24 settembre 2014

Pio IX, profilo di un beato


di Federico Sesia
Papa Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai – Ferretti, fu uno di quei Pontefici che regnò più a lungo nella storia della Chiesa (secondo infatti solo a San Pietro), venendo eletto dal Conclave in un travagliato periodo come quello della rivoluzione italiana che, partendo dalle rivolte del 1848 e arrivando fino alla Breccia di Porta Pia del 1870, si intrecciò e si scontrò con le vicende di questo Beato.

Nato a Senigallia il 13 maggio 1792, in gioventù fu fatto oggetto di una guarigione miracolosa dall’epilessia in seguito ad un pellegrinaggio al Santuario di Loreto, grazie alla quale potette portare a termine gli studi nel seminario che verranno coronati dalla sua ordinazione sacerdotale del 10 aprile 1819. Successivamente la volontà di Papa Pio VII fece sì che Don Mastai - Ferretti si unisse al corpo diplomatico pontificio di stanza in Cile, paese in cui si premurò per i sofferenti e per il suo compito di pastore d’anime.


Appena 35enne ricevette la nomina di Arcivescovo della Diocesi di Spoleto, ottenendo, in seguito al suo trasferimento ad Imola del 1840, la porpora cardinalizia. Sei anni dopo spirò Papa Gregorio XVI e al Conclave successivo alla sua morte il Cardinale Giovanni Mastai – Ferretti ricevette 36 voti su 50 votanti, venendo eletto Sommo Pontefice a soli 54 anni di età scegliendo il nome di Pio IX. Un cattolico non potrà non vedere la mano della Provvidenza nel fatto che al Conclave del 1846 l’Imperatore d’Austria avesse incaricato il Card. Karl von Gaisruck di porre il suo veto all’elezione di Mastai – Ferretti, ma tale cardinale non riuscì ad arrivare tempo: Pio IX si era già affacciato dalla loggia di San Pietro impartendo la benedizione Urbi et Orbi alla folla che lo acclamava.

Di particolare interesse può essere la vita privata di Giovanni Mastai – Ferretti una volta asceso al soglio di Pietro, in particolare per ciò che concerne come quest’uomo scandiva la sua giornata: alzatosi alle sei di mattina, rimaneva un’ora a pregare inginocchiato dinnanzi al Crocifisso per poi recarsi a dir Messa. Una volta finito assisteva ad un’altra in ringraziamento, pregando con un libro di pietà regalatogli dalla madre e recitando il Breviario, dopodichè trascorreva il tempo che andava dalla seconda Messa al pranzo ricevendo in udienza chiunque ne facesse richiesta. Le due di pomeriggio era l’ora abituale per il suo pasto, il quale sommato agli altri della giornata non dovevano costare, secondo una sua espressa volontà, più di uno scudo romano. Dopo la passeggiata per le strade di Roma che seguiva il pranzo vi era la recita del Vespro in Quirinale, la cena e un certo tempo di preghiera davanti al Tabernacolo nella sua cappella privata.

Contrariamente a quanto affermato da una certa vulgata, Pio IX fu un Papa delle riforme e delle innovazioni: a luglio del 1846 (ossia solo un mese dopo la sua elezione) concesse l’amnistia per i reati politici (cosa che permise a molti di venire scarcerati e ad altri di tornare dall’esilio), istituì una Consulta di Stato (1847) aperta ai laici, concesse la libertà agli ebrei e alla stampa, moderò la censura preventiva, diede inizio alla costituzione del Municipio di Roma e alla prima linea ferroviaria dello Stato Pontificio. La sua più importante innovazione rimase però la Costituzione nel 1848, chiamata Statuto fondamentale pel governo temporale degli Stati di S. Chiesa, con la quale, tra le altre cose, si inaugurava un regime bicamerale, si apriva ai laici l’amministrazione dei Comuni, si scioglievano i tribunali speciali e si decretava la separazione tra il potere politico e giudiziario.
Di fronte a questa intesa attività riformatrice non si può fare a meno di concordare con Juan Donoso Cortés quando affermò che “Pio IX volle essere, come il suo divin maestro, magnifico e liberale; tese la mano agli esuli e li rese alla loro patria; ai riformisti dette riforme, ai liberali la libertà; ogni sua parola fu un beneficio”.

Altro aspetto che caratterizza il lungo Pontificato di Pio IX fu l’impegno rivolto all’unità italiana, già dal 1847 infatti volle promuovere personalmente una Lega Doganale (ispirata allo Zolverrein tedesco) tra gli stati pre-unitari con lo scopo di creare un’unità economica che avrebbe fatto da trampolino di lancio per una futura unità politica in senso federale, ottenendo l’adesione del Granducato di Toscana e del Regno di Sardegna. La rivoluzione del 1848 e l’assassinio del Primo Ministro pontificio Pellegrino Rossi (altro grande riformatore in senso liberale) fecero naufragare questo tentativo di unificazione italiana di tipo federalista e pienamente rispettoso dell’anima cattolica del paese. Da quando Pio IX si trovò esule a Gaeta in seguito all’instaurazione dell’effimera Repubblica Romana le strade dell’unità nazionale e del Pontefice inevitabilmente si separarono: era fin troppo chiaro che chi ormai teneva in pugno il processo risorgimentale lo stava trasformando da legittima aspirazione all’unità ad una compagine rivoluzionaria affine a quella francese, con l’unica differenza che questa volta la rivoluzione fu messa in atto dai vari Cavour e Siccardi (ministro del Regno di Sardegna che diede il nome a delle leggi anticlericali nel 1850, l’opposizione alle quali costò tra l’altro l’arresto per l’Arcivescovo di Torino Mons. Luigi Fransoni) con il sostegno della monarchia sabauda, la quale probabilmente superò in subdolenza e perniciosità l’anticlericalismo di Garibaldi e dei radicali, infatti se da un lato questi ultimi non tentavano di celare la loro opposizione al potere temporale dei Papi e le loro idee anticlericali, dall’altro un Re Vittorio Emanuele II cerò di occultare la sua volontà annessionistica nei confronti di uno stato sovrano dietro il paravento di sottrarre Roma e il Lazio dalla balia dei rivoluzionari più estremisti (cosa che Pio IX aveva capito fin troppo bene, dato che di fronte alla richiesta del Re di Sardegna datata 1870 di cedere lo Stato Pontificio rispose “A che pro questo tentativo di inutile ipocrisia? Non sarebbe stato meglio dire chiaramente che essi vogliono spogliarmi del mio regno?”).

Tornando alle vicende del 1848, va ricordato che in seguito agli sconvolgimenti che attraversavano Roma e all’assassinio di Pellegrino Rossi Pio IX ritenne saggio trasferirsi a Gaeta, all’epoca sotto la giurisdizione del Re di Napoli. Sarà proprio in questa cittadina del Lazio meridionale che il Papa maturò la convinzione di proclamare il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, quando una sera si inginocchiò dinnanzi ad una cappella votiva dedicata alla Madonna Immacolata sul lungomare gaetano offrendole la proclamazione del dogma se avesse ottenuto la grazia della restaurazione dell’ordine cristiano in quell’Europa sconquassata dai Moti del ’48 e di poter tornare a Roma. Due anni dopo questi eventi le truppe francesi guidate dal generale Oudinot posero fine al tentativo rivoluzionario della Repubblica Romana, ri-insediando Pio IX in Vaticano il quale, oltre a mettere in atto una avveduta restaurazione, nel 1854 attraverso l’Enciclica Ineffabilis Deus proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione. A livello di gestione dello stato approvò nel 1856 quel progetto ferroviario che portò alla creazione delle prime due linee dello Stato della Chiesa (Roma – Frascati e Roma – Civitavecchia).
Data importante nel suo Pontificato fu il 1869, anno in cui aprì il Concilio Vaticano I nel corso del quale venne dichiarato solennemente il dogma dell’Infallibilità Papale. Tale Concilio dovette essere sospeso appena un anno dopo a causa della Breccia di Porta Pia e dell’ingresso delle truppe italiane a Roma, fatti che inaugurarono la Questione Romana e una frattura tra i cattolici e la vita politica del Bel Paese che si sarebbe ricomposta definitivamente solo con i Patti Lateranensi del 1929. Dopo l’occupazione Pio IX si trovò di fatto prigioniero nel Vaticano, come fece notare la storica romana Angela Pellicciari: “il papa non poteva uscire dalle mura vaticane che quando lo ha fatto, da morto, durante il tragitto che lo portava a San Lorenzo fuori le mura, i settari hanno ripetutamente provato a gettare il suo cadavere nel Tevere”.   
Giovanni Maria Mastai – Ferretti si spense il 7 febbraio 1878, in seguito ad aver baciato più volte il Crocifisso e l’effigie della Madonna ripetendo “Parti o anima cristiana”. Nel corteo funebre che si svolse nel luglio dello stesso anno un gruppo di facinorosi tentò, fallendo, di gettare la salma nel fiume Tevere.

Papa Pio IX è stato beatificato il 3 settembre del 2000 da San Giovanni Paolo II in seguito al riconoscimento della sua intercessione per la guarigione miracolosa di suor Marie-Thérèse de St-Paul, la quale soffriva da diversi anni di una dolorosa sintomatologia. Nell’omelia di quella domenica di 14 anni fa, Papa Wojtyła parlando della vita di questo Pontefice affermò che “In mezzo agli eventi turbinosi del suo tempo, egli fu esempio di incondizionata adesione al deposito immutabile delle verità rivelate. Fedele in ogni circostanza agli impegni del suo ministero, seppe sempre dare il primato assoluto a Dio ed ai valori spirituali. Il suo lunghissimo pontificato non fu davvero facile ed egli dovette soffrire non poco nell'adempimento della sua missione al servizio del Vangelo. Fu molto amato, ma anche odiato e calunniato. Ma fu proprio in mezzo a questi contrasti che brillò più vivida la luce delle sue virtù: le prolungate tribolazioni temprarono la sua fiducia nella divina Provvidenza, del cui sovrano dominio sulle vicende umane egli mai dubitò. Da qui nasceva la profonda serenità di Pio IX, pur in mezzo alle incomprensioni ed agli attacchi di tante persone ostili. A chi gli era accanto amava dire: "Nelle cose umane bisogna contentarsi di fare il meglio che si può e nel resto abbandonarsi alla Provvidenza, la quale sanerà i difetti e le insufficienze dell'uomo”“.

 

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