15 ottobre 2014

La Cristiada



di  don Mauro

Historia Magistra Vitae. Lo sarebbe davvero se ci mettessimo ad ascoltarla in modo attento, a non fare come certi alunni distratti, o peggio come quegli studenti che imparano a memoria la teoria, ma poi non si peritano di metterla in pratica. Lo sarebbe anzitutto se, per quanto scomodo, ci decidessimo ad aprirlo il libro della storia.


Relativamente ad una penetrante tematica, lo ha fatto per noi italiani M.A. Iannaccone con il suo “Cristiada. L’epopea dei cristeros in Messico” (Lindau 2013), nello stesso periodo in cui Oltreoceano si produceva l’omonimo film con Andy Garcìa. Il film, la cui vicenda è ormai nota a tutti, non è stato assorbito dal tessuto cinematografico italiano, nonostante le inquadrature piacevolmente hollywoodiane, probabilmente colpevole di mostrare il volto violento della massoneria atea mesoamericana. Il mito della religione quale bacino di superstizioni, imperdonabile ed unica fonte di ogni violenza, non regge ormai più al cospetto dei fatti, così come i massoni europei non hanno retto al cospetto della pellicola: meglio boicottarla. In queste settimane ci penserà allora una coraggiosa Dominus Production a lanciare il lungometraggio doppiato in una decina di sale della Penisola, promuovendo un progetto che si preannuncia di profondo significato, in quanto si verrà ad integrare la proiezione con presentazioni culturali (spesso presente lo stesso Iannaccone, vate nazionale sul tema), patrocini delle amministrazioni, coinvolgimento di scolaresche.

Felicemente colpito dalla proposta ad ampio ventaglio, vado da alcuni giorni chiedendomi quale sia il senso di promuovere simili soggetti, fatto salvo un po’ di sano orgoglio e gusto per la ripicca in salsa filocattolica ed antimassonica (una rivalsa peraltro abbastanza ovattata e inutile), ma è proprio l’indagine storica di Iannaccone ad aprirmi nuove prospettive. Resto colpito da alcuni dati, relativi all’evolversi delle vicende precedente i terribili decenni di persecuzione cattolica, ai fatti che hanno generato la mattanza di Stato: «la situazione della Chiesa durate i trentaquattro lunghi anni del Porfiriato fu ambivalente. Tutte le restrizioni costituzionali introdotte nel 1857 erano rimaste… La volontà di applicare le leggi anticlericali fu però moderata e, gradatamente, tra il 1884 e il 1895, la Chiesa ricominciò a godere di libertà» (p.38). Ci sono leggi ingiuste che paiono giacere inascoltate, né con ciò alcuno che intervenga a modificarle, che dirne? «Qualche voce isolata, come l’arcivescovo di Guadalajara, temeva per il futuro. Si faceva notare che le leggi della Reforma di Lerdo Tejada non erano mai state abrogate» (p.42). Finché si giunge all’estate del 1913, in cui «era riemersa, in forma virulenta, l’animosità dei liberali, dei massoni, degli anticlericali contro la Chiesa e i cattolici. I lunghi anni di Porfiriato avevano represso le riforme che erano state iniziate da Benito Juaréz, era venuto il momento, secondo loro, di riprenderle» (p.44) Di qui in avanti si apre il varco allo strozzamento della libertà: verranno proibiti i culti pubblici, verranno appoggiati scismi religioso-nazionalisti o privilegi a confessioni acattoliche, vengono ostacolate infine tutte le tipologie di espressione cultuale fino a reprimere nel sangue i fedeli durante le funzioni pubbliche o prelevare dalle case gli esponenti di movimenti cattolici in odore di dissidenza. Ne segue quanto già noto: i cristiani imbracciano i fucili per aver salva fede e pelle. Fu giusto? Il punto non è nemmeno se sia giusto arrivare ai fucili, il punto è che è assolutamente sbagliato quello che è venuto prima e che potremmo sintetizzare così: la cesura della libertà in nome di ideologie assolutizzate.


La domanda da porci a tal punto è se oggi non si intravedano simili ideologie – senza dover attendere/attendersi il sangue – e le conseguenti minacce alla libertà. La risposta di migliaia di cittadini è chiara: simili ideologie si vanno diffondendo, magari sotto il pretesto di rivendicazioni giuridiche più o meno circoscritte, ovvero mascherate da diritti epocali utili a vincere l’arretratezza culturale. Alla massoneria si sostituisce così l’omosessualismo – che poco ha a che fare con la vita omosessuale – e a farne i conti è la libertà. Se poi vogliamo la prova che vanno ripetendosi le medesime problematiche della Cristiada, sufficit considerare l’oltraggio subito dalle Sentinelle in Piedi, per azione dei violenti contro-manifestanti e soprattutto per patente mistificazione da parte di poco trasparenti giornalisti e politici. Non dico certo che si finirà nella repressione sanguinolenta, anche i mezzi di repressione vanno raffinandosi col tempo, purtroppo o per fortuna, ma sottolineo come si perpetui la mentalità ottusa e perversa che annebbiò i governativi messicani un secolo fa e certo non risveglierà le meglio risorse umane dei contemporanei al comando del Paese. Vengo dunque a proporre qui un appello, già apparso in questi giorni su alcune coraggiose riviste, l’appello anzitutto di sostenere la proiezione del film – che inizierà mercoledì 15 a Milano e procederà secondo la scaletta consultabile sul sito della Dominus Production -, e con ciò l’appello a risvegliare in noi, nei nostri amici e conoscenti, nei giovani la consapevolezza dell’urgenza storica corrente e la necessità di volersi e sapersi battere per difendere la realtà di ciò che siamo e del mondo che abitiamo. Non si tratterà di battersi fino al sangue, purtroppo o per fortuna, ma combattere si dovrà e disponendosi in ispirito profondamente cristiano. Perché come il Cristo, la Verità, fu con la sua sola presenza di insopprimibile scandalo per i suoi, così chiunque oggi si schieri per la verità diviene per ciò stesso, sia pure silenzioso e vegliante, intollerabile pietra di inciampo per gli oppositori. E come nella Cristiada così tra noi si ripeterà il copione: da un lato gli ideologi, i violenti, i ricchi cattolici imborghesiti e intrallazzati col mondo; dall’altro il popolo, i fedeli, e tutti gli uomini amici della libertà e aperti alla verità. Può darsi infine che, come già in Mexico, così noi pure di fatto soccomberemo al processo storico secolarizzante e disumanizzante, e però, per dirla con un ottimo Chesterton (quello che mi sono letto durante la Sentinellata del 5 ottobre): «“preferisco precipitare con Adamo, che innalzarmi con tutti i tuoi dei… Voi siete stanchi di vittorie, molto più di quanto noi lo siamo di vergogne… e anche le tragedie inesorabili non renderanno muti gli uomini che incessantemente domandano… So bene che lo spirito a cui ciecamente siete legati ha benedetto con le sue mani la distruzione; eppure, in nome della morte di Dio, le stelle splenderanno e le mele continueranno a maturare”… E i Danesi risero a lungo e forte» (La ballata del cavallo bianco, III 313 passim).

 

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