10 ottobre 2014

Il suicidio dei buoni, ossia, la falsa obbedienza che demolisce la Fede


di Giorgio Mariano 

Nel II secolo a.C. un sacerdote, di nome Mattatia (in ebraico «dono di Dio»), alla vista dell’apostasia generale del popolo d’Israele, dal Sommo Sacerdote all’ultimo israelita, pianse su Gerusalemme, stracciandosi le vesti per la corruzione, l’idolatria e il tradimento perpetrato da tutto il popolo contro la fede dei padri.
Vennero, dunque, a chiamarlo i messaggeri del re Antioco Epìfane, per convincerlo ad accettare i “nuovi” riti, di sottomettersi, per obbedienza, alla pratica del nuovo culto. “Ma Mattatia rispose a gran voce: «Anche se tutti i popoli nei domini del re lo ascolteranno e ognuno si staccherà dal culto dei suoi padri e vorranno tutti aderire alle sue richieste, io, i miei figli e i miei fratelli cammineremo nell'alleanza dei nostri padri; ci guardi il Signore dall'abbandonare la legge e le tradizioni; non ascolteremo gli ordini del re per deviare dalla nostra religione a destra o a sinistra”. (1Mac 2, 19-22).
A ben vedere, questo brano del primo libro dei Maccabei, riporta delle forti analogie con gli avvenimenti dei nostri tempi.


Quello che è successo ai Frati Francescani dell’Immacolata, per esempio, è semplicemente sconcertante e doloroso, e tuttavia è ancora più sconvolgente la loro risposta a questa ingiusta oppressione: hanno deposto le armi, hanno scelto la non belligeranza. L’atteggiamento che hanno sposato è quello di obbedire all’ingiustizia e contemporaneamente affidarsi ciecamente all’Immacolata la quale, a dir loro, li libererà, prima o poi, da questa persecuzione. Premesso che la devozione e la fiducia sconfinata nella Santa Madre di Dio è santissima nonché doverosa per ogni battezzato, tuttavia la Madonna non ci priva del nostro intelletto, né la devozione a Lei ci esime dal resistere alle ingiustizie e di rimboccarci le maniche dinanzi all’errore e al sopruso: basti guardare l’esempio militante di San Massimiliano Kolbe (sic!). In parole povere, “bisogna dar battaglia perché Dio conceda vittoria!” (Santa Giovanna d’Arco).
L’immobilismo apparentemente pio ed eroico in cui i Francescani dell’Immacolata si sono rinchiusi sembra essere più un cieco fideismo che mal si concilia con la “Vera” e santa obbedienza cattolica. I frati vorrebbero cioè rimanere fedeli all’autorità, che li ha privati della Santa Messa di sempre, pur riconoscendo la palese ingiustizia di tale comando. Ma l’obbedienza, per definizione, non consiste nell’accettare controvoglia, con critiche, con mormorazioni e giudizi un decreto dell’autorità, bensì, per essere vera obbedienza, deve tendere alla conformazione della volontà del sottoposto con quella del suo superiore. Ossia, il religioso deve pensare come il superiore o almeno tendere alla totale identità di volontà (cfr. Summ. Theol.). Ora, posto che i frati perseguitati si considerano appunto “perseguitati”, si deduce che essi non accettano (moralmente) il provvedimento della Suprema autorità contro di essi, riconoscendone la palese ingiustizia, eppure l’accettano sul piano pratico. Bè cari frati, se credete così di assolvere al precetto dell’obbedienza, vi sbagliate di grosso. Questa non è l’obbedienza cattolica, è falsa obbedienza. Dunque, se volessimo essere veramente puristi e vestire i panni dell’avvocato del Diavolo, dovremmo richiamarvi ad una più piena obbedienza, ad una più piena “comunione”, ad un vero “sentire cum Ecclesia”. Ma se i frati chinano il capo dinanzi a tale provvedimento, ne riconoscono la giustezza, dunque perdono ogni diritto di lamentarsi, e di compatirsi, leccandosi le ferite che hanno voluto autoinfliggersi. Inoltre, sembra che i nostri frati si dimentichino che fu lo stesso Papa Benedetto XVI a smascherare la totale falsità di questa prospettiva, dichiarando che l’antica Messa non “è mai stata abrogata” e che il suo uso da parte di qualsiasi sacerdote all’interno della Chiesa “è stato sempre permesso”, non potendo, neppure il Papa, in alcun modo eliminarla o abrogarla, né, tantomeno, sostituirla (cfr. CCC n. 1125). Infatti è stato proprio a causa di un falso principio di obbedienza all’autorità ecclesiastica che la sovversione della Fede Cattolica è stata così rapida e diffusa. Fu proprio lo stesso Papa Benedetto, quando era ancora il Cardinal Ratzinger, a confutare questa erronea teoria: “Il Papa non è un monarca assoluto la cui volontà è legge, ma piuttosto il custode dell’autentica Tradizione, e perciò il primo garante dell’obbedienza… Per cui, per quanto concerne la Liturgia, ha il compito di un giardiniere, e non quello di un tecnico che costruisce nuove macchine e butta quelle vecchie[2]. Dobbiamo dare atto a S.S. Benedetto XVI del valido e coraggioso tentativo di ritorno sui binari della Tradizione e, contemporaneamente, dobbiamo tenere conto della violenta e tempestiva offensiva che i suoi oppositori hanno riversato su di lui, tanto da costringerlo alla rinuncia papale.
Ciò che è vero per il Papa – ovvero che il suo potere e la sua autorità sono limitate dall’obbedienza alla Fede – è ancor più vero per tutti i suoi sottoposti. Eppure tra le fila di questi ultimi, in quest’epoca post-conciliare, l’obbedienza alla Fede è stata largamente rimpiazzata dall’obbedienza all’autorità gerarchica, a loro uso e consumo. Il positivismo (la mia volontà è legge) ed il nominalismo (ciò che voglio è giusto perché lo voglio io) hanno invaso la Chiesa, facendo in modo che gli abusi della gerarchia venissero coperti in virtù dell’obbedienza, che ormai sembra essere diventata l’unica e sola virtù su cui insistono le autorità ecclesiastiche”[3]. “Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”(5,29), e facilmente si obbietterà che Dio parla per mezzo del Papa, di un Concilio o della gerarchia, eppure bisogna ricordare anche che Dio non può comandare cose contraddittorie, Dio non “evolve”, Egli è Immutabile per essenza. “Lo giuro su me stesso, dalla mia bocca esce la verità, una parola irrevocabile”(Is  45,23), con buona pace del card. Kasper e del sua fanta-teologia schellinghiana. Dio non dice un giorno di credere in una cosa e il giorno dopo di non crederla più: Dio non cambia, rimane stabile per sempre, e con Lui coloro che rimangono fedeli alla dottrina immutabile: “Veritas Domini manet in aeternum”(Esdr 3,12). Non solo, per quanto riguarda la Fede, che è il presupposto della Speranza e della Carità, l’Apostolo dice: “se lo rinneghiamo, anch'egli ci rinnegherà; se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele perché non può rinnegare se stesso”(2Tm 2,12-13). Dio cioè non può contraddirsi, non può rinnegare ciò che ha già dichiarato.
Ma riprendiamo per un secondo il passaggio del libro dei Maccabei: “Si avvicinò un Giudeo alla vista di tutti per sacrificare sull'altare in Modin secondo il decreto del re. Ciò vedendo Mattatia arse di zelo; fremettero le sue viscere ed egli ribollì di giusto sdegno. Fattosi avanti di corsa, lo uccise sull'altare; uccise nel medesimo tempo il messaggero del re, che costringeva a sacrificare, e distrusse l'altare. Egli agiva per zelo verso la legge come aveva fatto Pincas con Zambri figlio di Salom. La voce di Mattatia tuonò nella città: «Chiunque ha zelo per la legge e vuol difendere l'alleanza mi segua!». Fuggì con i suoi figli tra i monti, abbandonando in città quanto avevano”(1Mac2,23-28).
Torniamo, per concludere, ai Maccabei. In seguito alla persecuzione, “molti che ricercavano la giustizia e il diritto scesero per dimorare nel deserto con i loro figli, le loro mogli e i greggi, perché si erano addensati i mali sopra di essi”(29-30). Ora, i mali addensatisi sopra i Francescani dell’Immacolata perché ricercavano sinceramente la giustizia sono innegabili, e molti di loro sono attualmente “nascosti” e braccati come lepri dal cacciatore. E tuttavia, qui non si lotta contro gli uomini ma contro le potenze infernali, le quali non si fermeranno finché non avranno annientato coloro che gli si oppongono. Ma quale fu la reazione dei “fedeli” d’Israele dinanzi alla battaglia? «Non usciremo, né seguiremo gli ordini del re, profanando il giorno del sabato[…]Moriamo tutti nella nostra innocenza. Testimoniano per noi il cielo e la terra che ci fate morire ingiustamente» (34,37). Apparentemente sembrerebbe una morte eroica e santa, giustificata dalla loro “obbedienza” legalistica al giorno di sabato nel quale era proibito combattere ed uccidere. Eppure, all’udire la fine di questi “pii” giudei, Mattatia dichiarò: «Se faremo tutti come hanno fatto i nostri fratelli e non combatteremo contro i pagani per la nostra vita e per le nostre leggi, ci faranno sparire in breve dalla terra». Presero in quel giorno questa decisione: “«Noi combatteremo contro chiunque venga a darci battaglia in giorno di sabato e non moriremo tutti come sono morti i nostri fratelli nei nascondigli» (40-41). Dunque, alla luce di tali riflessioni, voglio concludere con una santa esortazione, con una chiamata alle armi (spirituali).
Frati Francescani dell’Immacolata e voi tutti sacerdoti timidi, (comprensibilmente) impauriti: combattete la buona battaglia, difendete con fortezza la Santa Messa, quella tramandataci dalla Sacra Tradizione, quella dei Santi, quella immutabile, quella che è perseguitata, quella che è stata messa al bando, quella che il Maligno non sopporta. A tal proposito, è opportuno chiedersi seriamente: se la Messa moderna è “sostanzialmente” uguale all’antica, se la grazia è la stessa, perché il Maligno la tollera? Perché non la perseguita? Perché non gli dà fastidio? Pertanto, sacerdoti e religiosi tutti, amanti della Tradizione e perciò stesso amanti della Chiesa, e ancor più amanti di Cristo: unitevi insieme, alzatevi a difesa dell’unico Vero Innocente, dell’Unica Vera Vittima, dell’Unico Vero Perseguitato, Gesù Cristo Signore Nostro! Mi rivolgo qui anche a quei vescovi e cardinali che sotto Ratzinger si dimostrarono coraggiosi e che ora si sono un po’ “contratti”, ora che, invece, ce n’è più bisogno. Non siate quei cani muti, di cui parla Isaia, ma siate, al contrario, pastori che difendono il gregge. “Salire contro è contrastare i poteri di questo mondo con libera parola in difesa del gregge; e stare saldi in combattimento nel giorno del Signore, è resistere per amore della giustizia agli attacchi dei malvagi. Infatti, che cos’è di diverso, per un Pastore, l’avere temuto di dire la verità dall’avere offerto le spalle col proprio silenzio?” (San Gregorio Magno, La Regola pastorale).
A tal proposito c’è una nota storiella popolare molto istruttiva, che narra di un uomo molto fervente che stava affogando nel mezzo di un lago. Costui implorava la Divina Provvidenza che lo salvasse e lo liberasse dalla morte: confidava fermamente che Dio lo avrebbe salvato. Passò, dunque, una barca che gli tese un remo, ma lui rispose: “no grazie, aspetto che Dio mi salvi” e, intanto, annaspava e sperava…passò dunque una seconda barchetta che, allo stesso modo, si offrì di portarlo in salvo, ma egli replicò: “no grazie, sono sicuro che verrà Dio a salvarmi” e, intanto, beveva acqua e continuava a confidare…passò infine una terza scialuppa di salvataggio ma egli: “mi salverà Dio, ne sono certo”. Alla fine, l’uomo fidente, morì affogato. Quando si trovò al cospetto di Dio chiese indispettito: “perché non sei venuto a salvarmi?” e l’Onnipotente rispose: “ma come? Sono passato tre volte e mi hai rifiutato!”. Morale della favola, bisogna rimboccarsi le maniche, e combattere la battaglia del nostro tempo, e non ritirare i remi in barca nascondendoci dietro un’apparente “pia” obbedienza. Prima di tutto, dice San Tommaso: “la Carità è una virtù più grande dell’obbedienza”[1].



Quello appena visto è l’esempio di obbedienza che non pochi santi si sono trovati a dover opporre a decreti ingiusti provenienti, non di rado, anche dalla Suprema Autorità ecclesiastica (San Paolo, Sant’Ambrogio, Sant’Ilario, Sant’Atanasio, San Massimo, Santa Caterina, Santa Brigida ecc…). “Poiché tutta l’autorità proviene da Dio, noi obbediamo agli uomini solo e unicamente perché la loro autorità si basa in ultima analisi su quella del Signore. Questa obbedienza, laddove non vada contro la legge di Dio, è in realtà un atto di giustizia, un dare agli altri, e a Dio in primo luogo, ciò che è dovuto. Ma il Signore non dà a nessun uomo l’autorità di impartire un ordine che contravvenga ai comandi e ai precetti da Lui Stesso fornitici, come quelli contenuti nei Dieci Comandamenti o nel Vangelo, che costituisce la “legge positiva” di Cristo Re. Ne consegue che nessun uomo abbia il diritto di obbedire ad un ordine simile. Per di più, tutta l’autorità in terra è limitata dalla giustizia. Neanche il Papa dispone di un’autorità illimitata, perché i suoi limiti provengono dalla Rivelazione, dalle Scritture, dalla Tradizione e dagli insegnamenti autentici dal Magistero Ordinario ed Universale, nonché da quello Straordinario con le sue definizioni dogmatiche[4].





[1] Summa Theologiae, II-II, Q. 104, Art. 3
[3] GRUNER N., Il Terzo Segreto e il problema della falsa obbedienza.
[4] Ibidem.
 

15 commenti :

  1. Vi seguo con attenzione da un po' e mi siete parecchio simpatici, ma forse esagerate un pochino. io sono nato con la nuova Messa e a parte alcune derive folk mi piace molto anche cosi'. guardate con piu' simpatia a questo Papa a cui auguro ogni bene, per me il timone è ben saldo, vedrete che saprà stupire molto in meglio, facendo uscire allo scoperto alla fine molti atei non devoti al momento adulanti. Luca

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    1. Caro Luca, il nostro Santo Padre Francesco, che parla ogni giorno di una Chiesa aperta, inclusiva e misericordiosa con gli erranti, non dice nulla dell’incredibile duro trattamento cui sono sottoposti i Francescani e le Francescane dell’Immacolata. Li ignora, non porge loro un dito. E’ veramente stupefacente, non le pare?

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  2. Aspettiamo di essere stupiti, Luca. Con i francescani dell'immacolata il ricorso all'obbedienza e basta senza discutere ha funzionato, ma adesso il giochetto è stato svelato. Con il vescovo di Ciudad de l'Este non ha funzionato.

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  3. Io non riesco proprio a capire questi articoli.
    Facciamo due conti. Per quanto ne so, i fondatori dei Francescani dell'Immacolata sono entrati bambini in seminario, a circa 10 anni. P. Manelli è ottantenne. Parliamo di 70 anni di vita religiosa, durante i quali ha imparato da possiamo dire innumerevoli prove, di cui quella del commissariamento è soltanto quella più recente, che cos'è l'obbedienza. Ma chi è l'autore di questo articolo? Ma chi sono De Mattei e compagni? Sicuramente ottimi cattolici - che stimo tantissimo, perché certamente migliori di me - ma si ricordino che la sera tornano a casa dalle loro famiglie, senza dover dar conto a nessuno. Le virtù non s'imparano solo dai libri, ma soprattutto con l'esperienza, superando le prove della vita. Mi spiace, con questi articoli si sta sbagliando.
    Ora, le citazioni di quest'articolo, a parte quelle della Summa, non servono a una mazza. Sarebbero servite citazioni delle vite dei santi, come quella di san Giovanni della Croce, che è morto per obbedire, dopo aver chiesto al Signore di soffrire, o di Sant'Alfonso de' Liguori, che messo fuori dall'Istituto da lui stesso fondato, chino per terra con la faccia a terra davanti al tabernacolo, continuava a ripetersi: il Santo Padre ha ragione, il Santo Padre ha ragione....
    Dai santi s'impara a esser santi. Punto.
    Finalmente, dopo un articolo lungo e ripetitivo, si arriva verso la fine al punto della questione. Si obbedisce sempre, a meno che il legittimo rappresentante di Dio non comandi un peccato. Ora, è peccato celebrare nella forma ordinaria? Mi sembra assurdo affermare il contrario. Il farlo, significa mettersi sull'autostrada che conduce rapidamente al solo traguardo della follia.
    Quindi, morale dell'articolo. Cosa dovrebbero fare i frati?
    6 di loro sono stati già sospesi a divinis. Ah, è vero, ha ragione Giorgio Mariano: devono diventare scismatici, lefebvriani

    Cattolico

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    1. i lefebvriani NON SONO SCISMATICI. e mobbasta.

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  4. La persecuzione scatenata dai modernisti, ormai dominanti nella Chiesa, contro chi, come i FFI, è rimasto fedele alla Tradizione, alla Dottrina, alla Vera Fede è un gravissimo sintomo della crisi della Chiesa. Crisi che è metafisica, spirituale, dottrinale.
    Anch'io non sono sicuro che la scelta di una strategia "remissiva" da parte del FFI sia quella giusta. Oltre un certo limite, l'obbedienza al male (e che sul fatto che le imposizioni al FFI siano un male non credo che ci possano essere dubbi) diventa complicità.
    L'abilità dei modernisti nel congegnare la trappola contro i FFI (complice il "Regnante Pontefice") è stata diabolica.
    Non so quale possa essere la via d'uscita, anche al fine di garantire ai numerosi fedeli la possibilità di partecipare alla Messa di sempre (cioè alla S. Messa "vera"), assicurata in molte località, prima della malvagia persecuzione modernista, dai FFI.
    Forse, l'adesione individuale o collettiva alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, cioè i cosiddetti "lefebvriani", potrebbe essere una soluzione. Ma per molti motivi, è poco probabile.
    Così, migliaia di fedeli rimarranno privi della S. Messa di sempre, salvo frequentare la messa modernista, dubbia sotto il profilo della liceità e della sana dottrina.

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  5. Scusa, ma se la Messa di Paolo VI fosse illecità, come afferma la Fraternità San Pio X, allora pecca un sacerdote che celebra in tal forma? Mi spiace, è inaccettabile. A norma del CJC la liceità ha sempre riguardato la confezionatura delle ostie o il vino. Non si ci si è mai posto il problema di altro. E dove è andato il potere di legare e sciogliere, il potere delle Chiavi? Era discutibile cambiare la Messa? Certamente. A mio parere la nuova Messa è un disastro, e teologicamente è insignificante. La ricchezza teologica del nuovo Messale espressa da Benedetto XVI? Il maggior numero di letture e di prefazi. Per il resto... cosa dire? Tolti un po' di pezzi qui e là, girato l'altare e cambiata la lingua.
    Eppure, il successore di San Pietro aveva il potere di farlo.

    Cattolico

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  6. Caro Cattolico,
    è qui che casca l'asino: il successore di San Pietro NON aveva il potere di farlo. A tal proposito ti invito ad approfondire i limiti della potestà petrina ben espressi e indicati nel Concilio Vaticano I, dove fu espresso il dogma dell'infallibilità papale (Cost. Dogm. Pastor Aeternus). Non solo, ti invito caldamente a leggere la Bolla di promulgazione del Messale di San Pio V in seguito alle direttive del Concilio di Trento.
    Inoltre, trovami nell'articolo da me scritto, dove ho scritto che celebrare la Messa di Paolo VI è peccato.
    Inoltre, è inutile fare paragoni con il caso di sant'Alfonso o di San Pio da Pietrelcina perché a nessuno di loro è stato chiesto di mettere in pericolo la loro fede.
    Inoltre chi giudica della liceità di un provvedimento del Magistero, non è il Magistero stesso, altrimenti saremmo nell'Arbitrio Puro: il potere delle Chiavi è vincolato al Diritto Divino, il Diritto Ecclesiastico è vincolato al Diritto Divino, e se i due entrano in conflitto il Primo scavalca il secondo.
    Inoltre, scusami, ma vedo in te un discreto pregiudizio nei confronti della Fraternità San Pio X, che conosco personalmente. Dimostri così, caro cattolico, di non conoscere né le loro istanze, né le loro riflessioni in merito all'argomento da me trattato né, tanto meno, conosci le "persone". Prima informati "personalmente", chiedi, interroga i diretti interessati e poi potrai formarti un giudizio secondo verità.

    Giorgio Mariano

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  7. Caro Giorgio Mariano, ma chi ti ha detto che non ho letto, riflettuto, parlato, confrontato?
    Vado per gradi. Nessun pregiudizio sulla Fraternità San Pio X. Ne apprezzo il lavoro pastorale e l'identità sacerdotale trasmessa come dovrebbe esser fatto (non si capisce un Concilio che ha aperto a infinite chiacchiere sull'identità sacerdotale, dopo 2000 anni di storia). Magari tutti i preti fossero così. Discussioni sulle loro divisioni interne o eventuali problemi vari, non hanno senso, perché sono un semplice corpo vivo. Non potrebbe essere diversamente. Non è utopia.
    Non condivido però la questione della liceità della Messa, né quella della situazione di necessità per difendere la propria fede. Ciononostante, vorrei che la Messa Romana, la Messa di sempre, La Messa, riprendesse ad essere l'Unica Messa.
    Ora vado al dunque. Apprezzo l'aggiunta all'articolo. Ma ripeto. Non credo che il Santo Padre, nel chiedere che i frati non debbano celebrare senza il permesso della debita autorità, perché fra loro la Messa di sempre ha generato divisioni, proponga un peccato. Anzi, io credo che ciò purificherà l'Ordine, che uscirà da tutta questa storia migliore di prima. Sarà il Papa a fare una brutta fine, se non fa un passo indietro.
    Andiamo al vero peccato che potrebbe comandare tra poco. Se il Papa concedesse la comunione ai divorziati risposati, cosa dovrebbero fare i Cattolici, obbedire? Per come la vedo io, nell'istante stesso in cui il Papa dovesse firmare un decreto del genere, cesserebbe di essere il Santo Padre. Per me resterebbe Sua Eminenza. Perché il Papa, appunto, non può far quello che vuole, e soprattutto non può tradire la Sua missione, insegnando un'eresia, anche se chiamata pastorale, o economia (per dirla alla greca). E cosa faranno i Cardinali sani? Lo lasceranno fare? Voglio proprio vedere che succede.
    Ma, se mi è concesso esser sincero, sono proprio contento. Non vedo l'ora che il Papa acconsenta. E' vero, soffriremo per un po', ma finalmente ci sarà uno scisma. Perché non se ne può più. Qualcuno vede altre soluzioni per salvare la Chiesa Cattolica? La Gerarchia attuale è recuperabile? Vogliamo parlare del livello dei sacerdoti? Dei fedeli? Io non credo affatto sia recuperabile. E finalmente finirà questo equilibrismo confusionario, questa paura del dire, finirà tutto questo. Non ci sarà più un'autorità assurda, che se ragioni da cattolico, sei preconciliare... Non se ne può più.
    La Chiesa di oggi è molto più scandalosa di quanto lo potrebbe essere uno scisma. Non si capisce niente. La gente non va in chiesa e se ne infischia, e quando va e ancor più rimbecillita dal parroco. Non c'è peccato. Le prediche fanno piangere, Piazza San Pietro è un teatro, poca preghiera, quasi nessun insegnamento se non insignificanti chiacchiere sulla pace, per poi tacere di fronte all'Isis o al caso di Meriam, ecc...Meglio due Papi. Perché esistono già due Chiese, e in questo momento una sta perseguitando l'altra. Almeno, avremo un Papa che parlerà chiaro. Ma i Cardinali avranno il coraggio?

    Cattolico

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  8. Caro cattolico,
    mi permetto di farti notare che hai glissato "elegantemente" il problema per poi volgerlo a tuo favore. Io con questo articolo ho sollevato, di proposito, la questione della "Vera" e della "Falsa" obbedienza, richiamandomi a testi magisteriali e all'opinione dei Santi Padri. Tu sei arrivato, con troppa foga e (a mio avviso) poca speranza, a fare una affermazione molto più grande e grave: se il Papa dovesse sottoscrivere un'eresia non sarebbe più il Papa. Bè, ti faccio notare che dal Vaticano II in poi, i Papi ne hanno sottoscritte o quantomeno favorite diverse di eresie eppure sono rimasti i legittimi Pontefici. Perché vedi, il Papa può anche insegnare un'eresia, ovviamente non utilizzando la propria Infallibilità, ma, come è successo con i pontificati precedenti, con atti non vincolanti per la fede dei comuni cattolici. Inoltre, molti vanno paventando uno "scisma" sulla famiglia, stracciandosi le vesti su un eventuale pronunciamento sulla Comunione ai divorziati quando, di fatto, è una prassi già più che assodata e ben radicata. Sarebbe solo la ratifica di una consuetudine. Ma, per quanto grave questa prassi possa essere, di fronte alla quale siamo perfino capaci di arrivare con facilità e leggerezza a deporre il regnante Pontefice dal soglio Petrino, pochi si rendono conto che lo scisma si è già consumato e da ben 40 anni, intorno alla Fede nella sua integralità, a partire da quello che è il Cuore della Chiesa: la Santa Messa. Dunque, trovo ingenuo e cieco il non difendere totalmente e strenuamente il Cuore Pulsante della Chiesa salvo poi prendere e gettare alle ortiche la Chiesa per delle cose gravi senza dubbio ma, tutto sommato, secondarie. Tutto è secondario rispetto alla Santa Messa. Dunque, non appelliamoci ad una presunta "obbedienza", costretta, recalcitrante, ob torto collo per poi subito gettarci nel sedevacantismo. Fino ad ora l'equilibrio e la fedeltà piena e totale a Roma, alla Chiesa e a Cristo Suo Capo l'ha conservata soltanto la Fraternità San Pio X, dai quali mai una volta ho sentito una parola di giudizio, di odio, di superbia o di zelo amaro nei confronti della Chiesa di Roma.
    Credo che, per resistere nel giorno della prova mantenendosi fedeli alla Verità, sia necessaria l'umiltà di Nostro Signore nel Getsemani: "Non sia fatta la mia, ma la Tua volontà".
    Con stima,

    Giorgio Mariano

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  9. Caro Giorgio Mariano, ti ringrazio della risposta.
    Si è vero, ho spostato il problema. Ma, ti ripeto, obbedire a un comando ingiusto non è lo stesso che obbedire a un comando peccaminoso. I Frati non stanno obbedendo obtorto collo, ma con letizia serafica, come scultoreamente espresso da p. Manelli sul sito ufficiale dei Frati appena annunciato il commissariamento; cito a memoria: "obbediamo sicuri di ricevere una grazia più grande". E' questa visione soprannaturale, per mezzo della quale si vede Dio nel superiore legittimo, che si matura con la preghiera e la vita virtuosa prima che sui libri, a rendere perfetta l'obbedienza. L'obbedienza ad un ordine ingiusto, e magari comandato da un superiore pessimo, è molto meritoria e amata da Dio. Cosa di più ingiusto della morte in Croce di Nostro Signore? Eppure Gesù ha pregato per i Suoi carnefici. Ed è con questo spirito che p. Manelli sta ammaestrando i suoi, dando certamente l'insegnamento più grande che mai ha potuto dare fino ad oggi.
    Invece, con tutte le migliori intenzioni, non mi parlare della Fraternità San Pio X come fosse la salvezza della Chiesa, perché non è così.
    Anche "stracciandoci le vesti", come tu dici, mentre saremo vincolati in coscienza a non obbedire agli insegnamenti peccaminosi, come semplici fedeli non potremo uscire dalla Chiesa. La Fraternità San Pio X mentre si dichiara fedele alla Tradizione, ed indubbiamente è così, è svincolata dall'autorità concreta, attuale, che resta quella legittima, con tutti i suoi difetti. Facile obbedire così, come un religioso che concretamente vive in una casa dove il superiore non c'è mai, o come uno sposo che la moglie se la porta soltanto a letto (magari quest'ultimo paragone può sembrare offensivo, ma non è questa la mia intenzione).
    Tornando al Papa, dovranno essere i Cardinali a decidere. Ci si schiera dalla parte del Clero fedele al Magistero, ma che ha una Missio Canonica ed è incardinata in una diocesi.
    Mi spiace, le buone intenzioni non fanno la virtù, e la Fraternità San Pio X non sta obbedendo. I Frati stanno obbedendo. Si stanno purificando. E torneranno meglio di prima.

    Cattolico

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  10. Caro cattolico,
    a proposito delle sofferenze e dei sacrifici graditi a Dio, ti riporto soltanto un insegnamento del Santo Curato d'Ars (uno che di penitenze e di persecuzioni se ne intendeva):" Tutte le buone opere riunite non equivalgono al Santo Sacrificio della Messa, poiché esse sono opere degli uomini e la Messa è l'opera di Dio. Al confronto il martirio non è nulla: è il sacrificio che l'uomo fa a Dio della propria vita, la Messa è il sacrificio che Dio fa all'uomo del proprio Corpo e del proprio Sangue".
    Pax
    Giorgio Mariano

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  11. Guarda mi sono stufato, anche perché avevo deciso di non scrivere più commenti, che non servono a niente e fanno perdere soltanto tempo.
    Ricadiamo sempre sullo stesso punto: La Messa nuova è il Sacrificio di Cristo? Pensa quello che vuoi, chi se ne importa. Comunque tutto questo articolo è insignificante. Il problema della Chiesa non è l'obbedienza, ma la disobbedienza. Ed è stupido affermare il contrario. Se nei seminari si fosse obbedito alle direttive dei Papi, anche post-conciliari, non ci saremmo trovati in queste condizioni.
    Ti ringrazio comunque dello scambio. Dio ti benedica.
    Magari un giorno c'incontreremo

    In Cristo

    Cattolico

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  12. http://www.conciliovaticanosecondo.it/articoli/il-papa-e-solo-il-vicario-strategie-di-sopravvivenza-in-tempi-di-eclissi-del-papato-secondo-il-pensiero-di-padre-calmel/

    "Si non vis veritatem audire, Nemo tibi dicere potest"

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  13. Trovo questo articolo ideologico e pieno di pregiudizi. Secondo lei come dovrebbero obbedire "in verità" questi frati? Con un bell'atto scismatico? Ma chi è lei anche solo per suggerire cose del genere? è un sacerdote, un pastore, una guida d'anime? è Teologo, canonista, filosofo? Sig. Giorgio Mariano, chi è lei per giudicare il foro interno di religiosi e sacerdoti che hanno fatto voto a Dio? Inoltre, dimostra di non conoscere un baffo di questi poveri frati: le ricordo che 6 sono stati appena ingiustamente "sospesi a divinis" rei di essere usciti dal convento ed essersi fatti accogliere da un Vescovo cattolico...

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