18 agosto 2014

Le nuove Clarisse di Norimberga

di Arduino Tarabelli
Abbiamo avuto tra le mani un brano del libro “Nella tua tenda per sempre. Storia delle Clarisse. Un’avventura di ottocento anni” (Porziuncola, Assisi 2005), scritto da M.C. Roussey e M.P. Gounon (vedere qui). Vi si narra la storia di Caritas Pirkheimer, abbadessa del convento delle Clarisse di Norimberga al tempo della Rivoluzione Protestante, che si abbatté come un tornado sulla città e sull’intera Cristianità. Anzi, l'ideologia protestante nacque all’interno della Cristianità e si diffuse sempre più sino a spezzare l’unità cattolica occidentale, arrecando una gravissima ferita alla Chiesa, che però, essendo di natura divina, continua a sopravvivere. La Rivoluzione Protestante (che non fu una riforma, come dicono i libri di scuola!) sta a dimostrare che il pericolo più subdolo e dannoso è quello che viene dall’interno, e ciò invita a stare sempre allerta di fronte alle minacce che possono sorgere a causa di motivazioni anche buone o quantomeno condivisibili.

Tornando a noi, tra il 1524 e il 1528, in una Norimberga ormai datasi totalmente ai seguaci di Lutero, solo il monastero retto da madre Caristas Pirkheimer resistette saldo nella fede cattolica. Attorno era tutto un tradimento e un abbandono. Sacerdoti, religiosi e religiose, ammaliati dal protestantesimo, lasciarono l’abito, tornarono nel mondo e preferirono sposarsi, rinnegando tutto ciò in cui avevano creduto fino ad allora, e accusando la Chiesa di Roma di superstizione. Il Santo Sacrificio della Messa venne proibito. Al su posto si iniziò a celebrare la Cena del Signore, stravolgendo radicalmente il sacro rito di sempre. I genitori che erano soliti mandare le loro figlie a studiare nei conventi di suore optarono per tirarle fuori da quelle case, ritenute prigioni in cui veniva praticato il lavaggio del cervello. Si iniziò ad avere in gran disprezzo la vita consacrata, vista come improduttiva, inutile e castrante. Insomma, tutto fu stravolto. Le autorità politiche della città, passate al luteranesimo, imposero la “vera” religione a tutti. In nome della libertà di coscienza e della salvezza dal totalitarismo papista, fu proibito l’essere cattolici.

Ma le Clarisse di madre Caritas resistettero intrepide. Private dei sacramenti e costrette a sopportare le prediche di sacerdoti divenuti eretici, non mollarono e custodirono la fede: grande esempio di donne forti, libere e decise,  molto più preparate di tanti uomini che invece avevano ceduto all’errore. Le Clarisse di Norimberga vantavano infatti una preparazione teologica e culturale davvero invidiabile, una formazione che permise loro di rispondere senza dubbi e tentennamenti a tutte le folli accuse che i cosiddetti riformatori lanciavano contro il Cattolicesimo e la Chiesa di Roma. Madre Caristas Pirkheimer seppe sempre affrontare degnamente i dibattiti teologici cui era sottoposta. Difese la retta interpretazione della Sacra Scrittura, il dogma della transustanziazione, la giusta relazione tra fede ed opere, l’importanza della verginità consacrata e della vita religiosa contemplativa, il vero senso del matrimonio, il culto dei Santi, e così via. "I predicatori di Strasburgo - sosteneva l'abbadessa - non considerano il Cristo che un uomo, simile a tutti gli altri uomini. Se noi li ascoltassimo saremmo certamente sulla cattiva strada". E di fronte allo sbandamento di allora, ella preferì attenersi a quanto affermato da s. Vincenzo di Lerino, ovvero si attenne alla Tradizione: "preferiamo restare dove siamo e Dio accordi la sua grazia a noi povere creature". A difesa della vita consacrata, madre Caritas affermò di seguire l'esempio dei primi cristiani, "che possedevano tutte le cose in comune, condividevano tra loro ogni nutrimento e che dimoravano tutto il giorno nel tempio e lodavano Dio". In conclusione, madre Pirkheimer decise di restare nella Chiesa: "niente ci separerà da essa. Noi soffriremo ciò che piacerà a Dio di mandarci; è meglio soffrire a causa del male che consentire a fare del male". 

Le minacce si facevano sempre più forti contro queste suore indifese, che però facevano paura. Tutti i vecchi amici del convento si allontanarono; chi era solito frequentarle iniziò a stare alla larga dalle mura della clausura, per timore che potessero incorrere in qualche terribile punizione da parte delle autorità. Si tentò in tutti i modi di far cedere queste intrepide suore, con le buone e con le cattive, con le lusinghe e con gli inganni, con la dolcezza e con la violenza, ma le degne figlie di Santa Chiara furono tutte eroicamente irremovibili. Anche quando una di loro tradì e lasciò l’abito, le altre non scesero a compromessi e, anzi, rafforzarono l’unità e la compattezza, che costituirono la loro forza. Nonostante ormai dominasse un generale rilassamento dei costumi, le Clarisse di Norimberga mantennero la loro austerità, le loro penitenze e la loro preghiera incessante. Alle imposizioni protestanti, esse scelsero la libertà della loro coscienza rettamente formata. Di fronte a queste donne, lo stesso Melantone dovette piegarsi.

Queste suore del XVI secolo sono l’esempio che le donne possono avere un ruolo decisivo nella Chiesa anche da claustrali e senza sacerdozio femminile o incarichi particolari. Le ridicole ed eretiche femministe cattoliche di oggi farebbero bene a tacere e imparare da Caritas Pirkheimer e dalle sue consorelle, anziché sbraitare sui giornali diocesani, parrocchiali o vaticani di diritti che non hanno e non potranno mai avere. La resistenza delle Clarisse di Norimberga ha reso possibile il mantenimento del loro monastero e il ritorno ai sacramenti. La loro sfida ai protestanti si concluse quindi con una vittoria.

A questo punto il lettore che ha avuto pazienza di leggere fin qui si chiederà il perché di questo articolo dedicato a un argomento così lontano nel tempo e così marginale. Ebbene, forse si sarà capito che l'ideologia protestante oggi si chiama neomodernismo ed è ben presente, ahimé, nella Chiesa attuale e usa gli stessi metodi dei cosiddetti riformatori. Non accade forse anche ai giorni nostri ad esempio che, in nome della libertà, si impedisca ai fedeli legati alla liturgia gregoriana di assistere e partecipare alla Santa Messa nella forma straordinaria? Questo è un diritto riconosciuto dalla Chiesa che viene conculcato! Anche oggi, inoltre, ci sono religiose costrette a resistere ad attacchi vergognosi ed eretici delle autorità: le Suore Francescane dell’Immacolata. Come giudicherà la storia, tra alcuni anni, la lotta di queste religiose per la libertà di culto e la fedeltà verso il loro carisma che non si impone a nessuno, ma viene proposto come vera riforma della vita francescana? Forse saranno proprio le Suore Francescane dell'Immacolata le eroine delle future generazioni, che le ricorderanno con ammirazione, mentre coloro che oggi predicano il femminismo e il modernismo spinto saranno inesorabilmente dimenticate.   
 

2 commenti :

  1. e Francesco I chi è?Lutero o Melantone? Ruggero Romani

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  2. L'imprudenza di molte infelici espressioni del Papa, la libertà e la faciltà con cui agisce spesso in modo "originale", nonché la teatralità dei raduni in Piazza San Pietro, dove intervengono, fra l'altro, persone che abitualmente non mettono piede in Chiesa, lasciano trasparire quantomeno un bel po' di presunzione. E poi perché insiste col non parlare dei Cristiani perseguitati? E' davvero così cieco? Teme il peggio? Ma se non si fa nulla, il peggio certamente arriverà. Basterà aspettare

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