista, non ne viene trascurato il valore in certe sfere).
“Resta allora il dovere di far convergere tutti coloro che, in una maniera o in un’altra, hanno conservato il senso della dignità della loro origine, si sono sforzati di fare della loro famiglia un focolare di resistenza morale, e hanno accettato previamente di sacrificare i loro comodi in nome del bene comune” (p. 11).
Soprattutto chi è animato da un afflato spirituale deve sentire come una vocazione quanto sopra esposto ed essere contento e fiero di avere nella vita una nobile missione a cui, senza meriti pregressi, è stato chiamato dall’alto.
www.libertaepersona.org
 

5 commenti :

  1. Laicità: nessuna parola simboleggia il miraggio dell'ideologia della modernità sulle persone.

    Nessuna società tradizionale è mai stata laica; da sempre il potere spirituale è fondamento del potere temporale pur in forme mutevoli nelle varie civiltà.
    La pretesa di separare la vita civile dalle opinioni religiose che sono "una cosa personale" è senza precedenti nella storia del mondo.

    Una delle etimologie proposte per la parola religione è re-ligare da intendersi sia come "ciò che lega gli uomini con un principio superiore" che come "ciò che lega gli uomini agli altri uomini".
    È come tale, secondo la natura dell'uomo, totalmente abusiva la pretesa dei sofisti moderni di ridurre la religione a "convinzioni personali da tenere per se".

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    1. No, davvero, io capisco che per voi nella modernità fluida e inconsistente (quella che vuole sopprimere i valori veri della Tradizione) ci stiano, e ben comodi, la pornografia e l'arte contemporanea (la entartete Kunst, come giustamente la chiamava la buonanima di Goebbels), ma addirittura il suffragio universale? E dove volete tornare? Al suffragio censitario maschile limitato agli ultraquarantenni padri di famiglia e possidenti immobiliari per un minimo di cento verste quadrate?

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  2. Vorrei, il più succintamente possibile, spiegare cosa trovo di inadeguato nell'impostare il tema della democrazia nei termini dell'articolo (oltre che, nei termini dell'editoriale di Dumont, che però conosco solo indirettamente per averne letto qui). Spero che da questi spunti, a cui cercherò di contribuire per la mia parte, si riesca a trarre qualche motivo di riflessione migliore di quanto avviene di norma nella sfera virtuale.
    Di inadeguato, dunque, c'è l'utilizzo quantomeno improprio del concetto di "verità".
    Per secoli la Chiesa Cattolica - alla cui comunità di fedeli peraltro mi onoro di appartenere - ha rivendicato il monopolio della verità. Lo ha fatto male, confondendo verità scientifica con verità morale e viceversa, tanto che Essa ha storicamente rappresentato un ostacolo oggettivo allo sviluppo di quelle scienze naturali che contraddicevano obiettivamente - ossia, sulla base di evidenze osservabili - i testi biblici (astronomia, geografia, antropologia, fisica eccetera). Lo sappiamo tutti e sappiamo anche che la Chiesa paga ancora un prezzo per quegli errori di prospettiva che, oggi, ha finalmente riesaminato.
    La "verità" di cui si occupa la religione, infatti, riguarda il piano morale, ciò che costituisce l'ethos profondo di una società e che, in ultimissima analisi, ci fa sentire una cosa, una situazione o uno stato di fatto come giusta o come sbagliata; e che, ancora, sulla base di questo "sentire" comune e condiviso (naturalmente sentito nelle forme della lex naturalis, osserverebbe il buon cattolico) costruisce le norme di convivenza della società.
    C’è una differenza enorme nel rivendicare la verità morale dalla verità in quanto assolutizzata – come avveniva nei secoli bui della Chiesa – verità che, infatti, non esiste in quanto assoluta ma solo in quanto relativa al piano morale. E c’è una bella e corposa differenza.
    Questa differenza l’ha colta molto bene la sinistra francese, ad esempio, la quale sta rovinosamente cercando di scalzare la verità morale religiosa con la verità ideologica di stato, come dimostrano i provvedimenti relativi all’ABC dell’uguaglianza, all’imposizione dell’ideologia gender, all’indottrinamento coattivo delle nuove generazioni attraverso la manipolazione scolastica. In tutto questo non c’è pluralismo ma la pretesa di padroneggiare la coscienza della gente attraverso l’imposizione di un punto di vista unico e non discutibile.
    Ora, in questo paradossale tiro alla fune per il monopolio della verità – con la v maiuscola e senza possibilità di dissenso – il mondo cattolico sta lottando per preservare la Libertà di dissentire dal pensiero unico. Ossia per la libertà di pensiero, di parola, di culto e di pratiche educative.
    E Dumont ci dice che stiamo facendo uno sforzo inutile perché quella libertà non esiste e se esiste è tutta racchiusa in un altro pensiero unico.
    Mi fermo qui, per ora, per non essere prolisso.
    Ma, sarà mica il caso di darsi una regolata sui concetti chiave?

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  3. Un solo esempio per cogliere facilmente il succo dell'articolo: l'aborto. O la società lo vieta o non lo vieta: tertium non datur, ovvero non esiste una terza possibilità. Domanda: cosa deve fare una società sana e giusta? Ovviamente dovrebbe vietarlo; ma anche se fosse nel dubbio circa i principi etici da seguire dovrebbe ispirarsi alla tradizione comune cattolica e religiosa dell'intera umanità, che lo ha sempre considerato un male o alle filosofie laiche che lo legittimano, dichirando l'embrione una cosa? Questo è il problema! Ergo, noi cattolici non possiamo lottare per lo Stato laico-pluralista, o per una società a-morale, ma dobbiamo desiderare una società conforme al diritto naturale, su cui si fonda la pace e la giustizia (e il rispetto del prossimo). Perchè poi il cattolico che vuole vietare l'aborto sarebbe chiuso e il laico che non lo vuole vietare sarebbe aperto? (Sarebbe come dire che il cittadino che vuole vietare la pedofilia sarebbe chiuso e moralista e quello che la vuole legale sarebbe moderno e progressista!). Il cattolico ha una sola scelta se vuole essere coerente con la Bibbia: vietare l'aborto, sempre e comunque e penalizzare chi lo conpie (come la Chiesa che lo scolunica); il moderno pluralista ha una sola scelta, per essere coerente col suo relativismo filosofico: ammetterlo, almeno entro certi limiti. Nessuno al mondo inoltre puo' essere totalmente incondizionato, ma tutti siamo figli di qualcuno e di qualcosa (religione, costumi, famiglia, storia, etc.).
    Alla verità ideologica di Stato, che oggi coincide col relativismo morale e col pluralismo, non possiamo rispondere col moderatismo e col compromesso al ribasso; ma dobbiamo rispondere con la verità: etica, reliosa, morale, politica e scientifica. Sotto tutti questi punti di vista l'aborto è un crimine assoluto e sotto ogni punto di vista la democrazia che lo ammette è un regime criminale illegittimo. Tertium non datur!

    EMR

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  4. Ottimo articolo, totalmente condivisibile, come condivisibili sono le considerazioni di Dumont. D'altronde, quanto rappresentato è la "teologia politica" della Chiesa e dei cattolici di sempre, almeno fino al nefasto Concilio Vaticano II e agli ancor più nefasti esiti postconciliari.
    Che poi esistano anche dei "soi-disant" cattolici, presenti anche costì, che negano l'esistenza della Verità, divina e naturale, prima ancora che morale, che esaltano il relativismo e i suoi esiti politici, quale la democrazia contemporanea, che deprecano, con luogo comune da bar sport o, persino peggio, da pseudo-storiografia illuminista, i "secoli bui" (ma costoro non potrebbe leggersi Jaques Le Goff, Régine Pernoud, Franco Cardini, Georges Duby, solo per fare alcuni esempi? Ma costoro non hanno mai letto Dante o sono mai entrati in una cattedrale gotica? Mai sentito parlare di uno sconosciuto autore chiamato Tommaso d'Aquino?), beh, tutto questo fa parte di quel "Mysterium Iniquitatis" di cui i nostri saggi padri erano ben avvertiti ma che oggi viene distrutto da un devastante "chi sono io per giudicare?"
    Però, un vero cattolico ha e non può non avere una visione ottimistica della Fine della Storia: "sed portae inferis non praevalebunt" e: "alla fine, il mio Cuore Immacolato prevarrà".
    Per cui sopportiamo con pazienza le sciocchezze relativiste di questi presunti cattolici. In fondo, è un atto di carità.

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