03 ottobre 2014

Omofobia, l'abietta mania (IV parte)



di  don Mauro

Il confronto con uno dei video omosessualisti più offensivi della rete arriva alla sua ultima e quarta tappa, la più difficile. Parla Nicla Vassallo, filosofa di corrente anti-metafisica, scettica, analitica e omosessualista. A lei la parola sul “Matrimonio” (3.42 a fine).




La tappa è la più difficile perché parla una filosofa, e si sente. I termini sono ben pesati. Micidiali e agghiaccianti.
“Si dice” è l’inciso anaforico eminente, un inciso di sapore heideggeriano che ha il compito di distinguere le persone autentiche (Nicla e gli omosessuali) da quelle inautentiche: noi.
Questa distinzione manichea ed ereticale autorizza giudizi taglienti che, se espressi da noi verso gli omosessuali, ci costerebbero qualche sanzione ed infinite polemiche: «c’è qualcosa di maniacale, di abietto nel negare il matrimonio alle persone omosessuali». Siamo tutti maniacali e abietti, lo dice Nicla. Lo dice la sacerdotessa eresiarca, il cui logos risuona sullo sfondo cupo del filmato e in un gioco di aureole che ricordano la dialettica luce-tenebre contesa tra Giovanni e i primi gnostici.
Tutta la sua apologia omosessualista si basa su tale cesura pretenziosa: il bene siamo noi, il male voi. Voi vivete tra pregiudizi, ipocrisie e convenienze, voi vivete nell’illusione di un matrimonio tradizionale inesistente, voi non siete normali, voi vi sposate tra pluriomicidi, persone violente, interessi. Noi invece siamo i puri, i catari: noi vogliamo addossarci i doveri, noi siamo liberi dal conformismo.
Beati gli omosessuali, perché essi sono il Regno dei cieli.
Peccato solo per quella parola mormorata all’ultimo, quasi fanalino di coda: conformismo. L’accusa di conformismo è la classica accusa da “anti-facista”, e riaccende in noi – i torbidi – il ricordo della profezia di Augusto del Noce, circa il filo rosso che conduce da comunismo a nichilismo.
Che risponderemo dunque noi, i torbidi? Anzitutto che ci gloriamo di essere torbidi: il pelagianesimo, l’illusione di essere giusti e di salvarsi da sé, lo lasciamo volentieri ad altri.
E’ vero, lo riconosciamo, «ci sono solo molti pregiudizi, molte ipocrisie, molte convenienze nel negare» il matrimonio omosessuale. Ma chi ci garantisce che non ce ne siano di più nell’affermarlo? Quali sarebbero poi questi pregiudizi? Nicla ci instrada.
E porta a interrogarci: «quale ragione ci sarebbe contro il matrimonio same-sex?» Il matrimonio è diventato same-sex. Si sposa solo mezzo sesso. L’altra metà che fa? Nella stagione di riforme scolastiche che preme per la formazione di tutte le competenze del discente, skill abilities, la filosofia omosessualista esalta il matrimonio dimidiato. Qualcosa non torna.

Ecco una ragione contro il matrimonio dimidiato: «Non è naturale. Ma perché? Gli animali non umani forse si sposano tra loro?» E qui si dà la crasi di due abbagli. Il primo è che “naturale” stia per “animale”, il secondo è che l’essere umano venga ridotto a una tra le tante specie del mondo animale, al pari di esse. Contro il primo abbiamo già detto: con natura umana si intende il complesso di elementi fisici, psichici e spirituali, e tale caratterizzazione deriva da Platone ed Aristotele, non da qualche Papa medievale né da un pinco-pallino dei nostri giorni. Il secondo affondo è però il più grave. Nicla sposa il termine tecnico-filosofico di “animale non-umano”, a dire che sono più le componenti che ci assomigliano agli animali di quelle che ce ne differenziano. Non basta, di "animali non-umani” parlano in genere gli anti-specisti, quei filosofi che, alla Peter Singer, sostengono coerentemente che l’animale non-umano adulto scimmia abbia maggior diritto di vivere rispetto all’animale umano infante, e coerentemente avallano la soppressione del nato fino al 30mo giorno di vita dal parto. Devo dunque tentare di confutare la Vassallo? Non serve. Mi limito a far notare che la difesa del diritto gay si accompagna a teorie infanticide. Chi dice sì al primo, forse sarà costretto a dire di sì all’altro.
Veniamo al ‘pregiudizio eterosessuale’ successivo, alias ‘luogo comune omosessualista’: «Quanti matrimoni ci sono? Quante tipologie? Quale sarebbe questo benedetto matrimonio tradizionale?». Rispondo: le tipologie sono poche, le variabili per tipologia un po’ di più. Tra le molte forme di matrimonio vediamo rade differenze di grado o essenza, e più numerose differenze di qualità. C’è una lunga storia di forme di unione affettivo-sessuale, molte delle quali abolite nel corso dei secoli perché contrarie alla piena dignità umana (poligamia, poliandria, matrimonio obbligato e/o combinato), altre da sempre condannate perché assolutamente alienanti (segregazione, incesto, pedofilia, feticismo, necrofilia). Il matrimonio tradizionale è quello su cui concordano le principali religioni e civiltà progredite: un uomo e una donna, che si rispettino nella parità e unicità del loro essere, e si facciano carico davanti alla società di una propria prole.

Alla sua terza obiezione Nicla scade nel sofisma iper-freudiano (un topos retorico fin troppo vintage): «Si dice: il matrimonio è qualcosa di normale tra persone eterosessuali… Ma chi è normale? Cosa vuol dire essere normale?» Normale è quanto si accorda alla giustizia e al bene, ed è indubbio che esista il normale e il sano. Più raro è che le persone si adeguino in tutto e sempre perfettamente la normalità nella propria vita. Ma soprattutto “normale” richiama alla libertà: senza libertà non si dà norma. E’ la stessa libertà ad implicare, tra l’altro, possibilità di fare del male, abuso della norma (e con ciò il darsi effettivo di tante forme di coniugio deturpato, nonché dell’omosessualismo e di Nicla). Ma restiamo sul nodo: se crolla del tutto il concetto di matrimonio normale, crolla la libertà: ergo il matrimonio omosessuale implicherebbe l’abbassamento dell’unione matrimoniale a qualcosa di istintivo, animalesco e dimidiato. Per affermare il matrimonio omosessuale dobbiamo prima rendere una farsa il matrimonio tradizionale, dobbiamo sdoganare il comportamento bestiale, quale che sia, e riconoscerci del tutto soggetti ad esso.
Non sono io a sostenerlo: è Nicla la filosofa.

Il resto è tanto pirotecnico quanto coerente con gli assunti precedenti: «Una persona eterosessuale può sposare un pluriomicida, può sposare una persona violenta, può sposarsi per mera convenienza». Anche qui si confonde la sostanza del matrimonio, le sue condizioni di esistenza, con le modalità effettive del medesimo, si confonde grado e qualità. Perché un matrimonio si dia servono un maschio e una femmina. Sennò non c’è matrimonio. «Le persone omosessuali non si possono sposare neanche per amore». L’amore, sovente parola vuota e abusata, non è certo un’energia divinizzante capace di creare cose che non esistono. E’ tutto sommato infantile la pretesa che in nome dell’amore ogni capriccio diventi possibile. Questo slogan si fa poi da vacuo a macabro, e verifica tutta la propria carica irrazionale e strumentale, se passiamo a considerare i casi in cui la pretesa di amore ha guidato qualche maniaco ad atti di femminicidio (come anche qualche omosessuale ad atti di violenza contro altri omosessuali).
Infine l’auto-esaltazione degli eletti così conclude: gli omosessuali «non hanno nessun diritto, nessun dovere, che invece vorrebbero e richiederebbero, senza alcun conformismo». E ancora una volta viene in mente, ben che vada, il capriccio di certi adolescenti, che vorrebbero d’un tratto arrogarsi diritti e doveri dell’adulto, trascurando però quelli propri del loro stato. Gli omosessuali hanno già diritti e doveri: vogliono sbarazzarsene pretendendo di assumere quelli degli sposi. Ha ragione Nicla, in ciò non c’è decisamente nulla di conformistico, aggiungo che c’è poco di ragionevole (si capisce: siamo solo “animali umani”).
Chi poi, alla luce di quanto esposto, debba essere considerato maniaco ed abietto, chi tendenzioso e testardo, se colui che pretende di ridefinire linguaggio, sesso, natura e società, o colui che pazientemente, pur tra molti difetti e debolezze, si confronta con dilemmi bimillenari e cerca di non ricadere in perniciosi errori del passato, lascio al lettore di stabilirlo.

 

4 commenti :

  1. " «quale ragione ci sarebbe contro il matrimonio semi-sex?» Il matrimonio è diventato semi-sex. Si sposa solo mezzo sesso. L’altra metà che fa? Nella stagione di riforme scolastiche che preme per la formazione di tutte le competenze del discente, skill abilities, la filosofia omosessualista esalta il matrimonio dimidiato."

    Scusa, ottimo don Marco, quella signorina dalla femminilità palesemente "dimidiata" (a occhio e cuore maschile, che pure nota sotto la mortificazione esservi non un maschio effemminato, ma una signorina) stava articolando nell'idioma di Albione SAME-SEX, per non abusare di "omosessuale" termine ormai evidentemente frusto anche per lei. Quindi non "semi-" ma "same-"

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  2. centinaia di anni di persecuzioni feroci (ancora in varie parti del mondo specie musulmano) nei confronti dei "diversi" hanno lasciato una grossa ferita, ecco, secondo me, da dove deriva questo omosessualismo reazionario-aggressivo dei nostri tempi. molto nasce da un profondo odio verso la Chiesa. Cristo dice ama i tuoi nemici. l'odio logora l'amore e la misericordia guarisce. Luca

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  3. Grazie a Don Marco per averci accompagnato, con competenza e ottima cultura, teologica e filosofica, in questo terribile viaggio nell'abiezione dell'ora presente. Terribile, ma necessario ed educativo.
    Il peccato originale ci ha reso ontologicamente vulnerabili al male, ma le demoniache ideologie della modernità mirano al male come istituzione, come obbligo totalitario. Il male viene imposto non solo come azione possibile, ma anche come divieto di reazione e di difesa e, addirittura, come obbligo di pensiero.
    E il sovversivo, illuministico totalitarismo relativista imperante aggiorna e inventa nuovi termini "demonizzanti", che non solo invadono i media, ma impongono, per legge, la dittatura del pensiero unico: "fascismo", "razzismo", "omofobia", "specismo".
    Ma noi lo sappiamo, perché ci è stato promesso: l'odio gnostico per il diritto naturale, per il Creato - che è stato creato per l'uomo, e per lui soltanto -, per la gerarchia dell'Essere, per la distinzione costitutiva, naturale e immodificabile tra maschio e femmina, non prevarrà.
    Continuiamo a lottare, con le parole e con l'azione.

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  4. Grazie Marco per la correzione, i buoni lettori sapranno come rileggere il testo alla luce di essa. A Luca: concordo. Cerchiamo di chiarirci le idee e di operare con misericordia, anche se le radici del problema sono molto più complesse, ma ne parleremo nei prossimi giorni, quando relazionerò una conferenza cui ho assistito stamane. Non giudico i singoli e non appoggio alcun odio o altro, ma è importante comprendere storia e teorie e identificarne l'indole propria: nichilista, in questo caso. DMB

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