30 luglio 2014

Il Papabuono e il battimano

di  don Mauro
Concediamoci una breve digressione estiva sul battimano in chiesa e durante la sacra Liturgia. Mi limito a prendere spunto dalla parola di due buoni pontefici, commentando peraltro frasi più che celebri.

Il primo dei due testimoni è già santo: Giovanni XXIII. Noto il suo intervento ad Ostia, quando rispose ai battimani festevoli di popolo e clero, dicendo: «Sono molto contento di essere arrivato sin qua, ma, se vi debbo esprimere un desiderio, è quello che in chiesa non gridiate, non battiate le mani e non salutiate neanche il Papa, perché templum Dei templum Dei. Ora, se voi siete contenti di trovarvi in questa bella Chiesa, immaginate se non è contento il Papa di vedere i suoi figlioli, ma, appena li vede i buoni figliuoli, mica batte loro le mani in faccia. E questo che sta davanti a voi è il successore di san Pietro».

Viva la franchezza, che dunque non si contrappone alla bontà. In poche parole il Papa ci insegna molte cose. Anzitutto indica che il battimano è un gesto grezzo, un “battere le mani in faccia” ad altri. Ora, la Chiesa è fatta soprattutto di e per i piccoli, ma è antico e bellissimo uso che la Chiesa questi piccoli cerchi da sempre di nobilitarli ed educarli fin nel loro lato più secolare e mondano. In secondo luogo il battimano risulta un atto umano troppo umano, al punto da indurre a salutare l'uomo di Chiesa, però dimenticandosi del Padrone di casa: Dio; e invece dobbiamo sempre ricordarci che siamo nel Suo Tempio per adorare la Sua presenza. Tenendo conto del fatto che accorgerci di questa presenza è quanto di più difficile ci sia, distrarsene è quanto di più facile! Infine è bello l’inciso del Papa “e questo che sta davanti a voi è il successore di san Pietro”: quasi a mostrare come l’apparato cerimoniale che la tradizione ci tramanda, decisamente volto a sottolineare l’importanza del Romano Pontefice, intende precisamente con ciò esaltare la missione del Papa, quella cioè di condurci a Dio e di insegnarsi a lodare sempre e solo il nostro Creatore. Fraintendere questo aspetto nuoce allo spirito del cattolicesimo.

Veniamo ora al secondo contributo, è quello trito e ritrito (ma non molto applicato) del card. Ratzinger, non ancora santo: «Là, dove irrompe l’applauso per l’opera umana nella liturgia, si è di fronte a un se­gno sicuro che si è del tutto perduta l’essenza della liturgia e la si è sostituita con una sorta di intrattenimento a sfondo religioso».
Il card. Ratzinger illustra una ulteriore inadeguatezza del battimano in chiesa: non è liturgico. Come spiegarlo? Forse perché, per dirla con Roberto Calasso, esso risalirebbe al clamore che accompagnava gli antichi sacrifici umani? O appunto perché, e rimaniamo sulla scia del Papa buono, in esso si riconosce un gesto grezzo che mette al centro l'uomo e non Dio? Non basta. Il punto è che in esso vediamo il gesto dello spettatore da cinema o da teatro, mentre nella liturgia tutti siamo chiamati ad actuosa participatio, a divenire compartecipi del Mistero, a immedesimarci cioè nel sacrificio di Cristo, a prendere la Croce. Paradossale, vero? Quell’applaudire che a detta di molti contribuirebbe a una partecipazione del popolo, in realtà lo esautora dall’unica e degna participatio che la sacra Liturgia vorrebbe offrirgli.

E’ quanto. Meditiamo l’affare sotto i nostri ombrelloni. E un grazie al vigoroso intervento di A. Giuliano (pagina 25 dell’Avvenire del 19 giugno scorso), da cui ho preso il ‘la’ per queste righe.


 

2 commenti :

  1. Risposte
    1. Anch'io...ma non vedo l'intervento di Domenico Ecumenico.... Quando l'argomento non gli conviene si eclissa? O forse considera le parole di San Giovanni XXIII un attentato alla maestà di Papa Francesco, tanto amante del battimani?

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