25 settembre 2014

La famiglia nella tempesta. In attesa del Sinodo


di Marco Massignan

Si è svolto (21 agosto 2014) il 42° convegno annuale degli “Amici di Instaurare” presso il santuario di Madonna di Strada a Fanna (Pordenone). Tema della giornata di preghiera e  di studio: la famiglia nella tempesta. Dopo la celebrazione della Santa Messa in rito romano antico e il canto del Veni Creator, i lavori sono stati introdotti da Danilo Castellano (Università di Udine); salutando i partecipanti, il direttore dell'omonima Rivista ha ricordato in significato di questi incontri annuali: offrire un'occasione di   riflessione responsabilmente libera, che serva a capire il mondo attuale, non per andare a rimorchio delle mode (“esaminate tutto, tenete ciò che è buono”), ma per seguire l'unica “moda” che ci ha indicato Gesù Cristo – il perseguimento della verità e del bene.

La prima relazione (Il problema della famiglia, oggi) del prof. Umberto Galeazzi è stata una diagnosi della situazione attuale (aborto, divorzio, riforma del diritto di famiglia, tecnicizzazione della procreazione): tutto congiura contro il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia[1]. La disgregazione antropologica e l'offuscamento della coscienza morale hanno portato alla costruzione di un umanesimo prometeico che si rivela disumano (si pensi, last but not least, all'ideologia del gender). Chi è affezionato alla realtà e alla razionalità dovrà combattere contro questo processo di eliminazione della natura umana: perché la natura è il linguaggio di Dio, non un'arbitraria opzione culturale.

La seconda relazione, del prof. Castellano, ha preso in esame diversi punti. In primo luogo, è stato osservato che “l'eclisse della famiglia pone il problema della necessaria individuazione della sua natura che è presupposto e condizione della giuridicità che la riguarda”: la definizione aristotelica di famiglia (“comunità che si costituisce per la vita quotidiana secondo natura”) conserva un'attualità nel tempo e coglie il concetto vero e proprio, vale a dire l'essenza della famiglia. 
Il matrimonio, inoltre, che è già famiglia e che sta all'origine di essa, s'impone, dunque, come necessariamente eterosessuale, monogamico, indissolubile, unitario e sussidiario. Di contro, il personalismo contemporaneo (che identifica la persona con la sua volontà) arriva a sostenere che l'istituzione non può e non deve limitare la libertà della persona, per la qualcosa deve essere consentito il divorzio e deve essere ammessa la possibilità di “nuovi matrimoni”. 

Castellano si è poi soffermato sulla relazione del Card. Kasper al Concistoro straordinario evidenziandone diversi problemi:
a) la concezione storicistica della dottrina: il contenuto della fede[2] evolve con i cambiamenti che si succedono nella storia. La Chiesa dovrebbe farsi discepola del tempo ed assecondare la “realtà vissuta dalla gente” (vale a dire ciò che è opinione diffusa e costume praticato), rinunciando così al suo compito di madre e maestra. 
b) ne consegue, inoltre, l'assoluta democraticità della Chiesa: la “Chiesa avrebbe anticipato la democrazia moderna che pretende di creare la verità, i criteri della moralità e la giustizia”. La verità, che nasce “dal basso”, altro non può essere che il frutto delle deliberazioni della comunità.
c) Kasper sostiene che l'indissolubilità del matrimonio non è una “ipostasi metafisica”: ciò significa “ammettere che il matrimonio sia solubile come solubile è il fidanzamento. Il che è contro la natura del matrimonio il quale è donazione personale, totale, reciproca. Ora la donazione non può essere temporanea. In questo caso sarebbe un prestito, il quale, se utilizzato per il matrimonio, renderebbe la persona strumento (cosa) e non fine (soggetto)”.
d) la “struttura sacramentale” della Chiesa. Sembra che, per Kasper, i sacramenti servano a cancellare i peccati, non a rimetterli; in altre parole per il cardinale “la Chiesa e i suoi sacramenti sono strumenti per trasformare l'effettività[3] (anche l'effettività del peccato) e renderla buona senza condizioni: per il “ritorno” non andrebbe richiesto nemmeno l'abbandono dello stato di peccato, poiché l'unica condizione da richiedere (meglio, di cui prendere atto) sarebbe la disposizione ad accostarsi ad essi (sacramenti)”.
e) la strumentalizzazione della misericordia. Castellano sottolinea come essa venga intesa nel significato luterano: “la misericordia non implicherebbe il preliminare e necessario abbandono del peccato ma solamente la fiducia nel fatto che Dio non ne terrà conto. E' vero che la misericordia divina è infinita. Essa, però, pur essendo illimitata, non è senza criteri. Non può, pertanto, essere invocata anche in presenza di una autentica e  perseverante sfida a Dio come si verificherebbe nel caso di permanenza nel peccato”.


[1]“Fra le verità oscurate nel cuore dell'uomo a causa della crescente secolarizzazione e dell'edonismo imperanti, sono particolarmente colpite tutte quelle che riguardano la famiglia... Quando le forze disgregatrici del male riescono a separare il matrimonio dalla sua missione nei confronti della vita umana, attentano all'umanità, derubandola di una delle garanzie essenziali del suo futuro” (Giovanni Paolo II, Discorso al Congresso Teologico-pastorale, Rio de Janeiro, 3 ottobre 1997). 
[2]La Chiesa, secondo Kasper, non sarebbe depositaria di un contenuto, ma solo di un metodo. Il contenuto sarebbe dato dall'ermeneutica elaborata “dal basso” dalla comunità dei fedeli. Rileva Castellano: “se l'ermeneutica è costitutiva della realtà, la realtà non esiste; esiste solamente il contingente risultato di una interpretazione del nulla, che tale resta anche se condivisa dai più e persino da tutti”. 
[3]La preoccupazione pastorale del Cardinale (venire in aiuto ai battezzati adulterini) nasconde una proposta rivoluzionaria: considerare l'effettività... realtà (i più fanno così, dunque dobbiamo “leggere” nell'effettività la volontà di Dio).

 

2 commenti :

  1. grande massognan!
    intanto leggere e diffondereeee!! http://www.ilfoglio.it/articoli/v/121183/rubriche/papa-francesco-papa-nullo-e-ratzinger-ancora-lo-e.htm

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  2. ma alla fine la famiglia vincerà, è insostituibile nella vita di ogni uomo, senza si vive male, e la vita è già dura di suo. attenuate le preoccupazioni, il sinodo faccia meno speculazioni mentali inutili e i suoi pastori ci parlino di Cristo e non di sociologia o altre cose alla fine molto noiose.

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