18 luglio 2014

“O si esporta decoro o si importa degrado”

di Marco Crevani
Questa regola, che forse appare un po’ drastica, è quella che mi riecheggia l’osservare l'invasione senza limiti. Ripeto, e sottolineo: OSSERVARE; non sto infatti  trascorrendo le ferie in qualche campo profughi, come i nostri tiranni vorrebbero che facessero (questo, non altro!) tutti i "bravi cattolici": le castagne dal fuoco io non gliele levo! Se devo essere "solidale" lo faccio lontano dai riflettori  e dal mainstream. Chi ha passato un po’ della sua vita con un pugno di giovani africani armati…di giratubi e filiere a vincere con la gente della savana la sfida dell’acqua potabile, non ha bisogno dei falsi moralisti guerci per capire la vastità del problema e delle soluzioni…CHE SONO TUTTE IN AFRICA. Nel 1993 rientravo da due anni di volontariato in Africa e come un pugno nello stomaco ritrovavo per strada file di donne africane: non coi secchi vuoti in attesa dell'acqua, ma con gli occhi vuoti, sotto chili di trucco, ad aspettare "clienti"…

Non mi veniva e non mi viene in mente altro se non lo stile del volontario: conoscere i problemi delle persone, cercare insieme soluzioni, ridare dignità e speranza. Il problema non è "la mancata integrazione nella nostra società": i problemi nascono tutti, logicamente, dove è partita la tratta. Penose formule stracotte: "Ormai sono qui !" "Vengono da situazioni allucinanti", "I viaggi della speranza". Rosari irresponsabili che si traducono in tragedie crescenti. Quasi  che il mondo sia "vivibile"… solo a casa nostra. E questo come lo chiamamo se non razzismo? Il mondo è l'intero pianeta, tutti devono poter vivere dignitosamente dove sono nati, e se gli va di viaggiare, farlo per scelta e non perché costretti o illusi di andare a "star meglio". Io in Africa, accanto a miserie indicibili ho respirato SPERANZA: con investimenti pari a un mese di operazione “Mare Nostrum” si tira avanti vent’anni  garantendo a centomila persone acqua pulita, agricoltura migliorata, vaccinazioni e sanità di base, con tutto il lavoro indotto e la formazione al contorno. Speranza… perfino quella della donna che, non avendo altro, per far crescere meglio il bimbo che ha in grembo inghiotte terra ricca di sali minerali: povertà estrema? Certo, ma infinitamente più ricca di chi potrebbe dare il meglio a suo figlio e lo elimina inghiottendo un sofisticato prodotto di sintesi dell’industria farmaceutica, o del mondo che rivendica l’opportunità di farlo a pezzettini, quel bimbo, per coltivarci pezzi di ricambio in favore di corpi destinati a perire.

La drastica regola enunciata all’inizio appare evidente se, guardandoci intorno, ci riconosciamo per quello che siamo, una civiltà al tramonto. Le civiltà in crescita, infatti, creano ed esportano architetture, stili di vita, lingue, culture. Le civiltà al tramonto non esportano che beni di lusso, sempre più “di nicchia”, importano stili di vita estranei e raccogliticci insieme a masse umane necessarie a mantenere popolazioni vecchie, fragili, amareggiate del presente e impaurite del futuro, un processo involutivo che nella paura e nei piccoli egoismi personali, più o meno giustificati, non scommette più su famiglia e figli e dalla crescente solitudine trova nuovi motivi di paura e di amarezza. Anche la lingua, la cultura non è più quella di un popolo, diventa una giustapposizione di convenzioni in ambiti sempre meno comunicabili (“i saperi”?). E’ sintomatico incontrare luoghi di raduno ben definiti e distinti. In alcuni ambiti di svago si sente parlare solo ispano-americano, in certe aree, nelle ore “morte” delle badanti, ti senti come a Lvov o a Bucarest e non parliamo delle stazioni nelle ore di imbarco/sbarco di ambulanti senegalesi o, peggio, prostitute nigeriane. Queste persone stanno integrando la loro cultura con la nostra? Sta nascendo qualcosa di fecondo ? O non stanno chiudendosi in un  ghetto senza mura,  magari i loro figli in una baby gang “etnica”? Non parliamo delle banlieues dove pochi anni fa grazie a predicatori rappers i cui nonni pascolavano greggi algerine,  piccoli proletari mezzo islamici e mezzo nichilisti si divertivano a bruciare le Renault dei superstiti sessantenni discendenti di Carlo Martello che ancora non si servono alla macelleria “halal”.

O si esporta decoro, o si importa degrado. Mi spiace, ma non vedo vie di mezzo. O si genera lavoro, serio, e si fanno crescere anche altri mercati, altre società, con le loro culture, i loro stili, la dignità comune a ogni essere umano, o si importano per ogni lavoratore (al posto dei nostri ragazzi viziati, sottraendo cervelli e braccia allo sviluppo delle loro terre) almeno dieci disperati che sognano di stare comunque meglio. Non avremo mai una buona legge sull’immigrazione né una buona legge sulla cooperazione allo sviluppo, finché queste leggi non saranno una sola.

Non voglio però unirmi al coro impotente degli sfiduciati e degli impauriti. Io credo ancora nell’ "esportare decoro", valori, dignità, benessere, ma solo chi ha riferimenti certi lo può fare. Chi vede già al di là della fine dell’Impero, e non ci piange su, ma immagina cosa verrà dopo, e comincia a costruirlo. Al di là della fine dell'Impero…come S. Agostino. Morì durante l’assedio dei Vandali alla sua Ippona, ma costruì un mondo nuovo, per la sua Ippona, per i Vandali, per la Chiesa. Sì: l'import-export di decoro e valori lo facciamo solo sulle orme dei santi, Vangelo alla mano.
 

6 commenti :

  1. No, certo che no, non parliamo di "complotto", il bon ton progressista e la dittatura del linguaggio "politically correct" lo vietano. Però parliamo di disegno: un disegno delle lobby di un mondo meticcio, indifferenziato, "déraciné", senza ancoraggi storici e culturali. E i residui culturali greco-romani e cristiani sono un oggettivo ostacolo a questi disegni. Per cui, via all'invasione, via all'ideologia immigrazionista, via alle leggi "antirazziste" che hanno lo scopo di impedire ogni reazione al "meticciato mondiale". Come scrive il - quasi sempre - bravissimo Camillo Langone sul Il Foglio di oggi, via al: "califfo Baghdadi che vuole conquistare l'Europa coi ventri delle maomettane".
    Se l'Europa non si sveglia, questo sarà il nostro destino.
    Però, ragioniamo sul meno peggio, visto che il meglio (cioè una civiltà cristiana che implichi una vigorosa difesa politica, etnica, culturale e anche militare, se serve, dei nostri valori) ci viene impedito dalla dittatura relativistica-democratica: tra l'usurocrate asservito all'ideologia dei "diritti civili", dell'antirazzismo, dell'apologia della disgregazione della morale tradizionale e un severo Islam ancora intriso di valori tradizionali, se costretto alla scelta, non avrei dubbi. Certo, forse dovrei rinunciare al vino (ma non è detto, l'Islam, in generale, è più tollerante dell'Unione Europea), ma vuoi mettere la soddisfazione di vedere le femministe con il burka? E i "gay pride" dispersi a bastonate dai "guardiani della morale", come in Arabia Saudita?

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    1. Caro Silente! Che facciamo? Buttiamo il Bambin Gesù con l'acqua sporca? qui non si tratta di puntare sul meno peggio, ma sulla Verità! Dal nulla, da pochi strapelati e pur divisi fra loro, grazie al fidarsi del Risorto, conquistarono il mondo (con l'Amore!)

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    2. Mah, caro la "GRANDE GUERRA" (???), mi consenta di dirle che non ho capito molto del suo messaggio. Per quel che ho capito, spiace che non abbia inteso il senso ironico del mio intervento. E' ovvio che non auspico un trionfo islamico. Però, se devo fare il gioco della torre, tra un bravo islamico fedele alla sua fede e ai suoi costumi tradizionali e un laicista, immigrazionista, antirazzista, "difensore-dei-diritti-civili", progressista, filo-sodomita, può immaginare chi butterei giù?
      Poi è ovvio che auspico una Europa imperiale e cristiana.
      Ma con un'Europa "invertita" che ha tradito le sue radici, la sua cultura e la sua civiltà, e un Papa dedito allo struscio nei giardini vaticani con giudei e musulmani, mentre i cristiani vengono massacrati in Siria, in Iraq, e presto lo saranno in Libano, complici anche gli interessi geo-strategici di USA e Israele, cosa ci rimane se non l'ironia - ma anche, soprattutto, la preghiera?

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    3. Non vedo l'ora: sulla torre, con Silente e il bravo islamico fedele alla sua fede e ai suoi costumi tradizionali, ci voglio essere io, travestito da laicista, immigrazionista, antirazzista, "difensore-dei-diritti-civili", progressista e filo-sodomita. Così potrei buttare giù dalla torre sia Silente sia l'Inshallah col caffetano. Due fanatici in meno, un po' di pace e di tranquillità in più. Fammi sapere quando vai sulla torre col tuo amichetto barbuto, Silente.

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    4. In effetti, tra l'Olanda o la Svezia e l'Iran (o meglio ancora la Siria di Assad)... non avrei dubbi! :D

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  2. Caro Silente, la Grande Guerra è il mio blog! Ma sono sempre l'autore dell'articolo...comunque siamo d'accordo!

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