03 agosto 2014

O nigrizia o morte

di Marco Crevani

“O nigrizia, o morte”

(San Daniele Comboni, XIX secolo)

Cari fratelli, siamo fregati  e contenti di farci fregare.
Ci hanno indicato mete avvincenti, un po’ scontate ma comunque impegnative, così da poterci tuffare a testa bassa nell’“impegno”: accoglienza, solidarietà, dialogo…e noi giù, volenterosi, a guadagnarci il Regno dei Cieli. Quelli che ci hanno fregato intanto, poverini, pensano solo al regno di questo mondo, ma conquistandolo divorano i poveri e anche noi. E allora ? Allora avanti, buoni cristiani! Ci vuole ancora più accoglienza, solidarietà, dialogo, e fronti uniti di indignazione (ma quale dialogo!) contro i “razzisti” cattivi che non lo capiscono !
Accogliere e dialogare, dialogare e accogliere fino a fare proprie le ragioni degli altri, fino a dimenticare chi siamo, la saggezza dei santi, i fratelli nostri martiri, fino al fastidio per il nostro passato. E dopo... quanti schiavi, quante prostitute, quanta violenza! (ma ben il 70 % dei violentatori è italiano!)
E la fame, laggiù, non passa, i dittatori prosperano, i grandi fanno affari, stipendi e posti di lavoro, prezzo degli alimenti, delle materie prime, delle case come variabili dipendenti dalle speculazioni finanziarie…e armi, armi, armi e guerre come industria senza crisi.
Unico a sentirsi così sicuro da confessare la verità, Alan Greenspan, presidente fino al 2006 della Federal Reserveha più volte affermato che l'immigrazione clandestina consente un significativo "contributo" per la crescita economica degli Stati Uniti, fornendo una forza lavoro flessibile. 
Senza milioni di irregolari e clandestini cioè, il costo del lavoro sarebbe troppo “rigido” ed elevato per i padroni delle grandi compagnie, quelli che fra stipendi e dividendi gravano sui bilanci quanto migliaia di posti di lavoro! Ma per noi, buon popolo bue solidale e generoso, l’importante è “accogliere sempre”, questa è la parte che ci è stata assegnata (e ne siamo ben felici, gratificati!), è dare “segnali forti contro il razzismo”, cioè contro chi si sente solo, minacciato, nell’alternativa fra moschee sotto casa e sfilate di teste rasate…e con quali risorse per discernere? Genitori inadeguati sperduti fragili tentati separati, pensieri deboli, debolissimi ovunque, scuola chiesa piazza giornali internet, tolleranza, tolleranza, tolleranza e non rispetto, diversità e mai identità, lingue tagliate, parole straniate, focolari spenti e murati, paesi uguali e vuoti.
O si costruisce, e si esporta, gusto per la vita, carità e giustizia a tutto campo, o si importa degrado, debolezza in malafede e senza vere risposte.
“Contro la fame cambia la vita” ci dicevamo un tempo.
Dare il pane all’affamato, da bere all’assetato, vestire l’ignudo e rendere giustizia all’oppresso è più urgente che mai, ma su questo piccolo pianeta,  può prendere solo il segno e il senso di un'unica grandissima emergenza: MISSIONE, quindi SVILUPPO, là dove i poveri nascono crescono soffrono e comunque, nella stragrande maggioranza, RIMANGONO, in silenzio, senza lacrime, perché non sanno neanche di essere qualcuno, di avere una dignità, di essere chiamati alla Vita Eterna.  

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