30 luglio 2014

L'Università d'estate della Fondazione Lepanto

di Marco Mancini

Si è svolta a Norcia, dal 24 al 27 luglio scorsi, la prima edizione dell’Università d’Estate della Fondazione Lepanto, dal titolo “Alle radici della crisi contemporanea: prassi, tecnocrazia e bene comune”. L’evento, che ha visto la partecipazione di alcune decine di iscritti provenienti da tutta Italia, è stato ospitato dal Monastero delle Suore Benedettine.
Come risulta evidente già dal titolo scelto, le relazioni hanno svolto il tema del primato della prassi nella società contemporanea e delle sue differenti sfaccettature, dall’affermarsi di un regime tecnocratico in campo politico-economico a quello del pastoralismo all’interno della Chiesa.

Dopo il saluto introduttivo del prof. Giovanni Turco, due relazioni di carattere storico, affidate al prof. Massimo Viglione (“La prima guerra mondiale e i totalitarismi”) e al prof.  Roberto de Mattei (“L’Europa delle monarchie e l’Europa della tecnocrazia”), hanno messo in luce il percorso che, a partire dalla Rivoluzione francese per arrivare alla Grande Guerra, ha portato alla dissoluzione delle potenze monarchiche europee, in primis quella asburgica, e al pieno affermarsi dei principi rivoluzionari e dei loro esiti totalitari non solo all’interno degli Stati, ma anche nel campo della politica internazionale.

Corrado Gnerre (“Utopia e tecnocrazia”) ha invece illustrato i rapporti tra utopia e tecnocrazia, chiarendo come entrambe, a dispetto dell’apparente opposizione, partano dal rifiuto del sano realismo e dell’antropologia creaturale tipici della filosofia naturale e cristiana. La post-modernità, dunque, non nega le ideologie della modernità, ma le porta al loro pieno compimento manifestandone al tempo stesso il fallimento, come già aveva intuito Augusto Del Noce attraverso il concetto di “suicidio della Rivoluzione”. Utopia e tecnocrazia sono accomunate dal rifiuto dei concetti di natura (metafisicamente intesa) e di limite, pretendono di poter controllare e manipolare l’Essere attraverso la “conoscenza”: il loro ossigeno, dunque, è la gnosi.
Non stupiscono affatto, allora, le radici esoteriche del disegno tecnocratico, ben lumeggiate nella sua relazione (“Tecnocrazia, società segrete ed esoteriche”) da Carlo Manetti, il quale ha tracciato il filo rosso che collega le elites tecnocratiche di oggi al sansimonismo e, soprattutto, al progetto sinarchico di Saint-Yves d’Alveydre. Sul carattere totalitario della rivoluzione tecnocratica ha insistito la relazione del prof. Matteo D’Amico (“Rivoluzione tecnocratica e rivoluzione bioetica”), la quale ha messo poi in guardia dall’impatto che le nuove tecnologie possono esercitare nel manipolare i fondamenti stessi della natura umana.

Il prof. Roberto de Mattei ha successivamente evidenziato come una rivoluzione tecnocratica, fondata sulla rinuncia all’ordine dei fini e al concetto di Verità e sul primato della “prassi pastorale”, sia in atto anche nella Chiesa. A partire dalla ricostruzione storica della stagione conciliare e del tentativo modernista di sostituzione del concetto assiologico di “natura umana” con quello soggettivistico di “persona”, la relazione di de Mattei (“Il pastoralismo e la crisi nella Chiesa”) ha fatto il punto anche sulle problematiche più attuali, specie quelle riguardanti il prossimo Sinodo sulla famiglia. Alessandro Gnocchi (“La Rivoluzione del linguaggio nella Chiesa e nella società”), partendo dalla riflessione di Marshall McLuhan e dalla considerazione della non-neutralità dei mezzi di comunicazione, ha trattato gli effetti della rivoluzione sul linguaggio, evidenziando come la manipolazione e la distruzione di quest’ultimo abbia avuto gravissime ripercussioni anche in ambito ecclesiale, stante anche la mancanza di un’adeguata riflessione da parte del Magistero.

Non poteva mancare un’illustrazione delle ripercussioni del processo rivoluzionario in ambito giuridico: il passaggio dal diritto naturale e cristiano al giusnaturalismo razionalista e infine alla deriva giuspositivistica e relativistica di cui il formalismo kelseniano è stato uno degli approdi più coerenti, è stato delineato dalla relazione di Andrea Sandri (“Tecnocrazia, positivismo giuridico, diritto naturale”).

I seminari sono stati conclusi nella mattinata di domenica dall’intervento del prof. Giovanni Turco (“Oltre la tecnocrazia. L’ordine giuridico-politico e il bene comune”), il quale, tirando le somme del fruttuoso dibattito delle giornate precedenti, ha esposto i fondamenti filosofici di una politica centrata sul “bene comune”, concetto differente dal rousseauiano interesse generale e fondato sulla conformità all’ordine dell’Essere. La ricostruzione di un ordine naturale e cristiano passa dunque per il rifiuto sia dell’individualismo liberale che del collettivismo, entrambe facce della stessa medaglia rivoluzionaria e tecnocratica.
Le conclusioni, infine, sono state tratte dal prof. de Mattei, il quale ha delineato i tratti di vera e propria crisi della civiltà che accompagnano la realtà contemporanea: compito dei cattolici è combattere per la Verità e operare una paziente ricostruzione innanzitutto delle basi intellettuali, morali e spirituali della società, sperando che tramite l’aiuto della grazia soprannaturale si possa giungere al superamento della crisi attuale e alla ricostituzione di un vero ordine naturale e cristiano.

La recita quotidiana del Santo Rosario e la presenza, anch’essa quotidiana, alla Santa Messa celebrata dai monaci benedettini nella forma straordinaria del Rito romano (Messa tridentina) hanno costituito un prezioso accompagnamento spirituale per tutti i partecipanti, i quali hanno avuto anche la possibilità di assistere alla proiezione del film “Un Dios prohibido”, riguardante il martirio di un gruppo di giovani seminaristi nella Spagna della guerra civile.

Si è trattato, dunque, di un’esperienza assolutamente positiva, che ha consentito anche la reciproca conoscenza tra i partecipanti e gettato le basi per una più stretta collaborazione nel servizio alla Verità. Non resta, dunque, che darsi appuntamento per la prossima edizione dell’Università d’Estate.
 

1 commento :

  1. Ottimo Mancio. Leggendoti mi vien dolore per non esserci stato! Viva la verità e chi lotta per essa!

    EMR

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