29 agosto 2014

Socci vs Introvigne? Nessuno dei due convince

di Francesco Mastromatteo

Anche se il clima ferragostano avrà un po’ fatto passare in sordina la cosa, nel mondo cattolico italiano si è consumata una rottura che rischia seriamente di spaccare in modo netto e definitivo la cultura cattolica cosiddetta “conservatrice”; una rottura che peraltro è solo l’epilogo e la conseguenza di ben più profonde divisioni all’interno del cattolicesimo in generale.

Ci riferiamo al botta e risposta tra Antonio Socci e Massimo Introvigne, originato dalla dura presa di posizione del primo contro Papa Francesco, a suo dire troppo silente ed esitante nel denunciare i crimini dei jihadisti dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante nei confronti dei cristiani. Un duro j’accuse che segue numerosi articoli con cui Socci, ormai da mesi, sottolineava i misteri e le incongruenze dell’abdicazione di Benedetto XVI, quasi a voler dimostrare una sorta di complotto ai danni del “papa emerito”, il tutto tra allusioni profetiche e presagi apocalittici. Un attacco con cui il giornalista toscano sembra aver fatto finalmente “outing” da “scismatico ratzingeriano”: per lui il vero Papa, almeno questo emerge dai suoi interventi, sarebbe ancora Benedetto, il cui successore si dimostrerebbe indegno del ruolo ogni giorno di più.    

Intendiamoci, anche noi avremmo preferito toni più forti da Oltretevere sull’immane tragedia vissuta dai cristiani iracheni. E non si può non dare ragione a un laico intelligente come Cacciari quando dice che la posizione del Papa, espressa con argomenti da funzionario Onu più che da Vicario di Cristo (“sì all’intervento ma non ai bombardamenti”), pur giusta nel rifiutare l’interventismo unilateralista, ne esca ridotta e indebolita. Ma almeno sul piano della diplomazia, dalla crisi siriana in poi quella di Francesco è stata una condotta tutto sommato apprezzabile: non è certamente su questo che si addensano i dubbi più fondati. Inoltre, dai neocon come Socci, in passato schierati sciaguratamente proprio sull’Iraq con la rovinosa guerra voluta da Bush, una delle cause del rafforzamento dell’islamismo radicale nell’area, ci si sarebbe aspettata più autocritica sul tema, anziché appelli alla crociata.

Ci sembra insomma che Socci, pur partendo da una giusta indignazione, nonché un comprensibile senso di inquietudine per gli aspetti non chiariti dell’abdicazione di Ratzinger, finisca con il mancare il vero obbiettivo della questione, e non potrebbe essere diversamente per chi crede che la crisi della Chiesa sia esplosa solo dopo la rinuncia di Benedetto, come se prima tutto andasse a meraviglia e fossero bastate le pur lodevoli iniziative del “papa emerito” a invertire una profonda crisi ecclesiale che data ormai da decenni.

Quanto a Introvigne, il leader di Alleanza Cattolica, coerentemente con una posizione ormai consolidata, svolgendo il ruolo di irriducibile “pasdaran” del Papa, di qualsiasi Papa, non ha perso occasione per difendere a spada tratta Bergoglio, in questa come in altre occasioni, anche quelle dove francamente è difficile fare gli zuavi pontifici a oltranza, come la vicenda delle interviste a Scalfari, o quella della visita alla comunità protestante campana. Ma sono alcune parole in particolare, nell’articolo in cui Introvigne ha replicato a Socci, che ci lasciano a dir poco perplessi e ci sembrano confermare, sia pure contro le intenzioni dell’autore, come il terreno dell'“ermeneutica della continuità” sia irto di notevoli difficoltà.

“Io NON sostengo – scrive Introvigne nella controreplica a Socci - che Papa Francesco insegna "le stesse cose" del Magistero precedente, meno che mai nello stesso modo. Riconosco le novità, ne attendo anche altre, che accoglierò accettando lealmente le riforme e leggendole nel segno della continuità. Chi non accetta questo metodo non può trincerarsi dietro Benedetto XVI. Perché l'"ermeneutica della riforma nella continuità" è questa, e non autorizza nessuno a rifiutare la riforma in nome della continuità. E certamente non autorizza nessuno a falsificare le posizioni mie e di chi la pensa come me facendoci dire che "non è cambiato niente" rispetto ai Papi che hanno preceduto Francesco. Sono cambiate tantissime cose, accade spesso nella Chiesa, e i cambiamenti vanno accolti interpretandoli con un'ermeneutica cattolica che tenga ferma, accanto alla riforma, anche (ma non "solo") la continuità”.

Ora, saremo senz’altro noi culturalmente limitati, ma proprio non riusciamo a capire come possa un papa insegnare cose nuove (e non solo in modo nuovo) senza contraddire i precedenti, e come possano cambiare cose su questioni del Magistero che dovrebbero essere ormai considerate definite ed acquisite: se si insegnano non “nove”, ma “nova”, più che continuità, la logica ci dice che siamo di fronte a una rottura. "Le cose che dice Francesco" per Introvigne sono “MOLTO DIVERSE da quelle che dicevano i suoi predecessori, così come su alcuni punti le cose che diceva il venerabile Paolo VI erano diverse da quelle che diceva il venerabile Pio XII, e le cose che diceva Benedetto XVI erano diverse da quelle del venerabile Paolo VI”. E’ curioso però come il sociologo non dica, evidentemente perché ne mancano i presupposti, che Pio XII abbia insegnato cose “molto diverse” dai predecessori…

Tra “scisma ratzingeriano” e “papolatria normalista”, insomma, grande è la confusione sotto il cielo cattolico: ci sia però consentito non schierarci né con gli uni né con gli altri, ma di rimanere fedeli alla nostra retta coscienza, a cui, secondo l’insegnamento del beato John Henry Newman, brindiamo prima che a qualsiasi altra cosa o persona. 
 

12 commenti :

  1. Le riflessioni dell'ottimo Mastromatteo hanno senso teologico se, e solo se, i cambiamenti di Papa Francesco, a cui alludeva Introvigne, sono nell'ordine della dottrina, nel senso della negazione di ciò che è già patrimonio della fede cattolica. Altrimenti, tutta la storia della Chiesa, a ben vedere, sarebbe piena di contraddizioni insolubili: il solo Pio XII ha variato la liturgia della settimana santa (antichissima), ha variato la disciplina tradizionale del digiuno pre-comunione (che la tradizione imponeva dalla mezzanotte e che fu ridotto a 3 ore), ha variato - contraddicendo quanto creduto per secoli, ma senza definizioni dogmatiche ovviamente - la forma dell'ordinazione sacerdotale (passata dalla 'trazione degli strumenti' all'imposizione delle mani), ha ammesso la novità assoluta degli istituti secolari, la messa vespertina, etc. Nel medioevo la Chiesa condannava l'interesse, assimilato all'usura, poi lo ammise. Urbano VIII condannò Galileo come eretico (che il sole fosse fermo era ritenuto contrario alla Scrittura), ma in seguito le teorie cosmologiche galileiane furono ammesse, etc. Pio IX era per il non expedit, Pio X lo superò, etc.
    Che nella Chiesa dunque ci sia, ci sia sempre stata e ci debba essere per forza di cose 'riforma nella continuità' e 'continuità nella riforma' è pacifico, se perfino dei dogmi di fede sono stati ammessi oltre un millennio dalla morte dell'ultimo apostolo (e molti non credevano affatto all'Immacolata Concezione nel medioevo)... Ciò che però non può avvenire è la negazione di quanto già definito e definitivo. La domanda è dunque questa: Francesco nega dei dogmi della Tradizione? Di sicuro non lo fa mostrandosi 'debole' sulle questioni di politica internazionale. Ma nel suo magistero? Questo è il problema. Che sia diverso da Benedetto, come Benedetto era diverso da Pio XII e Pio XII, da Sisto V, non fa alcun problema. Socci poi argomenta da fideista-millenarista-complottista...

    EMR

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  2. Scrive Mastromatteo: " E’ curioso però come il sociologo non dica, evidentemente perché ne mancano i presupposti, che Pio XII abbia insegnato cose “molto diverse” dai predecessori…"
    E' questo il punto principale e nodale: la rottura conciliare e postconciliare rispetto alla Tradizione e alla Dottrina di sempre.
    Sono stati apprezzabili ma vani gli sforzi di Benedetto a richiamare tutti una "continuità" mai dimostrata, perché indimostrabile, perché impossibile. La rottura c'è stata, grave, evidente, irrisolta.
    Riguardo a Introvigne, è semplicemente penoso leggere affermazioni quali: "“Io NON sostengo che Papa Francesco insegna "le stesse cose" del Magistero precedente, meno che mai nello stesso modo. Riconosco le novità, ne attendo anche altre, che accoglierò accettando lealmente le riforme e leggendole nel segno della continuità.".
    E' curioso, in un intellettuale cattolico come Introvigne, non privo di buone letture, anche tomiste, questa totale rinuncia non solo alla Dottrina e alla Tradizione, ma anche alla Ragione - il Cristianesimo, lo diceva S. Tommaso, ma anche Chesterton, è una religione razionale, basata sulla logica greca e il diritto romano -, è curioso questo suo abbandonarsi a un "papismo" a-dogmatico e fideistico, dimentico del fatto che il Magistero o è fedele (è il suo mandato) alla Parola e alla Tradizione, cioè alla Rivelazione, o non è Magistero.
    Povero Introvigne: "corruptio optimi pessima".


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  3. Al volo: la Tradizione (e il Magistero che la interpreta) è, come diceva Tolkien, una pianta che cresce, non una statua immobile. Le cose "nuove" sorgono dalle vecchie come i nuovi rami spuntano dall'albero in cui sono già "invisibilmente" contenuti.

    Ad esempio la Chiesa non ha cambiato idea sull'interesse, come dice la vulgata. Ha riconosciuto intelligentemente che con il sorgere del sistema economico bassomedievale commerciale (e industriale successivamente) esiste una nuova figura di prestatore di denaro, il banchiere, il cui prestito è intrinsecamente finalizzato a supportare finanziariamente il commercio e l'industria. Questo prestito a interesse è teoricamente diverso dal prestito dell'usurario (teoricamente, che poi una banca possa fare vera e propria usura è un abuso), il quale non è interessato a come vengono finalizzati i soldi che presta, purchè gli vengano restituiti, perciò lucra solo sul mero passare del tempo (ergo peccatore perchè il tempo appartiene a Dio, mentre il banchiere aiuta il commercio che è opera dell'uomo e dunque vi partecipa e ha diritto alla sua mercede).

    Le spiegazioni logiche della coerenza interna dei "cambiamenti" nella dottrina della Chiesa esistono, bisogna avere la pazienza di cercarle.

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    1. Francesco Mastromatteo30 agosto 2014 19:42

      il problema è che il discorso sull'"ermeneutica della continuità" resta sempre sul vago e finora nessuno, nemmeno in alto loco, ha fornito spiegazioni puntuali ed esaurienti. Se poi, come Introvigne, si dice che i papi dicono cose MOLTO DIVERSE rispetto ai successori, uno inizia legittimamente a chiedersi se ci sia, questa benedetta continuità...

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    2. Già, l'argomento del cambiamento sull'usura è vecchio. E' stata la Scolastica, e soprattutto la seconda Scolastica, assieme ai Francescani, a riconoscere la liceità dell'interesse, a fronte di approfondimenti e cambiamenti di modalità produttive. Ma il paragone non regge, perché la dottrina dell'interesse riguardava un aspetto, tutto sommato marginale e pratico, della Dottrina sociale.
      Le rotture conciliari riguardano i Dogmi, riguardano l'ecclesiologia. Che la "chiesa di Cristo" semplicemente "sussista" nella Chiesa Cattolica ( e non "è" la chiesa cattolica, come insegna la Dottrina tradizionale), è un errore dogmatico e, prima ancora, metafisico.
      L'esaltazione della "libertà religiosa", severissimamente condannata dai dogmatici "Quanta Cura" e "Sillabo" di Pio IX è un gravissimo errore dottrinale. E sono solo esempi. Potrei continuare con gli errori riferibili all'ecumenismo, alla giudeologia, alla collegialità.
      E non mi citi J.R.R. Tolkien, che non solo era cattolico, ma anche tradizionalista. Quando venne vietata la S. Messa in latino, sostituita con la messa conciliare, Tolkien ne soffrì tantissimo.
      La Verità è, o eterna e immutabile, o non è Verità.

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    3. Ammettiamolo, è faticoso rintracciare una continuità nella vicenda dell’ interesse. Il fatto è che la condanna all’ usura non era giustificata “dall’ entità delle somme richieste” o dal pericolo della “schiavizzazione del debitore”, bensì ripeteva Tommaso che ripeteva Aristotele: è contro natura generare denaro dal denaro. Senonché “generare denaro dal denaro” è quanto fa il sistema bancario dai suoi albori a oggi, in questo senso nulla è cambiato. Quando i mercati finanziari divennero più competitivi, le pretese furono moderate dalla concorrenza degli operatori e i vantaggi per tutti furono innegabili. L’ improponibile condanna si attenuò fino ad essere ritirata, al punto che il termine “usura” oggi ha cambiato radicalmente il suo senso. Vogliamo dire che c’ è stata una virata sulle motivazioni anziché sulle conclusioni? Diciamolo pure, il sugo non cambia.

      Non c’ è niente di più facile che razionalizzare quello che accade nel mondo, un’ ermeneutica creativa puo’ rintracciare continuità ovunque ma il buon senso non cesserà d’ instillare dubbi. Da Galileo alla “donna sottomessa” le virate (spesso virtuose) non mancano ma questo è davvero motivo d’ imbarazzo per un cattolico? In fondo la sua non è la religione del Libro ma la religione dell’ Uomo. Dell’ incontro con un Uomo. L’ atto di fede del cattolico è una sequela, il cuore della sua fede consiste nel seguire quell’ Uomo (finché riesce a sentirne la natura o l’ ispirazione divina) non nel razionalizzare i suoi detti, per questo l’ obbedienza diventa per lui una virtù primaria. Io stesso ho difficoltà con Francesco, quello che penso per conto mio spesso non coincide con il suo insegnamento, ma cosa devo fare? Non resta che obbedire e approfondire. Vorrà dire che su molte delle battaglie di questa fase anziché essere l’ ariete scalpitante che guida e difende il gregge contro i pericoli esterni sarò la pecora recalcitrante in ultima fila che segue a fatica. L’ importante è non perdersi.

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  4. questa volta sinceramente non mi pare che Socci tiri fuori nessuna crociata:elenca dei fatti sulla persecuzione dei cristiani e ne trae delle conclusioni; il fatto che in passato abbia sbagliato o detto sciocchezze non gli toglie il diritto di parola per sempre, mi pare. e' anche uno dei pochi a parlare consi' si;, no no,in un panorama prevalentemente omologato e servile.
    Quanto al passaggio tra i due pontificati dispiace dire che dubbi simili a quelli di Socci giravano e girano e continueranno a girare finche' sul piano storico non verra' detta la verita' una buona volta. Che non e' detto sia quella ufficiale, tranquillizzante che e' stata data dalla Santa Sede.
    Simona

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  5. Sulle dichiarazioni del Papa circa le misure da adottare in merito all'emergenza ISIS in Medio Oriente, c'è da dire che queste sono state il prodotto di un tentativo da parte dello stesso, impegnativo ai limiti di un triplo salto mortale, di non negare l'evidente (oltre che sancito dalla Dottrina cattolica di sempre) diritto alla legittima difesa, con qualunque mezzo idoneo, di interi popoli a rischio di morte violenta e di non rischiare, allo stesso tempo, di creare traumi dalle conseguenze imprevedibili nelle folle cattolicheggianti pacifistoidi che costituiscono ormai la maggioranza dell'uditorio mondiale del Pontefice, alle quali sentire parlare Francesco troppo esplicitamente, magari, di "guerra giusta" avrebbe fatto venire l'orticaria e le crisi esistenziali. Per mancanza di spazio in questa sede, mi permetto comunque di rimandare, chi fosse interessato ad un maggiore approfondimento del tema, alla visione del mio post "CATTOLICESIMO E GUERRA" sul blog www.tommasopellegrino.blogspot.com.
    Tommaso Pellegrino - Torino

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    1. Francesco Mastromatteo30 agosto 2014 19:41

      può anche essere, come dice lei, che il papa abbia avuto eccessive pruderies pacifiste. Ma nemmeno le crociate made in Usa ci convincono, del resto finora non ci sembra che Obama abbia fatto molto per i cristiani iracheni

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  6. E quale intervenzione la convincerebbe? Fatta da chi? O lei preferisce che il mondo stia solamente a pregare fin che Dio fermi l´ISIS? Non é tentare Dio quello?

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    1. Francesco Mastromatteo1 settembre 2014 11:00

      io vorrei che si aiutasse militarmente innanzitutto il legittimo governo iracheno, come sta facendo la Russia

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    2. E cosa fa la Chiesa per promuover l´aiuto al governo iracheno? Mi pare che sia questo che chiede Socci, muoviamoci non solo per fermare l´ISIS ma per farlo retrocedere e ridare la terra ai suoi legitimi padroni.

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