05 luglio 2014

Vita e morte a duello

di Giuliano Guzzo

Chi pensava che la bioetica sarebbe rimasta disciplina meramente accademica e per pochi, magari confinata in qualche isolato comitato di esperti, ha continua dimostrazione di come la realtà, con le continue sfide che propone, vada in senso del tutto opposto: dalla battaglia contro l’obiezione di coscienza (si pensi a quanto accade nel Lazio) a quella per la promozione della contraccezione, dalla volontà di rendere più accessibile l’aborto alla previsione della fecondazione extracorporea in tutte le sue varianti (si pensi al divieto dell’eterologa, dichiarato incostituzionale), è continuo moltiplicarsi di fronti uno più urgente dell’altro per chiunque abbia a cuore le sorti di un’umanità sempre più individualista e sedotta da tentazioni prometeiche, incurante di «che cosa sia in effetti il valore della vita» [1].

Chiaramente per opporsi a questa deriva e per impedire che l’etica, da bussola quale era, si ritrovi definitivamente schiava delle possibilità tecnologiche che avrebbe dovuto orientare, non basta la buona volontà. Occorre anche – ed in misura sempre più urgente – preparazione. Una preparazione che “Vita e morte a duello” (Fede&Cultura 2014, pp. 160), il nuovo libro di Renzo Puccetti, contribuisce senza dubbio ad offrire. Esordendo con un interessante approfondimento sulle origini della bioetica ed accompagnando il lettore nello smascheramento di tante leggende metropolitane diffuse dal Pensiero Unico, prima fra tutte quella dell’utilità della contraccezione nel contrasto al fenomeno dell’aborto, l’Autore – che è medico, bioeticista e docente – ci consegna quindi uno strumento particolarmente prezioso, forse unico.
Rischio di molte pubblicazioni sulle tematiche di bioetica, oltre a quello di non dire nulla di nuovo, è difatti quello di annoiare, risultando appesantite. “Vita e morte a duello” – che non a caso è la rielaborazione degli interventi radiofonici tenuti dal professor Puccetti a Radio Maria – invece istruisce non solo con fluidità, ma anche trasmettendo il desiderio di studiare ulteriormente, di approfondire ancora. Il tutto con l’invito a rendersi «testimoni di qualcosa che non è, attenzione, un dato di fede, ma che deriva da un uso retto delle ragione, tanto che la difesa dei principi non negoziabili vede la convergenza di persone che non si professano cattoliche» [2]. Non è invito facile, in tempi nei quali, anche in ambito biomedico, nessuna prospettiva è tollerata se non quella di «garantire a ciascun consociato la possibilità di maturare la propria autonomia e gestirla liberamente» [3].
Eppure è un invito fondamentale. Perché se da un lato non si può presidiare la dignità umana senza impiegare la ragione, dall’altro non si può teorizzare la libertà assoluta senza prima imbrigliarla, la ragione: tertium non datur. Occorre dunque scegliere. Ebbene, dimostrando la straordinaria ragionevolezza di un’ottica personalista, con questo nuovo, stimolante libro il professore Puccetti sceglie. Ci mostra come la ragione della difesa della vita umana emerga non solo come motivazione, come impegno genericamente fondato, bensì come limpida espressione di una razionalità dinnanzi alla quale il solo vero dissenso non può che derivare dall’ideologia, ossia dall’anteposizione dell’interpretazione dei fatti ai fatti stessi; scelta che conduce all’esito denunciato da Francisco Goya (1746-1828) allorché sottolineò che «il sonno della ragione genera mostri».
Note: [1] Maffettone S. Il valore della vita. Un’interpretazione filosofica pluralista, Oscar Saggi Mondadori, Milano 1998, p. 25; [2] Puccetti R., Vita e morte a duello, Fede&Cultura, Verona 2014, p. 156; [4] D’Agostino F. Bioetica e biodiritto, modelli a confronto sull’idea di bene – Agorà Idee/ “Avvenire”, 18/9/2011, p. 5.

 

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