20 agosto 2014

Il suicidio di Robin Williams e la vana felicità

di Isacco Tacconi
Chi non ricorda l’eccentrico professore che salta sulla cattedra dinanzi agli scolari ingessati, figli di papà, rampolli dell’alta borghesia statunitense recitando versi di Walt Whitman? O chi potrebbe dimenticarsi il medico genio-ribelle Patch Adams o il padre immaturo e ridicolo travestito da donna di Mrs Doubtfire? Tutti personaggi borderline o meglio outline, caratterizzati dall’estrosità e da quella insana voglia di rivoluzione che tende al sovvertimento di ogni regola e di ogni norma. Da sempre è stato considerato dalla critica cinematografica statunitense l’emblema della comicità made in USA. Anche nei talk-show vestiva i panni del comico sregolato e incontenibile, un po’ come il Benigni italiano. Il sorriso sempre sulle labbra, la battuta pronta e…una tristezza profonda.

Impiccato a 63 anni con una cintura attorno al collo, così lo ha trovato lo scorso 11 agosto una sua assistente. I giornali e la superficialità mondana hanno trovato subito l’alibi: aveva problemi economici…! Motivazione poco credibile dato che il fondo economico di Williams sembra ammontasse a 130 milioni di dollari (mica male!). Pensano di aver trovato la risposta per tutto, la risposta ai mali di questo mondo ossia i soldi e la povertà! Date un milione di dollari a tutti e avrete fatto felice l’umanità. Poveri illusi.
Ma se ci togliessimo i paraocchi, e cercassimo di guardare alla realtà, scopriremmo che quell’uomo era al secondo divorzio consecutivo, era ricaduto nel dramma dell’alcool e in una profonda depressione che lo hanno portato alla disperazione più cupa e senza ritorno, nonostante i soldi e il successo.

Intanto il bollettino di morte hollywoodiano continua a crescere, e vi si aggiunge un personaggio che mai ci si sarebbe aspettati, un comico! Grande lo scalpore quando nel 2010 fu la volta di Heath Ledger, bello e maledetto, morto per overdose, anch’egli padre di famiglia, stella del cinema lanciata a tutta velocità nel cielo del successo. Di recente, il 2 febbraio scorso, è stato anche il caso di Philip Seymour Hoffman a 46 anni, mentre girava la trilogia di Hunger Games, anch’egli trovato morto nel proprio appartamento: anche lui lasciava moglie e figli. In una intervista a “The Post” aveva dichiarato: “Non c’è piacere che io non mi sia fatto venire a nausea”.  Se per curiosità andaste a leggere i titoli di giornali, vi accorgerete che le risposte dei media per questi tre casi di suicidio sono del tutto identiche, “Nessuno se l’aspettava, non era premeditato, aveva problemi di soldi ecc…”. Banalità e luoghi comuni che ci impediscono di riflettere più a fondo e scorgere il motivo che porta molte persone non solo all’autodistruzione ma anche all’annientamento di coloro che gli sono vicini.

Ora non voglio soffermarmi sulla povera anima di Robin Williams, ma questa serie di tragedie può e deve divenire lo spunto per porci qualche sano interrogativo e prendere il polso di una umanità che sta inesorabilmente perdendo il battito. Un mondo che propugna in maniera disperata l’eutanasia, che trova nella “dolce morte” la soluzione al proprio non senso. La morte diviene così la risposta ai mali dell’uomo perché non trova più delle ragioni valide per vivere. Ma questa è solo una faccia della medaglia, perché dall’altra parte vediamo l’oblio della morte, il rifiuto della sofferenza, il maldestro tentativo di coprirci gli occhi e la coscienza con una felicità a buon mercato.

Quanti giovani, anche cattolici, si sono bevuti appassionatamente il tormentone di quest’anno, “Happy” di Pharrell Williams? Tutto il mondo in moltissime città si è lasciato contagiare dall’“allegria”, dalla “felicità”, quella che ti può dare un balletto di 3 minuti e mezzo, in cui ci autoconvinciamo in uno spasmodico mantra che siamo felici, “because I’m happy!”. Ma certo! Ecco la soluzione! basta credere di essere felici, farsi una risata, pensare positivo, essere ottimisti, non pensare alle cose brutte, ballare un pochino per strada e sorridere a tutti: perché non ci ho pensato prima? Ma perché questa bella ricetta non ha funzionato anche con Robin Williams, specialista in risate, battute e scherzi?

Qualche giorno fa ad Ancona un padre ha ucciso la figlioletta di 18 mesi perché “gli mancava l’amore”. Per non parlare della tragedia di Carlo Lissi, magistralmente considerata da Maurizio Blondet sul proprio giornale “Effedieffe”. Insomma, il non senso permea questo mondo di morti che camminano, belli fuori ma marci dentro. Generazioni di disperati, intenti a cercare la felicità nella ricchezza, nella vanagloria, nel sesso, ora nella più perversa sessualità polimorfa. La materia immonda e putrida nella quale si dibatte questa triste umanità ha chiuso il Cielo sopra di essa, e non c’è via di uscita. Ma i cattolici, in tutto questo, i giovani cattolici intendo, dove sono? Cosa fanno? Come reagiscono? Anche loro girano per strada con gli auricolari come degli zombie alienati, storditi dai rumori, dal divertissement, per non vedere, per non pensare alle cose di lassù, alla Morte, al Giudizio, all’Inferno e al Paradiso? La domanda più giusta allora sarebbe: ma i cattolici credono ancora che ci sarà un giudizio? Chi si oppone a questo non senso? Qualcuno sa dare loro una risposta?
Certamente al male di vivere che attanaglia l’uomo da sempre non è sufficiente la teologia della “ciòia” o della “iòia”. La teologia del sorriso e della felicità a buon mercato non serve a nessuno. Non basta dire per favore, grazie e scusa per rendere il mondo migliore. C’è voluto il Sangue del Figlio di Dio per riscattare l’umanità dal debito di Adamo. La risposta, dunque, cari cattolici, è quella di sempre, quella dei santi, è quella che la Madonna ha ripetuto costantemente in tutte le sue apparizioni fino a Fatima: “Penitenza, penitenza, penitenza!”. San Francesco ha avuto parole di fuoco per i fedeli cattolici che si abbandonavano alle mode del mondo: «Tutti quelli che non vivono nella penitenza… e si abbandonano ai vizi e ai peccati e camminano dietro la cattiva concupiscenza e i cattivi desideri della loro carne… e servono con il proprio corpo al mondo, agli istinti carnali e alle sollecitudini del mondo e alle preoccupazioni di questa vita: costoro sono prigionieri del diavolo del quale sono figli… Essi vedono e riconoscono, sanno e fanno ciò che è male, e consapevolmente perdono la loro anima… Credete di possedere a lungo le vanità di questo secolo, ma vi ingannate, perché verrà il giorno e l’ora alla quale non pensate, non sapete e ignorate. Il corpo si ammala, la morte si avvicina e così si muore di amara morte. E in qualsiasi luogo, tempo e modo l’uomo muore in peccato mortale, senza aver fatto penitenza e dato soddisfazione, se poteva darla e non lo ha fatto, il diavolo rapisce l’anima di lui dal suo corpo… I vermi mangiano il cadavere, e così hanno perduto il corpo e l’anima in questa breve vita e andranno all’inferno, dove saranno tormentati eternamente. Tutti coloro ai quali perverrà questa lettera, li preghiamo, nella carità che è Dio, che accolgano benignamente con divino amore queste fragranti parole del Signore Nostro Gesù Cristo… E coloro che non faranno questo, dovranno renderne ragione nel giorno del giudizio, davanti al tribunale del Signore Nostro Gesù Cristo» (San Francesco, lettera a tutti i fedeli).

Guardiamo con fiducia, dunque, al Crocifisso, meditiamo la Passione, seguiamoLo sulla via della Croce, facciamoci santi! Non ci possono essere vie di mezzo o scorciatoie senza dolori. La via è tracciata, dobbiamo solo intraprenderla, e mentre attraversiamo la città distrutta di questo mondo disseminata di cadaveri, recitiamo un Eterno Riposo per quelle povere abbandonate, anche per quella di Robin Williams…

 

6 commenti :

  1. Ottimo quest'articolo, complimenti all'autore.
    Magari quegli smidollati dei nostri parroci parlassero così nelle prediche, invece di limitarsi al biglietto sull'autobus e al non perdonare le offese

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  2. Sui quotidiani e sui siti d'informazione ho letto molti più articoli in cui si parla della depressione di Williams senza tante sciocche speculazioni su motivi riduzionistici. Che anche una persona di successo professionale possa soffrire di depressione fino ad uccidersi non meraviglia nessuno a parte gli sciocchi. Farne un argomento per questa tirata moralistica e ideologica è davvero di pessimo gusto. Quanto alla "teologia del sorriso" dobbiamo leggerci un'occulta frecciata a Papa Francesco? Sarebbe nel vostro stile.

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  3. http://www.lettera43.it/cronaca/ancona-confessa-l-omicidio-della-figlia-l-ho-uccisa-io_43675138566.htm

    Omicidio mistico...

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  4. Non del tutto condivisibile l'articolo, Robin era una bella persona peccato non conoscesse l'amore di Cristo.

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  5. Ho la sensazione che i cattolici, e soprattutto quelli che si professano più ortodossi e tradizionali, siano nello stesso posto in cui si trovano tutti gli altri, e che si comportino come e peggio di tutti gli altri. ;)

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    1. Grazie per aver espresso le tue sensazioni, ma preferiamo ragionare sui fatti ;)

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