14 settembre 2014

"La famiglia è una sola" di Giuliano Guzzo


di Marco Piazza

“La famiglia è una sola” (ed. Gondolin, con prefazione di Eugenia Roccella) è il titolo del primo libro di Giuliano Guzzo, collaboratore instancabile di questo blog, oltre che carissimo amico. Un giovane studioso che da anni si occupa con particolare attenzione di questioni bioetiche, partecipando attivamente (mi permetto di segnalare il suo aggiornatissimo blog) alla paziente e coraggiosa opera di sana divulgazione, di cui questo libro rappresenta un encomiabile esempio. Un libro che difende il concetto di famiglia dagli attacchi che il mondo contemporaneo le sferra in continuazione.

Questo libro non ha precedenti nel panorama editoriale italiano, in quanto rappresenta il primo studio che mostra con chiarezza espositiva e dimostra dati alla mano (tenendo conto dei risultati di qualche centinaia di studi scientifici) l'unicità della famiglia rispetto a tutte le nuove relazioni che sembrano essere simili ad essa. La famiglia si basa infatti su di una relazionalità asimmetrica (sia orizzontale-coniugale che verticale-generazionale), intrinsecamente solida in quanto funzionale ai propri obiettivi di natura unitiva, riproduttiva, economica ed educativa. Come vedremo, queste basi non si presentano così solide in altri tipi di relazione, più effimeri perché fondati sull'emozione e non invece sulla progettualità.
Chi pensasse inoltre di accusare l'autore di partigianeria cattolica rimarrà molto deluso: sebbene il Cattolicesimo abbia elevato il concetto di famiglia molto al di sopra di come abbia fatto qualsiasi concezione “laica”, rileggendola come immagine della Santissima Trinità ed istituendo il sacramento del matrimonio, la famiglia non è un'idea cattolica in quanto, seppur con alcune fluttuazioni storiche, è esistita sempre e dovunque nella storia dell’umanità. Tra l’altro, l’autore ricorda come le fasi di crisi di civiltà siano sempre seguite ai momenti di crisi dell’istituzione familiare (si consideri ad esempio la fine della Grecia classica, dell’impero romano d’occidente, e la crisi attuale).
Nel capitolo introduttivo l'autore espone un concetto interessante, quello di relativismo familiare, secondo il quale esisterebbero diversi modelli familiari equivalenti, fondati tutti sull’affetto tra le persone. In questo modo si farebbe corrispondere l'essere famiglia al sentirsi famiglia, subordinandone l'idea all'affettività (e infine quest'ultima al piacere individuale di stampo edonista). In effetti, ci possono essere tanti modi di amarsi, ma dal punto di vista oggettivo questi non si equivalgono: la famiglia è una struttura di tipo naturale, "un'unione stabile e pubblicamente riconosciuta fra un uomo ed una donna che, sposandosi, si assumono impegni reciproci e nei confronti dei loro figli". Nei capitoli successivi l'autore prende in considerazione tutti quegli istituti che non possono essere considerati famiglia, in quanto non presentano tutte le caratteristiche della definizione sopra menzionata, presentandone le criticità, come ad esempio le coppie conviventi, le unioni gay, oltre a descrivere lo tsunami (e piaga, costosa fra l'altro) del divorzio, considerato il primo scalino della lunga scala verso l'orrore. Legato ad un tema di stretta attualità, si considera anche l'importanza del padre e della madre per il benessere dei figli, contro le tesi assessualizzanti della teoria gender. Adottando una prospettiva sociologica, supportata da un’analisi empirica di tutta una serie di dati riguardanti la natalità, la stabilità/durata delle relazioni, la depressione, le malattie, i suicidi, ecc., si nota chiaramente come il benessere dell’individuo e la prosperità della società dipendano dalla salute della famiglia.
Un altro merito dell'autore è quello di accennare alle cause scatenanti la crisi di questo istituto perenne, che vanno individuate nella secolarizzazione (che sfocia nell’edonismo e nell’individualismo), con un particolar focus sulla contraccezione, che ha creato una sorta di guerra silenziosa tra i sessi, che corrode i legami fiduciari e affettivi.
L'autore chiude il suo libro con una riconsiderazione della centralità della famiglia all'interno del contesto odierno, in quanto senza di essa non vi può essere futuro: il relativismo familiare minaccia l'esistenza della società, in quanto la liquefazione dei legami affettivi genera uno smarrimento negli individui che, senza più nessun vincolo o supporto, cadono nella sfiducia dell'altro e si richiudono in un isolamento che va contro la socialità naturale della persona umana. L’invito dell’autore è quindi quello di aver fiducia nella famiglia, “accettandone “l'unicità […] non come limite, ma come strepitosa occasione per dividere la vita con chi desidera trascorrerla accanto a noi giorno per giorno al fine di renderla più profonda e leggera.”

Paradossalmente, pare proprio che nel momento della sua più grave crisi la famiglia mostri tutta la sua fondamentale importanza.
 

0 commenti :

Posta un commento