29 settembre 2014

Voglio il papà


di Giuliano Guzzo

Si può privare un bambino del diritto di avere un padre? In Svezia pensano di sì e pare siano decisi, entro l’anno, a discutere una proposta finalizzata ad estendere il ricorso alla fecondazione extracorporea anche alle donne single. Per simulare attenzione verso i diritti del figlio – e per depotenziare parzialmente la gravità di una simile pratica, che verrà salutata come l’ennesimo trionfo dell’autodeterminazione femminile – probabilmente si sottoporranno le aspiranti madri single, che potrebbero essere 2.000 l’anno, all’esame di medici che avranno il compito di verificare quali di queste saranno in possesso dei requisiti per diventare genitori affidabili. Nella speranza che detta proposta non divenga mai realtà – ed anche sorvolando sui pericoli della fecondazione in vitro, che per i figli comporta rischi quali parti prematuri (Hum Reprod Update, 2013), malformazioni (Int J Fertil Steril, 2013) basso peso e conseguenti rischi di mortalità (Hum Reprod, 2013) – le considerazioni critiche che sorgono spontanee rispetto alla stessa sono almeno tre.

La prima riguarda il paradosso di affidare l’autorizzazione che sottrarrà a dei bambini la possibilità di avere un padre a dei medici, vale a dire a persone  consapevoli di come l’assenza della figura paterna sia elemento destabilizzante, tanto è vero che tra i fanciulli provenienti da famiglie senza padre si conta il 63% dei suicidi giovanili (US Dept. of Health & Human Services, Bureau of the Census), il 71% delle adolescenti incinte (US Dept. of Health & Human Services), l’85% dei soggetti che mostrano disordini del comportamento (Center for Disease Control), il 75% dei pazienti adolescenti presso i centri per abuso di droghe (Rainbows for all God`s Children) e l’85% della gioventù rinchiusa in prigione (Fulton Co. Georgia jail populations Texas Dept. of Corrections). Possono dunque dei medici, senza tradire la propria deontologia, rendersi corresponsabili di un fatto grave com’è la sottrazione preventiva del sacrosanto diritto di un figlio ad avere un padre? Si ribatterà che la madre single potrebbe trovare anche un partner. D’accordo, ma – a parte che non si tratterebbe comunque del padre biologico – se ciò non accadesse?

Il secondo elemento critico concerne il fatto che già oggi – anche in assenza della proposta che la Svezia pare intenzionata a discutere – si registra una preoccupante crescita del numero di figli destinati a crescere senza padre. In una grande capitale europea come Berlino, per esempio, ben 134.000 nuclei familiari su 430.000 (quasi un terzo!) risultano già oggi, purtroppo, composti da ragazze madri sole con il loro bambino (Cfr. Repubblica, 20/4/2011) e negli Stati Uniti, per facilitare ai figli che la ignorano la possibilità di conoscere l’identità dei loro genitori ed in particolare quella dei loro padre, sono arrivati a pensare iniziative come la grottesca eppure utile “Who’s Your Daddy”, camper che, mediante apposito test del Dna, offre on the road la possibilità di scoprire o comunque provare a scoprire l’identità genitoriale. Ha quindi senso, dinnanzi ad un quadro di frammentazione affettiva già così vasto nella sua gravità, peggiorare la situazione prevedendo la possibilità, per l’appunto, a donne single di concepire un figlio senza che questi abbia un padre?

L’ultima considerazione, di carattere più generale, mira a sottolineare come il vero bersaglio di ogni presunto progresso civile – dal “divorzio breve” alla parificazione fra coppie sposate e coppie di fatto, dall’utero in affitto alla futura, probabile fecondazione estesa alle donne single – coincida puntualmente con la marginalizzazione e con la frammentazione dell’unicità familiare. No signori, qui non si tratta di un oscuro complotto: è molto peggio. Questa è ormai una guerra aperta, che si combatte alla luce del sole piegando sistematicamente il diritto al desiderio, l’ordine naturale al disordine artificiale. Mario Adinolfi, la cui coraggiosa battaglia sta risvegliando dal torpore tanta gente, da mesi ripete «Voglio la mamma». E fa bene, anzi benissimo. Ma ricordiamoci che la sua, la nostra battaglia è anche quella per i tantissimi figli a cui viene e verrà sempre più negato il diritto di avere quel padre che magari subito non cercano con la stessa tensione con cui bramano il seno materno, ma del quale hanno fondamentale bisogno; la sua, la nostra battaglia è anche questa: «Voglio il papà».

 

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