19 settembre 2014

“Liberaci dal male”


di Cecilia McCamerons

Dopo la visione del film “Liberaci dal male” di Scott Derrickson ho decisamente cambiato idea sul genere “thriller-horror” da me ritenuto inutile spreco di tempo e voglia di vivere. Quando però ho letto che il regista sostiene che “è il genere perfetto con cui confrontarsi per un cristiano perché prende il mistero che esiste nel mondo molto seriamente” mi si è accesa una lampadina.

Il film è l’indagine di un poliziotto che si trova, grazie al suo "sesto senso", a seguire alcuni casi strani che lo portano a scoperte fuori dal normale e a sospettare di un certo Santino, soldato veterano dell’Iraq. Il poliziotto, un battezzato scettico che non accompagna nemmeno la bella moglie e la piccola figlia alla Santa Messa della domenica, trova sostegno nell’incontro con un sacerdote dal misterioso passato. Questo fatto sarà decisivo per l’evolversi della vicenda e della sua storia personale.

“Liberaci dal male” è un’indagine poliziesca dai toni un po’ claustrofobici, non un film di possessione come il precedente lavoro del regista “L’esorcismo di Emily Rose”. Lo stesso Derrickson afferma che, in una lunga intervista rilasciata per il National Catholic Register, per questo suo lavoro si è ispirato a “Beware the night”, il libro di memorie dell’ex sergente di polizia di New York Ralph Sarchie, quindi a fatti realmente accaduti.

Derrickson si trova d’accordo con questa frase di Roger Ebert: "Quando si tratta di combattere i vampiri ed eseguire esorcismi, la Chiesa Cattolica Romana ha l'artiglieria pesante", e questo film è la conferma di questo pensiero. La cosa curiosa è che il regista non è appunto cattolico ma protestante, anche se afferma - in questa sua bellissima intervista che consiglio di leggere prima della visione del film - di trovarsi “ad un libro di Chesterton dall’attraversare il Tevere. Il mio scrittore preferito è Chesterton. Sono un grande fan di un sacco di scrittori mistici cattolici.”.

Nel film si riconoscono delle scritte e delle preghiere in latino e ad un certo punto il sacerdote si ritrova a pronunciare il Pater Noster nella sua lingua natìa. Il regista sostiene che le parole abbiano un peso, una forza che nemmeno conosciamo fino in fondo: “Penso che il latino con la sua antichità e longevità abbia una particolare densità di potenza e anche potere spirituale. Le parole sono cose magiche. "In principio era il Verbo." Sono affascinato dall'idea che le parole sono più di quanto pensiamo che siano.”

A parte qualche imprecisione ed esagerazione, dovuta probabilmente a problemi di tempo e a scelte cinematografiche, è una bella sorpresa vedere presenti sul grande schermo e tutti in una sola pellicola, un prete (gesuita) giovane e fuori dai soliti negativi stereotipi, la Confessione, un Battesimo, un esorcismo con sua breve spiegazione e un bel primo piano della medaglia di san Benedetto.

La mia sensazione dopo la visione del film è stata quella bella di una rinvigorita speranza, quella Speranza che viene dal credere che il Male (Satana) non prevarrà perché è già soggiogato dal Bene (il Dio di Gesù Cristo), anche se bisogna essere comunque consapevoli della sua presenza e della sua azione in questo mondo e stare sempre all'erta, anche con la semplice pratica di portare un oggetto benedetto con sé. Può fare una grande differenza.

 

3 commenti :

  1. Andrò a vederlo. Segnalo anche "L'Esorcismo di Emily Rose": qualche scivolone hollywoodiano qua e là, ma nel comolesso ottimo. Paolo Maria Filipazzi

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  2. extra ecclesiam nulla salus19 settembre 2014 21:19

    Mentre voi vi baloccate con la cinematografia, continua la campagna di decattolicizzazione della Chiesa Universale http://www.corriere.it/cronache/14_settembre_19/papa-contro-clericalismo-si-guarda-regole-ma-gente-soffre-9bd416c8-4026-11e4-a191-c743378ace99.shtml

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  3. “Penso che il latino con la sua antichità e longevità abbia una particolare densità di potenza e anche potere spirituale. Le parole sono cose magiche. "In principio era il Verbo." Sono affascinato dall'idea che le parole sono più di quanto pensiamo che siano.”
    E' bello vedere come il buon senso lavora, quando non è offuscato da una schifezza di formazione da seminario e/o facoltà teologiche post-moderne da due soldi.
    Comunque il film è molto bello, soprattutto per il sano ottimismo oltre che al realismo. Da inoltre il primato a Dio, che vince sempre, e perdona, ma soltanto dopo che la persona è pentita, cambiata, e se, non tenendo conto del proprio passato "dona a Lui la propria vita", si santifica, e diviene Suo strumento.
    Un film sano, specchio della realtà contemporanea, e allo stesso tempo ricco di buoni insegnamenti. Un po' lugubre la fotografia, ma ci può stare, visto il genere.

    Cattolico

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