06 ottobre 2014

"Non è Francesco", il nuovo libro di Antonio Socci


di Giovanni Donini

Scrivo questa recensione ad un libro che appena uscito risulta già controverso per molti, e non voglio assolutamente gettare benzina sul fuoco. Io, per svariati motivi personali, sono debitore all’autore, Antonio Socci, di molte cose, in primis del mio inizio di comprensione della fede. Rispetto la sua persona, e stavolta posso dire di rispettare le sue idee, ma di condividerle solo in parte. E chi mi conosce sa che questa è la prima volta che rispetto delle tesi che non condivido; anche questo mi rende in qualche modo nuovamente debitore nei suoi confronti.


Il libro si divide in 4 parti, dopo una premessa nella quale l’autore non esita a ritenersi perplesso di fronte a certe attualità ecclesiali. Ma per capire appieno la sue tesi sul presente, occorre guardare al passato.

Nella prima parte si tratta appunto degli ultimi pontificati, anche in relazione al Concilio Ecumenico Vaticano II, il quale viene accuratamente distinto dalla sua recezione da parte degli ecclesiastici e, soprattutto, dei media. L’autore qui si schiera in continuità con il cardinale Siri, il quale difese e distinse i documenti conciliari dal concilio mediatico o paraconcilio che si creò ad arte nei media. Questa prima parte del libro è un grande atto di devozione filiale verso l’istituzione della Cattedra di Pietro.

Nella seconda parte, che dà il titolo al libro, si pongono degli interrogativi sui motivi (mai effettivamente chiariti) che portarono Benedetto XVI all’abdicazione. Oltre a ciò, si cerca una spiegazione ad alcuni fatti che lasciano perplessi lo stesso autore. Per prima cosa, è ripetuta più volte la formula usata dal Pontefice Emerito per indicare la sua “rinuncia all’esercizio attivo del ministero petrino”, e quindi l’autore non prende alla leggera quanto detto, ma soppesa ogni parola. Il titolo di “Pontefice emerito” è a tutti gli effetti un unicum nella storia: tutti coloro che hanno abdicato sono ritornati allo stato precedente di cardinale (vedi Gregorio XII) o di monaco (vedi Celestino V), mentre Benedetto XVI mantiene (oltre alla talare bianca) anche lo stemma papale. Effettivamente, le ragioni dell’abdicazione non sono mai state esposte, e anche la risposta data ad un giornalista riguardo la talare bianca sembra più uno scherzo che qualcosa di serio (è altamente improbabile che non si sia trovata in giro per Roma una talare nera da cardinale). Ma tale questione nel libro occupa solo un capitolo di 7 pagine, su un totale di circa 260, perciò sia sufficiente quanto detto. La parte più importante, che merita davvero di essere soppesata e intorno alla quale si gioca almeno la metà delle tesi contenute nel libro, riguarda l’elezione al soglio pontificio del papa Francesco. In tale parte si richiama quanto riportato dalla giornalista argentina Elisabetta Piqué, che racconta come nella giornata in cui fu eletto, si fecero 5 votazioni, e non 4 come prescritto dalla costituzione Universi Dominici Gregis. Si provvide a votare una quinta volta per via di una irregolarità avvenuta nella quarta votazione: si erano trovate due schede piegate una dentro l’altra, una bianca e una con un nome, e contro i canoni la votazione fu annullata e si provvide ad effettuarne un’altra. Non si tratta di un semplice cavillo burocratico. Innanzitutto, non è la sola giornalista argentina a riportare questo fatto, ma svariate altre fonti, indicate nel libro. Quello che è chiamato in causa è l’articolo 69 della citata costituzione, il quale afferma che nel caso in sede di scrutinio si trovassero due schede piegate insieme non si deve procedere all’annullamento della votazione, ma solo a conteggiare un solo voto (se si vota due volte la stessa persona) o a non conteggiare le due schede (se vi sono due nomi diversi). L’articolo 76 della Universi Dominici Gregis afferma: “se l’elezione fosse avvenuta altrimenti da come è previsto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta.” E questa non è un’opinione di Socci. Questa tesi non è sostenuta a cuor leggero, non è una posizione senza alcuna ragione o ideologica creata a posteriori. L’autore è in assoluta buona fede; come dirà nella conclusione del libro, è la sua coscienza (e la conoscenza dei fatti) che lo hanno portato ad avere tale posizione.

Nella parte terza, si passano in rassegna molti atti del pontificato di Sua Santità Francesco, ma in nessun caso si fanno attacchi “ad hominem”, anzi si fa di tutto per salvare la Sua persona, ma non viene nascosta la perplessità che hanno creato nei fedeli (compresi me e Socci) certe esternazioni che possono essere fraintese molto facilmente. Molte di esse sono riportate nel libro, in parallelo a pronunciamenti magisteriali e conciliari. Il Papa non viene MAI accusato di eresia, si sostiene solamente che alcune sue espressioni sono dubbie e controverse, facilmente manipolabili, in specie dai media; viene solo mostrato che alcune sue uscite lasciano perplessi (termine utilizzato più volte nel libro). I media stanno creando un’immagine del Papa che lascerebbe sbigottiti chiunque, e lo “tirano dalla propria parte” in ogni occasione. Questa “francescomania” (parola pronunciata dal Pontefice e riportata nel libro) investe anche alcuni ecclesiastici, come ad esempio mons. Karcher, il quale ha detto di aver avuto addirittura una visione al momento dell’elezione.

Nella quarta ed ultima parte, si fa un parallelo tra lo stato attuale della Chiesa e della Fede (stato che, realisticamente parlando, è davvero critico) con quanto contenuto nelle visioni della beata Anna Emmerick. Sottolineo “parallelo”, perché è l’autore in primis a dire, a pagina 229, che "queste immagini profetiche sono molto inquietanti, tuttavia non sono così lineari e conseguenti da permettere una categorica identificazione col momento attuale". E' Socci per primo ad invitare alla prudenza in questo campo, prudenza che ripete alle pagine 238-239: "Credo che un minimo di distanza critica da tutto questo dovremmo conservarla […] Personalmente ritengo che le visioni della Emmerich sui “due Papi” siano troppo frammentarie e generiche per essere proiettate sul presente con assoluta sicurezza.[…] Ma soprattutto queste profezie sono tutte condizionate come quella biblica a Ninive, quindi la loro piena realizzazione non è scontata. L’autore poi espone chiaramente la situazione ecclesiastica attuale, nella quale vi è un dominio del pensiero modernista, rappresentato da cardinali come Kasper o il defunto Martini, fino ad altri curiali responsabili del commissariamento dei francescani dell’immacolata, riportati nel libro con nome e cognome. Tutto ciò è riportato in più parti del libro.

Concludo qui. Aggiungo solo una cosa: se Socci ha ragione, anche solo limitatamente all’ambito delle cariche ecclesiastiche, bisogna essere pronti al peggio. A tutto.

 

4 commenti :

  1. Purtroppo il cattolicesimo italiano è stato contaggiato dalla malattia della sinistra: la tendenza all'autoannientamento.

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  2. http://www.ilfoglio.it/articoli/v/121484/rubriche/socci-sul-papa-ciarpame-senza-pudore.htm

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  3. E' chiaro che se il papa avalla quello che il Sinodo si appresta ad approvare è eretico e quindi non è più papa. Nonostante TUTTE le avvisaglie che i "normalisti" ed i "papolatri" si sono imposti di ignorare.

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  4. http://www.antoniosocci.com/2014/10/e-ovvio-che-le-paoline-mettano-allindice-il-mio-libro-perche-e-un-libro-cattolico-invece-pubblicano-e-vendono-i-testi-del-gesuita-bollati-da-ratzinger-e/

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