09 ottobre 2014

Non è (solo) Antonio



di  don Mauro


Premessa: esto vir! 
Tento una lettura del nuovo fenomeno del momento, il presunto neo-sedevacantismo (che però somiglia di più a un sede-privazionismo con sostituto pronto per l’uso) di Antonio Socci. Quel che dirò è che il problema “non è Antonio”, e che anzi Antonio può stimolare la riflessione e il dibattito, purché lo si assuma a mo’ di ipotesi tutta da verificare/falsificare (un po’ come la teoria galileiana, che come ipotesi matematica conveniva d’essere ben accolta).Poi ci sarà qualcuno che mi conosce e che si arrabbia: ecco, don Marco è divenuto sedevacantista! Eh già, ci manca solo questo. Facciamo così, io non sono diventato nulla e non ho neppure ancora letto il libro, se però tra i lettori c’è qualcuno che ha paura di riflettere su ipotesi spinose e fin scandalose – tali quelle che seguono – chiuda la pagina. Punto.
Con gli altri si prosegue, cercando di maneggiare un po’ di ragione e un po’ di coraggio: esto vir!

La curiosità di Gamaliele 
A differenza di molti che si sono scandalizzati per questo libro, io non mi scandalizzo. Sarà perché mi diede più vivo scandalo la demolizione di secoli di Chiesa, Papato e tradizioni da parte di certi docenti in Seminario. Non solo: sono uno scriteriato che ama le provocazioni. E soprattutto: è anni che seguo la parabola di Socci.
Questa parabola è segnata da una escalation di titoli dall’interesse profetico. Le sue indagini su Medjugorie, Padre Pio, Fatima, intessute di profezie vecchie e nuove – da Guadalupe, a don Bosco, a san Giovanni Rotondo, passando per Portogallo e Bosnia – sulla crisi ecclesiale e l’imminente scadere dei misteri annunciati dalla Gospa.
Poi è capitato il fattaccio di Caterina e, se posso azzardare un’imprudente valutazione, chissà esso non fosse un tentativo di sottrarre Antonio dalle sue pruriginose ricerche – da parte di chi, non so -. 
Ora, a fronte di una pastorale pontificia che ha creato “perplessità” e “imbarazzo” in vastissimi spazi del mondo culturale cattolico, Antonio ha scelto – questa la mia lettura – di avallare le più imbarazzanti interpretazioni, imbarazzanti ma non implausibili alla luce di un profetismo sempre più marcante ed esasperato.
Ha fatto bene? Ha fatto male? 

Circa i toni, se mi è concesso, avrei chiesto più mitezza e silenzio, specie dalle colonne di Libero e dagli stati di Facebook. Circa il libro, non me ne dispiaccio. Non lo propongo al popolino, ma non me ne dispiaccio. Non lo consiglio nemmeno ai tradizionalisti emotivi e un po’ incazzati. Ma non me ne dispiaccio. 
Lo stesso Antonio poi, mentre cavalca – in attesa di smentita provata – la tesi dell’elezione fasulla (ché se poi ci si imbarca, ne sono convinto, è perché qualcuno ve lo ha nutritamente e confortatamente sospinto), si fa più mite circa la visione dei due papi.
E’ Socci per primo ad invitare alla prudenza in questo campo, prudenza che ripete alle pagine 238-239: “Credo che un minimo di distanza critica da tutto questo dovremmo conservarla […] Personalmente ritengo che le visioni della Emmerich sui “due Papi” siano troppo frammentarie e generiche per essere proiettate sul presente con assoluta sicurezza.[…] Ma soprattutto queste profezie sono tutte condizionate come quella biblica a Ninive, quindi la loro piena realizzazione non è scontata. (QUI) 

Che dire dunque di tanta impresa? Ne propongo una assimilazione individualistica ed utilitaristica: impara l’arte e mettila da parte. Leggere e sapere, ma non parlarne. Se sarà un flop, se si svelerà un mero assurdo, non lo ricorderà nessuno e non avremo fatto figuracce di sorta. Se c’avrà azzeccato anche solo un poco, se ci avrà dato strumenti per affrontare senza disperazione qualche possibile grosso grave evento ecclesiale – quale che sia -, perlomeno sapremo già come valutare i fatti e come porci rispetto ad essi. 
E’ in fondo il vecchio principio di Gamaliele: in mancanza di falsificazione data, e in presenza di profezie inquietanti ma non del tutto impossibili, laddove in fondo stanno volando solo parole e non si causano sommosse, restiamo a guardare in orante silenzio e meditiamo. Ci penserà il tempo a dirci se Antonio è stato Cassandra, Galileo, Gioele, Girolamo o Giordano.
 

9 commenti :

  1. Luciano Foggiasco9 ottobre 2014 14:34

    Grande Socci per la precisione e l'intelligenza della sua inchiesta. Caro don Marco, un lume non è fatto per essere nascosto sotto un moggio. Anche il popolino ignaro dovrebbe finalmente leggere il libro di Socci, il poplino che gioisce ad ogni squillo giornalistico di "apertura", "rinnovamento", "rivoluzione" (tutti veleni modernisti) della Nuova Chiesa... La Chiesa Universale si salverà se sarà fatto salvo il suo gregge e il libro di Socci è un antidoto, un vaccino contro l'intossicazione pernciosa del facile entusiasmo. In questi giorni si gioca una delle partite più importanti per la salvaguardia della Dottrina e della famiglia. Disastro tremendo, vittoria di satana se prevalesse l'errore e l'errore fosse avallato dal Papa Simpatico.
    Ma noi che siamo vigili al pericolo, preghiamo.

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    1. Socci va oltre la critica costruttiva, vuole fare sensazionalismo per vendere libri come ha usato la tragedia della figlia per lo stesso motivo. Questo sfregio a papa Francesco è anche a tutta la Chiesa, un vero cristiano ama la carità più della "verità" supposto che abbia verità da spiferare

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    2. Caro anonimo, la sua cattiveria di giudizio e superficialità di conclusioni è inqualificabile. Si legga prima il libro, se è in grado di capirlo, e poi sentenzi, se è in grado di farlo

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    3. Solo un idiota può dire che un cristiano vero ama più la carità che la Verità. Neanche se è un cattocomunista.

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  2. Luciano Foggiasco9 ottobre 2014 14:46

    http://www.ilfoglio.it/articoli/v/121119/blog/invito-la-chiesa-a-cogliere-i-segni-dei-tempi-firmato-francesco.htm

    "Cogliere i segni dei tempi". Li cogliamo, li cogliamo sì, per preservare e non per contaminare. Per stare in guardia dall'Anticristo. Egli si mostrerà come un "alter Christus", in ciò il suo potente inganno.

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  3. Caro don Marco, non mi sembra giusto, anche se è un sacerdote, fare riferimenti al male della figlia di Socci, quasi fosse un castigo. Meglio non toccare certe ferite. Sarà anche sacerdote, ma se fa così, si comporta da capra. Evidentemente lei è giovane, ma non si preoccupi perché la vita le darà le risposte.
    Per quanto riguarda il libro di Socci, la discussione su non riguarda solo il problema dell'elezione, ma descrive molto bene l'incubo di questo Pontificato.

    Cattolico

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  4. Leggiamo Socci e non lo censuriamo almeno noi 'cattolici non conformisti', anche se spesso in passato è stato fideista e carismatico nella fede e nei suoi libri apologetici. Socci però è un battitore libero e uno che crede davvero: non come certi presuli... Coloro che amano la Chiesa e la vedono in seria crisi sotto Papa Francesco - crisi che esiste sin dall'illuminismo ma che si è aggravata dopo il Concilio - leggano Socci e non escludano nulla a priori di ciò che può spiegare questa crisi che si aggrava di mese in mese. Sulla sede vacante o hanno ragione i sedevacantisti storici (Guérard des Lauriers, etc.) oppure hanno torto: un sedevacantismo su base meramente giuridica (dubbi sul conclave) a partire dalle dimissioni di B.XVI mi pare infondato. Leggiamo però Socci, i lefebvriani, i sedevacantisti e perfino ciò che scrivono gli autori più progressisti (Avvenire, Civ.Catt., OR...) e traiamone le conclusioni che si impongono. La prima è questa: si deve restaurare la dottrina tradizionale sennò tutto crollerà.

    EMR

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  5. Perfettamente d'accordo con EMR. La soluzione della crisi non si trova nella novitas, ma nella perennitas. Torniamo alla Tradizione. Facciamo un passo indietro.

    Cattolico

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  6. Caro Cattolico, denunciata l'imprudenza e l'impudenza del sottoscritto, non potevo sottrarre il caso commovente di Caterina ad una lettura da teologia della storia, lettura di cui Antonio vive ed a partire dalla quale intesse i suoi importanti dossier. Come poi vada letta - nell'articolo lascio aperta la possibilità che sia stato un impedimenta diabolico per frenare gli studi di Antonio, o una prova per purificarne e irrobustirne la fede - lo può sapere solo Socci stesso. In questa ottica non mi pare di aver detto nulla di strano, e un certo silenzio, quando lo stesso Autore ha pubblicizzato senza tema la vicenda, rischierebbe al contrario di tradursi in moralismo. Se però Socci ci indicherà di dispiacersi del riferimento corsivo, lo toglieremo in accordo con la Redazione. DMB

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