22 agosto 2014

La civiltà della sovversione

di Francesco Filipazzi
Chi studia e pratica l'ingegneria, così come chi applica la scienza, si ritrova spesso a lavorare in ambito simulativo, dove costruire una strada cancellando interi boschi, produrre vita artificiale e clonare esseri umani è la norma. Quando si passa al lato pratico c'è chi si ferma e chi invece senza pensare alle conseguenze etiche delle proprie azioni procede a compiere azioni contro natura che gridano letteralmente vendetta al cospetto di Dio. La scienza e la tecnica però non sono dei giocattoli, così come non lo sono la natura e la vita, e il loro utilizzo dissennato provoca sempre delle vittime, che possono avere ad esempio il volto di due gemellini che quando cresceranno non sapranno se loro madre è chi li ha partoriti o chi ha il loro patrimonio genetico.

Uno dei concetti espressi da Oswald Spengler in “L’uomo e la tecnica. Ascesa e declino della civiltà delle macchine”(1) è quello di sub creazione. L’uomo moderno, spinto dalla forza della tecnica, è ormai entrato pienamente, secondo il pensatore tedesco, in una fase della propria esistenza che può essere definita faustiana. Sempre più sicuro di sé e capace di opere mastodontiche, l’uomo vuole raggiungere Dio, ma non potendo si illude di essere più di ciò che è modificando la Creazione e dando vita a una sotto creazione, regolata diversamente. “La definitiva vittoria su Dio o sulla natura (deus sive natura) sarebbe stata questa: un piccolo mondo, creato dall'uomo, che come il grande si muovesse per forza propria e obbedisse solo al dito dell'uomo. Creare noi stessi un universo, essere noi stessi Dio, fu questo il faustiano sogno degli inventori, dal quale derivarono tutti i progetti di macchine che si avvicinarono, per quanto possibile, all'irraggiungibile mèta del perpetuum mobile”. Il concetto spengleriano della sub creazione risuona nella Caritas in Veritate di Benedetto XVI, secondo cui “lo sviluppo dei popoli degenera se l'umanità ritiene di potersi ri-creare avvalendosi dei “prodigi” della tecnologia. Così come lo sviluppo economico si rivela fittizio e dannoso se si affida ai “prodigi” della finanza per sostenere crescite innaturali e consumistiche”A suo modo, anche Tolkien nelle sue opere tocca il concetto della tecnica e della sua funzione creatrice, che spesso ha un’accezione negativa. Sin dalla comparsa degli Elfi, il nemico, Melkor, li sovverte con i suoi artifizi tecnici, creando quegli esseri ibridi e orribili che sono gli Orchi. Saruman, nella trilogia dell’Anello, riveste il ruolo del personaggio faustiano che ricerca il potere tramite la tecnica, la manipolazione genetica degli Orchi e la creazione di un proprio sistema di valori, che lo porta a compiere azioni ben lontane da quelle assegnategli. Gli agenti del Male in Tolkien agiscono di fatto come gli agenti maligni del nostro mondo, distruggendo e cercando di ricreare la natura precostituita.

Ad oggi, anno 2014, dal punto di vista tecnico, la sub creazione è giunta al suo massimo “splendore”. Le macchine pervadono il Creato e con pochi sforzi possiamo trafiggere montagne, spianare colline, deviare fiumi e ricoprire la terra di asfalto. La Torre di Babele sembra completa, ma l’osservatore attento non si sarà lasciato sfuggire che per ultimare il progetto faustiano manca qualcosa. Il sovvertimento delle strutture sociali, fra le quali il matrimonio è la principale, derivante direttamente dai primordi della razza umana.
L’attacco alla famiglia, la negazione di paternità e maternità, lo stravolgimento della sessualità e l’imposizione di modelli di aggregazione al di fuori di qualsiasi ragionevolezza (si pensi al canadese matrimonio di gruppo), fa parte di quel processo inesorabile indotto dalla modernità, essendo quest’ultima il motore della sub creazione spengleriana. Fatta la struttura di acciaio e cemento, coloro che scimmiottano il piano divino devono per forza imporre delle leggi naturali diverse, proporre modelli inesistenti nella Creazione vera e propria, ideare un’umanità diversa per popolare il loro nuovo mondo, diversa dall’Umanità reale. Non potendo infatti travalicare le leggi della fisica, pur provandoci, l’unico sbocco alla rivisitazione della legislazione universale appare la rivoluzione morale, pur permanendo il tentativo di produrre l’uomo tramite storture come clonazione, fecondazioni artificiali e tentativi di creare la vita stessa in provetta.
Il progetto a quanto pare sembra in fase avanzata ed è l’ultimo atto del trionfo della società faustiana, che non è altro che la società demoniaca nata dal tradimento e dalla lotta contro Dio. Il cristiano è già da lungo tempo vaccinato contro questi tentativi di sovversione e risponderà ancora una volta con una bella pernacchia sul muso di Compare Berlicche, che tramite la sua azione disgregatrice ha ridotto la tecnica ad essere uno strumento del male, sovvertendone guarda caso lo scopo. Sempre secondo il pensiero espresso nella Caritas in Veritate, la tecnica è in realtà derivante dall’opera dello spirito umano e rientra nel mandato di custodia del Creato. Appare quindi chiaro che coloro che si oppongono all’opera di Dio e alla salvezza del genere umano, abbiano sovvertito in primo luogo l’opera del Suo ingegno. Un recupero dei valori morali e il rifiuto delle nuove regole sovvertitrici appaiono quindi subordinati a un recupero dello scopo primario della scienza e della tecnica, che non sono strumenti per rendere autonomo l’uomo da Dio ma al contrario sono strumenti per compiere il Suo volere. Sulla concezione della tecnica si gioca quindi una partita fondamentale. Ricondurre la tecnica alla ragione, formando scienziati, ingegneri e medici ben formati eticamente dovrà essere prioritario nei prossimi anni per fronteggiare gli attacchi sempre più volenti delle forze del Male.

(1) Der Mensch und die TechnikIl sottotitolo è una aggiunta dell’edizione italiana.

 

5 commenti :

  1. Molto interessante mi ha fatto voglia di leggere Tolkien.

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  2. L'ordine di lettura generalmente è Signore degli Anelli, Lo Hobbit e Silmarillion. In quest'ultimo viene spiegata l'origine della lotta contro il Nemico Melkor-Morgoth e si parla dei suoi tentativi sovvertitori.
    "Tutti coloro dei Quendi che caddero nelle mani di Melkor furono imprigionati in Utumno prima che esso fosse distrutto e per mezzo di lente arti crudeli vennero corrotti e resi schiavi; e così Melkor generò l'orrenda razza degli Orchi che sono un atto d'invidia e di scherno verso gli Elfi, dei quali in seguito furono i nemici più irriducibili."

    Quendi=Elfi

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  3. Sì, però, caro Filippazzi, concordando con l'ottimo articolo, mi permetto di ricordarle che il concetto di "sub-creazione" in Tolkien è positivo (cfr. il suo saggio sulle fiabe in "Albero e Foglia"). E' certo una questione di attribuzione di significato. Poi, sia O. Spengler che J.R.R. Tolkien sono autori della mia biblioteca ideale.

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  4. Caro Silente, non ho infatti toccato il concetto di sub creazione Tolkieniana, ma la sua visione della tecnica.
    F.Filipazzi

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  5. La scienza pratica con le sue applicazioni e la tecnica che ne deriva aveva un ruolo assolutamente secondario in tutte le concezioni delle scienze tradizionali di tutte le società della storia inclusa quella occidentale fino a qualche secolo fa.

    La scienza aveva carattere essenzialmente universalistico invece che specialistico e le applicazioni contingenti erano molto in basso in una scala che partiva sempre dalla contemplazione del Primo Principio e di tutta la cosmologia universale che ne derivava.
    Le scienze moderne sono per così dire castrate in partenza dal loro riduzionismo.

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