17 agosto 2014

Bruce, Brenda, David


di  don Mauro

«Questi sono bambini che non avevano un pene», mi disse Reiner, «che erano stati cresciuti come femmine e tuttavia sapevano di essere maschi. Non dicono: “Vorrei essere un maschio” o “Preferirei proprio essere un maschio” o “Credo di essere un maschio”. Dicono; “Io sono un maschio”». (p. 251)
Con il libro inchiesta As Nature Made Him John Colapinto ha finalmente bucato un muro di silenzio lungo almeno cinquant’anni, e questa attesa è impressionante. Ma il fatto di aver dovuto pazientare altri quindici anni, e con essi la morte del protagonista negativo di questa true story, per averne la traduzione nostrana è ancor più sconfortante. Bruce Brenda e David, tradotto e pubblicato in Italia nel 2014 da una coraggiosa San Paolo, è, prima che resoconto di verità scientifiche e pietra di inciampo di lotte culturali, la testimonianza del potere ideologico, l’ennesima beffa alla ricerca sperimentale e la riprova della fragilità ed esiguità della libertà all’occidentale. Una libertà minacciata dal diktat iper-progressista che vuole scindere la natura dalla cultura e trasformare la sessualità in un puro prodotto di convenzioni socio-politiche.
Non starò a fare la recensione del testo né il rendiconto del caso, per il semplice fatto che ci hanno preceduti in questo numerosi portali e firme (per es. Tempi). Mi limito allora a poche considerazioni, imperniate attorno ai personaggi principali della vicenda, dando per scontato che al lettore siano ormai noti gli uni e l’altra.

Il dottor Money
John Money nasce e cresce in Australia, genio precoce e vittima di bullismo nell’infanzia, rimane orfano di padre ed è educato in un ambiente di sole donne. Ripudiata la fede cristiana, si interessa fin da adolescente alle emergenti teorie di liberazione sessuale, trovando nei costumi di alcune tribù oceaniche un materiale interessante per i suoi approfondimenti psicologici e sessuologici. Considerato il «precursore in tutto ciò che aveva a che fare con le ambiguità sessuali, gli ermafroditi e le implicazioni per l’omosessualità» (p. 60), Money si affermerà in breve quale medico di fama indiscussa e soprattutto indiscutibile. Quando si vedrà messo in disparte dal tenace McHugh, il nostro avrà modo di scrivere: «mi sento vicino a dissidenti come Galileo» (p. 288). Ora, vorrei sottolineare, non so quanto ne potesse sapere di astri il Bellarmino mentre scendeva a confronto con Galileo e ne dissuadeva la diffusione delle teorie, so però quale competenza scientifica avesse Money e che uso ne abbia fatto nel suo progetto di ricerca lungo cinquant’anni. La competenza di Money si scorge tutta – e rendiamo merito a Colapinto di aver rinvenuto il documento dimenticato tra gli scaffali di Harvard – nel lavoro di tesi giovanile del dottore, un’indagine sulla situazione degli intersessi, nella quale Money mostra che «lungi dal manifestare traumi psicologici e malattie mentali, la maggioranza dei pazienti superava il proprio handicap genitale, e non solo “si adattava in modo accettabile” alla propria condizione, ma viveva in modo praticamente indistinguibile rispetto a persone senza diversità genitali», e dove annota che, per quanto sopravvenissero nei pazienti scoraggiamento o reticenza, «non c’era alcuna prova che scoraggiamento o reticenza crescessero fino a raggiungere abitualmente le dimensioni della psicopatologia» (p. 276). Se a ciò aggiungiamo la testimonianza non isolata di una paziente di Money, secondo cui lui e i collaboratori «hanno costruito le loro carriere procurando un danno profondo dal quale i loro pazienti non si riprenderanno mai completamente», viene da chiedersi appunto il senso della ricerca di Money. Uomo di immensa intelligenza, avvertito fin dai suoi primi studi circa la non necessarietà di terapie radicali – chirurgiche o psichiatriche – sui suoi pazienti, sicuramente divenuto consapevole quanto prima riguardo alla irreversibile dannosità delle stesse, per quale ragione Money avrebbe dunque proseguito imperterrito sui suoi passi? Perché procedere a testa bassa anche dopo continui fallimenti, non ultimo il fragoroso “caso dei gemelli”? Che ne resta, se messa in mano a Money, della scienza e dei suoi pionieri? Sostiene Money che gli scienziati oggi sono «privi di speciale talento per il pensiero originale, per la formulazione di nuovi concetti e ipotesi, e per le nuove scoperte» (p, 288). Ma io chiedo: che ce ne facciamo di queste nuove ipotesi, se a pagarne gli effetti sono i pazienti, intere famiglie, i bambini? E’ questa l’idea di scienza con la quale le lobby del gender vogliono rinnovare l’occidente e la contemporaneità? Lo diciamo con Diamond, storico avversario di Money: «è deplorevole dal punto di vista scientifico che una così grande sovrastruttura teorica e filosofica sia stata costruita sui presunti risultati di un unico caso» (p. 209). Aggiungo: e contro gli evidenti risultati dei molteplici altri casi.

La famiglia Reimer
A Diamond voglio rubare un’ulteriore dichiarazione, relativa allo zelo dell’equipe di Money: «c’è chi crede in questo caso quasi come si crede in un’entità religiosa» (p. 207). Col che forse si spiega l’ostinazione di Money e compari contro ogni forma e credo religioso tradizionale. La problematica religiosa e non solo saranno dunque il punto di fuga da cui bisogna guardare alla famiglia Reimer. Ron e Janet Reimer crescono in ambiente mennonita, una confessione simile ai forse più famosi Amish. Ma quale peso ha avuto la fede nelle vicende tragiche dei Reimer? Poco o nullo. Ron e Janet infatti condussero la loro vita familiare lontani da una pratica attenta della religione parentale, lontani dagli ambienti e dagli stereotipi del fondamentalismo rurale mennonita, ed evidentemente non si concentrano particolarmente nell’educare alla fede i figli, se David può dichiarare di aver fatto nel 1988 una cosa che non aveva «mai fatto prima», confessando: «finii per pregare» (p. 226). Del resto per seguire Money bisognava aver ripudiato di fatto la fede, prima in Dio e poi nella legge naturale. Eppure, quando i Reimer disperati, traditi dalle promesse bieche di Money, sceglieranno di interrompere la sperimentazione dello psichiatra sul proprio figlio, questi li accuserà unilateralmente del fallimento, definendoli «fondamentalisti di campagna, i cui ristretti valori religiosi e culturali avevano reso loro impossibile, fin dall’origine, di accettare il cambiamento di sesso del loro bambino» (p. 294). Una menzogna, da cui però emerge lampante almeno una verità, e cioè che l’ideologia non può tollerare una serie di avversari: l’esperimento, abbiamo dimostrato poco sopra; Dio, ci ha or ora ricordato Money. Ma non basta: è evidente che, dopo Dio, l’ultimo nemico è la famiglia. Il problema però è che Dio puoi eliminarlo con l’affermazione dell’ateismo, puoi ridurlo a idea o psicosi, ma con la famiglia come si può fare? Puoi davvero ridurla a mera idea o convenzione? Puoi. Nell’attesa, per essere più sicuro, forse conviene strumentalizzarla, togliendole qualsiasi dignità in se stessa e diritto sui figli. Interessante, vero?
E la fine della famiglia Reimer si assapora tutta nel suicidio di Bruce/David, rinchiuso in un orrendo Thruman Show senza confini, in cui, a differenza di Jim Carrey, l’unico modo per evadere dal set è darsi la morte e così distruggere, prima che se stesso, il mondo che Money aveva edificato in lui. «Quello che si subisce a livello fisico a volte non si avvicina neanche lontanamente, quanto a crudeltà, a ciò che si subisce a livello mentale; nella tua testa si combatte una guerra psicologica» (p. 13).

Colapinto & McHugh
Sorge la domanda: è possibile evitare gli orrori? Più di un personaggio di questa amara storia ci dice di sì. Ciò emerge in parte da una sorta di lieto fine, relativo alla conduzione del Centro psichiatrico di Money oggi guidato da McHugh: «McHugh, cattolico praticante e nemico giurato di tutte le mode e i capricci della psichiatria, era sotto quasi tutti gli aspetti diametralmente opposto a Money, tranne che per la forza delle opinioni e la determinazione a metterle in atto. Oggi McHugh è famoso come il più schietto flagello della psichiatria… Giudizi liquidatori su tutto, dal suicidio assistito (del tutto sbagliato) al disturbo da personalità multipla (non esiste)» (p. 280-1). La seconda testimonianza è data dal fatto stesso che As Nature Made Him è adesso tra le nostre mani, cosa di cui siamo grati a Colapinto e a quanti con lui hanno lavorato per la pubblicazione e le traduzioni del testo. Serve però determinazione. Scaltrezza, direbbe il vangelo: i figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce. Speriamo che gli sforzi, tra gli altri, di Colapinto e McHugh, e il sacrificio di David, suscitino la giusta dose di determinazione e scaltrezza tra i figli della luce.

Concludo con una lamentatio non priva di retorica: si sente sovente la protesta contro l’ombra lunga dell’Inquisizione “a prescindere dal numero”, oggi ritenuto percentualmente contenuto, dei morti effettivi: “anche un solo morto sarebbe troppo!” Nella famiglia Reimer i morti sono due, più una madre depressa e un padre defraudato di affetti e speranze. Giusto per chiarirsi, a quanto dobbiamo arrivare per dire basta allo strazio? Quanti bambini nelle nostre scuole vorremo sottoporre ai metodi-Money, quelli cioè di mostrare anzi tempo materiale pornografico e indurre disinibizione dal “puritanesimo” delle famiglie “fondamentaliste”? La Lamentatio è retorica, sì, più consistenti invece le elargizioni che Money continuò a percepire periodicamente per i suoi studi, fino almeno al 1999, dagli Institutes of Health (cfr. p. 293). E questo è male. Alimentare i mostri è male. Alimentare i mostri o sostenere la famiglia? Metto qui il bivio decisivo. Qualcuno ancora mi chiederà quale sia la differenza. Rispondo, e chiudo, con le parole di Janet Reimer: «Money mi disse una volta: “Non so perché le persone dicano sempre fare l’amore; si tratta di fare sesso”. All’epoca non avevo una risposta da dargli. Ora ce l’ho. Quello che c’è con Ron è amore. Noi facciamo l’amore». (p. 299) 
 

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