23 settembre 2014

Un dittatore cattolico: il professor Antonio de Oliveira Salazar

di Enrico Maria Romano
Pochi sanno che lo storico e fenomenologo delle religioni Mircea Eliade (1907-1986), visse in Portogallo durante gli anni delicati 1941-1945 e dedicò un eccellente saggio alla storia portoghese e al suo figlio più celebre, nella prima metà del XX secolo (cf. Mircea Eliade, Salazar e la rivoluzione in Portogallo, Bietti, Milano 2013 [prima ed. 1942], pp. 320, € 24).
Si tratta di un saggio storico-critico, documentato e interessante, che ricostruisce l’intricata storia portoghese, specie a livelli socio-politico, praticamente dal ‘700 al ‘900, mostrando la peculiarità della cultura politica lusitana e restituendo, dopo anni di damnatio memoriae, la meritata fama ad uno dei più grandi politici cattolici del XX secolo.
Tutto il libro di Eliade denota la scientificità e la serietà dello storico rumeno, e l’interesse che egli nutrì per le vicende politiche europee. I suoi giudizi appaiono equilibrati e condivisibili, e vogliamo dirlo fin da subito, specie ai giovani ventenni di oggi: si tratta di un testo non solo per specialisti o appassionati di una nazione tutto sommato ‘periferica’, ma di un libro attualissimo in ordine alla formazione politica del militante cattolico italiano di oggi.
Cercherò in una breve presentazione del testo di citare alcuni dei suoi passaggi più significativi, desiderando ardentemente favorire l’acquisto e lo studio della dottrina sociale salazariana che contiene, la quale coincide, salvo particolari elementi legati al tempo e al luogo, con “la dottrina sociale del cattolicesimo moderno” (p. 241). Specie quella delle encicliche pontificie, dalla Rerum novarum (Leone XII) alla Quadragesimo anno (Pio XI).

Non abbiamo lo spazio per ripercorrere la storia portoghese descritta nel libro, e neppure la parabola ascensionale del Salazar: nato in una famiglia modesta nel 1889, seminarista per 8 anni, studente di giurisprudenza e poi docente universitario di Economia a Coimbra, giornalista, politico, ministro delle Finanze, capo del Governo, dittatore. Basti questo schizzo sul fanciullo per cogliere una personalità d’eccezione: “Tutte le informazioni biografiche a nostra disposizione parlano d’un bambino modello, dotato di quelle virtù tanto più antipatiche quanto più precoci, come mitezza e temperanza – è il figlio ideale e l’amico esemplare” (p. 128). E tale resterà sempre: un esempio di integrità morale senza falla e senza infingimenti. Da parte nostra, vorremmo, attraverso citazioni salienti, ricostruire un’atmosfera spirituale, quale quella in cui visse un grande uomo, un vero intellettuale, che scelse di vivere come un monaco nel mondo, facendosi servitore di Dio e del suo popolo, senza demagogia e senza esibizionismi, tutto dedito alla causa della sua rivoluzione: una rivoluzione spirituale, e quindi, logicamente, anche politica.
Mircea Eliade fin dall’introduzione chiarisce il senso della sua ricerca, attraverso alcune domande: “E’ storicamente realizzabile una rivoluzione che abbia come protagonisti uomini che credono, anzitutto, nel primato dello spirituale?” (p. 11). Inoltre, “Come è stato possibile arrivare a una forma cristiana di totalitarismo, in cui lo Stato non confisca la vita di coloro che lo costituiscono ma fa sì che la persona umana (la persona – non l’individuo) conservi tutti i suoi diritti naturali?” (pp. 11-12). La risposta, che Eliade anticipa fin dall’introduzione sembra meramente sentimentale ma non lo è: “Lo Stato salazariano, cristiano e totalitario, si fonda prima di tutto sull’amore”; è una “comunità organica fondata sull’amore”. “L’intera concezione sociale e statale di Salazar si fonda sulla famiglia e, in quanto tale, sull’amore. Le corporazioni, le municipalità e la nazione non sono altro che forme più elaborate di quella stessa famiglia portoghese” (pp. 12-13).
Fin da piccolo ha conosciuto “la gloriosa servitù del contadino” (p. 128), ma non ne ha tratto pretesti per una lotta tra classi, ma per una stima lucida sull’importanza dell’agricoltura e della vita di campagna, contro l’urbanizzazione e l’iper-industrialismo novecentesco.
Da giovane studente si pone un problema che per lui sarà di vitale importanza: l’educazione della gioventù, cosa ben diversa però dalla laurea per tutti o l’alfabetizzazione coatta delle campagne. “L’educazione, scrive, è la formazione dell’individuo, ovvero lo sviluppo integrale e armonico di tutte le sue facoltà. L’uomo ha un’intelligenza, che va guidata dalla verità; ha una volontà, che va indirizzata al bene; ha uno scopo, che deve essere vigoroso e sano… A poco serve la scienza, se non aiuta l’uomo a diventare migliore…” (pp. 137-138).
Come universitario, “amava soprattutto il silenzio delle biblioteche e la solennità della Città universitaria, le passeggiate solitarie, nei parchi e nelle valli, dove poteva continuare in stato di quiete le conversazioni con se stesso; amava il cielo calmo, i paesaggi luminosi (…): il raccoglimento per le cose che durano – la Chiesa, la stirpe, l’opera del pensiero” (p. 144). Come ministro delle finanze porterà nel 1913 al pareggio del bilancio, e poi ad un miglioramento completo dell’economia che rasentava il collasso. Ma “a nulla sarebbe valso un pareggiamento [del bilancio] se la gente avesse continuato a credere nei vecchi miti liberali di ricchezza, produzione, individuo” (p. 211).
Nel 1922 tenne al Congresso cattolico di Lisbona una relazione sui principi della sua azione politica in cui ribadisce di non voler a tutti i costi la monarchia o il ripristino delle dinastie tradizionali, ma di voler una società coesa, sana e cristianamente ispirata. La forma dello Stato, monarchica e repubblicana, è questione accidentale e storica, necessario è che ci si fondi sui veri principi, cioè Dio e il bene comune della patria. Rifiuterà sempre, con grande coerenza, il marxismo e il liberalismo, il socialismo e il capitalismo, il consumismo e il nichilismo, in nome della vita semplice, familiare, popolare e cristiana, conforme alla secolare tradizione lusitana.
Nel 1930 parlerà dei Principi fondamentali della rivoluzione politica. Tra essi, il cardine è la tutela della famiglia, la quale, contro l’individuo esaltato “dal liberalismo politico del XIX secolo”, è la vera “cellula sociale irriducibile, nucleo originario del villaggio, della città e quindi della nazione” (p. 223). “Vogliamo costruire lo Stato sociale e corporativo in stretta corrispondenza con la costituzione naturale della società. Le famiglie, i villaggi, le città e le corporazioni nella quali si trovano tutti i cittadini, con le loro libertà giuridiche fondamentali, sono organismi costitutivi della nazione e, in quanto tali, devono intervenire direttamente nella formazione dei corpi supremi dello Stato” (p. 223).
Secondo il dittatore, “solo un’autentica e fertile vita spirituale è in grado di garantire l’ordine politico, l’equilibrio sociale e il progresso economico” : parole tutte da meditare e da affiancare a queste non meno attuali: “E’ la crisi morale, prima ancora di quella materiale, a rendere infelice il mondo” (pp. 229-230).

Visse e morì povero e semplice, conducendo un’esistenza fuori dal comune, in cui però le sue ricchezze principali furono i suoi ideali: “Dio, il primato dello spirito, il Portogallo e la famiglia” (p. 232). Amico intimo del cardinale arcivescovo di Lisbona (con cui visse da studente) e di suor Lucia di Fatima (la quale lo stimava molto), non ostentò mai la sua profonda religiosità, ma si servì della dottrina cattolica e delle massime del Vangelo per essere un buon servitore dei cittadini, specie dei poveri, dei semplici e dei marginali.
Insegna a tutti noi che è sempre possibile, malgrado l’odio e la potenza dei nemici, “la passione calma di compiere il proprio dovere, vivere verticalmente, accettare con serenità il proprio destino, senza chiedere ricompense” (p. 237)
“Salazar ha tentato di salvare il Portogallo attraverso una rivoluzione cristiana, vale a dire attraverso una rivoluzione che partisse dalle cose piccole e ben fatte – e ci è riuscito” (p. 14).
Resta uno dei politici più puri, più coerenti e più dignitosi del XX secolo.
 

10 commenti :

  1. Ah, lo stato fondato sull'Amore!

    chissà cosa ne pensavano gli oppositori del regime quando erano torturati dagli uomini di Salazar!

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  2. Come esiste la guerra giusta, che è quella che i buoni fanno ai cattivi, e quella ingiusta, che è quella che i cattivi fanno ai buoni, così esiste la repressione giusta, il carcere giusto, la manganellata giusta, la 'tortura' giusta... Chissà che direbbe il nostro Anonimo sentimentale davanti alle violenze democratico-liberali dal genocidio vandeano a Nagasaki... L'amore vero, anche sociale, richiede la repressione dell'odio e dei suoi promotori, come la giustizia necessita la persecuzione degli ingiusti, etc. Cose banali ma incerte per le menti incaute degli odierni cantori del progresso.

    EMR

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    1. ma sìsì, certo.. torturiamo ad ammazziamo pure chi ci pare, basta che sia per una "giusta" causa (chi stabilisce poi cosa è "giusto"? un vescovo? un mullah? un monaco buddista? EMR?)

      (cmq bella l'immagine del tipo che manganella "con amore"). EMR, se non ci fossi andresti inventato!

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  3. intanto che voi sguazzate nella nostalgia più patetica, il papa modernista fa ancora danni all'autonomia della Chiesa http://www.fanpage.it/pedofilia-arcivescovo-arrestato-in-vaticano-con-l-ok-del-papa/

    se il tempo che perdete con le figurine della reazione lo dedicaste a salvaguardare l'integrità della chiesa universale.....

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  4. Chi decide se è giusto manganellare o fare una guerra, scrivere articoli seri o postare commenti inutili? EMR? Anonimo? Voi relativisti dovreste tacere sempre poiché non credendo in nulla di fisso, stabile, certo e sacro ogni volta che parlate vi contraddite. All'inferno, tra diavoli e pervertiti, prostitute e criminali, ancora direte: Ma chi stabilisce che questo fuoco debba essere eterno, vescovi, mullah o EMR? Poveri voi, ciechi e guide di ciechi... Meglio un solo Salazar che milioni di insicuri che chiedono senza sosta: chi stabilisce....

    EMR

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  5. http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/cina-abbattute-due-chiese.aspx

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  6. Risposte
    1. certo! onore al camerata EMR!

      da umile peccatore però mi domando come faccia a sapere che non finirà all'inferno tra "tra diavoli e pervertiti, prostitute e criminali".. EMR qual è il tuo segreto?

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  7. Salazar era un cattolico fervente coerente nella sua vita personale. E' stato però a capo di un regime feroce, servito dalla PIDE, una delle polizie segrete più efficaci nella repressione e nella creazione di reti di informatori e di sorveglianza e ha trascinato il suo Paese in sanguinose quanto inutili guerre coloniali. Il vero e proprio esodo di portoghesi, specie negli anni 60, è del resto la migliore dimostrazione delle reali condizioni di vita nel "Estado Novo".

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  8. Rispondo ad Anonimo ancora una volta perché a) mi ha chiamato 'camerata' (che considero un complimento) e b) non si è offuscato delle mie ironie... Ma sarà l'ultima. Se tutto è relativo come sembra credere Anonimo io posso credere qualunque cosa e il suo contrario senza apparente contraddizione e dunque mi basta credere che lui vada all'inferno ed io no, senza altri fondamenti logici (o teologici). Se invece pensiamo da cattolici, come fa EMR, è chiaro che il cattolico MALGRADO LA FEDE CHE PROFESSA potrebbe finire all'inferno (se vive male), ma il relativismo di Anonimo PORTA ALL'INFERNO: per quelli come lui non esiste bene né male, nessuno può giudicare, e la Bibbia vale quanto Topolino, san Francesco quanto una velina. Con questa mentalità - modernissima e stupidissima - si è già all'inferno, almeno virtualmente: al momento della morte Dio ratificherà quanto già deciso e manderà Anonimo tra coloro che dicono, come zomby: chi decide? EMR, Anonimo, i mullah o Renzi? Chi decide che questo fuoco infernale sia fuoco? Chi decide? Per me questo inferno è un paradiso, anche se fa caldo, anzi no... Chi decide??? E' infondo quell'eterno nulla che già alberga nel loro cuore che li avvolgerà annullandone la nocività e la malizia, ma non il dolore e la coscienza... Ma Anonimo ancora dirà, con eterna tristizia: Chi decide?

    EMR

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