01 ottobre 2014

Omofobia, l'abietta mania (II parte)



di  don Mauro

Il secondo capitolo del pregiato video che stiamo analizzando, “Questa fobia è un’abietta mania”, si intitola “Famiglia” (1.48 – 2.54) ed è svolto da Chiara Saraceno, docente di sociologia tra Torino e Berlino.



La prof.ssa Saraceno spende poche parole, delle quali quasi nessuna condivisibile. Essa anzitutto ritiene non esserci «nulla di naturale nel modo di fare famiglia». Vedremo a breve che la docente parte da una definizione errata di famiglia, ma sembrerebbe essere falsata all’origine la concezione stessa di natura, in qualsiasi senso la si prenda. Vero è infatti che quando i filosofi classici parlano di natura intendono il complesso di dimensioni costituenti l’essere umano: materia fisica, prische, carattere e spiritualità. Ora, anche a volersi limitare ai livelli più superficiali e quindi empiricamente osservabili dell’umano, l’assunto della Saraceno si dimostra un buco nell’acqua. Non c’è nulla di naturale nelle condizioni che consentono di mettere al mondo un figlio? Forse che i figli degli omosessuali sbucano sotto i cavoli. Facciamo un passo oltre, consideriamo per natura il complesso di esigenze psichiche del soggetto: non è naturale e psichicamente adeguata l’aspirazione di avere un marito, e che questi abbia solo una moglie da amare, e che i figli crescano con i propri genitori, e di questi siano la consolazione?
Nulla di naturale: largo alle fantasie e ai capricci, dunque. Solo che i capricci dell’umana specie hanno una carica di autolesionismo dalla rara penetrazione.
«E’ un questione di convenzioni e di… percezioni da parte dei soggetti», incluse le punte di suicidi e depressioni che gravano sui soggetti più liberamente svincolati da qualsiasi concetto di natura: gay e transessuali non da ultimi.
Prosegue la docente: «cosa sia la famiglia… è di nuovo oggetto di negoziazione», con probabile riferimento alle licenze di certi mariti che prima tradiscono e poi trucidano moglie e figli (chi può impedire che la negoziazione della famiglia riaffermi modelli di patriarcato assoluto a danno di donne e bambini, storicamente emancipati dall’annuncio cristiano), alla poligamia, al tradimento, all’incesto e alla pedofilia. Sì, la famiglia oggi viene negoziata, ma ciò è giusto? I fatti coincidono con la verità? Ne abbiamo detto nell’articolo precedente.
Ed eccoci agli errori nel definiens. «Nella misura in cui la relazione eterosessuale… è fondata sul matrimonio, è basata sull’amore e sulla solidarietà, non si capisce perché questo non debba avvenire anche per le persone omosessuali». Notate l’arguzia? La famiglia diviene una qualsiasi relazione fondata “sull’amore e sulla solidarietà”. Quale sorta di amore? Anche quello prostituito? Non si sa. E la generazione dove la releghiamo? Mistero della sociologia. Senonché le parole scalciano e la Saraceno non si sottrae per tempo al rinculo delle medesime. Se infatti, lei stessa lo enuncia, la «relazione eterosessuale… è basata sul matrimonio», ecco svelato e capito come mai il medesimo riconoscimento non può darsi agli omosessuali. Matrimonio significa, etimologicamente, l’ufficio della madre. Madre è la donna inseminata da un uomo. Matrimonio dunque è quanto per definizione non può competere a due omosessuali. Ad essi si confà al massimo uno stato poligamo, dove concorrano almeno due uomini e una donna o il contrario. Altrimenti, una relazione di amore e solidarietà sarebbe pure quella tra me e il mio edicolante di fiducia: da vent’anni gli stessi inserti e giornali. Che dunque? Alla mia morte gli spetterà la reversibilità?

 

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